12 Giugno 2026
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“Non è scritto nelle stelle. Un’indagine sull’astrologia”: il nuovo volume della collana Think Deep del CICAP

di Armando De Vincentiis

Perché milioni di persone consultano ancora oggi l’oroscopo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale trasforma la medicina e l’esplorazione spaziale è diventata routine? La domanda non è banale, e Non è scritto nelle stelle, volume collettaneo curato dal sottoscritto e in uscita in questi giorni nella collana Think Deep del CICAP, prova a rispondere con rigore e senza condiscendenza, mettendo intorno a un tavolo ideale sette voci diverse (storici della filosofia, astronomi, criminologi, esperti di comunicazione), ciascuna con il proprio pezzo di risposta, incorniciata dalla  prefazione del presidente emerito del CICAP, l’astrofisico Steno Ferluga. 

Presenterò Non è scritto nelle stelle, insieme a uno degli autori, Stefano Bagnasco, al Salone Internazionale del Libro di Torino sabato 16 maggio, alle 18.15, in occasione dell’evento “Oltre la suggestione”, organizzato in collaborazione con il CICAP presso la Sala Madrid del Centro Congressi di Torino Lingotto.

Nella mia introduzione al volume, ricordo che il problema dell’astrologia  non sta nell’ingenuità di chi ci crede. Richiamando lo psicoanalista Aldo Carotenuto, ricordo che il cervello umano funziona su due registri: uno razionale, che entra in gioco quando ci sentiamo in controllo della situazione, e uno emotivo, che prende il sopravvento quando la vita ci mette di fronte a qualcosa che non riusciamo a governare:  una malattia grave, un fallimento sentimentale, l’incertezza sul futuro. È proprio in questo secondo stato che l’astrologia trova il suo spazio naturale. Non è una questione di ingenuità, o peggio: è una questione di biologia e di paura.

Gloria Albonetti dimostra nel primo capitolo che l’astrologia non ha mai frequentato solo i mercati popolari. Platone, Plotino, Tommaso d’Aquino, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola: tutti si sono misurati con essa, talvolta per criticarla, talvolta per integrarla nei propri sistemi di pensiero. Questo non significa riabilitarla scientificamente, precisa Albonetti, ma capire perché sia così radicata. Una teoria sbagliata sostenuta da grandi menti resta una teoria sbagliata; ma il fatto che quelle menti se ne siano occupate ci dice qualcosa di importante sulla forza delle domande a cui l’astrologia pretende di rispondere.

Di seguito, Giulio Campaioli racconta una storia sorprendente: la rivoluzione scientifica non ha liquidato l’astrologia in un colpo solo. Copernico, Galileo e Keplero non hanno prodotto un effetto immediato sulle credenze astrologiche. L’astrologia ha resistito, si è ibridata con le nuove teorie fisiche, ha cercato di legittimarsi. La sua caduta è stata lenta e tutt’altro che lineare, e questo, paradossalmente, è anche una buona notizia, perché ci ricorda che la scienza stessa avanza per aggiustamenti progressivi, non per illuminazioni improvvise.

Giuseppe Stilo porta il volume in un territorio inaspettato: il rapporto tra astrologia e ufologia. I due fenomeni condividono radici più profonde di quanto sembri: entrambi nascono dal bisogno di collocare l’essere umano all’interno di un ordine cosmico più grande, di sentirsi parte di una rete di significati che va oltre il visibile. L’ufologia moderna, con la sua mitologia degli extraterrestri, ha ereditato strutture di pensiero che vengono da lontano e che si intrecciano con la tradizione astrologica in modi che la storia delle idee comincia solo ora a esplorare sistematicamente.

Gianni Comoretto offre la prospettiva dell’astrofisico. Dopo aver spiegato con chiarezza i meccanismi astronomici su cui si basa l’astrologia  (lo zodiaco, le case, i pianeti, l’eclittica) mostra perché questi meccanismi non reggono sul piano fisico. Le forze gravitazionali ed elettromagnetiche dei pianeti al momento della nostra nascita sono trascurabili rispetto a quelle esercitate, per esempio, dall’ostetrica presente in sala parto. Il problema non è solo che l’astrologia non funziona: è che non esiste nemmeno un meccanismo plausibile attraverso cui potrebbe funzionare.

Stefano Bagnasco prosegue passando  dalla teoria agli esperimenti. Nel corso dei decenni sono stati condotti test rigorosi sull’astrologia: si è chiesto ad astrologi esperti di abbinare temi natali a biografie reali, si è analizzata la distribuzione statistica dei segni zodiacali in campioni di migliaia di persone. I risultati sono stati univoci: nessuna conferma. Ma Bagnasco fa anche una cosa più sottile: spiega perché i test hanno quella forma specifica, quali trappole metodologiche bisogna evitare, perché è così difficile costruire un esperimento veramente conclusivo su questo terreno. È una lezione di metodo scientifico applicato a un caso concreto.

Marianna Cuccuru affronta nel sesto capitolo la questione più oscura: c’è chi sostiene di poter leggere la mente dei serial killer attraverso l’astrologia. L’autrice ripercorre la storia del pensiero sulla mente criminale  (da Platone a Cesare Lombroso, dalla frenologia alla criminologia moderna)  e mostra come l’associazione tra posizione degli astri e comportamento omicida non abbia mai trovato il minimo riscontro empirico. Il capitolo è anche un’occasione per riflettere su quanto sia potente il bisogno umano di trovare un ordine, una spiegazione, persino nel male più estremo.

Cristina Da Rold chiude il volume con un capitolo che allarga lo sguardo: il problema non è solo l’astrologia. È la comunicazione scientifica nel suo complesso, e le distorsioni che i media e i social amplificano quotidianamente. L’autrice racconta in apertura un episodio personale (un podcast che aveva apprezzato e che a un certo punto ha diffuso informazioni false sulla pillola anticoncezionale)  per mostrare come la disinformazione si insinui anche in contesti apparentemente affidabili. Capire i meccanismi di questa distorsione è premessa indispensabile per costruire un’informazione scientifica più onesta.

Nel complesso il volume riesce in qualcosa di non scontato: parla di astrologia senza mai essere né condiscendente verso chi ci crede né compiacente verso chi la pratica. Il tono è quello di chi ha capito che smontare una credenza non basta, se non si capisce prima perché quella credenza esiste e quale bisogno soddisfa. È un libro che si legge volentieri anche senza essere esperti di astronomia o di storia della filosofia, e che lascia con qualche strumento in più per orientarsi: nel cielo e altrove.