Può uno scettico ragionevole sostenere la legge sul cambiamento climatico?

copertina libro Global Warming Fraud

Pubblichiamo la traduzione a cura di Enrico Adami di un articolo di Stuart Jordan recentemente uscito sullo Skeptical Inquirer. Jordan riporta i risultati di un’indagine fatta dal CFI sulle referenze scientifiche dei 687 scienziati le cui opinioni sul tema del riscaldamento globale sono state portare a favore del Rapporto di Minoranza della Commissione del Senato Americano su Ambiente e Lavori Pubblici che si oppone ad una legge in preparazione sulla riduzione delle emissioni. La domanda di Jordan è semplice: come si deve comportare uno scettico di fronte a questi risultati?

Gli scettici vengono giustamente chiamati a valutare le dichiarazioni fatte da tutte le parti in gioco quando emerge un problema di grande importanza pubblica. Ciò è particolarmente vero quando un qualsiasi provvedimento può avere conseguenze economiche imprevedibili per l’intero Paese. Le questioni relative al riscaldamento globale, il cambiamento climatico, e la politica energetica nazionale rappresentano oggi un tale tipo di problema.

Sia i sostenitori che gli oppositori di tali provvedimenti si stanno preparando ad una importante battaglia politica. I sostenitori hanno messo insieme una imponente raccolta di prove scientifiche in cui si prevede che il mantenimento dello status quo consegnerà il mondo a un disastro climatico. Gli oppositori argomentano che un intervento dispendioso e drammatico potrebbe causare un collasso economico. Alcuni di essi fanno anche notare che abbiamo bisogno di più ricerche. Alla luce di ciò, è necessario un continuo impegno per la definizione degli obiettivi.

Quest’anno, l’attuale amministrazione a Washington sta preparando una legge che potrebbe, se pienamente implementata, portare a una significativa riduzione delle emissioni di anidride carbonica e anche incassare molti miliardi di dollari in carbon tax nell’arco di dieci anni. Queste tasse verrebbero incassate attraverso un meccanismo noto come cap and trade tramite la vendita di carbon credits allowances – permessi di emissione di anidride carbonica – alle industrie che generano questo noto gas serra. Il presidente Obama ha appoggiato questo metodo, che è stato utilizzato per diversi anni nell’Unione Europea. Non sorprende che ci siano punti di vista opposti su come il cap and trade abbia funzionato in Europa.

Come risposta a questa legge, favorevoli e contrari hanno intensificato i loro sforzi a Washington perché essa passi, venga modificata o respinta. Quasi ogni organizzazione ecologista, la maggioranza delle organizzazioni scientifiche, la maggior parte dei Democratici appoggiano la legge; la maggior parte dei portavoce dell’industria energetica, alcuni scienziati, e i Repubblicani più conservatori tendono ad opporvisi o quanto meno a proporre sostanziali modifiche. Ad esempio, la Relazione Scientifica 2007 dell’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change (Commissione Intergovernativa sul cambiamento climatico) riassume il lavoro di circa 2000 scienziati di tutto il mondo e sostiene le grandi iniziative per abbattere le emissioni di carbonio. In rappresentanza dell’opposizione secondo Environment Maryland, un’organizzazione di cittadini per la difesa dell’ambiente, approssimativamente 2000 lobbisti che sono stati ingaggiati dalle industrie americane dell’energia per trovare delle falle nelle argomentazioni dell’IPCC-2007 e nella proposta di legge dell’amministrazione.

Entrambi gli schieramenti hanno fatto sforzi significativi per ottenere credibilità scientifica di fronte al pubblico. Coloro che promuovono l’intervento fanno costantemente riferimento al rapporto scientifico IPCC-2007 ed evidenziano alcune recenti ed allarmanti ricerche che suggeriscono che la calotta glaciale della Groenlandia potrebbe sciogliersi con una velocità maggiore di quanto riportato anche nell’IPCC-2007. Invece, un ben noto oppositore delle teorie del riscaldamento globale innescato da cause umane, il Senatore James Inhofe dell’Oklahoma, ha tentato di persuadere la gente che l’attuale visione della maggioranza della comunità scientifica è fuorviante. (Inhofe è il membro repubblicano di spicco della Commissione del Senato su Ambiente e Lavori Pubblici.) Di conseguenza, il suo ufficio ha redatto un rapporto di Minoranza del Senato intitolato United States Senate Minority Report on Global Warming (Rapporto di minoranza del Senato degli Stati Uniti sul riscaldamento globale).

Il rapporto di minoranza elenca un certo numero di individui qualificati come scienziati che, a quanto si dice, dissentono dall’ipotesi di un riscaldamento globale causato dall’uomo. A gennaio 2009, il numero di queste persone era 687. Notando che vi erano alcuni scienziati piuttosto conosciuti nella lista, e per via dell’importanza del problema, il Center for Inquiry/Ufficio delle Politiche Pubbliche ha deciso di esaminare attentamente la lista per stabilire quanto sia nel complesso degna di fiducia.

Questa ricerca ha prodotto le informazioni di seguito riportate circa le 687 persone elencate nel rapporto di minoranza del Senato. I dati includono nome, istruzione, elenco delle pubblicazioni nella letteratura di riferimento sulla base delle più conosciute riviste di climatologia e fisica solare, attuale appartenenza a istituzioni, qualifica professionale.

La percentuale di quelli che hanno pubblicato articoli sulla climatologia si è rivelata essere di poco inferiore al 10%. Arrotondando, un totale del 15% mostra un insieme significativo di pubblicazioni in minima misura relative alla climatologia. Non abbiamo trovato alcuna prova che 551 di loro (~ 80 %) abbiano alcuna pubblicazione peer-reviewed attinente alle scienze del clima. Almeno cinquantacinque sono del tutto privi di qualifiche in ambito scientifico, e molti altri identificati come meteorologi sono risultati essere giornalisti meteo. Circa il 4 percento ha espresso appoggio per il consenso generale che sostiene le cause antropiche del riscaldamento globale, il quasi-consenso espresso dalla relazione scientifica IPCC-2007, e perciò non sarebbero dovuti proprio apparire nella lista.

Come deve porsi uno scettico davanti a queste informazioni?

Tutti gli scienziati qualificati ammettono che la verità scientifica è, in ultima analisi, probabilistica, anche quando le probabilità sembrano raggiungere la certezza. È anche vero che i climatologi che conosco garantiscono che ci sono ancora alcuni punti oscuri nel regno delle teorie climatiche che devono essere esplorati più nei approfonditamente, usando i nuovi dati ottenuti su una scala più dettagliata. Infine non può essere escluso che processi naturali ancora sconosciuti possano giocare nel riscaldamento globale un ruolo più grande di quanto previsto. Gli oppositori delle cause umane spesso indicano il Sole come causa probabile del riscaldamento globale contemporaneo. Sebbene nessuno possa dire con certezza che il sole abbia soltanto un ruolo minore nel cambiamento climatico oggi, come fisico solare posso dire che i vari meccanismi solari proposti sono stati confutati dalle ricerche in corso oppure sono stati presentati con argomentazioni fortemente speculative attualmente non supportate dalle osservazioni.

Dove ci porta tutto questo?

Come cittadini preoccupati dobbiamo considerare che stiamo affrontando un processo decisionale articolato su due passaggi. Il primo passaggio è comprendere bene la scienza. Non c’è dubbio che un’ampia maggioranza della comunità di ricercatori scientifici pensi che il cambiamento climatico innescato dal riscaldamento globale sia dovuto principalmente a gas serra di origine antropica. Che rimanga un numero di ricercatori assai più piccolo in disaccordo, e che nessuno possa esprimere certezze circa questo complesso problema è altrettanto vero. Ciò rende relativamente facile, per coloro che vogliono ritardare o prevenire un intervento, dichiarare al pubblico che è in atto una grande controversia in ambito scientifico, insinuando che un intervento, e specialmente un intervento costoso, sarebbe fuori luogo. Tuttavia, le prove suggeriscono una visione differente. Che ci sia una grande e crescente controversia sulle radici antropiche del riscaldamento globale è quasi indubbiamente falso.

Il secondo passo nel processo decisionale è quello politico, che necessariamente introduce i problemi economici. Questo breve articolo non può trattare tali problemi eccetto che per riconoscere la loro fondamentale importanza. Tuttavia possiamo domandare allo scettico che non è avvezzo al relativo campo della scienza dove pensa che risieda il contributo scientifico più credibile – se con gli scienziati la cui ricerca pubblicata è contenuta nella relazione scientifica IPCC-2007 o con l’assai più ristretto gruppo di scienziati messi insieme per il rapporto di minoranza del Senato.

Stuart D. Jordan

Stuart Jordan è uno scienziato dello staff senior (emerito, a riposo) presso il Goddard Space Flight Center della NASA. Ha un dottorato di ricerca in fisica e astrofisica ed è consigliere scientifico per il Center for Inquiry-Ufficio delle politiche pubbliche a Washington, dove lavora sulle problematiche politiche relative al settore scientifico, come il cambiamento climatico.

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