Mendeleev e la commissione sullo spiritismo nella Russia zarista
di Paolo Cortesi
Al termine degli esperimenti sui due fratelli medium Petty, condotti da una commissione della Società di Fisica dell’Università di San Pietroburgo da lui patrocinata, Dmitrij Ivanovic Mendeleev (1834-1907) se ne dichiarò pentito:
«Mi dolgo d’aver promosso l’istituzione della commissione sullo spiritismo. Non ci illudevamo certo che con questa iniziativa si potesse arrivare a una soluzione definitiva del problema; credevamo però che, come per qualsiasi altra questione, una volta preso l’avvio, fosse possibile procedere sulla strada intrapresa, avvicinandosi di qualche tratto al traguardo. Ne è sortito qualcosa di molto diverso: secondo l’espressione di Boborkyn, “né un passo avanti, né un passo indietro”. Si poteva presumere di dover affrontare un problema scientifico, ed è risultato trattarsi di tutt’altra questione».
Ma cos’era accaduto? Perché Mendeleev affermò che «sarebbe per me cosa del tutto inaspettata se dovesse capitarmi di prendere ancora in mano la penna per occuparmi di spiritismo»?
Eppure la serie di sperimentazioni aveva portato a risultati ineccepibili, si era raggiunta la prova sperimentale che i medium esaminati non avevano alcuna facoltà paranormale e che tutti gli effetti fisici nelle sedute erano il prodotto delle loro manipolazioni. Un risultato definitivo, ottenuto con strumenti e modalità rigorosamente scientifiche (cioè oggettive, verificabili, ripetibili), che tuttavia lasciò Mendeleev con l’amaro in bocca, tanto da farlo abbandonare il suo impegno di ricerca nel mondo degli spiriti. Perché? Rispondiamo a questa domanda partendo dall’inizio della vicenda.
Per illustrare la figura di Dmitrij Ivanovic Mendeleev basterà ricordare che ideò la tavola periodica degli elementi. Grazie a lui, la chimica divenne una scienza teorica e sistematica, uscendo dallo stadio di raccolta di descrizioni di fatti e dati isolati, per diventare una scienza fondata su leggi universali e dunque predittiva.
Mendeleev non era uno scienziato nella torre d’avorio; aveva idee ben chiare ed avanzate sulla società e sulla politica, era un riformista che sosteneva la necessità per la Russia di abbandonare le arcaiche strutture di potere. Lo si poteva fare partendo proprio dall’università, fucina delle nuove classi dirigenti, che doveva essere liberata dal controllo statale e doveva ammettere anche le donne, allora relegate a corsi separati. Per queste sue idee progressiste, Mendeleev arrivò ad un punto di attrito tale con le autorità accademiche e governative che, nel 1890, dovette dimettersi dall’università in cui insegnava dal 1865.
Dalla metà dell’Ottocento, lo spiritismo era molto diffuso anche nell’Impero russo, in cui si era imposto quale passione tipica della borghesia e della nobiltà, come tutte le mode che venivano da Parigi. Il fratello dello zar Alessandro II, il granduca Konstantin Nicolaevič Romanov (1827-1892) era un cultore dello spiritismo; grazie alla sua altissima protezione, non solo medium e sedute facevano parte del bon ton dell’aristocrazia, ma la credenza negli spiriti che muovevano tavoli e campanelli veniva sottratta alla censura della Chiesa ortodossa.
Un amico e collega docente di Mendeleev, il chimico Aleksandr Michajlovic Butlerov (1828-1886), era convinto sostenitore dello spiritismo e aveva invitato più volte Mendeleev a studiarlo. Butlerov era sicuro che occuparsi di medianità lo avrebbe costretto a riconoscere la realtà dei fenomeni metapsichici. Un’informazione non irrilevante: Butlerov era cognato acquisito del celebre medium Daniel Dunglas Home (1833-1886), poiché sua moglie Nadezda Michajlovna Glumilina era la sorella di Julya, che Home aveva sposato nel 1871. Il medium scozzese tenne diverse sedute in casa di Butlerov, che ne fu totalmente affascinato.
Non solo: Butlerov era anche cugino per matrimonio di Aleksandr Aksakov (1832-1903), membro del consiglio privato dello Zar, celebre spiritista, autore del classico “Animismo e spiritismo” (1890), con cui si schierava a favore della teoria spiritica contro quella animista di von Hartmann, secondo la quale i fenomeni metapsichici sono prodotti dall’attività del subconscio.
Per iniziativa della Società di Fisica dell’Università di San Pietroburgo, fortemente voluta da Mendeleev, la commissione per lo studio dei fenomeni spiritici era composta dai professori I.I. Borgman, N.P. Bulygin, N.A. Gezehus, N.G. Egorov, A.S. Clenov, S.I. Kovalevskij, K.D. Kraevič, F.F. Petruševskij, P.P. von der Flit, A.I. Hmolovskij, F.F. Eval’d e, naturalmente, D.I. Mendeleev.
Del versante spiritista, e quindi già perfettamente convinti che gli esperimenti avrebbero confermato la loro fede, partecipavano l’entusiasta Butlerov, lo spiritista ad oltranza Aksakov e Nikolaj Petrovič Vagner (1829-1907), docente universitario, zoologo, che dall’ateismo si convertì allo spiritualismo ultraterreno dopo avere partecipato a sedute medianiche.
L’attività della commissione fu programmata da settembre 1875 a maggio 1876.
Ad Aksakov fu affidato il compito di trovare medium di valore che si sottoponessero alle prove. E Aksakov propose quanto, secondo lui, c’era di meglio sulla piazza, tanto che si andò a cercare i soggetti nella lontana Newcastle, nell’Inghilterra nord-orientale.
I medium erano due fratelli, William e Joseph Petty, accompagnati dal padre, un ex fabbro senza doti paranormali ma che seguiva in tournée i due ragazzi: il più grande aveva tra i 17 e i 19 anni, il minore tra i 12 e i 14. Scrive Mendeleev:
«Entrambi hanno l’aria di bravi ragazzi e un aspetto sveglio, soprattutto il più giovane, dai cui occhi traspaiono intelligenza e curiosità. Essi si esprimono in un gergo quasi incomprensibile, che ha costretto l’instancabile Aksakov a un continuo lavoro di traduzione».
Il repertorio dei fratelli Petty era tutto fisico: suono di un campanello posato al di là di una tenda, movimento di una gabbia posta su un tavolo e suono di un campanello che si trova dentro la gabbia chiusa, apparizione su un foglio di gocce di un liquido non bene identificato. I Petty agivano nella penombra, ma chiedevano spesso che si abbassasse la luce fino alla totale oscurità. Per favorire la trance, era anche richiesto il suono continuo di un carillon.
Come si vede, ci sono gli ingredienti classici della tipica seduta medianica: pochissima o nessuna luce per nascondere i movimenti del medium che sposta gli oggetti e un suono costante per non fare udire i rumori e i passi del sedicente sensitivo che agisce nella stanza.
I due medium avevano chiesto e ottenuto diverse condizioni per esibirsi:
«Durante queste conversazioni è stata spesso presentata ai partecipanti la richiesta di contribuire al buon esito della seduta abbassando ulteriormente la luce e rispettando una precisa disposizione dei posti. Talvolta sono state dettate le condizioni per le riunioni successive. Tutte queste prescrizioni e richieste sono state prontamente accolte e soddisfatte dai membri della commissione».
Da parte loro, Mendeleev e gli altri scienziati chiesero che le prove di telecinesi fossero fatte su un tavolo preparato da loro. Si trattava di un tavolo il cui ripiano superiore non era collegato alla struttura a quattro gambe, ma posava su tubi di gomma pieni di liquido collegati a manometri non in vista dei medium né raggiungibili da loro. I manometri avrebbero segnalato ogni minima pressione verticale od orizzontale esercitata meccanicamente sul piano; cosa che accadde ogni volta che il tavolo si mosse.
Un altro apparecchio ideato da Mendeleev era il tavolo a cuscinetti idraulici, i quali impedivano che il movimento delle mani dei medium si trasmettesse alla struttura portante. Insomma: quando il tavolo era formato da un pezzo unico, veniva spostato non dagli spiriti ma dai medium; quando si impediva che la spinta delle mani si esercitasse sulla struttura, il tavolo non si muoveva più.
Un altro oggetto inventato dalla commissione era un tavolino con gambe divergenti, dalla forma simile ad un tronco di piramide. Questa struttura insolita impediva che il tavolino fosse spostato o sollevato dai piedi dei medium. Commenta Mendeleev:
«Le elementari cautele da noi prese fin dal primo incontro sono state sufficienti a smascherare la vera natura dei presunti fenomeni spiritici: in tutti i casi, senza eccezione, si è trattato di semplici trucchi, neppure eseguiti con grande scaltrezza».
I medium Petty fecero solo quattro sedute delle quaranta previste: davanti al fallimento delle prove, i tre sostenitori dello spiritismo proposero alla commissione di esaminare una medium non professionista, ma dai grandi poteri, l’inglese signora Clyre.
Quando la medium usava un tavolino normale, questo si spostava, oscillava e sobbalzava. Ma, annota Mendeleev,
«con il nostro tavolo [manometrico, n.d.r.] non si ebbe alcun movimento. E in seguito, ogniqualvolta abbiamo invitato la signora ad accomodarsi al tavolo manometrico, abbiamo ricevuto un netto rifiuto, accompagnato dalla richiesta pressante di utilizzarne un altro, normale. Alla fine i tre spiritisti che fungevano da testimoni, si sono presi il tavolo, dicendo che lo avrebbero provato a casa loro; ma poi si sono rifiutati di effettuare qualunque seduta perché, a sentire loro, noi ipotizzavamo un inganno, mentre il medium che ci avevano portato era al di sopra di ogni sospetto».
La medium e i suoi tre sostenitori si sono sempre rifiutati di sedere al tavolo manometrico, sottolinenando la necessità (ma non si capisce imposta da cosa) di rinviare l’utilizzo del tavolo attrezzato. Aksakov portò un suo tavolino a quattro gambe e questo oscillò e si alzò; gli spiritisti chiesero che venisse messo a verbale. Ma per ingenuità o per cavalleria, la commissione non mise a verbale che un membro, N.A. Gezehus, aveva visto «con i suoi occhi la gamba della Clyre posata sotto quella del tavolo di Aksakov», che stava così sollevando.
La banda degli spiritisti ebbe infine un comportamento a dir poco intollerante:
«Dopo le quattro sedute tenute dalla commissione con la signora Clyre, Aksakov, Butlerov e Vagner hanno, prima sospeso, e poi del tutto cessato, la loro collaborazione con noi, sottraendoci anche la medium».
Gli spiritisti, in un atteggiamento passivo aggressivo assai frequente ancora oggi, non accettarono i risultati degli esperimenti e si dichiararono vittime di una congiura:
«Gli spiritisti si ostinano a ripetere che i loro contemporanei non sono che gretti materialisti, e in particolare modo gli scienziati che irridono la loro ipotesi perché la temono, dato che rimette in discussione praticamente tutti i risultati finora raggiunti».
Mendeleev sottolinea quella specie di salto logico che compiono gli spiritisti, quando pretendono che le loro osservazioni siano ritenute, sulla parola, esatte e al di sopra di ogni dubbio, mentre dai loro avversari esigono prove che loro stessi non sono in grado di presentare:
«L’ipotesi dell’inganno suscita l’indignazione degli spiritisti, che a questo proposito osservano: “Noi stessi abbiamo constatato, e possiamo renderne precisa testimonianza, che non c’è alcuna truffa, e procuriamo di tenere sempre d’occhio i medium, per non lasciarci sfuggire eventuali frodi. Escludiamo dunque, categoricamente, qualunque forma di artificio, almeno per quanto concerne quei fenomeni che noi abbiamo osservato e su cui basiamo la nostra ipotesi, anche se non possiamo escludere a priori la possibilità di imbrogli durante le sedute”. Di solito a queste considerazioni critiche fanno seguire la richiesta di spiegare quali siano in concreto i trucchi adottati, come cioè ogni singolo fenomeno possa essersi prodotto. Assumono il ruolo di accusatori ed esigono dimostrazioni, dimenticando che sono essi a doverle fornire. […] Chiedono agli altri scienziati di prestar fede alle conclusioni da loro tratte per via argomentativa, ma non si rendono conto che il punto in questione è l’affidabilità della testimonianza dei sensi».
Gli spiritisti non oppongono prove a prove, ma chiedono di condividere la loro fede:
«Ci si aspetterebbe che gli spiritisti confutassero punto per punto queste precise osservazioni, ma essi preferiscono assumere toni predicatori, limitandosi a dare una semplice garanzia verbale della correttezza e fondatezza delle loro prove: liquidano come erronee argomentazioni che sono invece sorrette da una logica ineccepibile, lamentano l’offesa arrecata alla loro onestà e intelligenza, bollano di passatismo quanti si mostrano scettici».
Mendeleev dovette concludere che, in fatto di spiritismo, gli scienziati cessavano di esserlo, rinunciavano alle fondamentali procedure d’indagine e si affidavano completamente all’emozione, alla suggestione, alla fantasia. Credevano ciecamente a quanto pensavano di avere visto e questo gli bastava, anzi li faceva rifiutare ogni possibile verifica strumentale. Era una vera e propria ricusazione del metodo scientifico che pure essi avevano sostenuto e seguito fino a diventare docenti, insegnando all’università quel metodo scientifico che essi sospendevano nelle sedute spiritiche.
Questo sconcertò Dmitrij Ivanovic Mendeleev: gli spiritisti
«si sono sentiti in diritto di accusare l’intera commissione di preconcetta ostilità e su questa base si sono rifiutati di continuare la collaborazione. Così, quello che avrebbe dovuto essere un dibattito scientifico, si è trasformato, ormai, in una guerra di opinioni. La colpa non può certo esserne imputata alla commissione: non siamo stati noi ad innescare la polemica su quotidiani e riviste. Una volta attaccati, avremmo forse dovuto tacere, come pretendevano gli spiritisti: “non avete viso nulla, dunque statevene zitti”?».
Lo spiritismo, secondo Mendeleev, agitava il profondo della personalità, muoveva energie psichiche non fisiche o spirituali, suscitava stati d’animo direttamente legati alla dimensione inconscia dell’individuo, così potenti e incontrollati che riuscivano a trasformare un fisico nell’inerte spettatore dei trucchi di due ragazzi o di una signora dilettante illusionista.
Lo spiritismo, concludeva Mendeleev, non aveva nulla a che fare con la natura o con l’aldilà,
«ciò nonostante ammetto che lo studio dello spiritismo possa presentare uno specifico interesse per la scienza, ma non nel campo della fisica, bensì in quello della psichiatria, che infatti ha già cominciato a investigare lo stato di trance in cui cadono alcuni medium. […] Infine un proficuo campo d’indagine potrebbe essere costituito dall’atteggiamento di tipo maniacale che si manifesta in molti cultori dello spiritismo allorché si dedicano al suo studio scientifico».
Mendeleev iniziò le sue indagini pensando di accedere ad una nuova, rivoluzionaria fisica dell’essere; scoprì invece un fatto assolutamente umano, antico come l’uomo stesso:
«è evidente che i sostenitori dello spiritismo, aperti o segreti che siano, non si lasceranno convincere da nulla».
Immagine: Mendeleev dipinto nel 1886, da Wikimedia Commons, pubblico dominio
