Acqua, miliardi e omeopatia

Articolo di Vincenzo Palermo*

Secondo voi l’omeopatia funziona o no?

Non voglio qui discutere dell’ omeopatia in generale: è già stata oggetto di tanti dibattiti e litigi su altre riviste e su centinaia di siti online. Voglio però raccontarvi una storia di scienza spesso usata a supporto dell’omeopatia. È una storia affascinante, e sarebbe anche divertente se non andasse a toccare passioni e interessi fortissimi.

Nel 1997 l’editore di Nature, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo, riceve un articolo sconcertante. L’articolo studia l’effetto sui globuli bianchi di una soluzione di anticorpi in acqua. Secondo i risultati, la soluzione continua ad avere un effetto visibile anche quando è estremamente diluita. La cosa sorprendente è che si vedono effetti anche dopo aver diluito mille miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte!!! Dopo una diluizione simile, l’acqua è perfettamente pura, non contiene più neanche una singola molecola dell’anticorpo iniziale.

SE l’articolo è corretto, vuol dire che l’acqua conserva in qualche modo una “memoria” delle molecole che ha contenuto, e delle loro proprietà medicinali.

L’autore principale dell’articolo è un immunologo francese, Jacques Benveniste. Anche se cronache successive tendono a descriverlo come un rivoluzionario ribelle, Benveniste è in realtà uno scienziato ben integrato nel sistema, stimato dalla comunità scientifica e direttore di una sezione di Parigi dell’Istituto Nazionale di Sanità e Ricerche Mediche (INSERM). L’articolo di Benveniste sembra ben scritto e coerente.

Il cauto commento che l’editor di “Nature” inserì alla fine dell’articolo sulla memoria dell’acqua. (“Nature”, vol. 333, 30 giugno 1988).

John Maddox, l’editore di Nature, è molto cauto. Pubblicare l’articolo significa dare un formidabile appoggio ai milioni di sostenitori dell’omeopatia,  la medicina alternativa nata nel 1796, che cercano da duecento anni di dimostrare scientificamente che l’omeopatia funziona. Maddox teme che l’articolo sia sfruttato per fini commerciali dalle ditte che vendono prodotti omeopatici.

Dopo molte discussioni, Maddox decide di pubblicare l’articolo. A differenza di quanto spesso si crede, la pubblicazione di un risultato su una rivista scientifica non significa che questo sia vero. La valutazione è fatta con l’aiuto di scienziati esperti (anonimi) che possono giudicare solo se i dati sono originali e coerenti, non se sono veri o falsi. Per capire se una scoperta scientifica è davvero reale, bisogna aspettare che l’esperimento sia ripetuto da tanti laboratori indipendenti tra loro.

John Maddox, l’editor di Nature, decide di fare qualcosa di mai fatto prima; chiede a Benveniste di ripetere questi esperimenti sensazionali sotto il controllo di osservatori esterni. Benveniste accetta la sfida. La commissione di controllo che arriva a Parigi nel luglio del 1988 è composta da John Maddox, Walter Stewart (un esperto di errori scientifici) e James Randi, il celeberrimo mentalista esperto nello smascherare trucchi.

Il gruppo controlla le procedure e i libri di laboratorio di Benveniste, trovando subito qualche problema. I ricercatori riferiscono che, a volte, l’acqua “omeopatica” non funziona per mesi interi, dando risultati uguali all’acqua normale. Inoltre, l’acqua funziona più spesso quando è testata da un particolare scienziato del laboratorio, la dottoressa Elisabeth Davenas. Nessuno del gruppo di Benveniste sa spiegare perché; i dati negativi, però, sono stati scartati a priori, e non appaiono nelle statistiche dell’articolo pubblicato su Nature.

Comunque i primi esperimenti, ripetuti sotto gli occhi di Maddox & c., danno risultati positivi; il metodo sembra funzionare!

Per avere una risposta chiara e definitiva, gli esperti propongono di fare un cosiddetto “esperimento cieco”. È una procedura usata spesso in medicina, per evitare che scienziati troppo ottimisti vedano effetti positivi dove non ci sono.

Schema dell’esperimento “cieco” imposto dall’editor di Nature al laboratorio di Benveniste.

Nell’esperimento, gli scienziati francesi preparano fialette con acqua “omeopatica” (che è stata cioè a contatto con gli anticorpi e poi diluita) e fialette di acqua “normale”. Poi, i giudici esterni danno un codice casuale e segreto alle fiale, mescolandole a caso. In questo modo, gli scienziati che fanno il test non sanno quali sono i campioni “veri” e quali invece sono solo campioni di riferimento. I codici segreti sono messi in una busta che James Randi incolla al soffitto del laboratorio con un nastro a prova di manomissione.

Il venerdì, alla fine di una settimana di duro lavoro e attriti continui tra giudici e scienziati, si confrontano i risultati degli esperimenti con i codici delle fiale. Benveniste è così sicuro di sé che ha ordinato una cassa di champagne e chiamato un fotografo per celebrare la vittoria. Le bottiglie però rimarranno intatte; non c’è nessun brindisi di festeggiamento, perché il risultato degli esperimenti ciechi è crudele. Non c’è nessuna differenza tra la soluzione di anticorpi “diluita” e l’acqua normale.

Maddox pubblica un rapporto su Nature spiegando in dettaglio gli esperimenti fatti e i risultati negativi. Tra l’altro, viene fuori che due ricercatori del gruppo di Benveniste sono pagati direttamente da una grande ditta di omeopatia, la Boiron. Seguono infinite polemiche. Benveniste incolpa per il risultato negativo il clima creato dai giudici in laboratorio, e la loro scarsa esperienza in biologia.

Negli anni successivi altri gruppi provano a replicare gli esperimenti, ma sempre con esito negativo. Questo però non impedisce che le paure di Maddox diventino realtà: l’articolo di Nature comincia a essere usato come una prova scientifica che l’omeopatia funziona. Il solo Youtube, ad esempio, ha centinaia di video che parlano, più o meno seriamente, di Benveniste e dei suoi risultati.

La storia di Benveniste, e tutte le prove successive dimostrano che è impossibile per chiunque distinguere i medicinali omeopatici dall’acqua pura (perché sono acqua). Questo però non ha mai convinto e non convincerà mai i sostenitori dell’omeopatia, che vedono Benveniste come uno scienziato ribelle schiacciato dalla “falange” accademica per timore che l’acqua “informata” sostituisca le medicine convenzionali. Le industrie omeopatiche sono spesso multinazionali con un mercato enorme: la sola Boiron ha dichiarato vendite per circa 260 milioni di euro per il 2014. I prodotti omeopatici hanno un vantaggio importante sulle altre medicine: possono saltare molti controlli perché non hanno effetti dannosi o controindicazioni.

Perché sono acqua.

Se vi capita d’incontrare un sostenitore dell’omeopatia non provate a usare la storia di Benveniste e della memoria dell’acqua per convincerlo: non servirà. Potreste però tentare anche voi la stessa procedura di Maddox e soci. Provate a proporre, a chi garantisce l’efficacia di un prodotto omeopatico, un esperimento alla cieca come quello proposto a Benveniste.

È come chiedere a un appassionato di astrologia di riconoscere il suo oroscopo, mescolato alla cieca con altri di tutti gli altri segni, ascendenti, eccetera.

Provate, magari funziona.

Vincenzo Palermo lavora al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove monta assieme atomi e molecole per creare nuovi materiali. Ha pubblicato La versione di Albert (2015), un libro sulla vita e le idee di Albert Einstein, e Newton, la mela e Dio (2016) sulla vita di Isaac Newton.

Articolo pubblicato in formato cartaceo su Sapere. Immagine in evidenza: Wikimedia Commons – Di Jernej Furman

3 thoughts on “Acqua, miliardi e omeopatia

  • 11 Aprile 2021 in 12:48
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    Ottimo articolo, ben scritto e documentato. Importante il link al rapporto su Nature che smonta le tesi cervellotice dello pseudo-scienziato Benveniste. Ho detto “pseudo” perché dai tempi di Galilei l’approccio di uno scienziato all’incremento della conoscenza sul mondo fisico è cercare di scoprire quali sono le leggi di natura che governano determinati fenomeni e non quello di forzare gli esiti di alcuni esperimenti per supportare tesi precostituite, come faceva Benveniste.
    La conclusione “Provate, magari funziona” per quanto lodevole nelle intenzioni è invece destinata al fallimento: sostenitori dell’omeopatia, appassionati di astrologia e creduloni vari non sono convincibili con argomenti o prove razionali per quanto ben congegnate (d’altronde neanche Benveniste si arrese al verdetto della commissione di controllo…) perché le loro credenze sono frutto di “meccanismi di difesa” tesi a preservare l’integrità mentale di fronte a situazioni che creano ansietà o conflitti psichici, vissute come pericolose o disturbanti. E’ questa origine emotiva che le rende inscalfibili anche dalle prove più evidenti che, se accettate, provocherebbero il “crollo psichico” dell’Io. Quelli più comuni nel campo della credulità sono negazione/diniego, razionalizzazione, aggressività passiva e fantasie paranoidi.

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  • 12 Aprile 2021 in 13:33
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    Caro Vincenzo, nel Tuo articolo manca ogni riferimento alla “prova della scala” di J.Randi che è sempre riportata da ogni Scettico a riprova che Benveniste e la sua squadra baravano al giuoco. E’ presente in uno scritto di Med Bunker di Salvo Di Grazia (Omeopatia, l’ incredibile caso del Dr. Benveniste, III parte)

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  • 12 Aprile 2021 in 15:43
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    ” la sola Boiron ha dichiarato vendite per circa 260 milioni di euro per il 2014. ” Sarà anche vero, ma allora è molto strano che solo due anni dopo abbia raggiunto i 610 milioni di Euro. E il tutto con il famoso studio Australiano NHMRC pubblicato a Marzo 2015, che avrebbe dovuto affossare per tutti i secoli dei secoli l’ Omeopatia. Comunque, caro H. _ D. non Ti perdere d’ animo: la Pfizer ha fatturato, nel 2016, 26 miliardi di dollari, cento volte tanto, solo nel mercato USA. Come “multinazionale con mercato enorme” mi sembra un tantinello ridicola, la Boiron.

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