Gli scettici, la scienza e il riscaldamento globale

Come ci aspettavamo, la copertina sul riscaldamento globale ha suscitato un mare di commenti, tra i quali le critiche di alcune persone che si sono trovate in disaccordo con noi forse per la prima volta. Ce lo aspettavamo, perché negli Stati Uniti è successa più o meno la stessa cosa: sia Skeptic sia lo Skeptical Inquirer hanno seguito una linea simile a quella di Query, ma alcuni degli scettici più autorevoli l’hanno contestata.

Nel dicembre 2009, il grande James Randi ha pubblicato sul suo blog Swift un articolo in cui esprimeva dubbi sul riscaldamento globale, seguito da una rettifica in cui precisava di non averne mai negato l’esistenza, ma solo di non essere sicuro che sia causato da attività umane.

Un altro big dello scetticismo americano, il direttore di Skeptic Michael Shermer, è stato per anni dubbioso sul riscaldamento globale, prima di cambiare ideasostenere che le prove della sua esistenza e della sua origine umana sono “incontrovertibili”.

Ma l’argomento continua a dividere gli scettici, al punto che il direttore di Skeptic Junior Daniel Loxton definisce la riluttanza degli scettici ad accettare le conclusioni della comunità scientifica sul riscaldamento globale “il più grande fallimento dello scetticismo”, mentre Massimo Pigliucci del CSI scrive che episodi come quello di Randi devono portarci a riflettere sull’intero movimento scettico.

In effetti, la discussione sul riscaldamento globale è l’esempio estremo di una tendenza storica che ha visto i gruppi scettici estendere i loro interessi ad argomenti sempre più complessi e delicati. Se nel paranormale classico la controversia era tutta esterna all’ambiente accademico e la mancanza di scientificità si poteva evidenziare immediatamente, argomenti come l’Intelligent Design o le teorie alternative sull’AIDS richiedono di entrare molto più in dettaglio sul modo di procedere della scienza.

La controversia sul riscaldamento globale non coinvolge solo enormi interessi economici e politici ma si svolge anche all’interno dell’ambiente accademico. La grande maggioranza degli scienziati del settore sostiene la tesi del riscaldamento globale provocato prevalentemente da attività umane, ma la minoranza che contesta questa tesi è composta anch’essa da scienziati, non da astrologi o omeopati. I due gruppi si accusano a vicenda di non usare correttamente il metodo scientifico e non è semplice capire chi abbia ragione.

Cosa possiamo dire sulle controversie scientifiche come questa? La nostra esperienza nel riconoscere le affermazioni pseudoscientifiche (che Carl Sagan chiamava “baloney detection kit”, e potremmo tradurre in “fuffometro”) ci può servire anche con le affermazioni degli scienziati? Oppure dobbiamo fare un passo indietro e astenerci dal prendere posizione?

Abbiamo la responsabilità di proporci come fonte di informazioni obiettive e controllate, nelle quali il nostro pubblico ripone fiducia, e dobbiamo stare attenti a non scambiare per fatti accertati nostre opinioni non qualificate, ma non possiamo nemmeno evadere gli argomenti scottanti. Nel commentare la vicenda Randi, Daniel Loxton ha proposto alcune regole empiriche, che possono servirci anche a spiegare la scelta editoriale di Query. Loxton identifica quattro casi diversi, che riportiamo qui (in ordine inverso rispetto al suo articolo):

1) Quando un argomento pseudoscientifico o paranormale non è oggetto di studio accademico, gli scettici sono gli esperti principali: possiamo fare un vero e proprio lavoro di ricerca e mettere i nostri risultati a disposizione di tutti. E’ il caso degli UFO, dell’astrologia, dei cerchi nel grano, e di tutti gli esempi “classici” di affermazioni sul paranormale.

2) Quando l’argomento è oggetto di interesse accademico e c’è consenso scientifico, ma anche una frangia pseudoscientifica o “negazionista”, possiamo dire la nostra. E’ il caso dell’Intelligent Design, delle teorie alternative sull’AIDS, e così via. In questo caso, ci sono due tipi distinti di competenze: la conoscenza delle pseudoscienze, che è il nostro campo specifico, e la conoscenza della letteratura scientifica che le smentisce, sulla quale tipicamente non siamo esperti e dobbiamo limitarci a riferire lo stato dell’arte.

Nel caso dell’Intelligent Design, ad esempio, i biologi evoluzionisti che non conoscono a fondo il modo di argomentare degli pseudoscienziati rischiano di trovarsi in difficoltà nei dibattiti pubblici, e la nostra competenza può essere un aiuto prezioso; ma non per questo possiamo sostituirci ai biologi nello spiegare la teoria dell’evoluzione, che non è (generalmente) il nostro campo.

3) Quando gli studi accademici esistono, ma non hanno raggiunto un consenso sufficiente, possiamo riferire che esiste una controversia, ma non possiamo risolverla. In questo caso, se non siamo qualificati non dovremmo promuovere le nostre opinioni; se lo siamo, dovremmo farlo nella sede opportuna della letteratura scientifica peer-reviewed, e non fare appelli sulla stampa popolare (scettica).

4) Quando esistono sia gli studi accademici sia un consenso adeguato, il nostro ruolo è sostanzialmente quello di divulgatori scientifici: possiamo riferire il consenso, ma non improvvisarci esperti in un’area che non è la nostra e che richiede anni di studi specialistici per potersi formare un’opinione qualificata.

La controversia sul riscaldamento globale rientra evidentemente nel campo accademico e supera di gran lunga le competenze specifiche degli scettici. Come in qualsiasi settore specialistico di ricerca, esprimere un parere qualificato richiede competenze professionali di alto livello; gli scettici non sono generalmente studiosi qualificati di climatologia e non possono diventarlo con la lettura di qualche testo divulgativo. Dobbiamo resistere alla tentazione di improvvisarci esperti in un campo che non è il nostro, pensando di poter usare il nostro “fuffometro” come scorciatoia per trovare una risposta definitiva, che può arrivare soltanto dai tempi lunghi della ricerca scientifica. Non possiamo fare altro che riportare lo stato attuale delle conoscenze scientifiche, che vede un consenso maggioritario ma non unanime. Sappiamo che la maggioranza non sempre ha ragione e che la conoscenza scientifica è necessariamente provvisoria, ma è lo strumento meno imperfetto che abbiamo.

26 pensieri riguardo “Gli scettici, la scienza e il riscaldamento globale

  • 28 Giugno 2010 in 14:21
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    Parole chiare e misurate. In un caso delicato come questo, è importante non farsi sviare dai propri desideri o preconcetti. C’è una cospicua porzione di persone che vuole fortemente che il riscaldamento globale sia naturale, per avere una giustificazione alle proprie attuali politiche economiche e industriali, e un’altra ugualmente cospicua parte che vuole che il RG sia “colpa” dell’uomo per avere giustificazioni per i propri sentimenti ecologisti radicali. E’ difficile depurare il dibattito e mettere da parte questi desideri molto umani. Ma è indispensabile provarci.
    E’ una grande occasione di dimostrare che gli “scettici”, a differenza dei creduli, sono disposti ad accettare la realtà anche quando non corrisponde ai loro desideri. Non sprechiamola.

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  • 28 Giugno 2010 in 14:28
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    Grazie a entrambi, facciamo del nostro meglio.

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  • 28 Giugno 2010 in 14:46
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    Ciò che uno scettico, secondo me, potrebbe fare nel caso 4 è dietrologia. Non nel senso dispregiativo del termine ovviamente. Però capire che qualcuno parla in un certo modo perchè ci guadagna è utile per stabilire la percentuale degli adesori DISINTERESSATI alle varie “fazioni”

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  • 28 Giugno 2010 in 16:06
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    Mi unisco anch’io con i miei complimenti per l’articolo: equilibrato e condivisibile!

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  • 28 Giugno 2010 in 20:45
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    Questo articolo mette in luce un aspetto ancora poco chiaro nella vocazione dello “scettico”: divulgatore o ricercatore o entrambi a seconda delle occasioni? E’ auspicabile anche qui una “separazione delle carriere”?

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  • 28 Giugno 2010 in 21:08
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    La teoria del riscaldamento globale causato da attività umane è trasversale: scettici e creduloni si schierano indipendentemente dalle posizioni di fondo riguardo al paranormale. Segno: 1) che si tratta di una opinione scientificamente slegata, se non in assoluto, almeno nel suo corpus principale, dal paranormale e dalle sue implicazioni 2) che i dati scientifici in nostro possesso non hanno ancora raggiunto una completezza tale da dare certezze. Devo però sottolineare che in campo cattolico, uno schieramento che conosco abbastanza bene, gli scettici riguardo il riscaldamento globale sono, se non aumentati numericamente, sicuramente aumentati come peso e capacità di lotta da quando si sono affacciate in Italia congregazioni come i Legionari di Cristo, che possiedono una Università privata a Roma (Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, che è nata con fondi privati e non con fondi vaticani, nonostante il nome che si è dato)) e fondi tali da farmi dubitare che li ricevano, almeno in gran parte, dagli USA e dalla Destra Repubblicana. Comparvero ai tempi di Bush junior e hanno sempre cercato di contrastare le teorie che considerano “di sinistra”, dall’ ecologismo alla opposizione agli OGM. Loro, guarda caso, sono favorevolissimi agli OGM. Morale: un a Scienza indipendente deve avere il coraggio di non dipendere da fondi privati, a costo di essere povera. Facile a dirsi…

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  • 28 Giugno 2010 in 22:08
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    ciao Mariano! è vero, nello scetticismo ci sono due anime, una da “indagatore” e l’altra da “divulgatore” (penso ad esempio a Joe Nickell e Carl Sagan, rispettivamente).
    Secondo me non è necessario che se ne occupino persone diverse, ma bisogna stare attenti a non fare confusione tra i metodi da usare nei due casi, altrimenti si rischia di cadere nella superficialità. Un conto è arrivare a conclusioni originali sulle scie chimiche o sulla fantarcheologia, che poche persone in tutto il mondo studiano in modo scientifico, e un altro è pensare di farlo su settori che sono studiati da migliaia di ricercatori di professione a tempo pieno. Lo dico perché quella di semplificare troppo è una tentazione che a volte colpisce anche me. 🙂

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  • 29 Giugno 2010 in 00:55
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    Il punto è che non è solo una questione di opinioni diverse. Sul riscaldamento globale si giocano politiche economiche, energetiche e sociali con un impatto enorme sulla vita delle persone. E si tratta di investimenti planetari di miliardi di euro basati su dati certamente non definitivi (e forse neanche scientifici). A chi prende decisioni con ricadute di questo calibro gioverebbe un po’ di sano scetticismo in più…
    Complimenti per il sito!

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  • 11 Agosto 2010 in 17:30
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    Secondo me esistono anche situazioni “di frontiera”, in cui pur essendoci un dibattito scientifico diiciamo “serio” (che ha le sue sedi), esiste una grossa frangia di argomenti e metodi tipici delle pseudoscienze.
    Lo si vede anche dai commenti qui. Il ricorso ad argomenti sugli interessi enormi in gioco (che esistono, ma operano su altri livelli, non sul dibattito scientifico) e’ un tipico strumento per screditare una ricerca. La richiesta di certezze (che non esistono mai nella scienza) senza specificare che livelli di confidenza siano richiesti, e senza fornire dati.  Non critico chi ha scritto materialmente i commenti, queste cose si leggono in continuazione in giro e se uno non ha esperienza diretta di cosa dica la scienza in questo particolare il campo puo’ farsi un’idea di un grado di incertezza e di un peso degli interessi economici molto (ma molto) maggiore del reale.
    Il caso del “climagate” e’ pure un esempio di questi metodi: screditare con frasi tolte dal contesto le persone piu’ in vista in un campo, per screditare il campo di ricerca. Poi ci possono essere tutte le incheste che vogliamo (nel caso specifico ormai tre) a dire che il lavoro di ricerca fatto da quelle persone e’ eccellente e che nessuno ha imbrogliato, ormai il messaggio e’ passato.
    Uno scienziato ha qualche strumento in piu’ per applicare il “fuffometro” di Sagan. Si guarda il livello del lavoro scientifico “scettico”, dove viene pubblicato, che seguito ha, si cerca qualcosa su cui si e’ competenti (nel mio caso l’astronomia e il trasporto radiativo) e si scopre che buona parte dei lavori critici, quelli che vengono continuamente citati nei blog contro l’AGW non stanno in piedi, sono stati rifiutati (a ragione) dalle riviste piu’ serie e pubblicati solo da oscure riviste bulgare. Se va bene sono ipotesi molto aleatorie, che viste un po’ meglio crollano miseramente.
    Quindi, anche se chiaramente io non posso stabilire se le stime di feedback positivi nell’AGW siano corrette, se le misure di temperatura siano sufficientemente accurate, quanto i modelli climatici siano affidabili, e mi devo “affidare” al consenso (molto vasto) dei climatologi, come scettico ho un amplissimo terreno di “bufale climatiche” in cui lavorare, e come per l’ID ho la possibilita’ di dare una mano a chi conosce l’argomento da un punto di vista tecnico, ma non ha la stessa competenza nel combattere le tecniche di “vender fuffa”.

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  • Pingback:Shermer, Lomborg e il riscaldamento globale

  • 19 Gennaio 2011 in 15:21
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    Beh, se il criterio da applicare fosse il fuffometro, allora sicuramente bisognerebbe essere molto scettici nei confronti del riscaldamento globale, considerando che esso e’ diventato ormai il miglior cavallo di battaglia per pubblicizzare di tutto e di piu’.
    E poi, quando fa caldo, e’ colpa del riscaldamento globale, quando fa freddo anche! Quando piove tanto, pure! Ma anche quando piove troppo poco…!
    Vediamo un po’ come va avanti, visto che anche quest’ anno l’ inverno sembra risultare freddo e lungo…

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  • 21 Gennaio 2011 in 14:42
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    Mah, io molto banalmente, sarei curioso di capire come viene definita e misurata la “temperatura media globale”.

    Gia’ solo definire la temperatura media in una citta’ in un dato giorno e’ difficile: se guardo il termometro fuori dalla mia finestra al settimo piano vedo una temperatura, se guardo quello della macchina ne ve do un’ altra, in televisione danno un valora ancora diverso, misurato presso la stazione meteo all’ aereoporto… E poi bisognerebbe mediare sulle 24 ore…

    E nell’ articolo pretendono di indicare la temperatura media di tutto il pianeta su tutto un anno. con la precisione di un centesimo di grado! A me sembra veramente al limite con la magia!

    E mai che diano l’ errore sulla stima! Dal mio periodo in universita’ (tesi, dottorato e borsa di studio) ricordo che una misura senza l’ errore non valeva molto, anzi direi che non valeva quasi nulla.

    Per me essere scettici vuol dire anche porsi domande banali come quelle sopra.

    O sono io che mi sono perso qualcosa e le risposte sono evidenti e note a tutti a parte me?

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  • 21 Gennaio 2011 in 15:07
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    Il Corriere della Sera non è noto per il suo rigore scientifico (pochi giorni fa ha dato la notizia che esiste la precessione degli equinozi come se fosse una scoperta dell’ultim’ora), ma nella fonte originale le informazioni sull’errore sperimentale e sugli apparati di misura sono presenti.

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  • 21 Gennaio 2011 in 15:35
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    Anch’io sono curioso ci come si possa misurare l’emivita di una particella subatomica che non lascia nessuna traccia in un rivelatore, decadendo entro lo spazio di un singolo atomo. Ma non mi azzardo a definire pseudoscienziati quelli che lo san fare. Sennò si finisce per fare i “diversamente esperti”, che imperversano un po’ su tutto.
    La misura (e la definizione) di una temperatura media globale non ha granché a che fare con le misure di un termometro fuori dalla finestra. In particolare nessuno cerca di determinare una “temperatura media della Terra”, ma solamente variazioni di temperatura nel tempo. La misura è chiaramente molto delicata e richiede una conoscenza di tutto l’ambiente circostante, i cui effetti vanno calibrati e corretti.
    Gli errori ci sono, e vengono riportati. Una stima dell’errore può essere fatta confrontando diversi dataset ed è dell’ordine di 0.05 gradi. Ma gli errori intrinseci dovuti a fluttuazioni del segnale che si va a misurare sono maggiori, per cui ha in effetti poco senso dire che il 2010 sia stato l’anno più caldo, potrebbe esserlo stato anche l’attuale secondo (il 2005), quel che conta è che la tendenza al riscaldamento sta continuando. Analoghe tendenze al riscaldamento si hanno usando altri indicatori di temperatura, come le misure dei sensori oceanici della rete Argo (con le loro brave barre di errore visibili qui http://4.bp.blogspot.com/_ix1qRsD71DE/TS94lj0MGrI/AAAAAAAADN4/NkB99CQeVR0/s1600/Temberth.jpeg ), o le misure da satellite.

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  • 21 Gennaio 2011 in 15:55
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    @Gianni
    Mi spiace, ma non condivido quello che scrivi. Nell’ articolo cui si fa riferimento sul Corriere si parla proprio “global average temperature”. Se parlano di tale grandezza, devono avela in qualche modo definita. Vale cosi’ per tutto. Ad esempio per il PIL, piuttosto che per l’ inflazione, per l’ indice d’ ascolto. Poi uno puo’ pensare che il parametro scelto non sia buono, ma almeno si sa di cosa si parla.
    Se per esempio mi si chiede dell’ inflazione, so che essa e’ definita rispetto ad un dato paniere di prodotti. Non mi interessa sapere esattamente poi come fanno a misurarla. A questo ci penseranno gli statisitici. Pero’ in linea di principio so cosa e’ e come la si misura!
    Invece per la “global average temperature” non si sa nulla…
    Faccio poi notare che si fa riferimento a misurazioni fatte con satelliti e altri sistemi avanzati. D’ altro canto si pretende di fare confronti con epoche in cui le misurazioni erano molto, ma molto piu’ sporadiche e approssimative. Mi sembra che ci sia una contraddizione.
    Infine faccio notare che non ho parlato di pseudoscienziati.
    In qualita’ di persona che si e’ occupata di scienza, per quanto transitoriamente, penso pero’ di avere il diritto di fare domande. Domande anche molto base, ma che a me viene ovvio pormi.
    Infine vorrei sottolineare che una cosa che ho imparato durante la mia esperienza in universita’ e’ quella di non dare mai nulla per scocntato, e di non prendere nulla per oro colato a priori, neanche cio’ che compare sulle riviste ufficiali. Toppe volte mi e’ capitato di leggere vere sciocchezze in articoli ufficiali, affermazioni la cui inattendibilita’ ho potuto verificare io stesso…

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  • 21 Gennaio 2011 in 16:50
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    La “global average temperature” è una “global average temperature anomaly“, riferita SEMPRE come differenza rispetto ad un periodo assunto come riferimento (di solito la media 1960-1990). Se in un articolo poi la parola “anomaly” cade è perché la cosa è chiara a chi studia il problema, ma sono d’accordo andrebbe sempre detto. Purtroppo la parola “anomalia” ha una connotazione non neutra, e anche usarla ha i suoi problemi.
    Riguardo al non fidarsi, sono d’accordo. Ma o hai dei motivi sensati per non fidarti, legati a specifiche esperienze professionali, o devi andare a controllare. Per far questo occorre prendersi un bel libro sul tema, e studiarselo. Anch’io sono un ignorante sul clima, ma cosa sia la definizione di temperatura l’ho trovato su wikipedia (inglese), non mi sembra che serva andare molto lontano. Altrimenti cadiamo nell’errore dei creazionisti, che in base a critiche “sensate” a naso sull’idea che si sono fatti delle teorie evoluzionistiche muovono obiezioni che con il creazionismo non hanno nulla a che vedere. O che sono sbufalate da tempo. E non posso usare articoli di giornale sull’ultima scoperta di paleontologia, magari un po’ “abbellita” dal giornalista, per muovere le mie critiche.
    Mi sembra onestamente difficile, comunque, che un’intera branca della scienza, soggetta a frequenti scrutini da parte di scienziati esterni (ad es. dopo il Climagate) e in cui le metodologie sono state trovate corrette e solide sia “fuffa”.

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  • 21 Gennaio 2011 in 17:09
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    Si’, pero’ ricordo che da ragazzino le previsioni erano di una nuova glaciazione! E non e’ che ai tempi erano tutti ignoranti e adesso sono tutti “imparati”!
    Percio’ rimango scettico. E siccome vedo anche il continuo aumento degli interessi economici legati al riscaldamento globale, rimango moooolto scettico. Quando ci sono di mezzo interessi economici e ideologici (ci sono anche quelli), il consenso a tesi e antitesi va sempre tarato rispetto a tali fattori. Anche quando si tratta di scienziati! Che purtroppo non sono tutti, come credevo da bambino, distaccati disinteressati e oggettivi…

    NOTA A LATERE: Modificate il software! Ci sono dei problemi con la configurazione di notifica. E se uno prova a modificare, perde tutto il post!

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  • 21 Gennaio 2011 in 21:48
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    Gli interessi economici ci sono da tutte le parti, forse di più nel negare il riscaldamento. Questo tipo di argomenti ha certamente il suo peso per situazioni in cui gli interessi sono chiari, definibili, e il consenso spaccato tra fazioni chiaramente legate agli interessi in questione. Qui abbiamo un consenso praticamente totale quantomeno sul fatto che ci sia un riscaldamento in atto, e quasi totale (superiore al 95%) sull’attribuzione di responsabilità alle attività umane. Consenso che attraversa nazionalità, credi politici, religiosi, ideologici completamente differenti, con posizioni al contorno anche opposte. Attribuirlo ad interessi economici mi sembra quantomeno naive.
    E riguardo al raffreddamento globale degli anni ’70, già allora la posizione più condivisa era quella che le attività antropiche portassero ad un riscaldamento, e solo una minoranza era convinta di un imminente raffreddamento. Ma da un lato era in atto un (momentaneo) raffreddamento, e questo lasciava perplessi, e dall’altro l’idea dell’imminente glaciazione questa ebbe una consistente eco sulla stampa, in particolare dopo un famoso articolo su “Newsweek”. Ma se si conta gli articoli su riviste scientifiche che facevano previsioni per il futuro, la maggior parte parlava di riscaldamento, non di raffreddamento.

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  • 23 Gennaio 2011 in 10:54
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    Sono andato a recuperare il libro di Silvano Fuso, membro del cicap e che percio’ dovreste conoscere bene. In esso egli esprime posizioni molto scettiche verso il riscaldamento globale e cita persone di scienza di alto livello (e del campo), pure ssolutamente scettiche.
    Siccome credo che Silvano Fuso non possa rappresentare uno dei tanti “diversamente esperti”, io prendo in seria considerazione le cose esposte nel libro e presumo che le sue fonti siano attendibili.
    A parte il fatto che mi risulta estremente difficile credere che su un problema cosi’ complesso il “95%” degli studiosi la pensi allo stesso modo, senza sfumature e differenze, vorrei rimarcare che la scienza non va avanti a maggioranza, ma sulla base di argomentazioni. Finche’ ci saranno elementi incompatibili con le interpretazioni correnti, queste ultime non potranno essere considerate verificate.
    Vorrei peraltro sottolineare fortemente che non si puo’ stabilire alcuna analogia con l’ evoluzione. In tal caso infatti ad un’ interpretazione scientifica, come alternativa viene fornita (e non potrebbe essere altrimenti) una spiegazione che presuppone l’ esistenza di fenomeni totalmente estranei alla realta’ oggettiva e/o entita’ metafisiche. Tesi e antitesi sono percio’ di natura intrinsecamente diversa, fornendo la prima una spiegazione “fisica” della realta’ attuale, l’ altra una spiegazione metafisica. L’ una richiede unicamente che la ricostruzione sia corretta, l’ altra l’ esistenza di una dimensione metafisica, in grado di influire in maniera diretta su quella fisica.
    Nel caso del riscaldamento globale si tratta invece semplicmente di due interpretazioni alternative, ma di natura uguale, che si basano sugli stessi presupposti filosofici. Prego percio’ di non delegittamare chi non da’ per scontato il riscaldamento globale, cercando di metterlo sullo stesso piano di chi non crede nelle interpretazioni scientifiche come nel caso di chi non “crede” all’ avoluzione, perche’ cosa scorretta metodologicamente.
     
     
     

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  • 23 Gennaio 2011 in 13:36
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    Sul libro di Fuso (che conosco personalmente e che stimo moltissimo) ho scritto qui: http://giannicomoretto.blogspot.com/2010/04/i-nemici-della-scienza.html La stima credo sia reciproca, nonostante la differenza di opinioni su questo tema, visto che il capitolo di cui parla comincia con una citazione quasi integrale di un mio brano.
    “DIversamente esperti” siamo tutti. Sul clima lo sono anch’io, non sono un climatologo e non mi spaccio per tale. Per questo è essenziale chiedere l’opinione a chi esperto lo è davvero, e Fuso ha fatto l’errore di chiedere il parere di Franco Battaglia, chimico degnissimo ma non climatologo, nonostante sia tra i garanti scientifici del NIPCC.
    Ovviamente ci sono differenze tra critiche all’evoluzionismo e alla teoria dell’AGW. Ed esistono SERIE critiche all’AGW, che sono state prese in considerazione e sono servite a migliorare la comprensione del fenomeno. Ma ad es. quella da cui è partito lei è un classico argomento “ab ignorantia”, siccome non so come funziona qualcosa allora non possono saperlo neppure gli altri. Un altro è il ricorso ad affermazioni false non controllate (l’imminente era glaciale degli anni ’70), o altre cose tipo dati presi fuori contesto. Anche l’invocare “interessi personali” (non specificati ma legati alla carriera, al mantenimento del posto e dei fondi) è un tipico argomento usato da chi nega la scienza. O il raccogliere firme con una petizione diffusa tra “diversamente esperti” (che ripeto, non significa essere ignoranti, in mala fede o cretini), e spacciarla poi per consenso. Assieme a questi ci sono un sacco di dati scientifici magari corretti ma citati fuori contesto, o problemi della teoria che sono stati affrontati e risolti. Gli argomenti del libro di Fuso sono purtroppo (per un libro che per il resto condivido al 99%) in buona parte di questo tipo. Invito a dare una scorsa al sito http://www.skepitcalscience.com per vedere cosa dicono sui vari punti i climatologi veri.
    La scienza non si fa a maggioranza. Ma quando la minoranza non riesce a convincere e rimane una piccolissima minoranza, forse i suoi argomenti non sono così forti. Il numero del 95% è conservativo, e viene da una seria ricerca statistica, che tra l’altro mostra che del 5% rimanente solo l’1% è convinto della naturalità del riscaldamento, il restante 4% è incerto (e scenda al 2% se ci si limita a considerare i climatologi che lavorano specificatamente sul problema del riscaldamento globale). Sull’esistenza del riscaldamento credo che oggi non ci siano dubbi. Ci saranno sicuramente differenze di sfumature, quello che il sondaggio chiedeva era solamente l’opinione sulla natura umana o naturale del riscaldamento in atto.
    Ho provato ad esaminare in dettaglio alcuni di questi argomenti, in campi di cui sono più competente. In particolare per sostenere una sua origine solare si è arrivati a negare uno dei capisaldi della fisica attuale, il principio di equivalenza della Relatività Generale: http://giannicomoretto.blogspot.com/2010/03/sole-e-clima.html Un altro studio molto gettonato, che mette in dubbio il meccanismo stesso dell’ “effetto serra” ha dovuto essere pubblicato su una oscura rivista bulgara. Perché boicottato? No, perché contiene seri errori (si tratta di equazione del trasporto, qualcosa ne capisco come astronomo). Poi, ripeto, ci sono studi seri (es. l’IPOTESI di Svensmark sull’influenza dei raggi cosmici), che sono stati esaminati,considerati e ridimensionati (l’effetto non si vede, anche se potrebbe esistere, e quindi è probabilmente poco rilevante).
    La scienza del clima è scienza. La scienza si fa con gli argomenti, ma gli argomenti serve conoscerli. E per conoscerli occorre studiare. Prima di parlare di queste cose mi sono studiato alcune decine di articoli scientifici (se ha un PhD credo possa farlo), e non qualche libro di parte di enti che hanno come scopo una tesi preconcetta (l’IPCC; per quanto si sostenga il contrario, NON ha una tesi preconcetta). Mi sono rifatto i conti, cercato di capire bene cosa dicono i critici e i sostenitori,  e ancora posso dire la mia solo su alcune cose molto circoscritte. E non posso arrogarmi il diritto di buttare nella spazzatura un intero campo di ricerca solo perché non me lo hanno spiegato.

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