3 Giugno 2026
Approfondimenti

William Shakespeare era siciliano? La teoria tra mito e realtà storica

di Filippo Ferrandi

To be, or not to be, this is the question”[1]… parola di Michelangelo Florio Scrollalanza, o no?

È inevitabile che a un gran nome della letteratura, non soltanto inglese, ma mondiale come quello di William Shakespeare si leghino un’infinità di dicerie e tesi fin troppo vaghe e fantasiose. A volte però queste ipotesi dalle scarne fonti, chiamiamole pure così, sviluppano un considerevole successo o, per lo meno, un certo fascino in chi le ode per la prima volta. L’ipotesi di uno Shakespeare che in realtà celerebbe, dietro pseudonimo o traduzione, la sua origine italiana ha trovato ampio seguito dall’inizio del Novecento tanto da spingere qualche studioso a cercare di cogliere elementi a favore di questa prospettiva che, a ragion del vero, non è minimamente presa in considerazione dalla maggior parte degli umanisti inglesi; ma cosa c’è di vero e cosa ci dicono le fonti storiche a riguardo?

In Italia diverse testate giornalistiche hanno prestato le loro penne all’argomento, un esempio fra tutti un articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera che con ironia riprende la vicenda e il fatto che un certo programma televisivo se ne sia occupato.

“Il grande drammaturgo non è nato a Stratford-upon-Avon il 23 aprile 1564, ma a Messina […] compagno Turiddu, è dei nostri!”.[2]

Nel 2012 persino il prestigioso e autorevole quotidiano inglese The Guardian ha dedicato un articolo a questa teoria che però era bollata, con una certa ironia, con poche battute.

“According to a most eccentric breed of anti-Stratfordians […] Shakespeare was quite literally Italian. His name […] was Crollanza or Scrollalanza (“shake-speare”) […]. Fanciful as it is, this theory, which first emerged in the early 20th century, shows just how far some Italians are prepared to go to claim Shakespeare as their own”. [3] 

Secondo una genìa di antistratfordiani fra i più eccentrici […] Shakespeare era letteralmente italiano. Il suo nome […] era Crollanza o Scrollalanza (“shake-speare”) […]. Per quanto fantasiosa, questa teoria, emersa per la prima volta all’inizio del XX secolo, mostra fino a che punto alcuni italiani siano disposti ad arrivare per rivendicare Shakespeare come proprio.

Teoria dunque che, come si evince dall’articolo del rotocalco britannico, è stata esposta anche all’annuale World Shakespeare Festival di Verona. Ma chi e in conformità a quali fonti ha teorizzato la sicilianità del grandissimo poeta albionico?

In realtà di persone che si sono soffermate su questa tematica ne conosciamo un ragguardevole numero, ma il primo a farsi portavoce di questa teoria fu negli anni ’20 Santi Paladino. Questi era un giornalista della prima metà del Novecento il quale riteneva che il poeta inglese fosse in realtà un esule siciliano di culto calvinista sfuggito alle persecuzioni del tempo.[4] A dare spunto a tale riflessione fu il rinvenimento, che questi affermò di aver fatto, di un testo di tale Michel Agnolo Florio del 1549 dal titolo I secondi frutti, dove diverse frasi si ripresentavano similmente, se non in maniera identica, a quelle delle successive opere shakespeariane. Fu poi il medium Luigi Bellotti, nel 1936, a confermare la storia, avendo ricevuto rivelazioni di prima mano dallo spirito del drammaturgo.

In anni recenti una voce si è sollevata fra tutte, quella di Martino Iuvara, docente di Ispica (RG) in pensione. Questi ha dedicato molto tempo alla tesi secondo la quale Shakespeare fosse addirittura di Messina e di ciò ne parla nel suo libro Shakespeare era italiano, Edito dall’ Ass. Trinacria nel 2002. In questo testo Iuvara sostiene che Michelangelo Florio Crollalanza sia nato a Messina per poi fuggire dall’Inquisizione sino ad approdare in Inghilterra e lì assumere una nuova identità. A detta dell’autore di questo libro le prove della sicilianità del drammaturgo, padre di opere come Giulietta e Romeo e Macbeth, sarebbero alcune particolarità quali: il vocabolario utilizzato, ricco di migliaia e migliaia di parole che si addirebbero più a un uomo colto come Florio Crollalanza che a un borghese della provincia inglese; l’uso di proverbi che sarebbero, in verità, di origine siciliana e quindi non un’invenzione del bardo; infine, ma certamente non meno importante, la coincidenza del nome, infatti, se traducessimo Crolla-lanza in inglese troveremmo il ben noto Shake-speare.[5] Altre coincidenze sono indicate dall’autore del libro a partire da un’analisi delle opere shakespeariane, ad esempio Tanto rumore per nulla, opera nella quale si evincerebbe una conoscenza personale delle località descritte, non certamente sufficienti da parte di chi quei posti non li visitò mai.

Di recente un altro che si è occupato della faccenda è Corrado Sergio Panzieri nel cui libro si raccontata la vicenda di Michel Agnolo e suo figlio John Florio, di quest’ultimo scrive

“dal 1571 che, all’età di diciotto anni, John Florio, reduce da un lungo soggiorno di studi in Germania, in Francia e in Italia, fa ritorno in Inghilterra, che aveva dovuto abbandonare con i genitori nel marzo del 1554 aggregati ai numerosi gruppi di esuli protestanti che lasciavano il paese a seguito dell’avvento al trono inglese della cattolica Maria Tudor.” [6]

Bisognerebbe notare che Panzieri pone un’imprecisione storiografica nella sua descrizione parlando di Germania e Italia rischiando così di proiettare l’anacronistico concetto di Stato-nazione ben prima che queste due entità statali si venissero a creare rispettivamente nel 1871 e nel 1861. Più appropriato sarebbe stato riferirsi a quelle aree geografiche con terminologie quali area germanica o Sacro Romano Impero e penisola italiana o al più Stati preunitari italiani.

Ma perché queste indicazioni, le coincidenze, le parole e le frasi non possono essere considerate sufficienti ai fini di un’analisi storiografica? Ai fini di una corretta analisi storica bisogna primariamente affidarsi a documentazione quali atti di nascita e di morte, contratti, registri ecc., documentazioni che nelle narrazioni di una presunta sicilianità di Shakespeare non risultano. La traduzione di Crollalanza in Shakespeare risulta essere un esempio di etimologia a posteriori trasformando una coincidenza in prova. Non è assolutamente necessario che Shakespeare sia stato realmente nei posti che descrive nelle sue opere, a parte il fatto che non sempre le descrizioni risultano essere corrette, ma a Londra già nel ‘500 c’erano opere di varie parti d’Europa che circolavano regolarmente e venivano tradotte. 

Si presenta infine uno dei bias più comuni, in altre parole quello di conferma secondo il quale si comincia l’analisi dalla conclusione cui si vuole arrivare e si selezionano tutti quei dati e indizi che ci conducono a rafforzare la nostra idea di partenza. In definitiva il lavoro di chi nel corso degli ultimi cento anni ha provato a confermare l’italianità del drammaturgo più famoso d’Inghilterra, può essere individuato come revisionismo storico giacché le coincidenze sono riproposte come nessi causali e senza un accurato peer review e la pubblicazione su riviste accreditate non è possibile avere riscontro chiaro di quanto viene affermato.

Cosa possiamo dire invece sulla tesi ufficiale? Le notizie a riguardo non mancano e sono numerosissime, troppe per essere sinteticamente ridotte a un articolo, ma riprendendo le parole di Anna Luisa Zazo possiamo dire che

“In un’epoca in cui per far fortuna ci si rivolge alla guerra in paesi stranieri […] o agli azzardi del commercio […], Shakespeare si rivolge al teatro. […] parte dell’esistenza di Shakespeare ci è completamente ignota; e sono anni […] che possono rivelarsi fondamentali, tanto più in un’epoca in cui le grandi imprese […] venivano compiute in età sorprendentemente giovane, spesso prima dei trent’anni. Tuttavia, se quegli anni fossero stati segnati da eventi singolarmente diversi da quelli di una consueta, lenta ascesa dall’oscurità alla fama, non è troppo pensare che ne sarebbe rimasta traccia.” [7]

Di Shakespeare sappiamo inoltre che i guadagni del suo lavoro furono investiti in acquisizioni di proprietà immobiliari e terriere sparse tra Londra e il suo paese di nascita. [8]

Su Shakespeare

“Tutto ciò che con certezza sappiamo […] è che nacque a Stratford sull’Avon, vi si sposò, vi ebbe figli, andò a Londra, dove fece l’attore e scrisse opere di poesia e di teatro, tornò a Stratford, vi fece testamento, vi morì e vi fu seppellito.” [9]

Stando a un biografo di Shakespeare, Schoenbaum (1977),

“Si sa più di lui […] che di ogni altro drammaturgo dell’epoca, e siamo lontani dai tempi in cui si potevano attribuire le sue opere a persone più colte”. [10]

Cosa ne possiamo dedurre? Che l’argomento suscita enorme interesse e spinge molti a parlarne e a documentarsi al riguardo, anche se la storiografia ufficiale ha chiaramente definito queste pretese come revisioniste e decisamente inattendibili. Le fonti sulla persona di William Shakespeare, distinta da quella di chiunque altro, e Michelangelo Florio Crollalanza in questo senso non farebbe eccezione, sono considerate, con la documentazione disponibile oggi, incontrovertibili.

La Sicilia ha regalato all’Italia e al mondo autori indimenticabili come Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, ecc. liberando così i loro conterranei dall’angustia di ricercare in grandi poeti del passato, ma di altri Paesi, nomi che potessero rendere possente e rispettabile la letteratura isolana. Anziché spingere a ricercare improbabili collegamenti, tra fonti scarne o assenti, attraverso deduzioni ardue, supposizioni e dichiarazioni di difficile provabilità storica, ci si potrebbe spingere a produrre altrettante opere di levatura mondiale ed essere quindi spronati dal loro modello. Che si guardi quindi ai noti Spiriti Magni che hanno fatto grande la letteratura siciliana e italiana come fossero Calliope rincarnata e faro verso il futuro.

Note

  • [1] W. Shakespeare, Hamlet, atto 3, scena 1
  • [2] A. Grasso, 13 febbraio 2009, “Shakespeare? Era nato a Messina”. In Corriere della Sera
  • [3] S. Massai, 25 aprile 2012. “Why Shakespeare is… Italian”. In The Guardian
  • [4] S. Paladino, Shakespeare sarebbe il pseudonimo di un poeta italiano, ed. Borgia 1929.
  • [5] M. Iuvara, Shakespeare era italiano. Ed. Ass. Trinacria, 2002
  • [6] C. S. Panzieri, Il caso Shakespeare e la revisione biografica dei Florio. p.7 Ed. Youcanprint, 2016.
  • [7] A. L. Zazo, Saggio introduttivo La commedia degli equivoci di W. Shakespeare, Ed. Oscar Mondadori 2004.
  • [8] M. d’Amico, Dieci secoli di teatro inglese. Ed.Oscar Mondadori, 1992.
  • [9] G. Steevens cit. in Nemi D’Agostino p.VII introduzione La tempesta di W. Shakespeare, ed. Garzanti. 2005
  • [10] W. Shakespeare, La tempesta, introduzione di Nemi D’Agostino p.VII. ed. Garzanti. 2005

Immagine di apertura: Shakespeare in un’incisione di Francisco Augusto Nogueira da Silva, 1850 ca., da Wikimedia Commons, pubblico dominio