5 Luglio 2026
I segreti dei Serial Killer

Il rapporto tra un serial killer e la propria famiglia: la storia di Ed Kemper

di Marianna Cuccuru

“Il matricidio è probabilmente il più atroce di tutti i delitti, ed immenso è il rimorso di chi lo ha commesso”. Dottor Richmond, in Psycho, A. Hitchcock, 1960 

Questo articolo è dedicato a Laura Scaramozzino, amica e scrittrice di talento.

La seconda metà del Novecento viene spesso ricordata come l’“Età dell’oro” dei serial killer, ovvero il periodo storico con il più alto tasso di seriali noti in attività, in particolar modo negli Stati Uniti. Tra i protagonisti di questa epoca, dopo i celeberrimi Ted Bundy, Zodiac o Charles Manson, Edmund Kemper occupa senza dubbio un posto di rilievo in questa triste nomenclatura. Il rapporto morboso e perverso con la madre abusante, così emblematico in tanti seriali, ha un ruolo decisamente peculiare nella lunga serie di delitti perpetrati da Kemper.

Ambizioni frustrate

Ed Kemper nasce il 18 dicembre 1948 da Edmund Junior e da Clarnell Stage. Il padre si era arruolato nell’esercito subito dopo il liceo, nel 1939. Due anni dopo, gli Stati Uniti entrano nella Seconda Guerra Mondiale e Edmund entra nella Brigata del Diavolo, un’unità speciale composta da soldati scelti statunitensi e canadesi. Raggiunge il grado di sergente maggiore, dimostrando grande tenacia e voglia di emergere. Nel 1942 sposa Clarnell, estremamente ambiziosa e volitiva. La donna ha mostrato il suo carattere forte e la sua autorevolezza in diverse attività a cui aveva preso parte durante il liceo e il college: club del libro, Girl Scout, serate di beneficenza, orchestra scolastica. Dopo il college, inizia a lavorare nel recupero crediti, riuscendo a fare carriera nell’Internal Revenue Service, nel Montana.

Da Edmund, Clarnell si aspettava moltissimo durante il fidanzamento e aveva sperato di condurre una vita agiata e con un alto status sociale come moglie di militare e donna in carriera. La guerra costringe la famiglia a diversi spostamenti all’estero e tiene molto tempo Edmund lontano da casa. 

Nel 1943 nasce la prima figlia della coppia, Susan. La famiglia torna unita solo nel 1946, trasferendosi in California. Due anni dopo nasce Edmund Emil Kemper III, detto Ed. In seguito avranno una terza figlia, Allyn. Edmund sarà sempre un padre assente, sia per l’impegno militare, sia per i rapporti difficili con Clarnell.

I combattimenti a cui l’uomo prende parte sono lunghi e traumatici. Come molti soldati, anch’egli riporta i segni fisici e psichici degli orrori vissuti in battaglia, che gli strappano via la serenità, rendendolo soggetto a crisi depressive. In questi anni non esiste ancora l’idea che i veterani di guerra vadano aiutati psicologicamente, né il concetto di disturbo da stress post traumatico. Edmund, come tutti i suoi commilitoni, crede che i drammi che ha vissuto rientrino nella normale vita da soldato e che debba semplicemente dimenticarli. 

Questi problemi e le ambizioni frustrate della moglie rendono molto difficile la vita familiare. Una volta congedato, Edmund passa a un lavoro da elettricista. Clarnell, che reputa quell’impiego troppo umile, avrebbe voluto che il marito si laureasse, ma l’uomo non riesce a proseguire gli studi. La situazione rende Clarnell sempre più aggressiva e di ciò ne risente molto il suo ruolo materno. Edmund diventa un marito e un padre sempre più distante. 

Questa crisi li porta a una sofferta separazione, a cui segue il divorzio. Entrambi si risposeranno, Clarnell avrà altri due mariti, ma in seguito preferirà restare sola.

Commentando il matrimonio con la donna, Edmund affermerà qualcosa di molto forte:

“Le missioni suicide in guerra e i test della bomba atomica non erano nulla in confronto a vivere con lei”. [1]

Il loro unico figlio maschio, Ed, è un bambino intelligente e sensibile. Inizia a mostrare problemi comportamentali fin da piccolo, in particolare mostra un aspetto ricorrente nell’infanzia di molti seriali, ovvero la crudeltà sugli animali o zoosadismo. Questo comportamento, insieme alla piromania e l’enuresi notturna oltre l’infanzia, sono parte della cosiddetta Triade di Macdonald. Questi tre elementi non hanno un potere predittivo in senso stretto, ma sono un indicatore preoccupante. [2]

Ed infatti uccide ben due gatti di famiglia e quando gli regalano un fucile passa il tempo a sparare agli uccelli e agli animali selvatici. Negli anni dell’infanzia e adolescenza di Ed, la madre sfoga tutte le sue insoddisfazioni su di lui, come fosse un sostituto dell’odiato ex marito, che a suo parere era stato un fallimento. Anche le sorelle si alleano con la madre nel maltrattamento del fratello, che di tutta risposta passa il tempo a tagliare la testa delle loro Barbie.

La slatentizzazione della sessualità in queste circostanze ha coinciso con la rivelazione di una marcata tendenza necrofila. Di fronte a una ragazza attraente, le fantasie di Ed vertono sia su un’eventuale relazione sia sulla decapitazione e lo smembramento della giovane ignara. L’odio per la madre non fa che crescere, alimentato da umiliazioni e punizioni inflitte dalla donna che ad esempio obbliga il figlio a dormire in cantina, cosa che lui detesta. Clarnell teme che il figlio molesti sessualmente le sorelle e per questo cerca di isolarlo.

La questione delle madri dei serial killer è molto dibattuta in criminologia, oltre che esplorata ampiamente dai film sul tema, anche prima di Psycho, ispirato al “Macellaio di Plainfield” Ed Gein. Naturalmente il ruolo materno è fondamentale nella crescita, ma spesso viene arbitrariamente esclusa l’influenza (o la mancata influenza) paterna: un padre assente o rifiutante come Edmund, che non è stato in grado di intervenire nel rapporto burrascoso tra la ex moglie e il figlio e che ha scelto di farsi un’altra famiglia, ha contribuito all’abbandono di Ed nelle mani di una madre abusante.

La docente universitaria inglese Elizabeth Yardley si è occupata a lungo del rapporto tra i seriali e le loro madri e ha partecipato anche come consulente a una popolare trasmissione televisiva, chiamata provocatoriamente “È colpa della mamma?”. Secondo la studiosa, la madre di Kemper è un’anti-madre. [3] Questa categoria comprende donne, spesso vittime di abusi durante l’infanzia, che perpetrano atti di crudeltà o di incuria nei confronti dei figli, riversando su di loro rabbia, odio e frustrazione. Questo atteggiamento ha spesso come vittima uno solo dei figli, in questo caso l’unico maschio, mentre gli altri sono involontari complici della madre, in quanto normalizzano il trattamento riservato al fratello “capro espiatorio”.

“Mi chiedevo come sarebbe stato sparare alla nonna…”

Nel 1963, Ed non resiste più e scappa di casa, raggiungendo il padre e la sua nuova famiglia. Edmund però non ha alcuna intenzione di tenerlo con sé, probabilmente lo vede solo come un adolescente problematico, che rappresenta un legame con la sua tirannica ex moglie. La soluzione che trova è di lasciarlo a vivere con i suoi genitori, ovvero i nonni di Ed, Maude Hughey, scrittrice per ragazzi, e Edmund Emil Senior. I coniugi vivono in California, in una grande fattoria a North Fork.

Ed viene iscritto al liceo locale, aiuta i nonni col bestiame e ha un fucile personale per cacciare la selvaggina. Sembra che il cambio di vita gli abbia dato più serenità. Dopo una visita estiva alla madre, tuttavia, torna alla fattoria pieno di rabbia e di odio.

Il 27 agosto 1964 Ed è solo con la nonna, che è intenta a correggere un suo manoscritto. Il giovane prende il suo fucile calibro 22 e le spara alla nuca per due volte. In seguito, la pugnala per essere sicuro della sua morte. Le copre la testa con un telo, la nasconde in camera da letto e attende pazientemente che torni nonno Edmund, che era a far spese in città. Quando arriva alla fattoria, il nipote gli va incontro come per aiutarlo a scaricare l’auto, ma appena il nonno si volta, Ed gli spara alla schiena a meno di un metro di distanza.

Il duplice delitto, per quanto brutale, mostra un perverso senso di pietà: Ed fa in modo che i nonni muoiano rapidamente, senza quasi accorgersene, ed evita che il nonno scopra il cadavere di Maude, che viene “rispettosamente” coperto da un telo e ricomposto. I corpi non subiscono overkilling o mutilazioni post mortem.

Il passo successivo di Ed è di telefonare alla madre, confessando tutto. Questo gesto sembra una aperta sfida, come volesse dire: hai visto a che punto sono arrivato, per colpa tua? Hai visto di cosa sono capace? Avrei dovuto farlo a te.

Gli anni successivi Ed li passa in ospedale psichiatrico ad Atascadero. È un detenuto collaborativo, molto sveglio, che impressiona favorevolmente il dottor Vanasek, lo psicologo che lo segue nell’istituto. Il giovane assassino capisce che la cosa migliore è mostrarsi disponibile e non aggressivo. La sua detenzione, in quanto trattato come minorenne e non come un adulto, termina dopo sei anni, col suo ventunesimo compleanno, nel 1969. Kemper è diventato un uomo gigantesco, molto robusto e alto due metri, come il padre. Una volta libero, va a vivere con la madre a Santa Cruz. Segue le sedute psichiatriche obbligatorie, senza saltarne nemmeno una.

In seguito va a vivere da solo vicino a San Francisco, ma la madre è una presenza perenne, invadente, giudicante. Il desiderio di potere e controllo di Clarnell non trova altro sfogo se non lui.

Dopo un tentativo fallito di entrare in polizia, nonostante l’intervento di Clarnell per rendere di nuovo pulita la fedina penale del figlio, Ed trova lavoro presso il California Highway Department. Tuttavia, l’idea di diventare poliziotto non lo abbandona mai e frequenta i locali dove gli agenti vanno a bere la sera, conosce lo sceriffo. La sua auto è blu, con un’antenna sul tetto, ed è un modello simile a quello in uso alle forze di polizia.[4]

Le fantasie violente di Kemper iniziano ad avere soggetti ben precisi: giovani donne, di buona famiglia e di bell’aspetto. Le ragazze che, secondo la madre, Ed non avrebbe mai potuto avere come fidanzate, diventano oggetto del suo odio. Prende l’abitudine di offrire passaggi a giovani autostoppiste, mostrandosi sempre gentile e affabile, seduttivo e non minaccioso. Gli autostoppisti sono estremamente frequenti in questi anni, anche ragazze benestanti che cercano una vita più avventurosa o che usano i passaggi in auto come mezzo di trasporto.

“Le ho sfrattate dai loro corpi!”

Il 7 maggio del ’72, Ed carica in auto due diciottenni, studentesse del college di Fresno, Anita Luchessa e Mary Ann Pesce. Dopo aver finto di essere cortese e disponibile, cambia improvvisamente atteggiamento. Le porta in un’area deserta e le aggredisce: ammanetta Mary Ann a un sedile e costringe Anita ad entrare nel portabagagli. In seguito, cerca di soffocare Mary Ann con un sacchetto, ma lei riesce a liberarsi. A quel punto, inizia un feroce accoltellamento. Ed in seguito ha riportato come la resistenza della ragazza lo avesse colpito e ha definito i suoi sentimenti per lei come contrastanti: da un lato la rabbia e l’odio, dall’altro una specie di timore reverenziale. La stessa sorte tocca ad Anita, che viene pugnalata molte volte in ogni parte del corpo.

Dopo questo feroce duplice omicidio, Kemper mostra tutta la sua vena necrofila: passa ore a sezionare i corpi, esplorando le sensazioni date dalle viscere estratte e dalle teste separate dai busti. Ciò che prova ha una forte componente sessuale, ma anche elementi di rivalsa, di potere. In seguito, depezza i cadaveri e li seppellisce fuori Santa Cruz, sparpagliando le parti, ma conserva le teste ancora per qualche giorno. 

Le teste sono parti che hanno un forte significato feticistico, dei veri e propri trofei attraverso i quali prolungare le sensazioni date dalle uccisioni. Esse rappresentano il possesso totale delle vittime e la loro deumanizzazione. Ed ritiene che solo con l’omicidio avrebbe potuto avere le ragazze che sua madre reputava per lui irraggiungibili. Dopo la morte e il depezzamento, le ragazze diventano solo bambole nelle sue mani, come le Barbie che Kemper mutilava da bambino. Una sua frase particolarmente nota può esser la sua definizione di questi omicidi:

“Le ho sfrattate dai loro corpi”.

La convinzione di non potere mai avere una donna per “le vie normali” è un elemento comune a molti seriali, ad esempio Harvey Glatman. Egli si reputava orrendo, deforme, e il rifiuto femminile, più immaginario che reale, era per lui intollerabile. In realtà questo tipo di assassini ha un odio tanto profondo per le donne e tante incapacità nella socializzazione da non avere mai significativi contatti con l’altro sesso. Le loro idee sul femminile sono per lo più modellate sul rapporto con la madre e da quello tra i genitori, più che su reali esperienze di rifiuto. Le fantasie violente, basate su bondage e torture, non fanno che accentuare l’oggettivazione delle donne.

Il 14 settembre dello stesso anno Kemper offre un passaggio a una studentessa di danza quindicenne, di origine coreana, Aiko Koo. La giovane subisce la stessa sorte di Mary Ann e Anita e subisce anche una violenza sessuale, sia in vita che post mortem.

Il 9 gennaio 1973, dopo che Ed è tornato a vivere con Clarnell per motivi economici, il medesimo macabro copione si ripete con Cindy Schall. Dopo averla obbligata ad entrare nel bagagliaio, Kemper le spara. L’uomo porta il corpo di Cindy a casa della madre, violentandola post mortem e depezzandola nella vasca da bagno. In seguito, seppellisce la testa della ragazza col viso rivolto verso la casa della madre. Il cerchio si stringe: Clarnell, la prima causa di odio e rancore viene sempre più stretta in un cappio invisibile nella mente di suo figlio. A quanto pare, sarebbe arrivato a dirle, beffardamente: 

“la gente qui intorno ti guarda”. [5]

Nel frattempo, le famiglie delle vittime avevano denunciato la scomparsa delle loro figlie e alcune parti dei corpi erano state ritrovate. Era aperta la caccia all’uomo, ma nessuno avrebbe pensato a Kemper, che andando a bere qualcosa con gli agenti locali a un bar chiamato Jury Room si teneva aggiornato sugli ultimi sviluppi delle indagini.

Il 5 febbraio 1973 altre due autostoppiste hanno la sventura di trovare Kemper sulla loro strada: Rosalind Thorpe e Alice Lin, ventitreenni. Dopo un altro duplice omicidio, lo stupro necrofilo e il depezzamento, i corpi delle due ragazze vengono nascosti nel bagagliaio. Di nuovo, la casa della madre è teatro di una perversa forma di vendetta. Nelle sue ossessioni infantili, Kemper aveva avuto spesso l’immagine di essere ucciso e torturato dalla madre e dalle sorelle: in un certo senso, i delitti sono un’indiretta rivincita rispetto alle violenze psicologiche subite. Come in occasione della strage dei nonni, Ed usa gli omicidi come una rivendicazione di potere e di autoaffermazione.

Le ossessioni di Kemper si fanno sempre più pervasive, medita di uccidere i vicini, di fare stragi eclatanti. Poi, ha come un’epifania: si rende conto che la tanto odiata madre, che per anni ha sempre voluto uccidere, non ha mai capito chi fosse realmente suo figlio. Non uno stupido buono a nulla, ma un feroce assassino e stupratore, che prende con la forza ciò che non può avere in altro modo e che se non riesce a ottenere amore e affetto, può suscitare terrore e dare la morte. È il momento di stringere quel cappio preparato da anni. [6]

Il matricidio

Il 5 aprile 1973, dopo che la madre si è addormentata, Ed mette in pratica le fantasie che lo tormentano da tutta la vita. Non riesce ad affrontarla da sveglia, faccia a faccia, nemmeno in questo ultimo, fatale momento. Kemper colpisce Clarnell alla testa con un martello. In seguito, la donna viene trattata esattamente come le giovani autostoppiste: violentata e smembrata. Ma a Kemper non basta. Decide di fare una telefonata e di invitare una vecchia amica della madre, Sally Hallett. La donna viene aggredita non appena arriva alla casa di Clarnell: Ed la uccide, la violenta e la smembra.

A questo punto, esausto, va a dormire nel letto della madre.

Il giorno dopo si allontana dalla casa materna e vaga in auto per molte ore. Giunto a Pueblo, in Colorado, commette un gesto estremamente raro per un serial killer: si costituisce. Telefona alle autorità di Santa Cruz da una cabina telefonica e confessa. Lui è il Killer delle studentesse che la polizia sta cercando da tempo. Deve fare più telefonate per convincere chi gli ha risposto di non essere un mitomane.

“Possedevo il loro spirito. Le possiedo ancora”

Il processo di Kemper non è particolarmente complesso. L’uomo rende piena confessione e viene dichiarato capace di intendere e di volere. La condanna è a vita, otto ergastoli.

Le sue ammissioni sono veritiere, ma prive di qualsiasi rimorso. Riemerge anzi una sorta di orgoglio per essere diventato un famoso assassino, la sua “affermazione di autorità”, per dirla con le sue parole. Il suo caso è molto anomalo, poiché la scia dei delitti di Kemper inizia e finisce in famiglia. Una volta “chiuso il cerchio”, è come se Ed avesse portato a termine una missione, dando volontariamente inizio alla seconda parte, come in un film, ovvero la costruzione del mito. Tutto il mondo deve sapere chi è e cosa è stato in grado di fare il figlio “buono a nulla” di Clarnell Stage.

I suoi numerosi racconti, spesso a metà tra la confessione e la provocazione, hanno un tono beffardo, crudelmente ironico, per spaventare ed affascinare l’interlocutore. Tra i tanti dettagli da lui riportati, il più significativo ed eloquente è probabilmente uno che riguarda l’omicidio della madre, punto cardine della sua carriera criminale: Kemper riferisce che, mentre smembrava il corpo materno, ha estratto la laringe dalla gola di Clarnell. Ha cercato di distruggerla nel tritarifiuti sotto il lavello della cucina, per far simbolicamente “tacere” la madre per sempre, ma la laringe non veniva inghiottita dal tubo di scarico. Kemper in quel momento ha pensato che la madre non avrebbe smesso di criticarlo nemmeno da morta. [7]

Le studentesse, oltre a uno sfogo per la sua necrofilia violenta, sono state per lui quelle che la vittimologia definisce vittime trasversali, ovvero che rappresentano qualcuno che l’assassino odia, ma che è impossibile o difficile da colpire. In questo caso, Ed sa bene che è la madre la persona a cui pensava durante i suoi crimini. È lei oggetto e origine del suo odio. E il ciclo di morte deve concludersi con lei.

Ad oggi, Kemper è detenuto a Folsom. Ha avuto come compagni di prigionia altri celebri seriali, come Herbert Mullin. Rilascia interviste, gli piace interpretare la parte del killer famoso, oggetto di interesse per psichiatri, scrittori, giornalisti e criminologi di tutto il mondo. Nel luglio 2024 gli è stata negata la libertà sulla parola, per l’ennesima volta.

Note

  • [1] P. Vronsky, American serial killers. Gli anni dell’epidemia, Nua Edizioni, Milano 2023.
  • [2] V. Mastronardi, R. De Luca, Serial killer, Newton Compton, Roma 2006
  • [3] R. de Luca, Il grande libro dei serial killer, Newton Compton, Roma 2024.
  • [4] P. Vronsky, American serial killers. Gli anni dell’epidemia, Nua Edizioni, Milano 2023.
  • [5] M. Newton, Il dizionario dei serial killer, Newton Compton, Roma 2005.
  • [6] B. Innes, Serial killer, White Star Edizioni, Novara 2006.
  • [7] C. Lucarelli, M. Picozzi, Serial killer, Mondadori, Milano 2007.

Marianna Cuccuru

Laureata in scienze dell' Educazione, studia da molti anni il fenomeno dei serial killer. Ha tenuto lezioni sul tema presso l'università dell'Insubria e per l'associazione Fidapa di Varese.