4 Giugno 2026
I segreti dei Serial Killer

Belle Gunness, Barbablù d’America

di Marianna Cuccuru

Questo articolo è dedicato alla memoria
del dottor Vincenzo Mastronardi,
un grande maestro

I delitti seriali del XIX secolo hanno sul pubblico un fascino particolare: lontani dalla nascita della criminologia moderna e delle scienze forensi, i racconti di questi crimini sono spesso ricchi di elementi aneddotici, quasi leggendari, e ci restituiscono un ritratto delle vittime e dei carnefici ammantati da un alone di mistero. Gli Stati Uniti nell’Ottocento sono ricchi di immense terre in parte inesplorate e con un sistema legislativo ancora molto acerbo. Forse per via di queste caratteristiche, sono stati teatro di crimini orribili, soprattutto legati alla rapina, come nel caso della famiglia Bender, o alla vendetta. Molti di questi fatti sono rimasti senza colpevole o con un finale ancora aperto.

Brinhild Paulsdatter Størset nasce a Selbu, nella contea di Trøndelag, in Norvegia, l’11 novembre 1859, in una famiglia di commercianti. È una ragazza intelligente e volitiva, alta e robusta e dall’aspetto mascolino.

Non si hanno molte notizie sulla sua infanzia, ma di sicuro non è cresciuta in condizioni facili: è la minore di otto fratelli e i suoi genitori hanno dei rovesci economici, per cui vive nella povertà più estrema, oltre che nell’isolamento dal resto del mondo. Nel 1877, ad appena diciassette anni, Brinhild rimane incinta. Non è nota l’identità del padre, ma la giovane ha un aborto spontaneo a causa di un uomo che la aggredisce con dei calci al ventre; è possibile che questa persona fosse proprio il padre del bambino. A quanto pare, quest’uomo, rimasto del tutto impunito per il suo crimine, sarebbe morto di malattia appena poche settimane dopo, il che potrebbe far pensare a un primo omicidio, per mezzo del veleno, della futura serial killer. [1]

La giovane e determinata Brinhild decide, come già aveva fatto sua sorella Nellie, di emigrare in America in cerca di fortuna, stabilendosi a Chicago nel 1881. Sembra che questa decisione sia nata per motivi economici, ma anche per i pettegolezzi che nella comunità giravano su di lei, riguardo a un possibile coinvolgimento nella morte dell’uomo che l’aveva aggredita.

Inizialmente lavora come domestica e bracciante, per poi riuscire, quasi senza mezzi, a mettere in piedi un’attività commerciale. Cambia il suo nome in Belle, in modo da renderlo più “americano”. Lega con diversi connazionali della grande comunità norvegese di St. Paul, in Illinois.

Fuoco e denaro

Nel 1884 si sposa una prima volta con uno di questi uomini, Mads Detlev Anton Sorenson. La loro vita insieme sembra costellata di sfortune, le quali tuttavia hanno un risvolto economico positivo. Dopo alcune difficoltà finanziarie della coppia, il negozio di alimentari dei Sorenson va a fuoco, a quanto pare per via di una lampada a gasolio, che però non verrà mai ritrovata. Il danno viene risarcito dall’assicurazione. [2]

Mads e Belle hanno cinque figli: Axel, Caroline, Myrtle e Lucy, oltre a una figlia adottiva, Jennie Olsen, che sembra sia stata affidata loro dal padre vedovo, anche se le esatte circostanze di questa adozione sono poco chiare. Due dei bambini, Axel e Caroline, muoiono apparentemente di malattia e anche questa volta la coppia incassa una cospicua somma dalle polizze assicurative sulla vita dei figli. La casa dove la famiglia vive va a fuoco per ben due volte, ed entrambe le volte all’incendio fa seguito un risarcimento.

Nel 1900 Mads Sorenson, che soffre di problemi cardiaci, muore. Il decesso viene attribuito a cause naturali, anche se alcuni indizi farebbero pensare ad un avvelenamento da stricnina, sospetto avanzato dal medico di Sorenson, il dottor Miller. Nonostante questi dubbi, la morte viene infine classificata come naturale. La vedova ottiene un alto premio assicurativo.

In seguito, la donna si trasferisce in Indiana, nella città rurale di La Porte insieme ai figli superstiti Myrtle, Lucy e Jenny. Acquista una casa piuttosto grande e comoda, che era stata un tempo un bordello. Anche in questa abitazione, si scatena un piccolo incendio, che viene puntualmente risarcito dalla compagnia assicurativa. Il premio viene reinvestito per sistemare e riarredare la casa. Belle si sposa una seconda volta, col norvegese Peter Gunness, un vedovo con due figli. Da Peter prende il cognome con cui passerà alla storia.

I coniugi hanno un buon tenore di vita grazie alla coltivazione di mais e di frutta. Le disgrazie tuttavia continuano: il figlio minore di Peter, piccolissimo, muore poco dopo il matrimonio del padre, a causa di una sospetta colite.

“Vieni preparato a rimanere per sempre”

Peter Gunness perde la vita in un bizzarro incidente dopo neanche due anni di matrimonio: Belle avrebbe appoggiato su una mensola un tritacarne appena lavato a sgocciolare, il quale sarebbe caduto improvvisamente sulla testa di Peter, uccidendolo. Anche in questo caso, la donna riceve un premio assicurativo. [3]

Il solo a sollevare dei sospetti è il fratello di Gunness, che si premura di prendere con sé la figlia superstite, Swanhilde, probabilmente salvandole la vita. Al momento della morte di Peter, Belle è incinta del marito. Il bambino nasce nel 1903 e viene chiamato Philip.

Negli anni successivi, Belle non si risposa, ma ha relazioni fugaci con diversi uomini, soprattutto norvegesi, che contatta tramite annunci matrimoniali in cui mette in evidenza le sue proprietà e il suo benessere economico. Chiede quindi agli uomini interessati di portare con loro una certa somma di denaro al momento della loro conoscenza, come “garanzia di serietà”. Alcuni degli uomini che si presentano alla fattoria di La Porte scompaiono nel nulla

Anche di giovani braccianti da lei assunti si perdono le tracce. Qualche parente si interessa della sorte di questi uomini, ma Belle riesce abilmente a depistare le indagini. Alcuni dei corteggiatori di Belle non scompaiono, probabilmente per due motivi: o non hanno portato con loro alcuna somma di denaro al momento della visita alla fattoria, o hanno legami di parentela stretti, come genitori o figli che vivono nelle vicinanze, che avrebbero potuto non arrendersi facilmente dopo la scomparsa del loro caro. Altri non arrivano al fidanzamento con Belle per circostanze fortuite.

Uno di questi uomini, il signor George Anderson del Missouri, arriva quasi all’altare con Belle, ma si salva in tempo: racconterà in seguito che una notte, dopo essersi addormentato alla fattoria, si sarebbe svegliato di soprassalto trovando la donna al suo fianco, che lo osservava con un’aria terrificante. George si spaventa a tal punto da fuggire nel bel mezzo della notte abbandonando le sue cose sul posto, senza tornare mai più. La sua intuizione gli salva la vita. [4]

Nelle lettere che la Gunness manda ai suoi amanti, emerge una vena manipolatoria estremamente spiccata, parole melense e colme di affetto mescolate a un rassicurante senso pratico, da donna di casa e di famiglia. Con i pochi vicini con cui chiacchiera ogni tanto, si lamenta di essere troppo buona e romantica con gli uomini, i quali se ne approfittano per poi abbandonarla. Belle ormai ha perso ogni remora e diventa meno prudente: un suo aspirante marito, Andrew Helgelien, scompare come gli altri, dopo un assiduo rapporto epistolare con la donna e la promessa di un imminente matrimonio. 

Andrew però ha raccontato tutto a suo fratello Asle, che dopo la scomparsa improvvisa dell’uomo si mette sulle sue tracce. Asle comprende che Belle è coinvolta nella scomparsa di Andrew e insiste con le autorità locali per avviare un’indagine accurata. Ma è proprio quando sembra che Belle stia per essere scoperta e arrestata, che accade qualcosa di sconvolgente.

Emerge la verità, inizia la leggenda

Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1908 la fattoria va a fuoco. Ancora una volta, le fiamme segnano un punto di svolta nella carriera criminale di Belle. Tra i resti della casa, vengono ritrovati i corpi carbonizzati dei figli superstiti della Gunness e il cadavere di una donna, privo della testa, ma con accanto la dentiera di Belle. Asle, giunto sul posto a seguito dello sceriffo, nota alcuni avvallamenti nel terreno vicino al recinto dei maiali. Le autorità decidono di indagare più a fondo e si inizia a scavare. Ben presto emergono i resti smembrati di decine di corpi umani, tra cui quello di Andrew Helgelien. Jenny Olsen, che Belle aveva detto di aver iscritto a una scuola di “buone maniere” in un altro stato, è invece lì, sottoterra. 

I cadaveri erano stati in parte divorati dai maiali. La causa della morte non è sempre identificabile: alcune vittime sono state uccise con corpi contundenti, altre avvelenate, altre soffocate, per poi essere sepolte nel terreno o nella calce viva.

Il cadavere senza testa trovato tra le macerie non viene identificato con certezza: troppo piccolo per essere di Belle Gunness, alta oltre un metro e ottanta. Si fa strada quindi l’ipotesi che la donna abbia ucciso una persona, forse una governante assunta di recente, per simulare la propria morte e fuggire altrove, libera dal vincolo dei figli e dai sospetti.

Tutti questi elementi, che mescolano il macabro più estremo al mistero, fanno nascere dicerie, aneddoti di dubbia veridicità, vere e proprie leggende locali. La più interessante è quella che riguarda il sesso biologico di Belle: si ipotizza che tutte le sue gravidanze fossero simulate, che i bambini siano stati sottratti o affidati da qualche ragazza madre e che in realtà la Gunness fosse un uomo travestito o una donna transessuale.

Chi non ha creduto che Belle fosse una serial killer, cerca un altro possibile colpevole: l’ex bracciante Ray Lamphere, che aveva lavorato per la Gunness fino a pochi mesi prima dell’incendio. Belle ha avuto una breve relazione con lui, per poi allontanarlo e perfino denunciarlo per molestie, descrivendo un comportamento che oggi chiameremmo stalking.

È possibile che l’uomo sia stato complice di Belle in alcuni omicidi, e che lei abbia voluto addossargli tutta la colpa dei delitti da lei perpetrati. Viene arrestato e processato per l’incendio che ha distrutto la fattoria e per la morte di Belle e dei bambini, ma il verdetto è sconcertante: Ray viene riconosciuto colpevole dell’incendio, ma non degli omicidi, poiché gli inquilini della casa erano stati avvelenati in precedenza, da una mano ignota. La decisione della giuria sembra confermare indirettamente la tesi della fuga di Belle, data l’impossibilità di identificare la donna deceduta nella fattoria.

Lamphere morirà di tisi dopo un anno di prigione, nel 1909, dopo aver reso una confessione in cui ammette di aver appiccato l’incendio e di aver aiutato Belle con gli omicidi, ma senza uccidere mai nessuno direttamente. Ha affermato che la donna avrebbe ucciso oltre quaranta persone e che sarebbe fuggita con una cospicua somma di denaro.

Di sicuro, sono almeno ventinove gli uomini scomparsi dopo aver conosciuto Belle. Aggiungendo gli omicidi dei figli, della donna senza testa alla fattoria, dei precedenti mariti e di altri uomini scomparsi dopo aver avuto contatti con lei, arriviamo a un totale di oltre cinquanta vittime, il che la rende una seriale estremamente prolifica, anche se non si potrà mai conoscere il numero reale delle morti da lei causate. [5]

I presunti avvistamenti di Belle in giro per gli Stati Uniti dal 1908 in poi sono numerosi, ma nessuno di questi si può considerare pienamente attendibile. Molti cittadini di La Porte hanno affermato di averla vista in città nelle settimane successive al delitto, anche in compagnia di un uomo. Un testimone racconta di averla vista salire su un treno. Molte donne sono state sospettate di essere in realtà la Gunness: una maîtresse in Ohio, un’allevatrice di bestiame in Mississippi e una donna di nome Esther Carlson, accusata di omicidio tramite veleno, morta poco prima del processo, nel 1931.

Gli avvistamenti proseguono fino agli anni Trenta, anche se le indagini non hanno dato alcun riscontro certo. Un aneddoto affascinante riguarda un’amica di Belle, una delle poche che abbia mai avuto, la signora Almetta Hay. Sotto il portico di casa sua, sarebbe stata avvistata una donna molto simile a Belle Gunness. Al momento della morte di Almetta, nel 1916, sarebbe stato trovato un teschio umano nascosto tra due materassi in casa sua. Questo teschio è quello della donna morta nell’incendio del 1908? Nessuno ha potuto stabilirlo con certezza.

I moventi di Belle

Il caso Gunness è estremamente interessante: singolare e sconvolgente è la ferocia di questa criminale, un perfetto esempio di vedova nera, che fu chiamata anche “la Signora Barbablù”. Il suo movente più esplicito era sicuramente legato alla sua ossessione per il denaro e per la ricchezza, confermata dalla sorella Nellie, che è stata intervistata in merito dopo la involontaria fama. L’omicidio dei bambini però non ha avuto sempre un tornaconto economico, come nel caso del figlio del secondo marito Peter. Sembra che Belle avesse sempre rapporti sessuali con le future vittime e non è da escludere che ci fosse un risvolto legato alla sessualità anche al momento degli omicidi. Oggi sappiamo che nessun seriale uccide solamente per denaro, ma agisce in base a pulsioni assai più profonde e complesse, e Belle non fa eccezione, in quanto ha sia elementi edonistici che di tornaconto economico.

La sua apparente amabilità con gli uomini e la sua facciata di quotidianità rurale e familiare si perdono completamente negli scantinati della fattoria di La Porte, dove la donna ha smembrato e mutilato decine di persone come fossero animali da macello. Ha ucciso i suoi stessi figli e mariti senza il minimo rimorso; semplicemente quando una persona non le serve più, la elimina.

Belle Gunness è una seriale scaltra e opportunista, ben organizzata, che non esita a distruggere tutta la rispettabilità che ha costruito quando è il momento di cambiare aria, lasciando dietro di sé solo cenere, macerie, cadaveri e misteri.

Capire nel profondo le motivazioni di Belle, tuttavia, non è semplice: i lunghi anni passati, la scarsità di informazioni che abbiamo su di lei e la immensa quantità di aneddoti dubbi non aiutano un’analisi approfondita.

Alcuni scrittori di gialli definiscono questo tipo di predatori “ragni”, ovvero coloro che attirano nella loro rete le vittime, senza scomodarsi per andare a caccia, contrapponendosi ai predatori “tigre”. [6]

L’abitudine della donna di appiccare incendi a ripetizione sembra avere non una componente sessuale, come per i piromani veri e propri, ma più una finalità pratica, il che farebbe di lei un’incendiaria. Molti serial killer hanno un’attrazione morbosa per il fuoco, che tuttavia di solito si manifesta prima di cominciare a uccidere: il fuoco rappresenta in questi casi una forma di violenza e dominio controllato, un modo per mettere in pratica profonde pulsioni distruttive, prima di passare agli omicidi.

A Belle Gunness, diventata una figura folkloristica negli Stati Uniti, è stata dedicata questa poesiola:

“È rossa la luna dell’Indiana
Perché Belle era forte e cupa.
E pensa a tutti quegli uomini della Norvegia
che St. Paul mai più rivedranno” [7]

Note