Intervista a Ben Goldacre

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Nell’ambito dello speciale su “Bad Pharma”, abbiamo rivolto a Ben Goldacre alcune domande, che prendevano spunto da alcune questioni emerse dalla lettura del suo saggio. Si ringrazia Fara Di Maio per la traduzione.

“Bad Pharma” sembra confermare le nostre peggiori paure in merito all’industria farmaceutica. Molte delle situazioni che lei descrive appaiono simili alle affermazioni dei complottisti. Sotto quali aspetti, invece, i teorici del complotto esagerano o sono in torto riguardo all’industria farmaceutica?

Dunque, ci sono le teorie cospirazioniste evidentemente infantili: che le industrie farmaceutiche nascondono le cure per il cancro; o che deliberatamente commercializzano prodotti che sanno far più male che bene; o che soffocano i benefici delle pillole omeopatiche di zucchero (come se in ogni caso gliene importasse, anche se ci sono prove che dimostrano come l’industria abbia essa stessa tentato di inserirsi nel mondo della CAM [Complementary and Alternative Medicine – Medicina Complementare e Alternativa, ndT]). Poi c’è la passione malintesa: ho sempre detto -ad esempio nel caso dei teorici della cospirazione contro i vaccini- che sia strano che abbiano scelto di accanirsi specificamente -spesso con prove molto scarse- proprio sui vaccini, piuttosto che concentrarsi sui difetti sistematici che affliggono l’intero mondo della medicina.  Più in generale, credo che all’industria farmaceutica stia bene avere questo tipo di nemici.  Il mio lavoro riguarda le ambizioni della medicina fondata su prove, il modo in cui le cose dovrebbero funzionare, e il modo in cui abbiamo mancato di realizzare quelle ambizioni a causa di distorsioni dolose dell’industria, ma anche per compiacenza e mancanza di idee. Molta di quella critica è tecnica per definizione: ma io sono uno scrittore di scienza popolare, quindi mi piace scrivere delle imperfezioni metodologiche nella progettazione degli esperimenti, che esagerano gli  apparenti benefici di un trattamento. Ad essere onesto, penso che [quella critica] vada oltre le capacità di comprensione del teorico cospirazionista CAM medio.

L’argomentazione più importante che gli scettici oppongono alla medicina alternativa è che la sua efficacia non è dimostrata da trial clinici. Il fatto che questi siano spesso contraffatti invalida l’obiezione?

E’ una questione di grandezze, e di sofisticazione. Ho sempre sostenuto che le grandi industrie farmaceutiche e i ciarlatani usano gli stessi trucchi per ingannare la gente e far loro credere che i loro prodotti sono fantastici, ma che l’industria farmaceutica impiega versioni più sofisticate di tali trucchi, dal momento che i medici costituiscono un pubblico leggermente più sofisticato. Anche la scala è importante, comunque. Penso che sia abbastanza insolito, ad esempio, che un farmaco vada sul mercato quando effettivamente provoca più male che bene, o non fa assolutamente niente. Accade – abbastanza spesso, a quanto pare – ma è più frequente che si venga fuorviati sulle dimensioni dei benefici, o sui benefici relativi di trattamenti differenti.

Gli scettici rivestono uno specifico ruolo nell’informare l’opinione pubblica relativamente a questi argomenti?

Sì, penso che gli scettici – qualunque cosa la parola voglia effettivamente dire!  – dovrebbero scrivere di più sull’uso improprio che l’industria farmaceutica fa delle prove, perché è esattamente lo stesso che con i ciarlatani. Le prove vengono distorte e trasformate in affermazioni esagerate o fasulle. Penso che magari i ciarlatani ricevono più attenzioni perché è così divertente giocare con loro. Quando si critica uno di loro, strillano e urlano, insistono che il nero è bianco e la notte è il giorno, producono colorite denunce, minacciano di far causa su basi ovviamente inconsistenti, e così via. Ma se seguite i recenti dati comunicati dall’ ABPI (Association of the British Pharmaceutical Industry, l’ente che rappresenta l’industria farmaceutica britannica) in risposta al mio libro vedrete che [i suoi rappresentanti] possono essere infantili e sciocchi proprio come i ciarlatani: la mettono sul personale, affermano che il nero è bianco e la notte è il giorno, cambiano le carte in tavola ed evitano l’argomento e così via. Davvero non è diverso, anche se ad essere onesti penso che l’ABPI, più che molti altri organismi industriali, sia molto mal condotto, e pratichi il vecchissimo metodo dei comunicati stampa “nega tutto e spera di farla franca”. Devo dire comunque che non sono mai stato troppo sicuro riguardo all’identità dello “scettico”, e non mi sono mai proclamato tale! Mi piace riflettere sul modo in cui funzionano le cose, e mi diverto a valutare criticamente le prove portate a sostegno di un’affermazione – come molte persone mi piace avere degli amici – ma essere parte di un gregge e iscrivermi in una qualche lista non fa per me.

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