Sette cose da ricordare quando vi viene la tentazione di provare l’omeopatia

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Articolo originale: Seven things to remember when you are tempted to try homeopathy di Edzard Ernst. Si ringrazia Sonia Ciampoli per la traduzione.

Questo post è dedicato a Sua Altezza Reale il Principe di Galles, che festeggia oggi [16 novembre n.d.t.] il 66mo compleanno e ha sostenuto l’omeopatia per tutta la vita.

Come il principe Carlo, molti sono sostenitori dell’omeopatia, in particolare in India, Germania, Francia e alcune zone del Sud America. Avendo a disposizione così tanti tipi di cure, è importante che le scelte terapeutiche vengano effettuate con la piena conoscenza degli elementi cruciali. Al fine quindi di aiutare un processo decisionale basato sui fatti e le prove, sintetizzerò alcuni punti che forse vale la pena di prendere in considerazione prima di provare l’omeopatia – che sia comprando rimedi da banco o consultando un omeopata.

1) L’omeopatia è stata inventata da Samuel Hahnemann, un dottore tedesco molto carismatico, circa 200 anni fa. A quei tempi, la nostra conoscenza delle leggi di natura era deplorevolmente incompleta, di conseguenza le idee di Hahnemann sembravano molto meno implausibili di quanto non appaiano ora. Inoltre, le cure standard del periodo erano spesso più pericolose delle malattie che avrebbero dovuto curare, e l’omeopatia veniva ripetutamente mostrata come migliore dell’ “allopatia” (termine coniato da Hahnemann stesso per insultare la medicina ufficiale). Per questo le cure di Hahnemann ottenero un immediato successo mondiale. Quando, circa 100 anni dopo, furono scoperte terapie molto più efficaci, l’omeopatia scomparve quasi del tutto, per essere poi riscoperta nella nazioni del Primo Mondo, quando i baby-boomer iniziarono la loro recente storia d’amore con la medicina alternativa.

2) Molti confondono l’omeopatia con la fitoterapia, ma le due cose sono profondamente diverse. Le medicine fitoterapiche sono estratti di piante contenenti ingredienti potenzialmente attivi. I rimedi omeopatici possono essere derivati dalle piante (o da qualsiasi altra cosa, se è per questo), ma sono talmente diluiti che possono arrivare a non contenere assolutamente nulla.
La diluzione usata più frequentemente (gli omeopati la chiamano “potenza”) è una C30: è stata cioè diluita 30 volte in un rapporto di 1:100. Questo significa che una goccia del prodotto di partenza viene dissolta in 1 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 di gocce di diluente. Il che equivale a una molecola di sostanza per tutte le molecole di molte migliaia di universi.

3) Gli omeopati sanno perfettamente tutto questo, e perciò dichiarano che i loro rimedi non funzionano tramite effetti farmacologici, ma attraverso una qualche “energia” o “forza vitale”. Sono convinti che il processo di preparazione delle diluizioni omeopatiche (scuotono la mistura a ogni successiva diluizione) trasferisca dell’energia vitale da un passaggio all’altro. Citano ogni genere di fantasiose teorie sulle modalità con cui avverrebbe questo “trasferimento energetico”, ma nessuna accettata dalla comunità scientifica.

4) I rimedi omeopatici sono prescritti solitamente sulla base del principio “ogni simile cura il suo simile”. Ad esempio, se soffrite di lacrimazione un omeopata potrebbe prescrivervi un rimedio a base di cipolla, perché la cipolla fa lacrimare gli occhi. Questo e tutti gli altri assunti di base dell’omeopatia contraddicono le leggi di natura così come le conosciamo. In altre parole, non solo non è possibile capire come funzioni l’omeopatia, ma comprendiamo che non può funzionare a meno che le leggi di natura conosciute non siano sbagliate.

5) I trial clinici per l’omeopatia concordano ampiamente con questi assunti scientifici di base. Ad oggi, sono stati pubblicati più di 200 studi: se guardiamo all’insieme di queste evidenze, non possiamo che concludere che i rimedi omeopatici sono soltanto placebo.

6) Questo è chiaramente in contrasto con quanto viene sostenuto dagli appassionati di omeopatia. Giurano che funzioni e che li abbia aiutati (o abbia aiutato l’animale domestico, la zia, il figlio, etc) più e più volte. Le prove più significative in nostro possesso al momento dimostrano che tali miglioramenti non sono legati al rimedio in sé, ma sono il risultato dell’empatico e coinvolgente incontro con un omeopata, dell’effetto placebo e di altri fattori combinati che gli esperti chiamano “di contesto”.

7) La convinzione universale che l’omeopatia sia completamente priva di rischi non è corretta. Il rimedio in sé può essere innocuo (a parte, ovviamente, i danni provocati alle vostre finanze, e il fatto che sciocchezze irrazionali su “energie vitali” e simili minino la razionalità in generale), ma questo non necessariamente è vero anche per l’omeopata. Quando gli omeopati, come spesso fanno, consigliano ai pazienti di sospendere le cure “ufficiali” per malattie gravi, mettono in pericolo le loro vite. Questo fenomeno è documentato, per esempio, in relazione ai vaccini. Qualsiasi trattamento non porti risultati provati, anche se comporta rischi minimi, può procurare solo più danni che benefici.

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