Omeopatia: funziona? I risultati delle metanalisi

Gli studi sull’efficacia dei rimedi omeopatici pubblicati sulle riviste scientifiche sono ormai qualche migliaio, ma a quali conclusioni arrivano? È stato dimostrato un effetto dell’omeopatia superiore al placebo? Per rispondere a questa domanda gli epidemiologi negli ultimi vent’anni hanno effettuato una serie di ricerche chiamate “metanalisi” che prendono in esame sistematicamente la letteratura scientifica esistente. Per una descrizione più approfondita di come si fa una metanalisi rimandiamo a questo link, ma, semplificando molto, il principio di fondo è mettere insieme con determinati criteri i risultati di studi differenti, compiuti magari su campioni statistici piccoli, per cercare di ottenere risultati quantitativamente significativi.
Riportiamo in sintesi i risultati più rilevanti e rimandiamo per gli approfondimenti agli articoli originali.

1991

Sul British Medical Journal viene pubblicata una rassegna di 107 studi clinici che conclude:

Per il momento le evidenze dei test clinici sono positive, ma non sufficienti a trarre conclusioni definitive, perché la maggior parte dei test è di bassa qualità metodologica […]. Ciò indica che vi sono valide ragioni per ulteriori valutazioni ma solo tramite studi ben condotti. (J. Kleijnen, P. Knipschild, G. ter Riet. “Clinical trials of homeopathy” Brit. Med. J. 302, 1, 1991)

1997

Si valutano statisticamente i risultati di 89 studi clinici nei quali l’effetto di trattamenti omeopatici è stato confrontato con quello di un placebo, cioè di una sostanza priva di qualsiasi effetto terapeutico. La conclusione degli autori dell’analisi è che esiste una piccola differenza statisticamente significativa a favore del trattamento omeopatico, non conclusiva ma sufficiente a giustificare ulteriori indagini cliniche.

I risultati della nostra metanalisi non sono compatibili con l’ipotesi che gli effetti clinici dei trattamenti omeopatici siano completamente dovuti al placebo. Tuttavia non abbiamo prove sufficienti per affermare che l’omeopatia sia efficace nel trattamento di una patologia specifica. (Linde K, Clausius N, Ramirez G et al., “Are the clinical effects of homeopathy placebo effects? A meta-analysis of placebo-controlled trials”, Lancet 350 (9081): 834–43, 1997)

1999

Gli stessi autori dell’articolo cautamente positivo pubblicato nel 1997 in seguito a ulteriori analisi concludono che:

Da quando abbiamo completato la nostra rassegna della letteratura nel 1995, è stato pubblicato un considerevole numero di nuovi studi. Il fatto che molti dei nuovi studi di alta qualità… abbiano risultati negativi e un recente aggiornamento della nostra rassegna per il tipo più “tradizionale” di omeopatia (che prevede la formulazione di un trattamento individuale per ogni paziente, NdR) sembrano confermare la conclusione che gli studi più rigorosi danno i risultati meno promettenti. Sembra perciò probabile che la nostra metanalisi abbia quanto meno sovrastimato gli effetti dei trattamenti omeopatici. (Linde K, Scholz M, Ramirez G, Clausius N, Melchart D, Jonas WB, “Impact of study quality on outcome in placebo-controlled trials of homeopathy”, J Clin Epidemiol 52 (7): 631–6, 1999)

2001

Pubblicata una metanalisi sui trial clinici omeopatici nella quale si conclude che i primi studi pubblicati presentavano debolezze metodologiche e nella presentazione dei risultati. (Linde K, Jonas WB, Melchart D, Willich S, “The methodological quality of randomized controlled trials of homeopathy, herbal medicines and acupuncture”, Int J Epidemiol 30 (3): 526–31, 2001)

2002

Visto il numero elevato di metanalisi presenti, nel 2002 è stata pubblicato uno studio che le analizza a loro volta. Dallo studio emerge che i trial clinici di maggiore qualità tendono ad avere meno risultati positivi di quelli di scarsa qualità, lasciando presupporre che i risultati positivi siano dovuti a errori di metodo, più che a un’effettiva efficacia del trattamento omeopatico.
In più, se si analizzano separatamente i singoli rimedi omeopatici,

nessun rimedio omeopatico fra quelli analizzati dimostra di avere un effetto clinico superiore al placebo. (Ernst E, “A systematic review of systematic reviews of homeopathy”, Br J Clin Pharmacol 54 (6): 577–582, 2002)

2005

La rivista The Lancet pubblica una metanalisi di 110 studi omeopatici condotti in condizioni di controllo e anche in questo caso le conclusioni portano verso l’inefficacia dei rimedi omeopatici. (Shang A, Huwiler-Müntener K, Nartey L, Jüni P, Dörig S, Sterne JA, Pewsner D, Egger M, “Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy”, Lancet 366 (9487): 726–732, 2005). Questo lavoro è stato molto criticato dagli omeopati (qui e qui). Tali critiche hanno ricevuto risposta qui.

evolutipersbaglio nei commenti a questo pezzo precisa che questo lavoro non è una metanalisi ma uno studio comparativo:

Gli autori hanno cercato coppie di studi che curano una stessa patologia con terapia tradizionale e con omeopatia ed hanno confrontato i risultati. Cioè è uno studio comparativo tra 110 coppie di lavori omeopatici e dei loro equivalenti allopatici. Questa è una distinzione importante perché la maggior parte delle critiche diceva: “Ma voi non potete fare una metanalisi così si tratta di diverse patologie, e di diversi rimedi!!, mettete insieme capre e cavoli!” e gli autori rispondevano:”Leggiti bene il lavoro: NON abbiamo fatto una metanalisi ma uno studio comparativo”. Allora gli omeopati “Ma non questo è un metodo un po’ strano!” e loro “Siete stati proprio voi omeopati che avete pubblicato il primo studio comparativo con questo metodo, vi accorgete solo ora che è strano?”.

2006

Pubblicata una metanalisi di sei protocolli clinici sul trattamento con rimedi omeopatici degli effetti collaterali dei chemioterapici e dei radioterapici in malati di cancro. I risultati sono

“incoraggianti, ma le prove sono insufficienti per sostenere l’efficacia clinica dell’omeopatia in questo tipo di cura”. (Milazzo S, Russell N, Ernst E, “Efficacy of homeopathic therapy in cancer treatment”, Eur. J. Cancer 42 (3): 282–9, 2006)

2007

Una rassegna sistematica dell’utilizzo dell’omeopatia in bambini e ragazzi affetti da ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività, una patologia molto controversa) non ha riscontrato differenze fra il trattamento e il placebo.
(Altunç U, Pittler MH, Ernst E, “Homeopathy for childhood and adolescence ailments: systematic review of randomized clinical trials”, Mayo Clin Proc 82 (1): 69–75, 2007)

2010

Nel 2010 è stato pubblicata una nuova metanalisi di tipo qualitativo sull’efficacia dei rimedi omeopatici per il trattamento dell’artrite reumatoide dal titolo esplicativo:

“L’Omeopatia mostra effetti benefici in pazienti affetti da artrite reumatoide attribuibili al processo di consultazione ma non al rimedio omeopatico: un trial clinico randomizzato.”

Come scrive Stefano Dalla Casa su OggiScienza:

L’effetto terapeutico starebbe quindi nell’interazione personale tra omeopata e paziente, giustificando quindi la peculiarità e l’efficacia dell’approccio Omeopatico. Questo, in buona sostanza, consiste nel tempo che l’omeopata dedica alla visita di ogni paziente prima della prescrizione del rimedio. Nella medicina “ufficiale” invece la visita è di norma molto, per necessità o meno, molto più veloce e impersonale.

Una precisazione di metodo per collocare nel corretto contesto questa rassegna di metanalisi: la valutazione statistica dell’effetto di un nuovo farmaco è un terreno estremamente delicato. Con una certa frequenza vengono pubblicati studi con risultati molto promettenti, che poi nella pratica clinica si ridimensionano molto o scompaiono, per una serie di ragioni. Una delle più note è il “bias di pubblicazione” (non solo gli omeopati, ma tutti i ricercatori, medici e no, pubblicano più volentieri gli studi che mostrano risultati positivi di quelli che mostrano un buco nell’acqua, perciò l’insieme degli studi pubblicati tende a dare un quadro più roseo rispetto alla realtà). Ci sono anche ragioni più complesse di carattere prettamente matematico descritte esaurientemente in questo articolo.

Di conseguenza è prudente non considerare come prova definitiva dell’efficacia di un farmaco il singolo studio positivo, anche quando sembra statisticamente piuttosto solido, ma aspettare che venga confermato da altri lavori (non perché si ipotizzino frodi, ma per le ragioni “fisiologiche” citate prima).

Nel caso dell’omeopatia, non soltanto non esiste ancora, dopo vent’anni di studi, conferma dei risultati sperimentali, ma anche gli studi più favorevoli pubblicati mostrano risultati nulli oppure ai limiti della significatività statistica.

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  • 7 Aprile 2011 in 11:37
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    Tra Scienza e Lingua ci può essere collaborazione, nel senso che la Scienza, per esprimersi, usa la Lingua, ma non confronto alla pari, trattandosi di due cose diverse. In Scienza la Metanalisi è una analisi a posteriori di lavori fatti in passato. Se poi li si mette in ordine per confrontare terapie uguali, farmaci uguali, metodiche uguali, o, come nel lavoro di Shang, terapie diverse di patologie simili,ha poca importanza. L’ escamotage di dire: “abbiamo fatto uno studio comparativo non una metaanalisi” è, semplicemente, ridicolo: Shang ricorre alla linguia per superare una critica che sa essere giusta. Lui ha ripescato lavori già fatti e, quindi, ha utilizzato una metaanalisi per dimostrare una tesi precostituita nel suo cervello, anzi, proprio per controbattere le metaanalisi che avevano validato l’ Omeopatia. Io cerco di rimanere coerente con me stesso: una Metaanalisi non convalida o non demolisce mai una intera branca della Medicina.La Medicina va per patologie, diagnosi,terapie, prese singolarmente e raggruppate, eventualmente, col mezzo delle metaanalisi, per uguaglianza, nemmeno per similitudine. Ha senso, ad esempio, fare una metaanalisi per “comparaare” la terapia della fibrillazione ventricolare mediante defibrillatore impiantabile con quella mediante cordarone, ma non per dimostrare che tutta la terapia elettrica delle aritmie non è valida: per far questo, occorre pigliare tutti i lavori pubblicati e dimostrare che non hanno mai riportato alcun successo rispetto alla non terapia o al placebo.

  • 2 Aprile 2011 in 17:47
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    @ Gianni Camoretto
    come si è conclusa la tua esperienza con Sulfur?
    grazie

  • 21 Marzo 2011 in 12:14
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    @evolutipersbaglio, grazie per la precisazione. La aggiungiamo per completezza al pezzo.

  • 21 Marzo 2011 in 11:55
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    Volevo fare solo una precisazione sul lavoro del 2005 di Shang et alt. NON si tratta di una metanalisi ma di uno studio comparativo, gli autori hanno cercato coppie di studi che curano una stessa patologia con terapia tradizionale e con omeopatia ed hanno confrontato i risultati. Cioè è uno studio comparativo tra 110 coppie di lavori omeopatici e dei suoi equivalenti allopatici.
    I lavori riguardavano un’ampia spettro di patologie: infezioni del tratto respiratorio, asma e pollinosi, ginecologia e ostetricia, chirurgia e anestesia, gastroenterologia, disordini muscolo-schelettrici, neurologia, etc…
    Questa è una distinzione importante perché la maggior parte delle critiche diceva: “Ma voi non potete fare una metanalisi così si tratta di diverse patologie, e di diversi rimedi!!, mettete insieme capre e cavoli!” e gli autori rispondevano:”Leggiti bene il lavoro: NON abbiamo fatto una metanalisi ma uno studio comparativo”. Allora gli omeopati “Ma non questo è un metodo un po’ strano!” e loro “Siete stati proprio voi omeopati che avete pubblicato il primo studio comparativo con questo metodo, vi accorgete solo ora che è strano?”.

  • 20 Marzo 2011 in 16:51
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    Vedi caro Aldo quando parlavo di spostamento di paletti?
    Hai impersonato perfettamente ciò che intendevo. Quando in una discussione uno degli interlocutori pur di avere ragione cambia le carte in tavola non si tratta più di discussione ma di capriccio infantile.
    Hai chiesto testualmente: “una dimostrazione definitiva che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche”, ti ho citato 7 studi (tra i 12,889 presenti) che misurano le proprietà analgesiche dell’aspirina, che mostrano effetti misurabili dell’aspirina nei recettori del calore (azione antipiretica fisiologicamente dimostrata, oltre l’inibizione delle prostaglandine, altra capacità della molecola, misurabile anche questa), che mostrano anche confrontati con altre molecole effetto superiore al placebo, prima ti ho mostrato anche studi che misurano gli effetti collaterali dell’aspirina, paragoni con molecole simili, effetti visibili e misurabili sui tessuti umani, di studi ce ne sono migliaia. Lavori del genere l’omeopatia se li sogna e se solo ne fosse uscito uno lontanamente somigliante lo avrebbero scritto pure sui muri.
    Invece in questo caso non ti basta, semplicemente perchè dimostra che non hai ragione e mai nulla ti basterà e continueresti a spostarli questi scomodi paletti perchè la tua si chiama fede, non ragione e per principio non mostrerai di non credere a nulla che non sia compatibile con la tua fede.
    La tua ostinazione dimostra che non hai interesse scientifico ma ti interessa solo avere ragione ad ogni costo, ma purtroppo per te proprio la ragione (oltre alla scienza) è contro l’omeopatia, rassegnati, non sono io, umile medico, a dirlo ma cervelli ben più importanti di me.
    A questo punto la discussione è inutile e noiosa e per me si chiude qui.
    Saluti.

  • 20 Marzo 2011 in 14:11
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    Caro WeWee, mi sembra che Tu mi spedisca gli abstracts dei lavori che, secondo Te, dimostrerebbero l’ efficacia dell’ Aspirina come analgesico e antipiretico, senza nemmeno leggerli: TROPPO FACILE DEMOLIRLI, non mi diverto nemmeno! Ti ringrazio, comunque, per aver cercato lavori più recenti.
    Lavoro 1: (procedendo dall’ alto verso il basso) non viene nemmeno studiato l’ effetto antipiretico, solo quello analgesico e con parametri volutamente soggettivi. Per giunta, l’ acido acetilsalicilico viene studiato ad un dosaggio di 648 mg, superiore ai massimi oggi usati in commercio (500 mg). Al massimo questo lavoro può far venire il dubbio che l’ Aspirina abbia effetti analgesici solo a dosaggi gastrolesivi  ed emorragici e che, quindi, l’ industria abbia deciso di commercializzarla in dosi blande che non hanno effetti rilevanti, sfruttando la creduloneria dei Medici e dei Pazienti sui suoi tanto decantati effetti analgesici ed antipiretici.
    Lavoro 2: Qui, addirittura, l’ AUTORE AFFERMA QUELLO CHE AFFERMO IO! “Per più di un secolo abbiamo utilizzato l’ Aspirina come analgesico/antipiretico nelle infezioni del tratto alto delle vie respiratorie, ma senza sufficienti prove cliniche”. E, come sai, anche se il suo lavoro dimostrasse finalmente l’ efficacia dell’ Aspirina in questo caso, un lavoro solo non basta per ottenere consensus internazionale su un farmaco. In ogni caso il suo lavoro non lo dimostra: PRIMO perché non viene assolutamente studiata l’ attività antipiretica, ma solo quella analgesica. Forse perché la febbre  si può misurare, mentre la sensazione di maggiore o minor mal di gola è soggettiva? Secondo perchè l’ abstract non dichiara nemmeno di quanto sia superiore l’ Aspirina al placebo nel trattamento.
    Lavoro 3: non è in doppio cieco contro placebo e non è randomizzato (quindi basterebbe questo per invalidarlo) e mi pare che l’ esperimento, che Tu consideri interessante, utilizzando il sostantivo plurale “ratti”, sia condotto con un solo ratto. Ti premetto che io lo considererei interessante, anche se non condotto in doppio cieco randomizzato contro placebo, se desse risultati positivi sul 70% di almeno 150 ratti. Se Tu mi portassi un lavoro simile, direi che l’ Aspirina potrebbe, a questo punto, essere sperimentata solo come analgesico (non antipiretico, perché non viene valutata l’ attività antipiretica nemmeno qui) anche sull’ uomo.
    E ora vado a studiarmi gli altri, perché a me le cose piace farle seriamente e con metodo scientifico. Certo, se il buongiorno si vede dal mattino…

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  • 16 Marzo 2011 in 12:12
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    Anche io ti capisco caro Aldo ma provare a fare di una pratica ottocentesca e magica una scienza medica è un tentativo, strumentale quasi sempre, perso in partenza.
    <i>Quando Tu mi darai uno studio che sia, ai miei occhi specchio dei Tuoi sull’ Omeopatia,  una dimostrazione definitiva che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche, io riuscirò, senza alcun dubbio, a dare, ai Tuoi occhi e secondo i Tuoi partigiani criteri, “Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica</i>
    Una ricerca puoi farla anche tu, ti aiuto:
    Ecco uno studio che dimostra che l’aspirina ha proprietà analgesiche superiori al placebo:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6608855
    Qui un doppio cieco vs placebo (aspirina superiore al placebo):
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12873261
    Qui un interessante riscontro: l’aspirina riduce lo stimolo nocicettivo in ratti esposti al calore:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11849764
    Qui una metanalisi contro un altro analgesico ed un placebo (aspirina superiore al placebo):
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17406776
    Qui uno studio sul dosaggio ed un paragone con paracetamolo e placebo (aspirina superiore al placebo):
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12534583
    Qui uno dei tanti effetti dimostrabili e misurabili dell’aspirina sull’organismo umano (azione ipotalamo-ipofisaria):
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9062488
    …e qui nell’uso comparato ad altre molecole e con un placebo, sulla dismenorrea (aspirina più efficace del placebo):
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9692420
    Troverai modo di spostare i paletti, non vedo altra scappatoia d’altronde, ma io mi baso su questo per curare i pazienti, devi capirlo e non posso basarmi su stregonerie o concetti da sabba medievale.
    Il resto sono solo chiacchiere.
    A presto.

  • 28 Febbraio 2011 in 15:28
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    Ricompaio dopo una settimana di Sepia e una settimana di controllo pre-proving. Appena riesco metto in bella il mio diario clinico, ma la sintesi e’ che non ho avuto NESSUN sintomo, anche lieve, che non fosse presente pure la settimana precedente. E nessun sintomo che non fosse appena più che lieve.
    Ora per una settimana sto tranquillo e poi riprovo con Sulfur.

  • 26 Febbraio 2011 in 23:29
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    WeWee, Tu vuoi:”… uno studio che finalmente, in maniera almeno sufficiente e senza artifici nè statistici nè clinici, riesca a rendere efficace più di un placebo un qualsiasi preparato omeopatico. Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica.”
    Come risposta, va bene la Tua stessa:”Quanti ne vuoi, visto che ne esistono migliaia? Poi la maggioranza sono ormai tanto datati che è difficile anche reperirli” Quando Tu mi darai uno studio che sia, ai miei occhi specchio dei Tuoi sull’ Omeopatia,  una dimostrazione definitiva che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche, io riuscirò, senza alcun dubbio, a dare, ai Tuoi occhi e secondo i Tuoi partigiani criteri, “Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica.”
    “Il tentativo di far passare la magia delle diluizioni per pratica scientifica è un’operazione ormai scoperta ma senza futuro. Quando la gente sarà informata che comprare acqua a peso d’oro è una presa in giro vi rincorreranno con i forconi e vi annegheranno in litri di acqua diluita.”
    Capisco la rabbia impotente dei nemici dell’ Omeopatia davanti ai suoi successi. Per questo, anziché batterVi all’ interno degli Ordini Professionali per far espellere i ciarlatani come me, cercate di reclutare contadini coi forconi tra i Sanfedisti del razionalismo materialista, scegliendoli accuratamente non laureati né in Medicina né in Farmacia, né in Veterinaria. E invocate leggi statali, perché non avete i numeri e i mezzi per imporVi con le armi della Scienza Medica. Ma la Scienza in generale, e quella medica in particolare, è una amante diffcile, molto costosa e che fa perdere un sacco di tempo, gratificandoci, per giunta,  quasi mai con un orgasmo. La tentazione di tradirla per delle facili donne a pagamento è molto forte, Ti capisco.

  • 26 Febbraio 2011 in 00:08
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    “mi linki 4 lavori che non solo non lo dimostrano, ma addirittura lo demoliscono come farmaco”
    .
    Se lo vedi “demolito” non lo usare, lo stesso faccio io con i granuli omeopatici, non funzionano e non li uso, chi obbliga a fare il contrario?
    .
    “Ho voluto solo dimostrarTi, USANDO LE TUE STESSE ARMI, che, se sottoponete un farmaco noto e maneggiato da milioni di medici e farmacisti, agli stessi paletti cui sottoponete l’ Omeopatia, nessuno passa l’ esame.”
    Mah, veramente hai dimostrato il contrario, come fanno molti omeopati: usi “paletti” (nel caso degli studi devo dire che o non li hai letti o non li hai ben capiti) che gli omeopati si sognano per quanto li riguarda. Lo so che la nostra discussione non porterà a nulla, l’ho imparato da anni di discussione con gli omeopati ma mi incuriosisce da sempre la psicologia dell’omeopata: un po’ sognatore, un po’ mistico, ma chi si mette in mezzo non si permetta di dubitare. Fede, la chiamano.
    .
    “Rileggiti le Tue critiche e quelle di Query e del CICAP a tutti i lavori che Vi mandiamo sull’ Omeopatia: sono uguali a quelle che io ho usato contro l’ Aspirina.”
     
    Un attimo. La medicina è scienza, l’omeopatia no. Le critiche non sono “uguali” sono del tutto diverse. Sulla medicina puoi sparare raffiche di critiche (se giustificate) ma questa ti fornisce conto e ragione dei suoi risultati, l’omeopatia no, ti chiede di credere ciecamente, per fede e devozione.
    Le critiche che si portano all’omeopatia sono quelle che un uomo di scienza (ma anche solo il buon senso) ha il dovere di fare e l’omeopatia non solo non ha mai risposto ma reagisce con violenza a chi osa attaccarne i dogmi. Prima si dimostri che questa non è magia POI si discute di scienza. Prima l’omeopatia dimostri di poter agire su qualsiasi tessuto vivente, con qualsiasi rimedio omeopatico, DOPO discute alla pari con argomenti scientifici. PRIMA dimostri di funzionare, DOPO si definisca medicina.
    Il tentativo di far passare la magia delle diluizioni per pratica scientifica è un’operazione ormai scoperta ma senza futuro. Quando la gente sarà informata che comprare acqua a peso d’oro è una presa in giro vi rincorreranno con i forconi e vi annegheranno in litri di acqua diluita.
    😉
    “E, che io sappia, un lavoro del genere non è mai stato fatto”
     
    Vuoi pure un caffè (concentrato, naturalmente)?

  • 25 Febbraio 2011 in 18:13
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    Oh WeWee1, mi meraviglio di Te. Ti ho chiesto un lavoro che dimostri in modo definitivo che l’ Acido Acetilsalicilico ha proprietà analgesiche e antipiretiche e Tu mi linki 4 lavori che non solo non lo dimostrano, ma addirittura lo demoliscono come farmaco:1)      Sai benissimo che un singola cavia non può dimostrare alcuna azione di nessun farmaco sull’ uomo. Inoltre chi mi dice che gli impulsi elettrici registrati su un unico dente (esaminato) non provenissero da altri fattori, come ad esempio, una carie non diagnosticata? Anche nella carie i dolori vanno e vengono.2)      Questo secondo lavoro, addirittura, mi dimostra che l’ Aspirina ha una efficacia minore come analgesico del Benorilato. Quindi non dimostra che l’ Aspirina sia efficace come analgesico e antipiretico. Inoltre nel lavoro manca un gruppo omogeneo di confronto cui venga somministrato un placebo. Chi mi dice, quindi, che sia l’ Aspirina che il Benorilato abbiano effetti analgesici in pazienti portatori di artrite reumatoide rispetto a un placebo?Inoltre, quand’ anche avesse l’ Aspirina effetti analgesici sull’ artrite reumatoide, potrebbe essere l’ unica patologia in cui l’ Aspirina agisce come analgesico. Sulle proprietà antipiretiche, nessun lavoro dei 4 linkati fa cenno.3)      Qui non ho parole: mi porti un lavoro in cui viene dimostrato che l’ Aspirina ha effetti gastrolesivi sulla mucosa intestinale di alcuni ratti! Difatti io sono contrario all’ Aspirina proprio perché Tu non mi hai dimostrato che abbia un effetto terapeutico come analgesico e antipiretico, ma addirittura tenti di dimostrarmi che può far male all’ uomo, come lo fa ai ratti! NON LA USERO’ MAI PIU’  e darò di’ criminale ai colleghi Farmacisti e ai Medici che la prescrivono!
    4)      Hai superato Te stesso: io Ti chiedo un lavoro definitivo che mi dimostri che l’ Acido Acetilsalicilico ha effetti analgesici e antipiretici sull’ uomo e Tu mi mandi un lavoro che dimostra come un sale dell’ Acido Acetilsalicilico, il Salicilato di Sodio, ha un effetto meno distruttivo in vitro su linfociti rispetto all’ Acido Acetilsalicilico! Sarebbe come se io volessi dimostrarTi  gli effetti analgesici e antiinfiammatori dell’ Arnica Montana diluita alla 7 CH nelle artrosi delle articolazioni scapolo omerali nell’ uomo, mandandoTi un lavoro che dimostra che il Rhus Toxicodendron alla 200 CH ha un effetto meno lesivo dell’ Arnica Montana, a una diluizione diversa, su cellule del midollo osseo!
    Inoltre il fatto che Tu mi mandi lavori minimo di 39 anni fa mi rafforza nella convinzione che l’ Aspirina sia stata abbandonata dalla Medicina perché inefficacie. Quindi le Tue prove sono addirittura controprove, altro che prove definitive!
    SPIEGAZIONI: è ovvio che io sappia che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche, nonché antiinfiammatorie, nonché antiaggreganti piastriniche, nonché effetti indesiderati soprattutto come gastrolesiva ed emorragica, convalidate non solo dalla letteratura ma da secoli di pratica medica, se si considera da quanto tempo si usa in fitoterapia la Salix Alba. Ho voluto solo dimostrarTi, USANDO LE TUE STESSE ARMI, che, se sottoponete un farmaco noto e maneggiato da milioni di medici e farmacisti, agli stessi paletti cui sottoponete l’ Omeopatia, nessuno passa l’ esame. Rileggiti le Tue critiche e quelle di Query e del CICAP a tutti i lavori che Vi mandiamo sull’ Omeopatia: sono uguali a quelle che io ho usato contro l’ Aspirina. Ti voglio, comunque, dare una ultima possibilità, spiegandoTi cosa intenda io per lavoro che, in modo definitivo, dimostri che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche sull’ uomo: Un lavoro in doppio cieco e contro placebo, su due campioni omogenei di almeno mille persone ciascuno di varie età, sesso,razza, nazionalità, stato di salute, che denuncino contemporaneamente dolori di varia natura e in varie sedi, e contemporaneamente febbre di varia entità misurabile. Se, disaggregando poi i dati per patologia, l’ Aspirina si rivela efficace sia nel diminuire il dolore soggettivo che la temperatura corporea oggettivamente misurata in almeno 700 dei mille che l’ hanno presa, ci credo, tranne che il campione placebo abbia avuto pari risultati su almeno 670 individui. E, che io sappia, un lavoro del genere non è mai stato fatto.
     

  • 25 Febbraio 2011 in 10:20
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    “non puoi, da Medico quale sei, invocare uno “Studio Definitivo” senza specificare cosa sarebbe, per Te, uno studio definitivo.”
    .
    Sarebbe uno studio che finalmente, in maniera almeno sufficiente e senza artifici nè statistici nè clinici, riesca a rendere efficace più di un placebo un qualsiasi preparato omeopatico. Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica o che mi dimostri come una diluizione oltre il numero di Avogadro abbia un’azione fisica su un tessuto di essere vivente. Questo studio come lo aspetto (invano) io lo aspettano (invano) gli omeopati, solo che per chissà quale motivo, ogni nuovo studio sull’omeopatia, indipendentemente dalla sua validità, dalla correttezza o dalle conclusioni viene salutato (dagli omeopati) come l’ennesima prova di funzionamento dell’omeopatia. Mi pare che la stessa cosa l’hai fatta tu con questa “tesina” che in pratica non dimostra nulla.
    In questo modo invece di avanzare di un passo l’omeopatia indietreggia di due. Continuando così scomparirà, autodistruggendosi. Ho sempre affermato che la rovina dell’omeopatia sono gli omeopati.
    .
    dimmi quale studio definitivo ha dimostrato che l’ Acido Acetilsalicilico (Aspirina per gli spettatori) ha proprietà analgesiche ed antipiretiche valide per patologie determinate.Voi, quando Vi si chiede quale prova definitiva volete per dichiararVi sconfitti, eludete sempre.
    Quanti ne vuoi, visto che ne esistono migliaia? Poi la maggioranza sono ormai tanto datati che è difficile anche reperirli, esperimenti ingenui come questo (1) nel quale una cavia alla quale era applicato uno stimolo nocicettivo ai denti mostrava dimimuzione degli impulsi elettrici (da stimolo doloroso) quando si applicava l’aspirina e nuovo aumento 15 minuti dopo la sua rimozione
    Oppure per esempio studi(2) in doppio cieco che paragonavano l’aspirina a suoi derivati (per evitare gli effetti collaterali) esistono già da decenni. Oppure si sono misurati gli effetti FISICI e clinici dell’aspirina sull’intestino di cavie(3) o sui leucociti umani(4). Esistono studi in doppio cieco sugli effetti analgesici dell’aspirina (proprio l’artrite è tra gli argomenti più studiati!) quanti ne vuoi.
    Ma si può andare oltre, visto che oggi si discute di medicina basata sulle evidenze. Se assumi troppo acido acetilsalicilico probabilmente avrai un’ulcera (perforata, probabilmente), potresti anche morire per intossicazione epatica o renale, di sicuro avrai un effetto visibile, misurabile, valutabile strumentalmente (anche ad occhio, se muori).
    L’unica volta che l’omeopatia aveva annunciato (su Nature) un’azione evidente sperimentale su tessunti umani, sappiamo com’è andata a finire…
    Un grande omeopata prenda 100 individui, a 50 dia un preparato omeopatico che dovrebbe procurare un preciso sintomo (il proving…)  ed agli altri un placebo, in doppio cieco. Poi misuri quanti individui hanno avuto quel sintomo.
    Se davvero l’omeopatia ha un senso sarebbe un esperimento semplice, economico, definitivo. Perchè non lo fanno mai?
    Insomma, diciamo che non pretenderei dall’omeopatia una dimostrazione lampante ma che almeno si smetta di vendere per “ricerca scientifica” quella che finora è stata fatta per i granuli ultradiluiti, pubblicità.
     
    (1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5657067
    (2) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4555545
    (3) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5456612
    (4) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5543878

  • 24 Febbraio 2011 in 14:00
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    @WeWee. Con la Tua ultima risposta ripieghi, finalmente, su un ragionamento scientificamente corretto. I due campioni non sono sufficientemente omogenei: andava confrontata una sola patologia artrosica specifica su due campioni simili per età, sesso, gravità. Rimane valido come studio osservazionale da ripetere e, magari, da smentire con altri studi simili, in quanto che gli autori sostengono di aver osservato un migliore effetto nel lungo termine di una terapia integrata tra FANS e Farmaci Omeopatici individualizzati, rispetto ad una terapia di soli FANS. E citano in letteratura due altri lavori che dimostrano la stessa cosa.Una critca che Ti dimentichi di fare, e che io, se fossi nemico dell’ Omeopatia, avrei fatto, è che non è possibile ricavare dati definitivi da terapie con Farmaci diversi: i lavori che ottengono maggior consensus nella Comunità Scientifica studiano un singolo farmaco, o due singoli farmaci a confronto, su campioni omogenei. Qui, invece, i pazienti vengono curati con diversi FANS più una terapia omeopatica con farmaci individualizzati, diversi anche per diluizione. Questo è il corretto modo di applicare l’ Omeopatia, ovvero studiare cure specifiche per pazienti specifici, ma allora si possono fare metaanalisi solo su un gran numero di singoli casi clinici omogenei. Attenzione alla Tua ultima affermazione: non puoi, da Medico quale sei, invocare uno “Studio Definitivo” senza specificare cosa sarebbe, per Te, uno studio definitivo.  Non mi risulta che esista, a tuttoggi, una definizione di Studio Definitivo per un Farmaco, omogeneo in tutte le Farmacopee Ufficiali europee e Nord Americane.  Tanto per chiarire, dimmi quale studio definitivo ha dimostrato che l’ Acido Acetilsalicilico (Aspirina per gli spettatori) ha proprietà analgesiche ed antipiretiche valide per patologie determinate.Voi, quando Vi si chiede quale prova definitiva volete per dichiararVi sconfitti, eludete sempre.

  • 24 Febbraio 2011 in 13:38
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    Carissima Query O.L. poiché mi viene il dubbio che non parliamo dello stesso articolo, io sto parlando dell’ articolo di Rubens Spin Neto (maschio, f.a.p.c. e. di conseguenza, autore, e non autrice.) In questo lavoro vengono messi a confronto quattro campioni di cavie animali in modo randomizzato e usando come placebo di confronto l’ acqua. Così come il farmaco viene somministrato al campione curato in acqua.Viene misurato un parametro non soggettivo, ovvero la ricrescita del tessuto osseo che avviene solo sul campione curato col Symphitum in diluizione omeopatica. Lavori del genere aprono il campo a ricerche sull’ uomo, per agevolare la ricrescita del tessuto osseo dopo importanti fratture. In realtà il Symphitum è già usato sull’ uomo in Omeopatia a questo scopo, ma lo studio è un invito all’ industria e alla Medicina allopatica ad approfondire l’ Indagine. Se le industrie non colgono l’ invito, è perché preferiscono continuare a vendere  gli Alendronati a 100 Euro a confezione e con gravi effetti collaterali.Io non sono affatto interessato, se non fosse per la discussione con Voi, a leggerlo per intero, sia perché mi fido della rivista, sia perché mi fido dell’ autore, sia, soprattutto, perché è solo recente (pubblicato nel 2010) tra centinaia di lavori condotti in maniera randomizzata sia su animali, sia su tessuti in vitro, che annullano il pregiudizio del Farmaco Omeopatico che agirebbe solo in chi ci crede. Pregiudizio che si basa, nella migliore delle ipotesi, sull’ ignoranza di tutti questi lavori condotti in vivo su cavie e in vitro su colture cellulari. Piuttosto, Voi Vi ostinate, da estranei al Mondo della Medicina, a continuare a dire che il lavoro non dimostra che l’ Omeopatia funzioni. Vediamo se mi stanco prima io di dirVi che un lavoro farmacologico dimostra solo il funzionamento, o l’ inefficacia,  del singolo farmaco utilizzato, e non di tutta la categoria o, addirittura, di tutta la branca della Farmacologia cui appartiene. Una critica seria sarebbe dire: questo lavoro, al massimo, dimostra che il Symphitum officinale funziona su cavie a diluizioni omeopatiche. Per utilizzarlo sull’ uomo e per avere un consensus internazionale occorrono decine di altri lavori condotti da equipes diverse in tutto il Mondo che abbiano risultati comparabili. Discorso che vale verso qualunque farmaco.

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