4 Giugno 2026
Approfondimenti

Seduta spiritica, quanto mi costi? Breve storia del rapporto tra medium e denaro

di Paolo Cortesi

Domenica 1° marzo 1931 fu uno dei giorni peggiori nella vita del celebre medium statunitense George Valiantine (1874-1947). Il venerdì precedente, il suo mentore e mecenate Herbert Dennis Bradley (1878-1934), al termine di un esperimento in cui gli spiriti avrebbero dovuto lasciare le loro impronte sulla cera, aveva notato sul gomito sinistro di Valiantine una vasta macchia di verde di metile, un colorante che – all’insaputa del medium – era stato mescolato alla cera.

Mentre si aspettava invano che l’anima evocata di Sir Henry Segrave, pilota di automobili e motoscafi da corsa morto in un incidente l’anno prima, stampasse la sua impronta, il vivo e vegeto George Valiantine, nella perfetta oscurità, si rimboccò la manica sinistra della camicia e premette il proprio gomito sulla cera molle, non sapendo però che questa avrebbe rivelato il trucco.

Fino a quel giorno, Bradley era stato il più entusiasta, generoso e deciso sostenitore delle straordinarie doti di Valiantine, il quale prima di diventare una star dell’oscuro mondo dei morti loquaci e iperattivi, era stato un piccolo commerciante di coramelle, le strisce di cuoio trattato su cui si affilano i rasoi.

L’inglese Bradley («ricco a decine di milioni», come scrisse Bozzano) era un industriale dell’abbigliamento, scrittore e commediografo che scoprì per caso lo spiritismo e ne divenne un fervido propagandista.Conobbe Valiantine nel 1923, presentatogli da un altro ricco già spiritista da tempo, il finanziere Joseph De Wyckoff. Bradley descrisse le mirabolanti facoltà del medium americano in alcuni libri, pubblicati fra il 1924 e il 1931, che resero celebre Valiantine nello spiritismo internazionale. Veramente, il terzo volume …and after (London, Werner Laurie Ltd., 1931) non fu un piacere per Valiantine, e per chi lo riteneva medium potentissimo, perché l’autore vi svelava i trucchi che aveva scoperto, con grande delusione e irritazione.

Uno dei trucchi era proprio il gomito al verde di metile, e qui torniamo all’episodio accennato in apertura di questo articolo.

Bradley considerava Valiantine uno dei più grandi medium del mondo; quando dovette constatare il suo imbroglio, fu offeso e arrabbiato. Inoltre, tra i due c’era uno strano, inquietante rapporto di sudditanza intellettuale ed economica: Bradley aveva atteggiamenti più da direttore che da studioso; era lui a decidere – ad esempio – a chi l’americano poteva mostrare le sue prestazioni, era lui a determinare rimborsi e compensi, era sempre lui a giudicare le sedute svolte e a pianificare le successive.

Così, quando Valiantine fu colto con il gomito nella cera (variante medianica delle mani nella marmellata), Bradley fu nei suoi confronti aggressivo e irritato. Il medium della Pennsylvania, invece, si mostrava sconvolto, incredulo, basito. Ma, per quanto Bradley lo avesse sempre descritto come un sempliciotto, Valiantine scelse una linea di difesa geniale: come non sapeva assolutamente da dove provenissero i suoi straordinari poteri, così non aveva la minima idea del motivo per cui il suo gomito era coperto di cera verde indelebile. Lui giurava di non avere commesso alcun raggiro, e nonostante Bradley lo interrogasse più volte, non ammise mai alcuna colpa: non sapeva perché il suo gomito fosse stato sporcato da quella maledetta cera!

Ai giuramenti si alternavano rumorose crisi di pianto, svenimenti, collassi. Bradley cercò in ogni modo di fare confessare il medium; arrivò anche a suggerirgli una possibile scappatoia dignitosa: il trucco c’era stato (come negarlo, con quel gomito verde prato?), ma era stato inconsapevole, inconscio, del tutto involontario.

Valiantine fu irremovibile: non aveva fatto nulla, e non sapeva spiegarsi quella macchia. Nessun trucco, dunque, ma una nuova misteriosa fenomenologia spiritica. Probabilmente, pensava che chi credeva alle anime che arrivano a comando e conversano e gridano (l’impressionante voce diretta) avrebbe potuto credere anche questo, tuttavia Bradley non fu ingenuo fino a questo estremo. Tanto più che altre pretese impronte digitali di provenienza ultraterrena si erano rivelate prodotte dall’alluce sinistro di Valiantine.

Il medium era stato ingaggiato, per la seconda volta, da un ricchissimo e misterioso Mister X (non ne conosciamo il nome neppure oggi) e da una dottoressa, di nome Vivian, per prodursi per ciascuno di loro, singolarmente, in diverse sedute.  Per quattro settimane «di servizi medianici» aveva pattuito con Mister X 1500 sterline; dalla dottoressa Vivian aveva già incassato un assegno di 200 sterline.

«Durante la sua precedente visita in Inghilterra» scrisse Bradley «quando tenne sedute per un mese a casa di Mister X, Valiantine aveva ricevuto un compenso di 1600 sterline, oltre a laute spese di viaggio, eccetera, che ammontavano a diverse centinaia di sterline in più».

Per farsi un’idea dell’entità di queste cifre, bisogna sapere che, nel 1931, il salario settimanale medio in Gran Bretagna era di circa 2 sterline e 10 scellini. Un documento del Parlamento britannico del 1925 riporta salari settimanali relativi ad alcuni mestieri: si va da 1,92 sterline di un manovale di cantiere navale, a 2,83 sterline per fabbri e tornitori specializzati. Per guadagnare quanto Valiantine avrebbe percepito per quattro settimane di sedute spiritiche, un muratore inglese avrebbe dovuto lavorare 540 settimane, ovvero più di dieci anni. Il potere d’acquisto attuale di 1500 sterline del 1931 supera le 100.000 sterline.

Bradley, tradito nella fiducia, fu inflessibile: disse al medium che avrebbe rivelato i suoi trucchi.

«A un certo punto, durante quella domenica» scrisse Bradley nel libro «sapendo che era mia intenzione informare Mister X e anche, conoscendo così bene il mio carattere, che probabilmente avrei in seguito pubblicato tutti i fatti, Valiantine mi disse, con tono piuttosto patetico: “Cosa devo fare?”. Risposi, un po’ stancamente: “Andare a lavorare, come dobbiamo fare io e molti altri”».

Risposta curiosa e assennata la quale implicitamente significa che fare il medium può essere una fonte di denaro così abbondante da esimere dal lavoro. E in effetti, Valiantine aveva lasciato il suo piccolo commercio e viveva alla grande come medium richiesto e prenotato da facoltosi spiritisti.

Lui seguiva l’esempio del celebre Daniel Dunglas Home (1833-1886): non chiedeva parcelle, non aveva una tariffa, ma si affidava alla generosità dei suoi ospiti; una tattica furba ed apparentemente morale, perché lo metteva al riparo da accuse di venalità, ma gli garantiva un flusso di denaro e regali e benefici che era di fatto superiore a quanto avrebbe potuto chiedere.

Un medium che è pagato per produrre fenomeni spiritici ovviamente desta facili sospetti, ma un medium che offre gratis i suoi doni è un nobile apostolo della fede spiritica, questo pensavano gli spiritisti, anche quando di fatto il medium accumulava una fortuna.

Questo è un atteggiamento non raro tra i medium “professionisti”, che non hanno cioè altre entrate da quando sono diventati celebri nel loro stravagante mondo affacciato sull’aldilà.Scrivendo di Valiantine con l’amaro in bocca, Bradley affermò: 

«I suoi poteri medianici gli portarono una notevole fama e, sebbene non richiedesse compensi definiti per i suoi servizi, riceveva solitamente ingenti doni un denaro, tanto che alla fine abbandonò l’attività [di commerciante, n.d.r.] e fece affidamento su tali doni per il proprio sostentamento. Divenne quindi, col tempo, un medium professionista».

Quando Bradley invitò per la prima volta in Inghilterra il medium statunitense, nel 1924, si fece carico di tutte le spese di viaggio; 

«viaggiava sempre su uno dei migliori e più lussuosi transatlantici e, oltre alle spese, poiché all’epoca conduceva una vita più sfarzosa, gli fu fatto un regalo di circa 200 sterline. […] Durante le sue visite a Mister X, era vezzeggiato e trattato come un principe reale. Se si sedeva su una sedia, un servitore era sempre presente per mettergli uno sgabello davanti e dei cuscini dietro la testa. […] Negli ultimi anni, ovunque sia andato, è stato trattato, nella maggior parte dei casi, con l’attenzione e le adulazioni che di solito sono riservate a un grande artista o a un genio».

Nel 1929, Valiantine – che si trovava allora a Londra – fu invitato a Genova dal marchese Carlo Centurione Scotto, per quelle tanto famose quanto controverse sedute che si tennero nel castello di Millesimo, nel Savonese. Il marchese domandò a Bradley, che era riconosciuto quasi come il consigliere o piuttosto il direttore mondano del medium, come ricompensare il medium e Bradley suggerì, oltre alla completa ospitalità, di pagare il viaggio andata a ritorno Londra-Genova per il solo Valiantine (che viaggiava con la moglie) e 50 sterline per il viaggio verso l’America. 50 sterline avevano al tempo un potere d’acquisto superiore alle 4.000 sterline di oggi.

Insomma, attorno a Valiantine vorticavano spiriti disincarnati, ma anche belle somme di denaro.

Nel 1855, era accaduto qualcosa di molto simile con il famigerato medium Daniel Dunglas Home, che era stato fatto venire in Inghilterra dagli Stati Uniti (dov’era emigrato bambino dalla nativa Scozia) a spese di tre signori – Bush, Ogden e Carrington – che volevano studiare questo ventenne di cui avevano letto meraviglie.

Dall’età di diciassette anni, Home visse grazie alla generosità dei suoi ammiratori, che si guardavano bene dall’offenderlo offrendogli vile moneta, ma provvedevano a tutti i suoi bisogni e al superfluo pagando i suoi debiti, ospitandolo come persona di riguardo, regalandogli gioielli, comprando biglietti per le sue conferenze. Nel 1866, i suoi devoti amici fondarono un’associazione, lo Spiritual Athenaeum, con lo scopo principale di garantire uno stipendio fisso ad Home, nominato segretario.

Nel 1866, l’etereo giovanotto scozzese fu adottato dalla signora Lyon, vedova senza figli, che gli fece regalo anche di 2000 sterline. La faccenda però finì in tribunale quando la Lyon ci ripensò e la sentenza fu a suo favore.

Il ruolo che Home aveva ideato era perfetto per vivere di medianità: nessuno poteva accusarlo di truffare la gente perché lui non chiedeva un centesimo per mostrare i suoi talenti, e nessuna legge al mondo gli vietava di accettare libere e spontanee donazioni.

Questo, ad esempio, fu il caso di Eusapia Palladino (1854-1918). Di lei e del suo patrocinatore Ercole Chiaia così scriveva Roberto Bracco nel 1907: 

«Un’appendice del cavalier Chiaia – condizione sine qua non allo spiritismo – è il medium. Non si capisce il cavalier Chiaia senza il medium. È un medium noleggiato, sequestrato dal cavalier Chiaia, la cui munificenza è tanto grande che anche i suoi sequestri sono una buona e generosa azione. Questo medium è una donna. Questa donna, caritatevolmente monopolizzata da lui, che in cambio di quotidiane largizioni finanziarie non le chiede che la fedeltà di medium, ha trovato nello spiritismo una fortuna e ha trovato nel geloso spiritista un benefattore».

Sedute spiritiche a pagamento esponevano il medium all’accusa di truffa.

La sedicente medium Helen Duncan (1897-1956) fu l’ultima persona, o tra le ultime, che nel 1944 venne condannata secondo il Witchcraft Act del 1735, una legge che puniva coloro che vantavano poteri magici e che si facevano pagare, magari agli angoli delle strade, per metterli in opera. La Duncan si era specializzata nella materializzazione degli spiriti, i quali prendevano forma sensibile tramite l’ectoplasma, che sarebbe una sconosciuta materia biologica emessa dal medium in trance e che prenderebbe la forma non solo dei defunti evocati ma anche di pezzi di costoro, soprattutto mani.

In realtà, le mani degli spiriti erano guanti di gomma, e la misteriosa materia era garza, più raramente carta, che la Duncan miscelava a bianco d’uovo e sali di ferro, e inghiottiva per poi rigurgitare nel buio del gabinetto medianico. Gli spiriti materializzati erano teste di pupazzi di cartapesta veramente mal fatti e circondati dalla garza. Fotografie di pretesi fantasmi mostrano volti di bambocci così brutti da risultare imbarazzanti. Eppure c’era sempre chi pagava per assistere a queste sceneggiate e magari riconosceva qualche suo parente defunto in uno dei deformi fantocci appesi alle spalle della medium che fingeva di essere in trance profonda.

La Duncan si fece pagare quattro sterline per una seduta da Esson Maule, una giornalista e collaboratrice di Harry Price (1881-1948), il parapsicologo razionalista che smascherò le frodi di molti medium

Durante la seduta del 6 gennaio 1933, la Duncan materializzò lo spirito della piccola Peggy. Esson Maule all’improvviso lo afferrò e qualcuno accese le luci. La medium, tutt’altro che in trance, si gettò sulla Maule per riprendersi la piccola Peggy, che non era uno spirito, ma una canottiera da donna a maglia rasata. Ci fu una breve e accanita colluttazione, che causò qualche strappo alla piccola Peggy, cioè la canottiera, ma la Maule ebbe la meglio sulla Duncan, la quale poi finì in tribunale e, l’11 maggio 1933, fu condannata a dieci sterline di multa e a nove mesi di prigione.

Fu un brutto colpo per la Duncan, che però non smise affatto la lucrosa attività di medium. Non è facile fare i conti in tasca alla gente, e ai medium meno che mai, ma sappiamo che in un solo mese, nel 1931, la Duncan aveva guadagnato 84 sterline con le sedute basate sulla garza. In quello stesso periodo, nel Regno Unito, il salario medio annuo nazionale dei lavoratori agricoli era di circa 80 sterline, ovvero la somma che la Duncan raccoglieva in un mese.

Se molti spiritisti e studiosi guardavano con diffidenza i medium che si facevano pagare per le loro attività, non mancavano quanti dichiaravano che la cosa era perfettamente normale e giusta.

La più decisa sostenitrice del diritto dei medium a farsi pagare era proprio una medium, si chiamava Georgiana Houghton (1818-1884) ed era autrice di disegni spirituali (spirit drawings), coloratissime anticipazioni di composizioni grafiche astratte.

La Houghton, nel suo libro Evenings at home in spiritual séance (London, Trubner and Co., 1881), faceva notare che la gente pensa che la medianità sia un dono e dunque questo 

«dia il diritto a tutti gli altri di essere i gratuiti destinatari dei risultati di quel dono. Ma se questa fosse la legge della vita, chi verrebbe pagato per qualcosa? I muscoli di un uomo non sono forse un dono di Dio? Eppure sicuramente egli ha diritto ad un giusto compenso per il loro esercizio! Una voce squisita è un dono di Dio, ma chi penserebbe che per questo una cantante debba incantare migliaia di persone notte dopo notte in un teatro d’opera o in una sala di concerto, e poi morire di fame e tremare di freddo? […] Sembra una profanazione dare soldi per avere rapporti con i propri cari passati nell’aldilà. […] Coloro che hanno un caro amico lontano, considerano una profanazione pagare il biglietto del taxi o del treno per poterlo raggiungere?»

L’attività del medium era faticosa, usurante e non permetteva di esercitare un’altra professione: 

«Supponiamo che i partecipanti alle sedute vengano dal medium dalle otto alle dodici di sera: per cosa sarebbero capaci la mattina dopo?»

Infine, per poter sopportare i sospetti, le richieste di controlli che alcuni clienti osavano presentare al medium, era necessario «un balsamo d’oro», insomma: dei soldi, perché 

«un medium non professionista non si sottometterà ai sospetti volgari e ai test grossolani di esaminatori scettici».

E per finire, la Houghton sottolineava che i medium devono venire a contatto con influenze psichiche deleterie, con l’ignobile scetticismo, con emanazioni di bassi istinti portate dal pubblico, verso il quale la medium pittrice non mostra molta stima: 

«Un’altra sofferenza colpisce i medium professionisti. Ciò che nessuno potrebbe sopportare senza una piena ricompensa è che l’atmosfera intorno a loro diventa contaminata dagli elementi spirituali malsani che emanano dal mondano, dal vizioso e dallo scettico, che formano la maggior parte dei loro visitatori, poiché anche un piacevole aspetto esteriore può nascondere un cuore nero».

A dar retta alla Houghton, la professione del medium era rischiosa quanto quella di uno sminatore, e dunque era più che normale che questi personaggi dotati di straordinarie facoltà pretendessero una giusta ricompensa in denaro per i loro eroici sforzi.

E la duchessa di Hamilton, nel Light del 9 maggio 1935, scriveva: 

«Quelli che disprezzano il medium professionista dovrebbero chiedersi quando e dove la ricompensa in denaro per attività mentali e spirituali è una pratica deprecabile? Scienziati e clero non sono forse pagati?»

Sillogismo che non farebbe una grinza, se anche scienziati e clero promettessero ai loro “clienti” di poter distruggere le fondamentali leggi fisiche e di fare conversazione con i morti. Ma anche chi non era un medium a tariffa, abbiamo visto, se la passava molto bene. La generosità degli appassionati facoltosi poteva fare ricco un abile medium che si fosse specializzato in un genere: c’era chi otteneva la voce diretta (gli spiriti, chissà perché, avevano sempre bisogno della presenza di un vivo per fare udire le loro voci stentoree o i loro dolci sussurri); c’era chi era maestro di apporti e otteneva, chissà come, che gli spiriti facessero apparire dal nulla monete, armi, fiori e bigiotteria; c’era chi era bravissimo nelle materializzazioni e produceva cordoni o veli di ectoplasma, cioè garza ammollata nel bianco d’uovo, ma per chi ci credeva erano genuina roba degli spiriti.

E attorno a questo grottesco mondo di un improbabile aldilà, almeno in questi casi era ben presente e attiva l’anima del nostro sventurato aldiquà: il denaro.

Foto da Pixabay