Victoria Woodhull e il suo ‘800: marxista, femminista, candidata alla Casa Bianca, cristiana – e spiritista
di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo
Lo spiritismo della seconda metà dell’Ottocento (o Spiritualismo, come ora si preferisce chiamarlo anche in Italia, in un’accezione più ampia che lo descrive come un movimento culturale, più che una “pratica” o una dottrina) ha influenzato ogni ambito. Fra gli altri, ha agito sulle avanguardie artistiche, sull’emancipazione delle donne, sui movimenti socialisti ed anarchici, e, ovviamente, sulla mentalità religiosa.
C’è una figura femminile, quella di una statunitense, che queste cose e molte altre, tutte insieme le ha radunate, nella seconda metà dell’Ottocento. Si chiamava Victoria California Clafin, più nota come Victoria Woodhull, dal cognome del suo secondo marito. Una vita tumultuosa, la sua – e una vita vissuta, almeno in parte, sotto l’egida di maestri e guide note solo a lei: gli spiriti.
Alla ricerca del cambiamento
Oggi, spesso, Victoria Woodhull è celebrata come anticipatrice di istanze di rinnovamento sociale di vario genere, specie riguardo alle donne. È dunque – a ragione – considerata un’anticipatrice dei movimenti femministi, sia per ciò che riguarda la sessualità, che la maternità e la politica. Fu dunque certo “scandalosa”, per l’America degli anni successivi alla metà dell’Ottocento e per quelli della Ricostruzione, come gli storici chiamano il periodo che seguì il 1865, finita la guerra civile tra Nord e Sud.
Però, le cose che propugnava erano anch’esse ancorate a idee del suo tempo. Alcune di queste, come diremo adesso in breve, oggi non sono più sulla cresta dell’onda – anzi, quasi tutti le vedrebbero come qualcosa di distante, e anche di discutibile.
Vediamo in breve che cosa fece e che cosa pensava, Victoria Woodhull.
Probabilmente in seguito al primo dei suoi matrimoni, particolarmente infelice e contratto in giovanissima età, Woodhull diventò una decisa sostenitrice dell’amore libero, in primo luogo per le donne. In realtà, era una paladina delle relazioni monogame, ma, secondo lei, la decisione di avere un rapporto sessuale, o di rifiutarlo, doveva risiedere nella donna, perché fisicamente più debole e non in grado di opporsi all’eventuale violenza. Chi doveva avere voce in capitolo al riguardo, dunque, erano le mogli, non i loro mariti.
D’altro canto, aveva la stessa fermezza ideale anche in altri ambiti. Nel 1870, insieme alla sorella più giovane di tutta la sua numerosa famiglia, Tennessee, fu la prima donna ad aprire a Wall Street un’agenzia di borsa condotta unicamente da donne. Lo fece con l’assistenza dell’imprenditore e ricchissimo Cornelius Vanderbilt. Del rapporto speciale con Tennessee e con Vanderbilt racconteremo fra poco, perché c’è molto da scoprire, al riguardo.
Già in questo modo si attirò l’ironia e la volgarità della stampa, soprattutto dei periodici newyorkesi destinati a un pubblico maschile, come per esempio il settimanale The Day’s Doings. Il New York Herald, popolarissimo, le definì “le streghe della Borsa”.
Mentre lavorava a stretto rapporto con un capitalista rapace come Vanderbilt, trovò anche il tempo di tradurre in inglese, per la prima volta al mondo, il Manifesto del Partito Comunista di Marx, pubblicato sul settimanale attraverso il quale propugnava le sue idee, il Woodhull and Caflin’s Weekly, fra un articolo sul vegetarianesimo e modelli di gonne scandalosamente corte.
Non stupirà, a questo punto, che, in maniera ancora più radicale, Woodhull facesse campagne a favore dell’aborto e che, allo stesso tempo, la sostenitrice dei diritti delle donne fosse anche favorevole all’eugenetica. Per lei, “buoni matrimoni”, libertà di scioglierli, libertà sessuale e figliolanza erano anche una questione di una legislazione che potesse permettere di generare una prole sana. Nella fase finale della sua vita (morì nel 1927) si spostò su posizioni più radicali. Lo studioso William Perry, che ha analizzato recentemente i suoi scritti, ha descritto Woodhull come una Lady Eugenist – così s’intitola il libro che ha scritto su di lei, uscito nel 2005. Per Perry ci sono pochi dubbi: Woodhull, nei suoi ultimi giorni, fu favorevole alla sterilizzazione forzata di coloro che fossero stati giudicati “inadatti a generare”. Idee, insomma, controverse anche allora, ma che erano comunissime tra l’opinione pubblica, i politici, gli scienziati.
Fra le cose davvero notevoli per le quali Woodhull è ricordata c’è anche un altro fatto: fu la prima donna a riuscire a candidarsi alle elezioni per presidente degli Stati Uniti. Accadde per la scadenza del 1872, quella in cui diventò presidente nientemeno che il generale Ulysses Grant, che aveva guidato le forze dell’Unione nella terribile guerra civile contro gli stati secessionisti del sud.
Secondo lei, due emendamenti della Costituzione americana, il 14° e il 15°, erano già sufficienti a garantire il suffragio femminile. Non ottenne praticamente nessun voto, ma, con la sua audacia, s’inserì in una discussione ben più ampia e in corso da tempo. Dopo alcune norme locali e di singoli stati al riguardo, nel 1920 il dibattito sfocerà nel suffragio universale per entrambi i sessi, ratificato dal 19° emendamento della Costituzione.
Come si diceva, anche se il numero esatto di voti popolari ottenuti da Woodhull non è noto, è plausibile che sia stato risibile. All’insuccesso al di là delle aspettative contribuì quasi di sicuro un fatto intervenuto pochi giorni prima che si andasse al voto. Victoria Woodhull fu brevemente arrestata, e lo fu per un motivo molto specifico, e il cui motore ultimo, come diremo fra poco, sarebbe stato assai particolare.
E soprattutto, quale spinta accompagnava queste attività frenetiche, contraddittorie, a volte rischiosissime, almeno per i tempi?
Radici che pesano, spiriti che salvano
Victoria era nata ad Homer (Ohio) nel 1838, ed era la settima di dieci bambini. I genitori si spostavano in funzione dei lavori che trovavano, grazie ai quali conducevano un’esistenza non del tutto idilliaca.
La madre di Victoria, Roxanna Hummel, era analfabeta, ed era figlia di genitori non sposati, cosa che la esponeva alla disapprovazione sociale. Reuben Claflin, l’uomo con cui avrà Victoria e gli altri nove figli, tre dei quali morti in tenerissima età, era un avvocato, ma, in realtà, a tratti viveva di truffe. Malmenava regolarmente i figli, Victoria compresa, anche se non è chiaro se, come è stato detto più volte, ne abusasse anche dal punto di vista sessuale.
Probabilmente per alleviare la propria condizione, Roxanna Hummel si era data al mesmerismo, cioè al sistema di pretese guarigioni basate sul “magnetismo animale” promosso da Franz Mesmer, il cui seguito dall’Europa si era esteso anche all’America. La donna trasmise subito a Victoria, ma anche a un’altra sua sorellina, Tennessee, l’idea di poter guarire le persone con quei sistemi. Pochi anni dopo, però, fra le donne della famiglia Claflin, a quella per il mesmerismo si affiancò una nuova passione di tipo occultistico: quella, dirompente, per il sorgente spiritismo.
Nella sua autobiografia, dettata al giornalista newyorkese Theodore Tilton e pubblicata nel 1871, Victoria sosteneva che sia lei, sia la sorella Tennessee, da piccole avevano il dono della chiaroveggenza, e che già a cinque anni era convinta di essere in rapporto con due altre sorelline morte precocemente, Odessa e Delia.

Tuttavia, sarebbe stato il padre, Reuben Claflin, a indirizzare a fini di lucro la figlia verso l’utilizzo delle guarigioni tramite il magnetismo animale, cioè, il mesmerismo, e la pretesa chiaroveggenza. Sia Victoria, sia Tennessee, da adolescenti avrebbero lavorato sino a tredici ore al giorno usando i sistemi passati loro dalla madre. A quanto pare, chiedevano un dollaro per cliente.
In tutto questo, Victoria studiò poco (soltanto per tre anni, a quanto pare). Nel frattempo, il padre riuscì a mettersi nei guai inscenando l’incendio di un mulino di cui era proprietario, sperando di ottenere il risarcimento assicurativo.
La ragazza sperò di tirarsi fuori da un quadro così difficile sposandosi. A quindici anni convolò a nozze con un medico, Canning Woodhull – da qui il cognome con il quale fu conosciuta pubblicamente – ma quello si rivelò un alcolista e un donnaiolo impenitente. Poco dopo la nascita di due figli, un maschietto e una femminuccia (il primo, con una seria disabilità mentale, condizione che Victoria attribuì sempre all’alcolismo del padre). Si risposerà una seconda volta, nel 1866, con James H. Blood, un colonnello dell’esercito nordista appena uscito vincitore dalla guerra civile – e vedremo come disse di essere arrivata a questo secondo matrimonio – e poi una terza, in una fase completamente diversa della sua vita.
Ecco quello che più ci interessa. Caratterizzata in un primo tempo dalla pratica del mesmerismo, dalle pretese di rapporti con le sorelline morte e di avere capacità chiaroveggenti, nel momento in cui Woodhull si volse al femminismo, alle teorie eugenetiche e all’attività politica, e anche ad altre scelte personali, dichiarò a più riprese che per lei era stata decisiva la consuetudine con lo spiritismo.
Più di tutti, Victoria Woodhull confidava nel legame con Demostene – cioè, nei rapporti che intratteneva con il massimo oratore della Grecia classica, dal quale non soltanto riceveva le istruzioni e i consigli, ma che vedeva sin dall’adolescenza, anche se lui rivelò la sua identità soltanto al trentesimo compleanno della donna, cioè, nel 1868. Nello stesso anno, Demostene le indicò altre cose fondamentali, per esempio, quali simboli e paragoni utilizzare nei suoi scritti e discorsi a sostegno dell’amore libero.
Del resto, era stato proprio Demostene a profetizzarle un futuro di grandezza politica e, così sosteneva, a indirizzarla a Saint Louis, nel Missouri, per conoscere il presidente della St. Louis Society of Spiritualists, cioè, la locale associazione spiritica, il cui presidente, il colonnello James Blood, nel 1866 diventerà il secondo marito di Woodhull. Blood era una persona nota a Saint Louis: ricopriva l’incarico di supervisore alle finanze dell’amministrazione cittadina, ed era un attivissimo spiritista. Gran parte dei pezzi sull’argomento comparsi sul periodico di Woodhull, il Woodhull and Caflin’s Weekly, erano opera sua.
Più tardi, attento anche alle questioni pratiche, lo spirito-guida di Victoria le indicò di trasferirsi da Saint Louis a New York e di darsi alle attività finanziarie: fu in quel modo, raccontava, che, con la sorella, ebbe modo di diventare la prima agente di borsa donna degli Stati Uniti.
Ma non basta. Nel 1872 uno dei più noti predicatori protestanti e riformatori sociali del tempo, il pastore congregazionalista Henry Ward Beecher (1813-1887), fu travolto da uno scandalo sessuale: aveva una relazione assai vivace con la suffragetta Elizabeth Tilton (1834-1897), una donna sposata – circostanza che, ricordiamolo, al tempo costituiva reato penale. Beecher era stato un critico veemente delle posizioni della Woodhull sull’amore libero. Appreso del legame fra i due, Victoria non perse tempo: nel novembre del 1872 denunciò l’ipocrisia del pastore sul suo settimanale, il Woodhull and Caflin’s Weekly. A parte i guai che Beecher ne ebbe, il risultato fu che, come si era già accennato, la Woodhull fu brevemente arrestata per aver pubblicato “materiale osceno” – il tutto, alla vigilia delle elezioni presidenziali per le quali aveva intenzione di correre.
Ebbene, a spingerla a pubblicare quell’articolo sull’affaire Beecher-Tilton, che per un paio d’anni fu sulle prime pagine dei giornali americani – dichiarerà in seguito – furono i “suoi” spiriti, quelli con cui, durante la notte, comunicava così spesso.
D’altro canto, la Tilton conosceva bene Woodhull e suo marito James Blood. Così scriveva:
ogni sera, verso le undici o a mezzanotte, due-tre volte a settimana, [Victoria e James] hanno commercio con gli spiriti. Quando lei cade in trance, suo marito trascrive quanto vede e sente. Quando si risveglia, spesso non ha memoria di ciò che è stato rivelato.
La portata delle attività spiritistiche della Woodhull non risparmiò davvero nessun ambito, tantomeno quello concretissimo dell’economia. Quando era al culmine del suo successo come agente di cambio, nel 1870, Cornelius Vanderbilt (1794-1877), il capostipite della dinastia di imprenditori simbolo del capitalismo americano della prima metà del Ventesimo secolo, il cui legame con Victoria avevamo già menzionato, fu interrogato dal New-York Tribune su come decidesse i suoi investimenti. Risposta: “voi fate come vi pare. Io consulto gli spiriti”.
In quel momento Vanderbilt era particolarmente coinvolto in un’impresa ad alto rischio finanziario: la resa economica della società ferroviaria Central Pacific, che da poco congiungeva la parte centrale dell’Unione nordamericana con la costa dell’Oceano. Alla domanda del giornalista sull’andamento delle azioni della società, il “comandante Vanderbilt”, com’era noto, ripeté bruscamente: “saliranno. Lo ha detto la signora Woodhull, mentre era in trance”.
Il coinvolgimento nello spiritismo da parte della Woodhull culminò poco dopo, nel 1871, nella sua nomina a presidente – una donna, in una posizione di vertice – dell’American Association of Spiritualists, a suo tempo la maggiore associazione spiritistica degli Stati Uniti. La presiedette per quattro anni, sino al 1875.
Ritorno all’ordine?
Nello stesso anno in cui Woodhull cessò dalle sue funzioni di presidente dell’American Association of Spiritualists, il suo matrimonio – così importante – con James Blood, spiritista fervente, benestante, suo sostegno e mentore, entrò in crisi. L’anno dopo, ad ottobre, il legame coniugale si concluse in modo definitivo con un secondo divorzio. Forse a causa di questa frattura, rapidamente, le sue posizioni mutarono radicalmente un po’ su tutti i fronti. A partire dall’estate del 1875, sul suo settimanale prese a scrivere articoli che denunciavano le frodi di presunti medium, cosa che le attirò le antipatie di gran parte degli appassionati di spiritismo. Ma era soltanto l’inizio: prese le distanze dalle stesse credenze di base di quella disciplina occultistica, e – lei, che non lo aveva mai fatto – cominciò a lodare la fede cristiana e a citare sempre più sovente versetti biblici.
Nel 1877, William Henry Vanderbilt, figlio di Cornelius, la convinse dietro congruo compenso a lasciare l’America. Temeva potesse rivelare accordi sottobanco e cose poco chiare circa la spartizione dell’eredità del padre. Lei non se lo fece ripetere due volte, e, in agosto, s’imbarcò per l’Inghilterra, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni, nel 1927.
Si sposò per la terza volta con un banchiere, scrisse di femminismo e temi sociali sino al 1901, quando si ritirò in campagna, nelle ricche proprietà del terzo coniuge. Ripudiò pubblicamente il libero amore, tenne discorsi sulla purezza cristiana e, in sostanza, visse una fase di “ritorno all’ordine”, dopo tanti slanci, fughe in avanti, esagerazioni e idee controcorrente. Nella verzura del Worcestershire, si dedicò alla costruzione di scuolette e a più blande idee di riforma sociale e di progresso femminile.
Quanto agli spiriti, ne prese le distanze ancora molte volte, ostentando lontananza dalle attività condotte in quell’ambito negli Stati Uniti, che, si direbbe, aveva ormai complessivamente rimosso. Forse non del tutto, però. Le biografie recenti di Victoria Woodhull, in maniera più o meno concordante, ricostruite in opere seminali per lo studio del rapporto fra donne e spiritualismo ottocentesco come Radical Spirits (2001, 2° ed.), di Ann Braude, e soprattutto in Other Powers (1998), di Barbara Goldsmith, sono di un altro parere.
Victoria Woodhull continuò per gran parte della sua vita, anche dopo il suo rigetto ufficiale dello spiritismo, a interagire in maniera più discreta di un tempo con i suoi consiglieri segreti, quelli che spesso la visitavano di notte, le davano consigli, notizie, rivelazioni. Ciò che aveva guidato l’intera sua vita non poteva sparire per decreto, forse nemmeno se lo avesse voluto fino in fondo. Marx, l’aborto, la candidatura alla Casa Bianca, la libertà sessuale, potevano passare oltre. Gli spiriti, quelli no. Dall’inizio, alla fine, le fecero buona compagnia.
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