Mirtillo rosso per curare le infezioni urinarie: funziona davvero?
di Antonino Faillaci
Le infezioni delle vie urinarie (IVU) rappresentano una delle patologie infettive più comuni nella popolazione generale e una causa estremamente frequente di consultazione medica, in particolare nella medicina di base. Si stima che oltre la metà delle donne sperimenti almeno un episodio di IVU nel corso della vita e che una quota significativa sviluppi forme ricorrenti, con un impatto rilevante sulla qualità della vita, sui costi sanitari e sul consumo di antibiotici.
In questo contesto si inserisce l’interesse crescente verso strategie preventive non antibiotiche, motivate sia dal disagio individuale associato alle recidive sia dalla crescente preoccupazione per l’antibiotico-resistenza. Tra queste strategie, il mirtillo rosso americano (Vaccinium macrocarpon), noto internazionalmente come cranberry, occupa un posto di assoluto rilievo nell’immaginario collettivo e nel mercato degli integratori alimentari.
Da decenni il mirtillo rosso viene proposto come rimedio “naturale” per prevenire – e talvolta persino per trattare – le infezioni urinarie. La sua diffusione è stata sostenuta da un razionale biologico plausibile, da studi preliminari favorevoli e da una comunicazione commerciale spesso entusiastica.
Tuttavia, per lungo tempo, le prove cliniche sono state frammentarie, eterogenee e talvolta contraddittorie.
Negli ultimi anni, grazie a studi meglio disegnati e soprattutto a revisioni sistematiche di elevata qualità metodologica, è stato possibile fare maggiore chiarezza. In particolare, le revisioni Cochrane pubblicate nel 2023 [1,2] rappresentano oggi il riferimento più autorevole per valutare il reale ruolo del mirtillo rosso nelle infezioni urinarie.
L’ipotesi biologica alla base dell’uso del mirtillo rosso nelle infezioni urinarie si fonda principalmente sulla sua composizione fitochimica. In particolare, il cranberry contiene proantocianidine (PAC), soprattutto di tipo A, che si distinguono strutturalmente da quelle presenti in altri frutti. Numerosi studi in vitro hanno mostrato che le PAC di tipo A possono interferire con l’adesione di Escherichia coli uropatogeno all’epitelio delle vie urinarie. Poiché l’adesione batterica rappresenta un passaggio cruciale nella patogenesi delle IVU, la sua inibizione potrebbe ridurre la probabilità che l’infezione si instauri [4].
È fondamentale chiarire un punto spesso frainteso: il mirtillo rosso non è un antibiotico. Non uccide i batteri e non ne inibisce direttamente la crescita. Il suo potenziale effetto è di tipo anti-adesivo. Questo rende biologicamente plausibile un ruolo preventivo, ma molto meno convincente un ruolo terapeutico nelle infezioni già in atto.
Questa distinzione, apparentemente tecnica, ha importanti ricadute pratiche e comunicative, soprattutto quando si valutano le affermazioni presenti nella pubblicità degli integratori.
La revisione sistematica Cranberries for treating urinary tract infections [1] ha valutato se il mirtillo rosso possa essere efficace nel trattamento delle IVU acute. Gli studi inclusi sono risultati pochi, di dimensioni limitate e caratterizzati da notevole eterogeneità metodologica. Le popolazioni studiate, le formulazioni utilizzate e gli outcome considerati variavano in modo significativo. La conclusione della revisione è netta: non esistono prove sufficienti per supportare l’uso del mirtillo rosso nel trattamento delle infezioni urinarie. Gli antibiotici rimangono il cardine della terapia, e l’uso del cranberry non può essere considerato un’alternativa valida né sicura.
Questa conclusione, per quanto possa apparire scontata al clinico, è particolarmente rilevante dal punto di vista della salute pubblica, perché contrasta una narrazione diffusa che tende a presentare il mirtillo come un rimedio in grado di sostituire i farmaci.
Di maggiore interesse clinico e scientifico è la seconda revisione: Cranberries for preventing urinary tract infections [2]. Si tratta di un aggiornamento ampio e metodologicamente rigoroso, che include numerosi studi randomizzati controllati e un numero elevato di partecipanti (8.857).
I risultati principali possono essere riassunti come segue: Paragonati al placebo o all’assenza di trattamento, prodotti base di mirtilli rossi (succhi, compresse o polvere) :
- Riducono probabilmente il rischio di infezioni delle vie urinarie (IVU) sintomatiche nei bambini e nelle donne con IVU ricorrenti (in entrambi i casi moderata certezza delle prove);
- Potrebbero ridurre il rischio di IVU in persone suscettibili di IVU secondarie per esempio a radioterapia o chirurgia vescicale (bassa certezza delle prove);
- Probabilmente danno un piccolo o nessun beneficio nel prevenire IVU in pazienti anziani istituzionalizzati (moderata certezza delle prove)
- Potrebbero dare un piccolo o nessun beneficio nel prevenire IVU negli adulti con problemi di svuotamento vescicale o sclerosi multipla (bassa certezza delle prove)
Dal punto di vista clinico, la revisione suggerisce una riduzione relativa del rischio che, tradotta in termini assoluti, comporta un numero necessario da trattare (NNT) non particolarmente basso. In altre parole, molte persone devono assumere il prodotto per prevenire un singolo episodio di IVU.
Questo non annulla il valore dell’effetto, ma ne ridimensiona la portata e impone una comunicazione corretta delle aspettative.
Per comprendere appieno le conclusioni delle analisi ricavate dal pooling degli studi clinici è necessario riassumere i passaggi attraverso cui si giunge all’elaborato finale di una revisione sistematica (o di una metanalisi)
Una revisione sistematica non è una semplice rassegna narrativa della letteratura, ma un processo strutturato che nasce da una domanda clinica precisa, spesso formulata secondo uno schema denominato PICO:
- Population: la popolazione di interesse;
- Intervention: l’intervento studiato;
- Comparison: il confronto;
- Outcome: gli esiti rilevanti.
Nel caso del mirtillo rosso, la domanda tipica è: nelle persone a rischio di infezioni urinarie, l’assunzione di mirtillo rosso riduce l’incidenza di IVU rispetto a placebo o nessun trattamento?
A partire da questa domanda viene costruita una strategia di ricerca sistematica, che mira a identificare tutti gli studi rilevanti, riducendo il rischio di selezione arbitraria delle evidenze.
Lo strumento PRISMA (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses) [3] rappresenta lo standard internazionale per la conduzione e il reporting delle revisioni sistematiche. L’aggiornamento PRISMA 2020 ha rafforzato ulteriormente l’attenzione alla trasparenza, alla completezza e alla riproducibilità.
Tra gli elementi chiave figurano:
- criteri di inclusione ed esclusione predefiniti;
- selezione indipendente degli studi;
- valutazione sistematica del rischio di bias;
- descrizione dettagliata dei metodi di sintesi dei dati.
Il diagramma di flusso PRISMA consente di visualizzare il percorso che porta dalla ricerca iniziale, spesso con migliaia di record identificati, al numero finale di studi inclusi.
Le revisioni sistematiche rappresentano uno strumento fondamentale della medicina basata sulle evidenze perché: riducono il rischio di “cherry-picking”; integrano risultati di studi singoli spesso sottodimensionati; permettono stime più precise dell’effetto; evidenziano lacune di conoscenza e aree di incertezza. Nel caso del mirtillo rosso, le revisioni Cochrane hanno consentito di superare decenni di studi piccoli, eterogenei e talvolta contraddittori, fornendo una sintesi più affidabile e clinicamente utile.
Ma anche questi strumenti che si situano nella parte alta della Piramide delle evidenze presentano limiti interpretativi. Tra le principali fonti di bias vi sono: la qualità variabile degli studi primari; la possibile pubblicazione selettiva dei risultati positivi; il finanziamento industriale di alcuni studi; le difficoltà di mascheramento, particolarmente rilevanti per prodotti alimentari. Ognuno di questi fattori potrebbe inficiare le conclusioni anche se, le sottoanalisi incluse nella revisione ne tengono conto in modo da minimizzare gli errori. Tuttavia permangono elementi di “disturbo” rappresentati, nel caso del cranberry, dalla eterogeneità delle formulazioni utilizzate (succhi, capsule, estratti), dalla mancata standardizzazione delle proantocianidine, dalla variabile durata di trattamento, dalla eterogeneità delle popolazioni trattate.
Questa variabilità limita la trasferibilità immediata dei risultati alla pratica clinica e rende difficile individuare “la dose giusta” o “il prodotto giusto”.
In Italia, i prodotti a base di mirtillo rosso sono commercializzati prevalentemente come integratori alimentari. Essi rientrano nella normativa sugli alimenti e non in quella sui farmaci.
Questo comporta che: non è richiesta la dimostrazione di efficacia clinica prima dell’immissione in commercio; è richiesta la sicurezza d’uso nelle condizioni proposte; le indicazioni salutistiche sono regolamentate ma non possono configurarsi come indicazioni terapeutiche. A differenza dei farmaci, pertanto, gli integratori: non devono superare studi clinici di fase I–III; non sono sottoposti a una valutazione beneficio/rischio basata su endpoint clinici; possono presentare notevoli differenze qualitative tra prodotti.
Di conseguenza, l’efficacia osservata negli studi clinici non è automaticamente trasferibile a tutti i prodotti disponibili sul mercato.
Alla luce delle evidenze attuali, pertanto il mirtillo rosso:
- non è indicato per il trattamento delle infezioni urinarie;
- può essere considerato come opzione preventiva nelle donne con IVU ricorrenti, informando correttamente sui limiti del beneficio;
- non sostituisce le strategie preventive consolidate né le terapie antibiotiche quando indicate.
Il ruolo del medico rimane centrale nel contrastare messaggi pubblicitari fuorvianti e nel promuovere un uso informato e consapevole degli integratori, anche in considerazione dell’importanza di una corretta e quanto più approfondita indagine clinica allo scopo di individuare i fattori che possono portare ad una aumentata incidenza di recidive di infezioni urinarie. Tali fattori possono notevolmente variare in pazienti diversi e la loro corretta individuazione è il presupposto indispensabile per l’esito positivo della terapia.
Il caso del mirtillo rosso rappresenta un esempio emblematico di come la medicina basata sulle evidenze, attraverso revisioni sistematiche rigorose, possa fare chiarezza in un ambito ancora troppo dominato per anni da convinzioni popolari, studi frammentari e interessi commerciali. Nel contempo tuttavia non è possibile adottare strategie terapeutiche basandosi solo su valutazioni, per quanto rigorose, che riguardano gruppi eterogenei di pazienti, non tenendo conto della specificità del singolo caso nonché delle loro preferenze , dopo una adeguata informazione sulle alternative terapeutiche disponibili.
Per concludere “la medicina basata sulle evidenze non è un manuale di ricette di cucina. Poiché richiede un approccio dal basso verso l’alto che integri le migliori prove disponibili con le competenze cliniche individuali e la scelta dei pazienti”. [5] La celebre frase di David Sackett rivela ancora la sua attualità e guida professionisti della salute e pazienti verso scelte consapevoli e condivise.
Bibliografia citata
- Jepson RG, Mihaljevic L, Craig JC. Cranberries for treating urinary tract infections. Cochrane Database Syst Rev. 2023;12:CD001322.
- Williams G, Stothart CI, Hahn D, Stephens JH, Craig JC, Hodson EM. Cranberries for preventing urinary tract infections. Cochrane Database Syst Rev. 2023;11:CD001321.
- Page MJ, et al. The PRISMA 2020 statement. BMJ. 2021;372:n71.
- Xu J, Li C, Wu W, Kong L, Xiao L, Ma W, Zhang L. Cranberry Research Progress: A Systematic Review of Chemical Composition, Pharmacological Mechanisms, Clinical Applications, and Nutritional Significance. Int J Mol Sci. 2025 Oct 6;26(19):9707. doi: 10.3390/ijms26199707. PMID: 41096972; PMCID: PMC12525006.
- Sackett DL, Rosenberg WM, Gray JA, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ. 1996 Jan 13;312(7023):71-2. doi: 10.1136/bmj.312.7023.71. PMID: 8555924; PMCID: PMC2349778.
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