9 Luglio 2026
Approfondimenti

Cellule immortali, virus e vaccini: la lunga strada della ricerca che ha cambiato la storia del cancro

Questo articolo scritto da Donatella Barus, direttrice del magazine della Fondazione Umberto Veronesi, è il primo di una serie di scritti dedicati al Papillomavirus umano (HPV) che appariranno su Query Online nei prossimi mesi. L’iniziativa è nata nell’ambito di una collaborazione tra il CICAP e la Fondazione, avviata a marzo 2026, volta a sensibilizzare il pubblico sull’importanza della prevenzione contro HPV. 

di Donatella Barus

La storia della ricerca sul Papillomavirus umano (HPV) è una delle più affascinanti e significative della medicina moderna: un viaggio che attraversa cellule immortali, scandali etici, scoperte da Nobel e, soprattutto, la promessa concreta di salvare milioni di vite. È una di quelle rare vicende in cui la scienza può davvero dire: abbiamo capito la causa, abbiamo sviluppato strumenti di prevenzione, e oggi possiamo cambiare la storia naturale di un tumore. Raccontarla bene è parte della responsabilità del giornalismo scientifico.

HeLa: la storia controversa delle cellule “immortali”

Nel 1951 i medici del Johns Hopkins Hospital di Baltimora prelevano un campione di tessuto da una donna afroamericana ricoverata per un carcinoma del collo dell’utero. Si chiama Henrietta Lacks, e muore pochi giorni dopo, a soli 31 anni, senza sapere che da quella biopsia — eseguita senza il suo consenso — sarebbero nate le prime cellule umane capaci di proliferare indefinitamente in coltura.

Gli scienziati le chiamano HeLa: sono la prima linea cellulare “immortale” e diventano uno strumento insostituibile in laboratorio. Verranno usate in migliaia di studi che rivoluzionano la medicina, dai vaccini antipolio fino alla ricerca su HIV, Parkinson e COVID-19, e — aspetto meno noto ma cruciale — nello studio del ruolo dei virus nello sviluppo dei tumori.

Ci vogliono decenni perché il mondo inizi a riconoscere il nome e la storia della donna dietro quella sigla. Solo più tardi arriveranno libri, film, e anche sentenze che porteranno a forme di  compensazione per i suoi discendenti. Nel frattempo, però, le cellule HeLa avranno contribuito in modo decisivo proprio alla comprensione della malattia che aveva ucciso Henrietta.

I virus, i tumori e l’intuizione da Nobel

Da molto tempo la comunità scientifica si interroga sulle cause del carcinoma della cervice uterina. Già alla fine dell’Ottocento si osservano verruche cutanee e genitali, ipotizzandone una natura infettiva. L’idea dell’origine virale prende forma, ma è solo negli anni Settanta che un virologo tedesco, Harald zur Hausen, dimostra il legame causale tra tumori cervicali e il Papillomavirus umano, l’HPV.

Zur Hausen identifica specifici genotipi virali ad alto rischio e isola i tipi più frequentemente presenti nei tumori (anche nelle cellule HeLa). La sua scoperta apre una nuova visione del cancro: non solo una malattia genetica, ma il risultato di un’interazione tra infezioni e genoma della cellula ospite. Alcune proteine virali — in particolare E6 ed E7 — sono in grado di disattivare meccanismi chiave di difesa cellulare, favorendo la trasformazione tumorale.

Questo lavoro gli vale il Premio Nobel per la Medicina nel 2008. In quell’occasione sottolinea un punto ancora oggi centrale: non esistono tumori associati a infezioni senza ulteriori alterazioni genetiche nella cellula ospite. È l’intreccio tra virus e genetica a guidare il processo. E aggiunge: “questa non è la conclusione della storia, ci attendono ancora ulteriori sorprese”.

Dalla scoperta alla prevenzione: vaccini e screening

Non è solo teoria. La comprensione del ruolo dell’HPV ha portato allo sviluppo di strumenti capaci di cambiare l’epidemiologia globale del cancro cervicale.

I vaccini anti-HPV, testati su larga scala, prevengono le infezioni persistenti da parte dei genotipi più pericolosi e riducono drasticamente le lesioni precancerose. Nei Paesi con alta copertura vaccinale si osservano già cali significativi dell’infezione e delle alterazioni cervicali. 

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia la vaccinazione potrebbe evitare ogni anno circa 3.000 morti per tumori HPV-correlati. Accanto ai vaccini, anche lo screening si è evoluto: i test HPV hanno affiancato — e in molti casi sostituito — il Pap test tradizionale, permettendo una diagnosi più precoce e accurata. Nuove strategie, come l’autoprelievo (self-sampling), puntano ad aumentare la partecipazione, soprattutto tra le popolazioni più difficili da raggiungere.

I nuovi obiettivi della ricerca

Eppure, la strada non è finita. Anzi, è entrata in una fase ancora più complessa e promettente. Un primo filone riguarda il miglioramento dei vaccini: ampliarne la copertura e studiare le applicazioni terapeutiche, non solo per prevenire ma anche per trattare lesioni già presenti e ridurre le recidive.

Un secondo ambito chiave è quello dei biomarcatori, che permettono di distinguere le infezioni destinate a regredire da quelle che evolveranno in tumore, evitando trattamenti inutili e concentrando le risorse sui casi più a rischio.

Grande attenzione è rivolta anche alle terapie innovative per i tumori HPV-correlati, in particolare l’immunoterapia, che sfrutta il sistema immunitario per colpire selettivamente le cellule tumorali infettate dal virus.

Infine, si sta ampliando lo sguardo oltre la cervice uterina: l’HPV è oggi riconosciuto come causa di una quota crescente di tumori dell’orofaringe, oltre che di tumori dell’area genitale maschile e femminile, con caratteristiche biologiche e cliniche diverse.

Una sfida globale

Resta però uno scoglio fondamentale: quello dell’equità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato una strategia globale per eliminare il cancro della cervice uterina, ma il successo dipenderà dalla capacità di garantire accesso a vaccini e screening anche nei Paesi a basso reddito, dove attualmente si registrano i due terzi delle vittime. Perché questa volta la ricerca ha mantenuto le sue promesse, la possibilità di curare e prevenire un tumore esiste: la sfida, oggi, è renderla accessibile a tutti.