I giorni finali di QAnon

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

La drammatica accelerazione della situazione politica americana iniziata il 6 gennaio ha suscitato un’ondata di voci di ogni genere fra i complottisti e gli ambienti di estrema destra di quel Paese (ma anche da noi). Non si tratta certo di novità: fatte le dovute proporzioni e differenze, al centro di molte fra queste dicerie c’era un’ipotesi già proposta in passato: la prossima proclamazione della legge marziale da parte di Trump. Secondo alcuni scambi postati su gruppi italiani legati a QAnon, il giorno più gettonato per questo “atto finale” del conflitto apocalittico in corso era mercoledì 13 gennaio: dunque, ad una sola settimana dalla fine del suo mandato, e proprio mentre la Camera decideva il suo impeachment. Anche quella data, tanto per cambiare, è trascorsa senza niente del genere, e il 14 Trump ha reso pubblico un tardivo messaggio nel quale, forse anche per tutelarsi da future azioni legali contro di lui, chiedeva di astenersi da nuovi atti di violenza.

QAnon è una teoria del complotto nata in rete nel 2017 per la quale il mondo sarebbe governato in segreto da una “cabala”, una setta di pedofili satanisti alla quale apparterrebbero i VIP di Hollywood, numerosi esponenti del Partito democratico americano, banchieri, giornalisti e grandi compagnie del settore telecomunicazioni. Solo un uomo sarebbe in grado di contrastarli grazie al Piano, una macchinosa sequenza di eventi che porterà alla resa dei conti finale, con l’arresto dei malvagi e la gloria dei buoni. Quell’uomo è, secondo QAnon, nient’altri che Donald Trump, a cui il deep state (cioè, i poteri occulti) hanno “rubato le elezioni”, tramite una serie di frodi e macchinazioni (l’Italia, per la cronaca, in tutto ciò avrebbero svolto un ruolo di primo piano). Sul fenomeno QAnon abbiamo già scritto per Query Online due articoli, che potete leggere qui e qui. Alcune delle persone presenti all’assalto a Capitol Hill erano senza dubbi seguaci di questa teoria (fra loro, due delle donne morte durante gli scontri). 

Anche le voci sulla prossima proclamazione della legge marziale rientrano in questo filone più o meno apocalittico, pieno di profezie su imminenti azioni militari (ovviamente mai materializzatesi): tra la maggior parte degli aderenti a QAnon sembra evidente che quelli che stiamo vivendo sono i giorni finali, quelli in cui tutto si compirà. Le pedine sono state piazzate sulla scacchiera, deve solo arrivare la mossa definitiva. La sconfitta della Cabala è imminente, il ripristino del “vero” risultato delle elezioni questione di giorni. 

D’altra parte, le contromisure messe in atto dai poteri pubblici e dalle grandi compagnie del settore della comunicazione dopo l’attacco al Congresso sono senza precedenti. I tentativi di limitare gli scambi fra gruppi estremisti e segmenti dell’elettorato trumpiano ritenuti a rischio di comportamenti violenti sono culminati, fra venerdì 8 e martedì 12 gennaio, nella chiusura di 70.000 account Twitter di area QAnon e nella sospensione dello stesso account del presidente uscente. 

Quasi negli stessi momenti, Parler, ormai uno dei social preferiti da chi si riconosce nella alt-right americana e nel mondo cospirazionista, veniva rimosso dagli stores Apple, Google e Amazon, per andare poi offline. In questo modo, un gran numero di utenti che sentiva minacciata la propria libertà di esprimere sentimenti anti-sistema è passato ad alternative come CloutHub e, forse ancor di più, a Gab. Circa quest’ultimo social, è frequentato in maniera massiccia da neonazisti e suprematisti: il suo fondatore Andrew Torba, quando lo creò nel 2016, lo descrisse come la risposta ideale “al monopolio integrale della sinistra sui grandi social”.

In contemporanea con questi eventi, secondo la NBC, si è diffuso a macchia d’olio un messaggio che chiedeva agli utenti di non scaricare un futuro aggiornamento delle app di messaggeria (o di bloccare tout court l’aggiornamento automatico del sistema): avrebbe impedito la ricezione di un messaggio straordinario inviato dal presidente Trump attraverso la rete di comunicazione d’emergenza (EAS, Emergency Alert System). L’appello sembra aver raggiunto molte persone grazie al passaparola di parenti e amici, come nella tradizione delle classicissime catene di sant’Antonio. 

Insieme a questa voce dell’imminente messaggio di Trump, ecco una seconda storia, stavolta di tipo più strettamente “survivalista”: tutti gli americani dovrebbero fare senza indugio scorta di cibo e acqua, perché nel caos dello scontro finale tra bene e male si verificherà anche un blackout di ogni forma di energia (della durata di alcuni giorni, o anche di due settimane). Anche questa storia non è affatto nuova nella mitologia QAnon: deriva direttamente dalle rivelazioni di Q, l’anonimo patriota che avrebbe svelato al mondo l’esistenza del piano segreto di Trump e che rilascia periodicamente brevi e criptici messaggi che i seguaci di QAnon sviscerano e interpretano. In particolare, il blackout è menzionato nel drop 4414 del 4 giugno 2020, assai citato in queste ore perché fornisce una timeline degli eventi futuri a partire dalla rimozione del profilo Twitter di Trump. Ad oggi questi post, chiamati in gergo drops, sono alcune migliaia; da più di un mese, però, Q sembra scomparso, e non fornisce rivelazioni dall’8 dicembre. Anche questo silenzio viene letto come un segnale del fatto che siamo giunti ai giorni finali (nonostante gli stessi aderenti al movimento ammettano che spesso il loro paladino sparisce strategicamente per giorni e giorni). 

Altro procedimento diffuso è la ricontestualizzazione dei drops in senso futuristico: messaggi comparsi in passato e letti al momento della diffusione come rivolti a ciò che accadeva in quel momento, ora sono reinterpretati alla luce delle difficoltà presenti, e considerati come indicatori di eventi apocalittici futuri. Ad esempio: il drop del 13 gennaio 2018, che contiene la frase Ti fidi dei militari?, viene ora riletto come se si applicasse al 13 gennaio 2021, alla necessità di passare attraverso la legge marziale e ad un qualche evento spiacevole e improvviso che dovrebbe verificarsi (paura – evento necessario).

Così come vengono letti in questa chiave i diversi, e slegati, blackout che si sono davvero verificati in queste settimane, come quello che ha investito il Pakistan nella notte tra sabato 9 e domenica 10: come in tutte le teorie del complotto, nulla è considerato casuale. Certo non ha aiutato il fatto che un account legato alla FEMA, l’agenzia statunitense per la prevenzione dei disastri (l’equivalente della nostra Protezione Civile) il 13 gennaio abbia twittato:

Siate preparati per una mancanza di energia elettrica:

  • Ricaricate il vostro cellulare e il vostro laptop
  • Tenete in casa torce e batterie
  • Posizionate i generatori al di fuori delle abitazioni, ad almeno 20 piedi di distanza
  • Fatevi un piano per le medicine che necessitano refrigerazione e i dispositivi medici a corrente

Scoprite di più su https://www.ready.gov/power-outages

Probabilmente i social manager della campagna FEMA Readygov, che incoraggia i propri cittadini a tenersi pronti per eventuali disastri, hanno deciso di approfittare dell’occasione per fare informazione sul tema. Questo messaggio, però, è stato immancabilmente letto dai cospirazionisti come un avvertimento su quello che sta per accadere. 

Intorno all’11 gennaio, inoltre, ha preso a circolare un video composto da spezzoni di discorsi di Trump fortemente editati, volto a suscitare la convinzione che il presidente in persona stia chiedendo a tutti i “patrioti” di iniziare un’insurrezione. La data prospettata è, questa volta, mercoledì 20 gennaio, ossia il giorno dell’inaugurazione della presidenza Biden. 

Questi tre esempi di voci in circolazione tra i seguaci di QAnon (l’imminente messaggio di Trump sul sistema EAS, l’approssimarsi di un possibile blackout globale, la possibilità di un’insurrezione in piena regola in occasione della cerimonia di insediamento di Biden) sono solo alcune delle tante, tantissime teorie, appelli e notizie che si susseguono in queste ore. Non sono novità assolute, e sfruttano temi ben radicati nella mitologia del movimento (alcune, come l’imminenza del blackout, erano già circolate in precedenza): ma hanno in comune una cosa, quella sensazione da “giorni fatidici”. Sembrano voler dire “preparatevi, questo è l’inizio della tempesta, tutto sta accadendo ora”. 

Attività come queste hanno suscitato anche la preoccupazione di una sociologa come Joan Donovan, dell’Università di Harvard, per la quale si tratterebbe di chiari indicatori dell’estrema confusione instauratasi fra i nazionalisti e i cospirazionisti a fronte del crollo delle speranze per un secondo mandato di Trump. 

Secondo la NBC, anche il tipo di comunicazione tra gli aderenti al movimento sarebbe cambiato, facendo un ricorso sempre maggiore alla comunicazione diretta, di tipo personale: messaggi come quelli descritti circolano molto attraverso il passaparola di amici e parenti, ancor prima che sui gruppi social. È difficile dire se questa valutazione sia corretta: i volumi di traffico dei messaggi cospirazionisti, in ogni forma possibile, non sono noti. Ma senza dubbio i ban di molti gruppi e profili social da parte dei gestori, uniti alle indagini pubbliche e private sugli aderenti ai movimenti di estrema destra, potrebbero aver spinto alcune persone verso forme di comunicazione più diretta, come le classiche catene di sant’Antonio: una forma di propagazione che, come sappiamo, è tipica anche delle leggende metropolitane, nelle quali le fonti di una fake news sono viste come “vicine” e, dunque, più fidate (“l’ho saputo dal mio capo ufficio, da mio cognato, dal presidente del mio club”…). 

Da questo punto di vista, nelle reazioni ai disordini del 6 gennaio potrebbe celarsi un paradosso. La limitazione delle comunicazioni messa in atto contro Trump e i suoi seguaci potrebbe aver contribuito a rafforzare, in persone già pronte a crederci e magari già familiari con queste narrazioni, l’idea della resa dei conti imminente, magari proprio nella forma della proclamazione della legge marziale da parte del messia designato Trump. 

Per quanto è possibile vedere, il disorientamento – e la sensazione della fine imminente – sembra aver investito anche i ben più modesti gruppi social cospirazionisti italiani, dove questi appelli a disattivare gli aggiornamenti delle app e a far provviste vengono ampiamente rilanciati.

Un’altra necessità sembra essere quella della conservazione della fiducia nei militari USA (o in parte di essi). Quando, la sera del 12 gennaio, anche da noi è giunta la notizia di un’inequivocabile e senza precedenti dichiarazione di sostegno a Biden delle forze armate, la reazione degli account QAnon più attivi è stata rapidissima ed univoca: state tranquilli, figli della luce, quel comunicato è un falso del deep state. Non è mai stato emesso nulla del genere e, ben presto, i militari “buoni” agiranno, arrestando e giustiziando a migliaia i politici democratici pedofili, i traditori e i repubblicani che si sono defilati da Trump, e magari anche qualche politico italiano. 

Le discussioni su cosa accadrà davvero nel giorno finale (al quale manca pochissimo, si direbbe) oscillano fra i diversi aderenti al movimento. Da una parte c’è l’idea di una trasformazione violenta del mondo, di solito culminante nel colpo di stato “salvifico” (idea antica, che passa attraverso il mito della seconda guerra civile americana); dall’altra quella del cambiamento interiore, che porterà al crollo della Cabala satanica, ma che avverrà solo quando ci sarà un Risveglio di tutti coloro che ancora dormono e non riescono a vedere la verità. Il termine è indicativo: è preso dalla tradizione protestante, per la quale il Risveglio (Revival) rappresenta un nuovo slancio della chiesa alla quale si appartiene e una nuova azione dello Spirito santo su di essa. 

Intorno a questa dicotomia, è facile risorgano dicerie come quelle che vi abbiamo raccontato, e che accompagneranno di certo il mondo cospirazionista ancora a lungo. L’idea che questi giorni possano rappresentare un punto di svolta comunque è, in un certo senso, giustificata: se non per i destini del mondo, almeno per l’universo QAnon. Il 20 gennaio, con l’insediamento di Biden, anche il movimento si troverà di fronte alla necessità di rivedere alcuni suoi punti fermi: la profezia di una seconda presidenza Trump, ad esempio, si scontrerà con la dura realtà. Come i seguaci usciranno da questa impasse, e come giustificheranno la sconfitta del loro beniamino, è ancora tutto da scoprire. 

Immagine in evidenza da Wikimedia Commons, di XPlayer2x (CC BY-SA 4.0)

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