12 Giugno 2026
Misteri vintage

James Tilly Matthews e il “telaio ad aria” che lo spiava

di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Mano a mano che, con la modernità, le tecnologie diventavano sempre più presenti nella vita delle persone, sempre più individui cominciarono a sostenere (e oggi la cosa è ancora più frequente) che quegli strumenti fossero usati da entità malevole per spiarci, controllarci, farci del male. 

Oggi vi racconteremo il clamore che suscitò in Gran Bretagna un episodio di questo tipo. Risale al tempo delle guerre napoleoniche, dunque agli anni tra la fine del Settecento e il 1814. Ne fu protagonista un mercante piuttosto facoltoso: James Tilly Matthews. 

La Rivoluzione e le sue paure

La Rivoluzione francese è uno dei motori della nascita del complottismo moderno. Della sua influenza in quell’ambito abbiamo scritto qualcosa qui, sull’arrivo dell’idea della congiura degli Illuminati in America, dalla Francia. 

La nostra storia ha molto a che vedere con la paura dei sommovimenti francesi che si diffuse nel mondo anglosassone, generalmente scettici, se non ostili, rispetto al radicalismo che si stava diffondendo oltremanica. Nel caso di James Matthews, però, questa paura ebbe effetti diversi – effetti che attengono anche alla psicopatologia individuale. Naturalmente, nelle tradizioni religiose di ogni parte del mondo l’idea di agenti del male con capacità sovrumane è un fatto diffuso. Nella storia che affrontiamo oggi, però, quello che ci interessa è l’irruzione della tecnologia nelle idee cospiratorie, quando la scienza produce nuovi oggetti di meraviglia e generatori di fantastico, ambigui nella loro natura e nel loro significato. 

Nel 1792 Matthews, ventiduenne benestante membro di una famiglia di mercanti, era preoccupato per la possibilità che la Francia caotica della rivoluzione andasse in guerra contro la Gran Bretagna; si unì allora al pastore anglicano e filosofo gallese David Williams, in missione a Parigi e desideroso di promuovere una linea ragionevole da parte dei rivoluzionari. I due si avvicinarono quindi ai gruppi girondini, ossia alla corrente repubblicana francese moderata, che, peraltro, in quel momento era in crescita. Per un po’, alcuni politici francesi diedero loro una certa fiducia, ma quando, l’anno dopo, i giacobini scatenarono il Terrore contro chiunque non dichiarava posizioni radicali, Williams, sconvolto dalla decapitazione di Luigi XVI, se ne tornò in patria. 

Matthews, invece, aveva cominciato ad assumere comportamenti bizzarri. Sospettato dai francesi, che condannavano a morte chiunque fosse lontanamente sospettato di tramare contro la Repubblica, il mercante inglese fu arrestato e messo in carcere. Quando tre anni dopo, nel 1796, lo rilasciarono, le autorità di polizia francesi lo ritenevano senza mezzi termini un lunatique – un pazzo. Poté reimbarcarsi e rientrare a Londra.

Una congiura contro la Gran Bretagna

Nel gennaio del 1797 Matthews è su tutte le gazzette londinesi. Ha scritto da poco due lettere a Charles Jenkinson, primo conte di Liverpool, una delle figure politiche più popolari del momento, in cui accusa il segretario agli interni, William Cavendish-Bentinck, di essere un traditore: in più, sostiene che, a causa di certi segreti di cui è al corrente, la sua vita è in pericolo. Non ricevendo soddisfazione, irrompe urlando alla Camera dei Comuni. Viene arrestato e, il 28 gennaio del 1797, trasferito al Royal Bethlem Hospital, la principale istituzione psichiatrica inglese. 

A chi andava a trovarlo, Matthews raccontava di aver avuto incarichi segretissimi dal governo, in particolare dal primo ministro Lord Hamilton, riguardo ai rapporti con la Francia. Malgrado una lunga battaglia da parte dei familiari perché fosse rimandato a casa, rimase per quasi tutto il resto della vita confinato nel manicomio. Soltanto un anno prima di morire, cioè nel 1814, gli fu concesso di trasferirsi in un ospedale privato dove, in apparenza ormai del tutto dimentico di ciò che aveva raccontato, ne gestì la piccola biblioteca e funse da giardiniere. 

Nel frattempo, però, una parte specifica dei suoi deliri era diventata oggetto di curiosità, di ironie e di dibattito scientifico.

Il telaio ad aria

Un punto che ci interessa, nei deliri di Matthews, è questo: come succederà anche in seguito per altri che scriveranno libri, opuscoli, articoli e che diffonderanno in ogni modo le loro teorie su fenomeni misteriosi, poteri occulti e malvagi di ogni genere, anche le fantasie del commerciante inglese erano un riflesso della popolarizzazione fra le élite colte dei dibattiti scientifici del loro tempo. 

Nel caso di Matthews, al centro dello sconquasso di cui per un po’ fu protagonista, c’era la sua convinzione che una banda di spie avesse stabilito una base presso un grande spazio aperto, i Moorfields, presso le antiche mura di Londra, a quel tempo in fase di demolizione. Fra le altre cose, i Moorfields erano noti per le attività malfamate che spesso vi si svolgevano, e probabilmente anche per questo Matthews vi collocò un gruppo di individui sinistri che secondo lui erano versati nella chimica pneumatica, come allora si chiamava la chimica che si occupava dei gas e della loro combustione, cercando di interpretarne cause e meccanismi. Era proprio nell’ambito della chimica pneumatica che si era diffusa la teoria del flogisto come presunto responsabile delle combustioni gassose, prima che nel 1777 Lavoisier identificasse l’ossigeno come elemento chimico fondamentale dell’atmosfera. 

Il gruppo di chimici pneumatici di Matthews aveva inventato una macchina diabolica, l’Air Loom, o “telaio ad aria”. Lo tormentavano con quell’arnese, dotato di un “generatore di scariche gassose” in grado di produrre dei “raggi”. Quei raggi causavano una serie di sintomi, fra i quali la “rottura dell’aragosta” (un effetto magnetico che impediva la circolazione del sangue), o “l’apoplessia prodotta dalla grattugia per la noce moscata” (con la quale gli introducevano fluidi gassosi nel cranio). E così via…

I componenti della banda avevano nomi in codice: c’erano L’Uomo-medio, che manovrava il telaio ad aria, Sir Archy, responsabile dei costanti tormenti di Matthews, e, soprattutto, Bill il Re, capo della congiura. Lo scopo fondamentale del gruppo (anzi, dei gruppi: ne stavano arrivando altri, con altri telai, che dovevano “premagnetizzare” altre nuove, potenziali vittime) era di prendere il controllo delle menti e delle azioni dei capi politici britannici. Responsabili anche di alcune sconfitte militari inglesi di quegli anni, i telai ad aria non erano tuttavia – grazie al cielo – efficaci contro Sir William Pitt, che in quel periodo era primo ministro britannico. 

Un episodio fondante nella storia dello studio delle psicopatologie

John Haslam (1764-1844) è stato un medico e storico della medicina importante. Londinese, si dedicò allo studio delle malattie mentali. Non fu immune da critiche, e anche da provvedimenti che lo allontanarono dalla direzione di diversi ospedali – non era un granché, quanto a qualità dirigenziali – ma non è questo che a noi interessa in modo particolare. 

Nel 1810, dopo aver osservato a lungo Matthews e aver ascoltato i suoi racconti, Haslam pubblicò un classico nella storia della ricerca sulle psicopatologie, Illustration of Madness, il cui scopo era soprattutto quello di dimostrare che Matthews non mentiva affatto, ma che le descrizioni dettagliatissime che forniva erano il frutto di una malattia ben precisa le cui caratteristiche erano desumibili dall’osservazione clinica e dai colloqui. Nel libro, Haslam riportava parola per parola la trascrizione dei discorsi di quell’uomo, li sezionava, ne mostrava caratteristiche e costanti, ne descriveva le allucinazioni, riproducendo in alcune tavole l’aspetto delle “macchine” con le quali le congreghe di spie super-tecnologiche minacciavano lui e la Gran Bretagna.

‘Air-loom machine’ da “Illustrations of madness: exhibiting a singular case of insanity” di John Haslam. Credits: Wellcome Library, Londra, licenza CC BY 4.0

Oggi, le misteriose macchine dei chimici pneumatici di Matthews, che conosciamo soprattutto grazie al dottor Haslam, sono considerate una delle prime descrizioni moderne e dettagliate della schizofrenia di tipo paranoide – ora, secondo i criteri diagnostici correnti, quelli del manuale diagnostico DSM-5-TR, da considerarsi parte della più ampia categoria del Disturbo dello spettro della schizofrenia. 

Le “macchine influenzanti”

Nel 1919 un illustre allievo di Freud, lo psicoanalista e neurologo slovacco Viktor Tausk (1879-1919), legato al maestro da un rapporto complesso e contraddittorio anche sul piano personale, poco prima di morire suicida si vide pubblicare sulla rivista freudiana per eccellenza, la Internationale Zeitschrift für ärztliche Psychoanalyse, un lungo studio destinato a diventare il suo contributo più noto: Sulla genesi della “macchina influenzante” nella schizofrenia. Pur inserendosi nel quadro più classico dei modelli freudiani di inizio Novecento, quel che conta è che Tausk tentava per primo un’analisi strutturale dei deliri caratterizzati dalla presenza delle “macchine”: fu lettissimo e presente a lungo nelle considerazioni di analisti e psichiatri.

È anche attraverso le interpretazioni di Tausk, che nel corso del Novecento giunsero all’attenzione degli studiosi racconti dai contenuti fantascientifici e occultistici. Due esempi fra i tanti possibili. Il primo è quello che nell’autunno del 1962 attirò l’attenzione della stampa italiana, colpita dall’iniziativa di un uomo che aveva presentato una denuncia contro ignoti a tutela della moglie. La donna quarantenne, di colpo, mentre era in tram a Milano, aveva sentito un improvviso calore, come una folgorazione. Da allora, aveva cominciato a ricevere trasmissioni del pensiero in cui una misteriosa équipe di scienziati, tramite le onde radio, ne controllava la volontà, per un suo esperimento. Scriveva di fisica, di elettrotecnica, aveva sviluppato qualità artistiche e letterarie. Lo psicoanalista e celeberrimo parapsicologo Emilio Servadio (1904-1995) intervenne sui giornali sul caso della donna “controllata”. Da un lato, Servadio era tributario del quadro freudiano elaborato da Tausk a inizi Anni 30, e comunque ne riconosceva senz’altro la natura psicopatologica; dall’altra, non rinunciava a sostenere che anche la telepatia, in certe occasioni, era possibile (La Stampa, 13 novembre 1962).

Un secondo esempio è un super-classico di queste manifestazioni dal contenuto occultistico: la terribile cosmologia costruita fra il 1944 e il 1947 dall’americano Richard Sharpe Shaver (1910-1975), in cui esseri che vivono nel sottosuolo della Terra si contendono il controllo di noi abitanti della superficie, tormentandoci a distanza con macchine a raggi. I suoi scritti, sistemati dal direttore della rivista di fantascienza Amazing Stories, diedero un forte impulso allo sviluppo moderno di idee bizzarre come quella della Terra Cava che, proprio attraverso i deliri di Shaver, resi letterariamente fruibili, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale cominciarono a raggiungere il pubblico degli appassionati di fantascienza e del “mistero”.  

In tutto ciò, e malgrado la casistica del paranormale e dell’ufologia siano caratterizzate anche da esperienze simili a quelle di James Matthews, bisogna stare attenti a non ricorrere con troppa facilità a etichette patologizzanti. Per quanto ne sappiamo sulla base di una discreta quantità di studi, la gran parte delle persone che riferisce esperienze di incontri, rapporti e legami con entità non umane di vario genere, o anche vissuti mistici ancora più difficili da analizzare, non ha mai ricevuto diagnosi psicopatologiche – e non perché non sia giunta all’attenzione dei clinici, ma perché non rientra nei criteri diagnostici previsti. 

Al contrario di quello che vale per l’inglese James Matthews, per gli individui descritti da Viktor Tausk, per l’americano Richard Shaver o per la donna di Milano cui abbiamo accennato, e anche se è improbabile che abbiano incontrato alieni, spiriti, parenti defunti, divinità, elfi o Maestri Ascesi, non è affatto necessario pensare che chi riferisce queste esperienze sia per forza uno psicotico. La cosa più plausibile è che queste miriadi di persone sperimentino altre condizioni alterate della coscienza, di varia origine e, comunque, non di tipo patologico. Studiare questi episodi in modo adeguato è il modo migliore per rendere onore alla mentalità scettica.

Immagine di apertura: foto di HeungSoon da Pixabay