21 Luglio 2026
Misteri vintage

La famiglia Denton: marziani, dinosauri, spiriti e femminismo

di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

In due puntate precedenti di Misteri Vintage vi avevamo presentato due occultisti della seconda metà dell’Ottocento. Si trattava di un italiano e di un francese che parlavano, direttamente o per interposta persona, con spiriti di defunti che abitavano su altri pianeti, grazie ai quali potevano apprendere come si viveva laggiù.

Al centro di questi “viaggi”, che fanno parte di un vasto filone di idee, esperienze e riflessioni che prepararono la nascita del mito degli Ufo alieni, c’era il concetto di reincarnazione, reinterpretato da una vasta parte del movimento spiritista ottocentesco. Era quella la causa e il motivo di queste “esplorazioni”. 

Accennavamo però ad altri modi utilizzati in quel periodo per viaggiare verso altri mondi, e ad un’intera famiglia americana che non soltanto era riuscita a sapere cosa c’era su Marte in quel momento, ma anche nel suo passato. Anzi, a dire il vero, questa famiglia, quella che faceva capo a William Denton, come attività principale non aveva tanto i viaggi extraplanetari, ma l’esplorazione del passato remoto della Terra – con particolare attenzione alla preistoria e alle ere geologiche più distanti.

Quali sistemi usavano, e quali erano le loro idee sul mondo, sulla geologia e su ciò era capitato al nostro pianeta centinaia di milioni di anni fa? 

William Denton, da Wikimedia Commons, pubblico dominio

Dalla paleontologia all’occultismo, il salto è breve

Uno storico delle idee britannico, Richard Fallon, ha studiato in maniera estensiva la genesi delle concezioni di cui la famiglia Denton, di cui oggi ci occuperemo, costituisce un esempio perfetto. Ne ha scritto nel 2023 per il Journal of Victorian Culture, e, per la prima volta, ha mostrato quanto questi personaggi fossero in dialogo con alcune forme della cultura anglosassone del loro tempo – si parla della seconda metà dell’Ottocento.

Quelle idee, spiega Fallon in modo convincente, venivano in larga misura dai modi con i quali i geologi e i paleontologi si sforzavano di rendere “visibili” al pubblico, attraverso rappresentazioni pittoriche, analogie, strumenti retorici e forme letterarie anche assai complesse, i passi incerti che le quelle scienze stavano muovendo, quando si trattava di spiegare il passato remoto del mondo, in particolare le specie che lo abitavano – in primo luogo i dinosauri.

Prima ancora che occultisti come i Denton cominciassero ad appropriarsi di quei linguaggi e a usarli, radicalizzandoli, altri esoteristi ne avevano intuito le potenzialità. Tempo fa avevamo scritto della strana storia del Vril, la misteriosa energia inventata nel 1871 dall’occultista e scrittore britannico Edward Bulwer-Lytton. Molto prima di allora, però, nel 1844, Lytton aveva scritto un altro romanzo a sfondo esoterico, Zanoni, in cui la paleontologia nascente e le scienze della terra erano già usate in quel modo così immaginifico. In quella storia, il “corpo astrale” della protagonista, dallo spazio osserva un “embrione di pianeta”, il nostro, con i primi “rettili colossali”, che descrive con emotività. 

Poi, a fornire il carburante agli occultisti per le loro “esplorazioni” del passato remoto della Terra – e persino degli altri pianeti, come Marte! – ci penserà un personaggio decisivo: il medico e fisiologo americano Joseph Rhodes Buchanan (1814-1889), figura autorevolissima, che nel 1849, affascinato dalle prime versioni della fotografia, il dagherrotipo, si convince che tenendo in mano immagini, rappresentazioni e campioni di oggetti e persone, persone particolarmente dotate, gli “psicometri”, possono apprendere per vie misteriose tutto su quei soggetti – non ultimo, il loro passato. In questo modo, non ultimo, si possono riempire vuoti e incertezze delle scienze geologiche e della paleontologia e, grazie alla scoperta della psicometria, descrivere in maniera assai più netta panorami preistorici, natura, animali estinti e catastrofi lontane. 

È in questo flusso di scritti e di idee tumultuose che nella seconda metà degli Anni 50 dell’Ottocento s’inserisce con grande successo la famiglia di William Denton.

I Denton: l’arte di immaginare il passato con la “psicometria”

William Denton era nato in Inghilterra, a Darlington, nella contea di Durham, nel 1823. Entusiasta per le scoperte geologiche, eterodosso dal punto di vista religioso (era nato in una famiglia di confessione protestante metodista, allora grande novità rispetto alla Chiesa anglicana standard per gli inglesi), con idee politicamente radicali, nel 1848 era emigrato in America, poi seguito dalla famiglia. Si era stabilito nell’Ohio e lì, dopo un breve, primo matrimonio, aveva sposato la femminista Elizabeth Melissa Foote, da cui aveva avuto due figli, in particolare Sherman, di cui dovremo parlare in dettaglio.

Denton s’innamorò della “psicometria” di Buchanan, e, scoprì ben presto che gran parte dei suoi familiari era altamente dotata della sensibilità necessaria per ottenere i migliori risultati usando i sistemi ideati dal medico americano – tenere in mano fossili, sassi antichissimi, immagini di animali preistorici (o, meglio, illustrazioni che mostravano quello che i paleontologi potevano concepire a metà Ottocento). 

Principale risultato delle “visioni” conseguite in trance fu la produzione di tre tomi, The Soul of Things, usciti fra il 1863 e il 1874. Richard Fallon, lo storico delle idee che, come scrivevamo, ha studiato i lavori dei Denton comparandoli con gli scritti dei geologi anglosassoni più importanti del tempo, ha scoperto cose interessanti. 

Le eccitanti descrizioni della preistoria ottenute grazie alla psicometria, e anche molti dei disegni tracciati da Sherman, il figlio dei Denton dotato di particolare talento in quell’ambito, sono un riflesso diretto dei modi con i quali geologi e paleontologi cercavano di promuovere presso il pubblico il loro lavoro – anzi, spesso, anche dei loro trattati. Era quasi come se gli scienziati del tempo cercassero di far diventare il loro pubblico dei viaggiatori del tempo: ricorrevano a strategie retoriche simili a quelle degli attori di teatro o degli spettacoli che usavano le lanterne magiche. Il programma dei Denton era quello di migliorare il lavoro degli scienziati, di acquisire dettagli e chiarezza migliore. In questo modo, dicevano di essere dalla parte della scienza e, al contempo, intendevano deridere l’ortodossia religiosa biblica – l’Universo creato in sei giorni, con ciò che ne consegue. Scrive in modo illuminante Richard Fallon nel suo lavoro sui Denton:

Un individuo psicometricamente dotato poteva risolvere problemi paleontologici, spingendosi lì, dove Darwin non aveva osato arrivare. 

Le facoltà occulte, sotto questo punto di vista, erano lette come una possibilità di potenziamento delle più moderne conoscenze scientifiche. In alcune pagine della loro trilogia, The Soul of Things, i Denton apparivano sinceramente stupiti che, fino a quel punto, i geologi non avessero preso atto di quella scoperta.

Sherman Denton, da Wikimedia Commons, pubblico dominio

Psicometri su Marte

Fin da giovane, Sherman, figlio di William ed Elizabeth, aveva un dono ulteriore. La sua “vista” gli permetteva di visitare gli altri pianeti. Anche altri membri della famiglia riuscirono a viaggiare nello spazio, ma i suoi resoconti relativi a Marte, che si trovano nel terzo dei tre volumi della serie The Soul of Things, uscito nel 1874, restano insuperati. 

In questo modo, esattamente come sulla Terra, ai Denton era possibile descrivere (e a Sherman, disegnare) scene del panorama geologico antico di Marte, e anche raccontare le specie che lì erano esistite – da notare, spesso le descrizioni paleontologiche facevano a cazzotti l’una con l’altra. 

Però, e questa è una cosa che riconnette i Denton alla storia dello sviluppo del moderno mito Ufo, agli psicometri era possibile anche vedere come si vive oggi su Marte. Il pianeta rosso è abitato infatti da una società e da modi di vita tutto sommato non diversissimi dai nostri. 

Sono un po’ più avanti di noi, ma non troppo. Hanno delle macchine volanti fatte di alluminio, materiale che affascinava, nella seconda metà dell’Ottocento; ma con quelle i marziani volano soltanto da un posto all’altro della loro terra – non c’è una vera idea di astronavi, o di ordigni che possano servire per allontanarsi dall’atmosfera marziana. 

Andare su Marte, per i Denton, però serviva anche ad altro. Serviva a promuovere la causa dell’emancipazione delle donne. Vediamo in quali termini.

“Psicometria” marziana come strumento femminista

La sorella di William, leader dei Denton, Annie, sposata Cridge, di due anni più giovane del fratello, da giovane era anche lei partita col fratello per l’America. Anche lei socialista e suffragetta, fu pienamente coinvolta nelle attività occultistiche del fratello, ma le volse in maniera più fruttuosa degli altri sul piano letterario. 

Nel 1870, sempre attraverso la mediazione di William, pubblicò un libretto curiosissimo, Man’s Rights, or how would you like it? Comprising dreams, in cui, attraverso nove “sogni”, spiegava come su Marte si lottava per la parità degli uomini, e raccontava la vacuità dei maschi di quel pianeta, che investivano parte del loro patrimonio per agghindarsi meglio, e così sposarsi con marziane facoltose. I ruoli, dunque, erano rovesciati, nell’altro mondo.

Poi, grazie alle sue facoltà, Annie vedeva che, mano a mano che l’automazione dei lavori domestici avanza, i maschi marziani cominciano a liberarsi: ben presto su quel pianeta ci sarà la parità totale di diritti. L’oppressione degli uomini finirà! 

Un racconto utopistico, dunque, in cui la psicometria e la trance, probabilmente, erano un travestimento delle idee sociali dell’autrice – ma molto sofisticato.

Del resto, anche il Marte di Annie aveva aspetti simili a quello di William, di Sherman e di sua moglie Elizabeth: grandi montagne, valli tropicali abitate da rettili simili a coccodrilli giganteschi. Ma per lei, la geologia era meno attraente. Le interessava di più raccontare i problemi sociali del pianeta – e paragonarli ai nostri. 

Da notare: subito dopo l’uscita di Man’s Rights, Annie pubblicò altri quattro “sogni”, stavolta sotto forma di articoli sul Woodhull and Claflin’s Weekly, la rivista dell’altra suffragetta socialista e spiritista Victoria Woodhull, di cui vi avevamo raccontato due puntate fa – quella che ben presto sarebbe stata la prima donna a tentare di correre per la presidenza degli Stati Uniti.

Ma Annie, in realtà, si era volta allo spiritualismo, che aveva accostato alle idee riformiste sue e dei suoi familiari, non per un processo cognitivo, o per particolari contatti con ambienti di quel genere, ma per un’esperienza vissuta. Nel 1857 aveva avuto un bambino, che però era morto dopo pochi mesi. Raccontò di aver visto i suoi genitori, morti da tempo, che portavano via dal letto lo spirito del bambino, “aiutandolo” ad andare con loro. Da allora, aveva abbandonato le sue convinzioni di protestante, e aveva aderito pienamente alle dottrine spiritistiche, allora in piena espansione. 

Dunque, il piano letterario, quello sociale e quello delle idee occultistiche non erano separabili fra loro. Per capire al meglio la figura di Annie Denton Cridge vanno tenute insieme.

Il passato diventa il presente: i “Maestri” della Teosofia

Nell’ultimo quarto dell’Ottocento la Teosofia, il movimento occultistico fondato da Helena Blavatsky, opera una trasformazione delle idee della psicometria, e, dunque, anche di quelle propagandate dalla famiglia Denton. La geologia e la paleontologia, privilegiate dal gruppo dei medium americani, restano importanti, ma vengono inserite in un quadro assai più ampio. 

Molti fra i leader del movimento teosofico conoscevano e stimavano le opere dei Denton, ma, per loro, adesso si trattava di mettere al centro l’antropologia “occulta” e non più la geologia, come ha ben spiegato Richard Fallon nel suo studio sulla nostra famiglia di psicometri.

Come abbiamo visto, per i Denton, e per il loro maestro, Joseph Buchanan, gli oggetti e le immagini in qualche modo “conservano” memorie del passato – memorie che alcune persone possono rievocare, far vivere oggi. Ma per i teosofi quel passato, che tutto sommato è una sia pur bizzarra storia “naturale” del pianeta, è soltanto una piccola parte della realtà. C’è molto di più, nel passato dei mondi, degli uomini e delle loro civiltà. Tutto è registrato, ma con un sistema che, come hanno mostrato studiosi del pensiero occultistico come Wouter Hanegraaf, in qualche misura è uno sviluppo della psicometria. Per i teosofi, la memoria di tutto si cela nei registri akashici, una sorta di archivio di tutto ciò che accade, è accaduto e accadrà nell’universo – un’idea che mutuano dall’induismo, letto a modo loro, innamorati come sono dell’India. Ad aiutare alcuni fortunati ad apprendere i mille segreti di questa realtà nascosta ci sono i Maestri che, in certe occasioni, gli si manifestano giungendo da mondi lontani secondo modi incomprensibili alla gran parte dell’umanità. 

Nasce così una nuova figura, centrale per l’occultismo moderno: quella del Maestro teosofico, grazie al quale si può fare a meno di figure mediatorie umane com’erano i Denton – certo autorevoli, ma non ammantati dall’aura di cui possono godere, e in maniera diretta, esseri superiori come Maitreya, Sanat Kumara, o, più tardi, il Conte Saint Germain e mille altri, personaggi che poi influenzeranno in maniera decisiva il “contattismo” ufologico, a partire dagli Anni 30 del Novecento. 

La storia del cosmo che la Teosofia offre a inizio Novecento comprende l’utilizzo delle paleoscienze come concepite al tempo, ma vi affianca la storia delle “razze”, dei pianeti, delle civiltà perdute del nostro e di altri mondi – senza mai abbandonare del tutto il punto di partenza, quello dei Denton e di Buchanan: un peculiare, strambo, interessante, sincero tentativo di aiutare Darwin e gli scienziati materialisti dell’Ottocento, basato su idee di immaginazione, di rappresentazione visiva, di memoria e di narrazione profondamente incardinati nella mentalità romantica anglosassone della metà di quel secolo.

Immagine di apertura da Wikimedia Commons, pubblico dominio