Jessica Ainscough e Belle Gibson: le storie vere dietro la serie “Apple Cider Vinegar” sulla pseudomedicina
di Salvo Di Grazia
Da febbraio è disponibile su Netflix la serie “Apple Cider Vinegar”, sei puntate che raccontano la lotta contro il cancro di tre donne australiane e il luccicante mondo degli “influencer del benessere”. Le storie di due delle protagoniste, Belle e Milla, sono ispirate (più esplicitamente la prima, in modo più velato la seconda) a due vicende reali, quelle di Belle Gibson e Jessica Ainscough.
C’è una cosa che unisce con un unico filo queste e altre storie drammatiche che accadono quando una persona gravemente malata si affida a false speranze, finte cure e medicine alternative: la disperazione. Quando la medicina ti dice che non c’è speranza o ce ne sono pochissime, quando la paura ti avvolge e ti fa pensare ai tuoi cari e a te stesso si cerca una fuga dalla realtà, da quella brutta realtà. E la fuga potrebbe non esserci. O potrebbe essere suadente, affascinante, invitante.
Quando una persona sta male, quale migliore risposta vorremmo sentire se non “prenda questa pillola e tutto passerà”? Ma la scienza non può ancora farlo sempre. Non sarebbe onesto né corretto inventare finali che non sono ancora stati scoperti. La medicina ha fatto passi enormi, cura malanni che per i nostri nonni erano sofferenza e morte ma non ci ha ancora resi immortali e forse non lo farà mai. Così in quel buio appaiono le luci opache, sporche, delle false speranze. Perché dove c’è dolore c’è anche chi se ne approfitta e si insinua in quel buio che avvolge la disperazione.
Quello che avvolse Jessica Ainscough, modella australiana, ragazza nel fiore degli anni e della vita. Che scoprì delle macchie sulle sue braccia, sembravano piccole ferite, come delle cicatrici aperte. Prima qualche crema, poi i consigli degli amici e infine quello più serio del medico di fiducia. Un controllo, una biopsia e la diagnosi terribile: cancro. Uno dei più rari e maligni, il sarcoma epitelioide. Una malattia che non lascia molto scampo e che dà solo una speranza: la chirurgia potrebbe salvare Jessica, ma le avrebbe tolto anche il braccio malato. Certo, oggi esistono protesi elettroniche, materiali moderni, ma quale ragazza accetta di buon grado l’idea di un’amputazione?
Così Jessica si mette alla ricerca su internet e parla con le amiche. Qualcuna le consiglia delle strane pozioni, altre le consigliano la pranoterapia, ma lei resta affascinata da un guaritore che le propone una cura molto in voga negli Stati Uniti. Estratti di frutta a volontà, alimentazione vegetariana e clisteri di caffè. Sì, non è un errore, i clisteri di caffè sono uno dei rimedi più in voga negli ambienti dei ciarlatani, avrebbero potere depurativo, disintossicante e curativo. Non ce l’hanno, non fanno niente ma sono di moda.
Così Jessica inizia a usarli per il suo problema. Finché un’altra batosta la mette a dura prova, anche la madre si ammala di tumore, un tumore mammario in stadio abbastanza avanzato. Anche la mamma sceglie di non rivolgersi agli ospedali e si sottopone alle “cure” che la figlia sta seguendo. Jessica è diventata talmente esperta che ormai realizza da sola a casa tutte le ricette che le servono. Usa frullatori, setacci, filtri e bollitori, usa anche vitamine, integratori e inizia a filmare le sue giornate. Annuncia al mondo che la mamma sta bene, e solo sei mesi dopo annuncia la sua guarigione, quelle ricette l’hanno salvata dal tumore.
Così i followers iniziano a seguirla su internet. I suoi video diventano virali, ha un seguito non indifferente e le propongono di scrivere un libro di ricette dove descrive proprio questi bagni “depurativi” per l’organismo. Intendiamoci, per la medicina quelle cose non fanno nulla, il tumore non avrà alcun beneficio da quel tipo di “cure”, ma Jessica ci crede. E anche i suoi seguaci che comprano il libro. Iniziano le interviste, le ospitate in TV, Jessica si fa chiamare “la guerriera del benessere” e continua a girare video. Va in tour, con serate completamente esaurite e pubblico in estasi e, naturalmente, tanti soldi.
I giornali parlano anche della madre, finché scoprono che in realtà era deceduta per il suo tumore. Ma Jessica non ne aveva parlato per non turbare nessuno, diceva. E continuava a fare serate, video con le ricette, mostrava come organizzarsi per i clisteri, come frullare la frutta e mescolare gli ingredienti. In uno di questi video, in un primo piano, si vedono dei segni nelle sue braccia. Sono delle cicatrici.
I fans sono curiosi, affezionati ma spesso morbosi, vogliono sapere tutto del loro idolo, così chiedono cosa sono quelle macchie. Jessica non risponde, neanche alle persone più insistenti, è evasiva. Le macchie si fanno sempre più evidenti, in un video sembra quasi di vederle sanguinare e sempre nessuna risposta alle domande dei fans. Jessica appare anche limitata nei movimenti, le braccia sembrano più rigide e compare in alcuni suoi convegni con delle fasce che bendano le mani, coprendole completamente.
Qualcosa non va, ma nelle sue pagine social e nel suo sito nessuna notizia. Neanche quando glielo chiedono in un’intervista che lei interrompe bruscamente infastidita. Jessica muore poche settimane dopo. Quelle macchie erano le metastasi, la malattia che non si era mai fermata, quella che i frullati e i clisteri di caffè avrebbero dovuto curare, ma ovviamente non è mai successo.
Il giorno dopo la sua morte – il mondo non lo sapeva ancora – scompaiono completamente le sue pagine social, il sito viene cancellato, annullate tutte le date del tour e le apparizioni pubbliche, tutto in fretta, velocemente. Di Jessica non si sa più nulla e nulla sanno i seguaci, finché una sua amica annuncia pubblicamente la sua morte. Lo stupore è enorme e ancora più grande la consapevolezza che in fretta e furia tutto il castello di felicità e guarigione montato su di lei è scomparso all’improvviso, esattamente come lei. Che non era guarita, che non era miracolata, che non aveva trovato la cura del cancro. Aveva semplicemente inventato tutto.
Perché queste cose affascinano, piacciono da morire, l’eroina acqua e sapone che sconfigge il male con un frullato di mele è una fiaba moderna, elisir di felicità di chi sta male e non ha futuro. È la rivincita del brutto e del buio che queste malattie portano nella nostra mente. E internet aiuta a diffondere il sogno e l’illusione. Che però può essere terribile: non solo è fondamentalmente una bugia, ma può distogliere il malato dalle cure, quelle vere, da qualche possibilità di vita o anche solo di vivere qualche anno in più. Invece si preferisce l’illusione alla dura realtà e, badiamo, è una cosa umanamente normalissima.
Lo sapeva anche Belle Gibson. Che già in giovanissima età aveva messo in piedi degli affari sul web, raccolte fondi per costruire una chiesa e poi un’altra raccolta fondi per gli animali del suo quartiere, ma della chiesa e degli animali non si seppe mai niente. Una ragazza intraprendente. Anche lei provò il grande salto sui social e su uno di questi, Instagram, iniziò a parlare di ricette e alimentazione sana, senza glutine, salutare, arrivando a creare anche un’app: “The Whole Pantry”. Il pubblico sempre più numeroso la fece diventare quello che oggi si chiama “influencer”, era talmente seguita e famosa che tutti pendevano dalle sue labbra. Quale sarà la nuova ricetta di Belle? Cosa conviene mangiare per prepararsi all’estate, cosa è meglio fare degli scarti dell’insalata? E Belle consigliava, sorrideva, annuiva. E parlava di attività fisica, di medicine, di complotti mondiali e contro i vaccini.
Arrivarono contratti pubblicitari, soldi e fama. E libri, interviste e premi. Era un momento di successo incredibile. Qualcuno dice che fu un caso, altri dicono che fu proprio l’aver conosciuto la storia di Jessica Ainscough che fece scattare qualcosa nella mente di Belle. Annunciò una tragedia, si era ammalata gravemente.
Disse di avere un tumore al cervello, numerosi ictus e disturbi importanti, disse anche di essere stata operata al cuore e di essere stata rianimata diverse volte. E iniziò la sua “cura”. La stessa cura di Jessica: negli Stati Uniti la chiamano “terapia Gerson”, dal nome del guaritore che la inventò. Viene offerta in molte cliniche private americane, ma in Messico, ai confini con gli USA perché negli Stati Uniti non si potrebbe fare. Estratti di frutta e verdura, alimentazione leggera e clisteri di caffè, un toccasana che cura tutto, persino i tumori.
E Belle disse che dopo essere guarita dal tumore cerebrale ne erano arrivati altri, al sangue, ai reni, fegato e utero. Ma lei era tranquilla, conosceva la cura Gerson che consigliava nei suoi video e nei convegni. Ne parlava anche in TV e così sempre più persone seguivano i suoi consigli, entusiasmate da quella coraggiosa ragazza già guarita e sulla buona strada per la seconda volta. Quale esempio più chiaro di “influencer”? Se nel momento più drammatico della tua vita, invece di fidarti degli esperti e di curarti come si fa nel mondo, ti fidi di una inesperta che vende frullati su Instagram sei stata influenzata. In maniera diabolica, certo ma sei come ipnotizzata, convinta di essere sulla strada giusta quando invece stai scivolando nel burrone.
Belle è ormai famosissima, aiuta enti benefici, aiuta bambini malati, promette che tutti i proventi derivanti dalla sua applicazione di ricette e dal suo libro saranno devoluti in beneficenza. Solo che poi succede che il bambino malato che doveva ricevere i soldi per le cure muore e la mamma racconta che quei soldi non sono mai arrivati. Così anche l’associazione di volontariato che doveva ricevere una donazione rivela di non averla mai ricevuta. Belle smentisce e smentisce tante altre voci che si susseguono e che gettano più di un sospetto sulla sua buonafede.
Nell’aprile del 2015 Belle Gibson confessa di essersi inventata tutto. Non ha mai avuto un cancro, non ha mai curato nulla, non è mai guarita da nulla e ha fatto tutto per soldi e fama. Convincendo migliaia di persone disperate che le credevano ad abbandonare le cure vere per usare frullati e clisteri miracolosi.
La legge condannò Gibson a pagare una sanzione e risarcire alcune associazioni che l’avevano denunciata: migliaia di dollari, ma certamente una briciola per quanto aveva guadagnato da questa storia. A oggi non ha pagato nulla e vive ricca e felice nella sua villa blindata di Melbourne.
Ecco quella strada suadente, affascinante e invitante che attira chi è disperato. Ci vuole forza per tirarsene fuori e per rifiutare e allora per un attimo pensiamo a tutte le persone, scrittori, opinionisti, associazioni, medici, esperti che avvertono di tenere duro, di non cedere alle promesse dei ciarlatani, di fidarsi della scienza e della medicina. Posizioni sicuramente impopolari, molto più semplice vendere illusioni; ma nella vita c’è un fattore morale che ti invita a scegliere la realtà, la verità e non la menzogna. Perché a volte ci sono poche speranze, ma se ce n’è una è nella scienza, non sui social.
