Le pere della Valle d’Aosta: quando la pseudoscienza finanziata dalla Regione arriva nei supermercati
Da qualche mese sono in vendita in un ipermercato della Valle d’Aosta delle pere coltivate con una procedura improbabile. Le pere sarebbero trattate con un’acqua che “memorizza” le informazioni delle sostanze con cui è entrata in contatto. Quello della memoria dell’acqua è un concetto pseudoscientifico, più volte smentito [1], che sfida le leggi conosciute della fisica e della chimica.
Per capire come si è arrivati alle pere valdostane, bisogna fare un passo indietro. Nel 2022 la Regione Valle d’Aosta ha affidato a un’azienda cuneese una sperimentazione sul campo presso il proprio Centro dimostrativo agricolo e sperimentale di Saint-Marcel. Il provvedimento non specificava le caratteristiche tecniche del prodotto testato, ma solo una sigla, dalla quale si è potuti risalire alla definizione del produttore rispetto alla tecnologia utilizzata:
«processo di informatizzazione dell’acqua mediante specifiche lunghezze d’onda».
L’unica pubblicazione a sostegno di questa tecnica è apparsa nel 2022 sulla rivista Water. [2] Si tratta di una rivista online che pubblica solo articoli a pagamento, ma che non compare nei principali database scientifici internazionali (per esempio Scopus o Web of Science) che raccolgono le riviste scientifiche accreditate. Da quando è uscito, l’articolo ha ricevuto zero citazioni, segno del disinteresse con cui è stato accolto dalla comunità scientifica, nonostante le sue straordinarie promesse.
Uno degli autori dell’articolo, Luciano Gastaldi, si dichiara responsabile scientifico della società che ha ricevuto l’autorizzazione dalla Regione Valle d’Aosta. Nell’articolo si parla di “nanoassociati” e «computerizzazione del fluido» senza fornire definizioni chiare né spiegazioni sperimentali verificabili. L’articolo contiene anche errori grossolani, come l’attribuzione a Linus Pauling di un inesistente Premio Nobel per la fisica per il
«principio del comportamento diamagnetico della molecola d’acqua e la conseguente aggregazione in macromolecole».
Pauling, in realtà, ricevette il Nobel per la chimica nel 1954 per le sue ricerche sulla natura del legame chimico e quello per la pace nel 1962.
Gastaldi era apparso l’anno precedente in un servizio del TGR Leonardo, testata di divulgazione scientifica della Rai. Anche in quell’occasione si era fatto riferimento a improbabili proprietà dell’acqua (“Acqua del rubinetto che, esposta a campi magnetici, si comporta come se contenesse rame, anche se non c’è” aveva spiegato una redattrice della testata). Il tutto senza offrire alcuna prova effettiva, come ha spiegato Silvano Fuso in un articolo pubblicato su Query online [3].
Nonostante la mancanza di una base scientifica che sostenga le straordinarie affermazioni dei promotori di questa tecnologia, la promozione dell’acqua “informatizzata” è proseguita nel 2024 con una serie di conferenze pubbliche anche presso il salone del Palazzo regionale ad Aosta, e sui banchi dell’ipermercato sono comparse le pere di cui abbiamo detto all’inizio.
Per raccontare questa incredibile vicenda, Paolo Ciambi, coordinatore del Gruppo CICAP Valle d’Aosta, ha scritto nel marzo di quest’anno un articolo su Gazzetta Matin, il più diffuso settimanale locale, intervistando lo stesso Fuso. Dopo la pubblicazione del pezzo, sulla testata è comparsa una replica, con interviste a Gastaldi e Ugo Lini, tecnico del Centro agricolo regionale di Saint-Marcel dove da tre anni si svolge la sperimentazione finanziata con soldi pubblici. Ancora una volta Gastaldi ha parlato delle promesse del suo metodo, su cui nel frattempo ha scritto un libro, senza offrire alcuna pubblicazione scientifica a supporto.
Il tecnico regionale ha ammesso che
“il mondo scientifico è alquanto diffidente e ritiene che l’acqua non abbia memoria”.
Egli sostiene che i suoi test abbiano prodotto dei risultati, ma neppure lui, passati tre anni, ha potuto portare dei dati scientificamente validati.
In attesa di prove di efficacia in agricoltura, lo stesso metodo viene promosso dalla società diretta da Gastaldi per vendere prodotti di cosmesi e soluzioni che potenzierebbero le prestazioni sportive, anche in questo caso senza adeguate evidenze di un effettivo funzionamento.
La storia che abbiamo raccontato è, nel suo piccolo, emblematica di un cattivo rapporto tra mondo dell’informazione, interessi economici e decisori politici. Il servizio di TGR Leonardo ha contribuito a dare notorietà nazionale ad affermazioni che non erano sostenute da alcuna prova. La Regione Valle d’Aosta ha conferito legittimità alla sperimentazione di un metodo i cui presupposti contraddicono le basi note della fisica e della chimica. E questo ha ulteriormente favorito la diffusione e la notorietà di quel metodo, fino ad arrivare sugli scaffali di un supermercato.
Merita di essere anche sottolineato che la sfiducia del mondo scientifico verso le promesse di quest’acqua informatizzata – che viene riconosciuta da tutti i protagonisti della vicenda – non venga considerata un problema, un dato da cui partire per esercitare un sano scetticismo e per chiedere o cercare delle prove rigorose. Il fatto che una comunità scientifica nel suo insieme consideri pseudoscienza il concetto di memoria dell’acqua dovrebbe infatti costituire un campanello di allarme, di cui tutti – giornalisti, decisori politici, cittadini – dovremmo essere consapevoli.
Questo è particolarmente rilevante quando sono in gioco delle decisioni politiche, che riguardano il modo in cui una società tratta le questioni rilevanti e di pubblico interesse. La vicenda che abbiamo presentato in questo articolo segnala invece un problema da questo punto di vista. È necessario immaginare degli strumenti nuovi, che siano in grado di favorire un dialogo utile tra chi fa ricerca scientifica e chi prende decisioni politiche e grazie al quale sia possibile assumere scelte pienamente informate e responsabili.
Le decisioni politiche non guardano solo al lato tecnico delle questioni, ma si basano anche su considerazioni relative ad aspetti sociali e valoriali. È però fondamentale che il lato tecnico sia ben noto e compreso da chi deve assumere quelle decisioni responsabilmente. E questo, data anche l’enorme specializzazione della conoscenza scientifica, rende necessario potersi avvalere di consulenze specifiche e puntuali da parte di chi fa ricerca in un certo ambito, che possano chiarire in maniera efficace qual è lo stato della conoscenza e offrire risposte ai quesiti e ai dubbi di chi legifera. Affinché queste conoscenze siano fruibili è inoltre vitale che siano comprensibili ai non specialisti, quindi per esempio mediate da divulgatori scientifici che siano competenti negli specifici ambiti di cui trattano e che fungano da interpreti e da guardiani di tale conoscenza.
In un contesto economico in cui l’innovazione in agricoltura si rivela cruciale, è infatti essenziale distinguere tra ricerca basata su evidenze scientifiche e affermazioni prive di fondamento. Il rischio, altrimenti, è quello di sostenere pratiche di efficacia non dimostrata attraverso fondi pubblici, con potenziali ripercussioni anche sulla credibilità delle istituzioni.
Note
- [1] Beauvais, F. (2021). “Memory of water experiments explained with no role assigned to water: Pattern expectation after classical conditioning of the experimenter”. Explore, 17(2), 130-140.
- [2] https://waterjournal.org/special-edition/gastaldi/
- [3] https://www.queryonline.it/2021/06/04/acqua-magnetizzata-al-tgr-leonardo/
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