Dischi volanti su Google Maps?

Come quasi tutti sanno, Google Maps® è un servizio su internet che consente la ricerca e la visualizzazione di mappe geografiche di buona parte della Terra. In particolare, attraverso la modalità Street View è possibile avere vedute panoramiche lungo le strade (a 360° gradi in orizzontale e a 290° in verticale), come in un percorso virtuale, dallo stesso punto di vista che avrebbe un osservatore che si trovasse a terra in quel punto nel momento in cui vengono effettuate le riprese.

Alcuni utilizzatori del servizio, osservando le immagini dell’area di Sant’Ambrogio di Valpolicella (provincia di Verona), hanno evidenziato in esse la presenza di forme sospese nel cielo in qualche modo interpretabili – forse – come misteriose apparizioni di dischi volanti (link).

Nelle immagini in questione si notano in effetti oggetti particolari, la cui forma tondeggiante e appiattita ricorda in qualche modo i dischi volanti alieni visti in certi film, mentre i riflessi sulla superficie sembrano indicarne una consistenza fisica; ma, soprattutto, gli oggetti sono visibili in successive immagini lungo il percorso, come se si fossero mossi, quasi a voler osservare l’attività della apparecchiatura che li stava fotografando.

Per cercare una possibile spiegazione, dobbiamo innanzitutto sapere che le riprese di Google Street View sono realizzate attraverso macchine fotografiche collocate sul tetto di apposite automobili (o su biciclette per le zone pedonali e i parchi) le quali, spostandosi, acquisiscono le immagini visibili poi in sequenza attraverso il web. Perciò, quando in fotogrammi successivi si vedono comparire i medesimi oggetti, le spiegazioni possono essere soltanto due: o questi si spostano motu proprio seguendo (o precedendo) la fotocamera, o si muovono solidalmente ad essa.

In effetti, osservando bene le immagini, le forme misteriose sembrano proprio muoversi unitamente alla fotocamera.

Dal punto di vista dell’immagine in sé, si può inoltre verificare che i riflessi sugli oggetti rispecchiano quelli tipicamente prodotti da una goccia d’acqua colpita dalla luce. Sono infatti presenti tutti gli elementi caratteristici: un punto di massima luce molto splendente sulla parte superiore (il punto in cui “entra” la luce, che risulta così luminoso perché una parte della luce viene riflessa dalla superficie nella direzione di chi osserva); subito al di sotto vi è una parte d’ombra, che si schiarisce nella parte centrale in cui la luce, riflessa e rifratta all’interno della goccia, si diffonde (questa zona è in genere trasparente). La parte inferiore infine risulta un po’ più scura per effetto della cosiddetta “ombra propria”. Mancherebbe soltanto l’ombra “portata”, cioè?, in questo caso assente per via della trasparenza del supporto (il vetro che protegge la videocamera).

È quindi ragionevole pensare che non si tratti di misteriosi UFO, ma piuttosto di alcune gocce d’acqua cadute durante il percorso, sul vetro che ricopre l’obiettivo. D’altra parte le fotografie sono scattate in modo automatico e catturano ovviamente tutto ciò che si viene a trovare di fronte all’obiettivo stesso.

Una rapida conferma a questa ipotesi la si può trovare in modo empirico, provando a muoversi avanti e indietro sulla stessa strada, guardando le immagini precedenti e successive in cui si possono notare le varie fasi in cui la goccia, inizialmente assente, è caduta (probabilmente durante un passaggio sotto alcuni alberi sui cui rami sono ben visibili diverse gocce sospese) e si è poi deformata durante il movimento.

Immagine 1
Gocce su un parabrezza

In diverse immagini la forma si frappone in modo evidente tra la videocamera e gli alberi e, a un certo punto, inizia a “colare” sul vetro proprio come una gocciolina d’acqua deformata dal movimento.

Sembra quindi svelato l’arcano. Ma, ad ulteriore riprova, chiunque potrà provare ad osservare le gocce d’acqua su un vetro in simili condizioni (ad esempio sul parabrezza dell’auto) divertendosi a trovare forme e riflessi di luce del tutto analoghi a quelle del presunto disco volante, che all’analisi dei fatti non sembra essere né alieno, né misterioso, e in realtà nemmeno volante…

9 pensieri riguardo “Dischi volanti su Google Maps?

  • 19 Novembre 2014 in 09:11
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    Goccie d’ acqua originali, oserei dire eccentriche e anarchiche: bordo nero dai riflessi metallici, pancia madreperlacea. Se mi dici che sono bottoni sfuggiti a un pilota americano in esercitazione a Livorno e portati dal vento a S. Ambrogio Valpolicella, ci credo di più.

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  • 19 Novembre 2014 in 09:18
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    Tra l’ altro gli UFO ci sono stati, almeno secondo il Lissoni, un’ altra volta quest’ anno a Luglio a S. Ambrogio Valpolicella. Probabilmente il vino li attira:
    http://www.alfredolissoni.net/luverona.htm
    A dire il vero l’ anno non è visibile nel link, lo deduco dal fatto che è tra i risultati della ricerca che appaiono su Gurgle.

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  • 19 Novembre 2014 in 09:30
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    Chiedo scusa, una accurata ricerca sul calendario mi dice che il 31 Luglio di quest’ anno non era Sabato. Se volete chiederlo ad Alfredo Lissoni, contattatelo qui: come vedete, è senzaltro uno Scettico acceso, tra i fondatori dello CSICOP:
    http://www.alfredolissoni.net/

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  • 19 Novembre 2014 in 10:10
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    Gocce più che evidenti e non è nemmeno così raro osservarle in altre immagini di Street View.
    Un esempio precedente è disponibile in questo filmato che fece molto parlare:

    http://www.youtube.com/watch?v=f1iQQClTTis

    Link a Google Maps con le gocce:

    http://goo.gl/maps/9DTHf
    http://goo.gl/maps/sJkRn
    http://goo.gl/maps/9tsd7

    A seguire la sequenza, che ho realizzato con una gif animata, di alcune immagini dove la goccia si collocata davanti agli alberli innevati:

    http://i.imgur.com/4vRWNzo.gif

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  • 19 Novembre 2014 in 11:20
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    Grazie per l’integrazione, Scott: il “caso” (o “non-caso”) del monte Shasta in effetti ha molte cose in comune con questo.

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  • 19 Novembre 2014 in 11:36
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    @query

    Direi di sì: neve, pioggia e umidità producono spesso gli stessi “ufo”.
    Buon lavoro.

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  • 19 Novembre 2014 in 13:49
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    Questo documentario prodotto da Antonio Urzì, noto Cineasta specializzato in fictions ufologiche, illustra bene la categoria di Astronavi a forma di Bottone. Fabbricate sul Pianeta Màrchion della Galassia Alfa Fiatauri, le Astronavi della serie Bottom (così nominate per la loro forma), sono un modello economico in grado di utilizzare carburanti di scarto provenienti dalle discariche delle favelas di Rio e di San Paulo. Sul Pianeta Màrchion esistono ancora incentivi di Stato per l’ industria astronavica. Come potete vedere dal minuto 0,30 al minuto 1,30 del documentario, il modello, identificato dalla rivista Quattroastronavi come Palioduna 111, probabilmente noleggiata in modalità carsharing, è pressoché identica ai modelli fotografati su google maps, se non per il colore della carrozzeria (il modello Palioduna 111 fu prodotto in ben 17 allestimenti).

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  • 19 Novembre 2014 in 14:02
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    Per non farmi influenzare ho esaminato la foto prima di leggere l’articolo e sono giunto alla stessa conclusione.

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  • 19 Novembre 2014 in 15:58
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    Scusate, ma personalmente mi imbarazza che sia necessario scrivere un articolo su delle semplici ed evidentissime gocce d’acqua…
    (Aldo Grano stai scherzando, vero?)

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