3 Giugno 2026
Approfondimenti

Quando gli spettri combattevano: fake news, folklore e paura nella Bergamasca del 1517

di Marco Lava 

Nel dicembre 1517, nella campagna tra Bergamo e Verdello, numerosi testimoni affermarono di aver assistito a uno spettacolo inquietante: eserciti armati che emergevano dal bosco, cavalieri incoronati, un re feroce e il fragore di una battaglia invisibile fatta di trombe, tamburi e artiglieria. Ne sappiamo molto grazie al contributo della storica Ottavia Niccoli, contenuto nel volume curato da Sergio Luzzatto, Prima lezione di metodo storico (Laterza, 2010).

A raccontarlo fu Bartolomeo da Villachiara in una lettera indirizzata a Honofrio Bonnuncio. Il testo, intitolato Littera de le maravigliose battaglie, circolò rapidamente e fu persino stampato. Non si trattava di una fantasia isolata: altre testimonianze indipendenti descrivevano fenomeni analoghi, insistendo su dettagli concreti come luogo, data e numero dei testimoni.

A prima vista, potremmo liquidare la vicenda come una semplice invenzione. Ma le cose sono più interessanti di così.

Una notizia che corre: le “lettere-reportage” del Cinquecento

Nel primo Cinquecento non esistevano giornali periodici. Le notizie viaggiavano soprattutto attraverso lettere, spesso copiate e diffuse tra mercanti, funzionari e intellettuali. Alcuni testi, come quello di uno di coloro che raccontarono la vicenda, Antonio Verdello, mostrano caratteristiche sorprendentemente moderne: verifica delle fonti, raccolta di testimonianze, attenzione a tempo e luogo. Possono essere visti come veri e propri antenati del reportage giornalistico.

Non bisogna dimenticare che queste lettere non erano necessariamente private: potevano essere lette, copiate e condivise. Se una storia era particolarmente curiosa o impressionante, poteva diffondersi rapidamente, proprio come oggi accade con i contenuti virali online.

Il caso delle “maravigliose battaglie” è quindi anche un esempio precoce di circolazione di notizie sensazionalistiche.

Cosa videro davvero i testimoni?

Secondo le testimonianze, chi si avvicinava al luogo delle apparizioni non trovava eserciti, ma elementi del tutto ordinari: animali, terreno calpestato, tracce indistinte.

Un dettaglio significativo riguarda la presenza di vapori che si alzavano dal terreno, probabilmente dovuti alla decomposizione di materiale organico (come cumuli di letame) in condizioni climatiche invernali.

In un contesto di luce incerta questi fenomeni potevano facilmente assumere forme ambigue. Il cervello umano tende, infatti, a interpretare stimoli visivi indistinti secondo schemi familiari: un processo noto come pareidolia, cioè la tendenza a riconoscere figure significative (volti, persone, oggetti) in immagini casuali.

Ma la percezione non è mai neutra: è influenzata dalle aspettative culturali.

Il ruolo del mito: l’esercito dei morti

Le descrizioni raccolte richiamano un tema ben noto nel folklore europeo: quello dell’“esercito furioso”, una schiera di spiriti di guerrieri morti violentemente, condotti da una figura sovrannaturale.

Secondo tradizioni diffuse in area germanica, questi spiriti vagavano nei luoghi delle antiche battaglie, accompagnati da rumori assordanti. In alcuni racconti, la loro guida era identificata con il re ostrogoto Teodorico.

Il fatto che le apparizioni siano state collocate nei pressi del campo di battaglia di Agnadello non è casuale: i testimoni interpretarono ciò che vedevano alla luce di un immaginario già esistente.

In altre parole, non videro semplicemente qualcosa: videro ciò che la loro cultura permetteva loro di vedere.

Dalla visione alla politica

La storia non si fermò a livello locale. La lettera di Bartolomeo circolò in tutta Europa, venne tradotta in più lingue e raggiunse anche Roma. Papa Leone X interpretò il fenomeno come un possibile presagio della minaccia ottomana, arrivando a considerarlo un segno della necessità di una nuova crociata. Anche Francesco Guicciardini venne a conoscenza degli eventi, collegandoli al clima politico dell’epoca.

Questo passaggio è cruciale: una percezione ambigua, reinterpretata attraverso il folklore, si trasformò in un segnale politico, influenzando le decisioni e le paure delle élite.

Il caso delle “maravigliose battaglie” è un esempio di come possono diffondersi alcuni tipi di credenze straordinarie: un fenomeno ambiguo, interpretato attraverso schemi culturali condivisi, magari rafforzato da testimonianze multiple e amplificato dai mezzi di comunicazione disponibili. Studiare episodi come questo serve a comprendere le vie grazie alle quali, nel passato, circolavano idee infondate, e a mettere in luce le differenze rispetto alle modalità odierne.

Immagine: “La caccia selvaggia di Odino” di Peter Nicolai Arbo, 1872, da Wikimedia Commons, pubblico dominio.