10 Luglio 2026
Approfondimenti

Victor Hennequin: lo spiritismo rende pazzi?

di Paolo Cortesi

Il lettore che, il mattino del 16 settembre 1853, avesse scorso il quotidiano La Presse, si sarebbe imbattuto in una lettera, ripresa da L’Indépendance belge, che avrebbe senz’altro stupito chi era abituato al razionalismo borghese e al realismo politico del giornale parigino:

«Ho iniziato, per le mie comunicazioni con l’altro mondo, con tavoli e cappelli, ma ho abbandonato da tempo questi metodi volgari. La mia mano, posata sul foglio, si muove da sola e risponde alle mie domande con la penna. Ascolto una voce nel mio orecchio. Questa voce è quella dell’ Anima della Terra.

Mi ha ispirato o mi ha dettato un intero libro che abbiamo scritto insieme, soprattutto di notte; contiene una morale tanto severa quanto inattesa per me stesso. Mi sono ritrovato iniziato all’organizzazione generale dell’universo, alla vita delle anime e all’astronomia, di cui ero completamente ignorante; rivelazioni di cui non posso dare che un anticipo in una pubblicazione intitolata Salviamo il genere umano. È il titolo scelto dall’Anima della Terra».

Chi scriveva con la massima tranquillità questa straordinaria rivelazione era un uomo di 37 anni, Victor Hennequin, che fino a quel momento si era occupato soprattutto di politica e di sociologia, o meglio di utopia sociale.

Hennequin, infatti, era un fiero sostenitore della teoria di Charles Fourier (1772-1837), di cui dobbiamo dire qualcosa perché tutta la strana, terribile storia di Hennequin comincia da lì. Nelle enciclopedie, Fourier è etichettato come filosofo, ma in realtà fu molto di più (o molto di meno…). Volle essere il riformatore dell’umanità: una missione così titanica avrebbe schiantato chiunque e infatti il buon Fourier, che pure ebbe intuizioni e anticipazioni geniali, non venne salutato come rigeneratore della società, ma giudicato spesso come un ingenuo o un esaltato; addirittura anche uno sporcaccione, perché condannava l’indissolubilità del matrimonio e affermava l’importanza fondamentale del sesso.

La riflessione di Fourier partiva da un dato di fatto: la vita umana è per la stragrande maggioranza delle persone un’esperienza opaca, pesante, senza gioia, intessuta di dolore e rassegnazione. Perché? Perché la società era organizzata male, anzi malissimo, fondata sull’ingiustizia e la sopraffazione, perché ignorava la vera natura dell’uomo.

Fourier ideò una società sviluppata sui principi generali che secondo lui reggono la vita umana collettiva. Solo così il lavoro non sarebbe più stato la maledizione millenaria, ma un’attività appagante e attraente. Fourier aveva tracciato un catalogo dettagliatissimo delle passioni e inclinazioni umane, aveva numerato e classificato sentimenti e pulsioni, aveva scoperto – così credeva – la struttura intrinseca dei fenomeni sociali, per cui, ad esempio, solo 1620 persone, tra uomini e donne, avrebbero potuto condividere armoniosamente lo stesso complesso abitativo-produttivo chiamato falansterio. Soltanto tredici erano le passioni cardinali, che combinate fra loro davano 810 tipi di carattere umani differenti. Non uno di più, non uno di meno.

Questa furia tassonomica, questa nevrosi della classificazione è il tratto più controverso del socialismo utopistico di Fourier e la ritroveremo, ma più tetra e ossessiva, nei deliri dell’ultimo Hennequin.

Come troveremo dilatate e allucinanti le speculazioni astronomiche, già folli di suo, del filosofo di Besançon. Fourier, infatti, pensava che non solo gli esseri umani fossero mossi da passioni, ma pure i pianeti, gli astri, le nebulose.

«Un pianeta» scrisse Fourier «è un essere che ha due amori, uno celeste o rotante [in francese: pivotant], che è il desiderio di unirsi ad un astro superiore; l’altro materiale o passionale, che è il desiderio di unirsi ad astri uguali».

Nello spazio cosmico, i pianeti nelle loro orbite sono come giganteschi esseri viventi che mangiano, si desiderano, si amano. L’attrazione reciproca che unisce i pianeti non è la gravitazione universale scoperta da Newton, ma uno scambio passionale di influssi che Fourier chiama aromi:

«I pianeti assorbono e riassorbono questi aromi in vari sensi: un aroma di copulazione è assorbito dai poli, un aroma di masticazione [in francese: manducation] dall’Equatore, uno di piantagione o semina dalle diverse latitudini che lo sviluppano, e così via, poiché il pianeta ha dei punti specialmente dedicati all’esercizio di ciascun senso. […] La Terra, a causa della sua povertà in popolazione umana, non ha potuto fornire al Sole e agli altri pianeti che aromi di cattiva qualità, aromi di Civiltà, di Barbarie e di Crudeltà, che sono malattie per il corpo planetario».

La terra ha accanto a sé un cadavere putrefatto che la infetta, la Luna, dalla «luce pallida e schifosa» [lumière blafarde et hideuse], che 

«è assai urgente sostituire con quella di un astro vivo».

Victor Hennequin, fourierista dal 1842, fu rappresentante parlamentare nel 1850. Nel dicembre 1851 fu uno dei deputati che si riunirono per protestare contro il colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte. Fu arrestato e rinchiuso per pochi giorni nella prigione parigina di Mazas. Dopo una breve esperienza come avvocato («la pratica del tribunale mi ispirava la più invincibile ripugnanza»), Hennequin divenne redattore a tempo pieno del giornale fourierista la Démocratie pacifique

Nel 1853, Hennequin e sua moglie Octavie Dujardin scoprirono per caso il fenomeno dei tavolini rotanti. Dopo avere assistito ad una serata di esperimenti spiritici, i due tentarono di comunicare con un tavolino rotondo, poi usarono anche un cappello. I risultati furono così spettacolari e abbondanti che già nel novembre 1853 Hennequin pubblicò Sauvons le genre humain (Salviamo il genere umano), un libro dettato, come abbiamo visto, dall’Anima della Terra.

Un libro dettato da uno spirito planetario è già una cosa enorme, ma l’Anima della Terra fece ancora di più: rivelò ad Hennequin quale sarebbe stato l’immediato futuro del manoscritto: l’editore parigino Adolphe Delahays sarebbe andato a casa di Hennequin il 20 agosto 1853 e avrebbe comprato il libro pagandolo centomila franchi. Quel 20 agosto, Delahays non si avvicinò neppure al 53 di rue de Seine dove abitava Hennequin, il quale ebbe ancora abbastanza lucidità da ammettere: 

«Sono stato terribilmente ingannato. Passerò per un pazzo. Ho scritto dappertutto che un editore mi avrebbe portato ieri centomila franchi. È stata una delusione. Non è venuto nessuno, benché l’Anima della Terra mi avesse indicato il signor Delahays come l’editore annunciato».

Ma questo incontro/scontro con la realtà non bastò a riportare alla ragione Hennequin, che – come tutti i mistici deliranti – trovò una spiegazione, o piuttosto una narrazione sostitutiva

«In fondo, possiedo la verità e ringrazio Dio. La mia missione è compiuta. Ho chiesto il martirio e sono un codardo ad essermi tormentato così a lungo per una miseria».

Il medico alienista Eugène Sémérie commentò, nel suo libro Des symptomes intellectuels de la folie (1875): 

«Così Hennequin comincia con il magnetismo delle tavole giranti, poi il movimento si cambia in voce e Dio gli parla, affidandogli una missione».

Sebbene vi appaiano alcuni segni di squilibrio mentale, nel libro vi sono osservazioni chiare, acute, espresse con uno stile serrato e severo:

«Voi dite che non esistono più caste, che nessuna barriera è inviolabile, che ogni uomo può elevarsi ai più alti ranghi. Ma l’ineguaglianza di proprietà mette il povero alla dipendenza assoluta dal ricco. L’educazione, gli strumenti essenziali gli mancano. La sua natura soffoca».

Il libro-rivelazione uscì per i tipi dell’editore Edouard Dentu che, detto di passaggio, fu il primo a pubblicare Il libro degli spiriti di Allan Kardec, nel 1857. Hennequin pagò di tasca propria le spese tipografiche.

L’opera ebbe un notevole successo di pubblico, tanto che ebbe tre edizioni in quello stesso 1853. L’Anima della Terra che lo aveva dettato doveva essere fourierista, perché il libro riproponeva fedelmente i principi del Fourier, eliminando dalla trattazione solo i punti più imbarazzanti, relativi alle unioni amorose e al sesso libero. A diversi critici, sembrò che Hennequin avesse usato l’espediente della pretesa dettatura dello spirito per attirare attenzione su un saggio tutto sommato non rivoluzionario, ma che riproponeva la nota teoria del socialismo utopistico; lo osservò il critico letterario Alfred Auguste Cuvillier-Fleury (1802-1887), cattolico e conservatore, che nel Journal des Débats del 13 novembre 1853, in una lunghissima recensione al volume di Hennequin, scriveva: 

«Questo libro non è in fondo altro che l’esposizione delle dottrine di Fourier, purgata delle sue porcherie, lo so bene e ne rendo onore al buon gusto e all’onestà di Hennequin».

Tuttavia, non si poteva ignorare che questi si dichiarava coautore del libro, o piuttosto lo scrivano, perché aveva soltanto messo su carta ciò che l’Anima della Terra gli sussurrava all’orecchio. Cuvillier-Fleury dava, dal suo versante reazionario, una lettura politica dello spiritismo, a suo parere un portato della follia rivoluzionaria: 

«Fra gli individui, si sa che certe sovreccitazioni dello spirito, degli improvvisi rovesci di fortuna, delle passioni violente, delle grandi prove predispongono il cervello dell’uomo a indebolimento che ha in medicina un triste nome. Può essere che anche le nazioni abbiano le loro epoche di imbecillità, come gli individui? Le forti emozioni della piazza comporterebbero, come irresistibile conseguenza, questo ridicolo feticismo dei salotti? [si riferisce alla moda dei tavolini rotanti, n.d.r.] L’abuso delle rivoluzioni politiche avrebbe, come culmine inevitabile, la follia delle tavole giranti? Gli spiriti che battono colpi sarebbero i necessari successori dei demagoghi?».

Il delirio di Hennequin, verosimilmente prodotto da una neurosifilide non curata, si aggravò con rapidità paurosa. Pochi mesi dopo Sauvons le genre humain, nel 1854 (Hennequin sarebbe morto il 10 dicembre di quell’anno) uscì un libro, Religion, in cui ogni pagina è uno straziante documento per lo psichiatra; testo ancora più spaventoso perché ci consegna, senza diaframma, senza difesa, la pazzia apparentemente lucida del suo autore.

Vi ritroviamo la mania di classificare e numerare, relitto del fourierismo: 

«La riparazione e il raffinamento delle anime nel loro ritorno al mondo celeste, con il diritto di governarvi, appartengono sotto la direzione dell’Anima della terra a dei e sotto-dei d’anime. Questi ultimi dignitari, in numero di trentadue, su tutti gli astri al gran completo di popolazione, non sono ancora che quattro per la nostra terra, arretrata sotto tutti i rapporti. Essi sono: Manu, Mosè, Gesù Cristo e Maometto. Fourier, già promosso, e che deve essere il quinto, non è ancora in funzione. Si riposa, nelle delizie d’una esistenza femminile di settimo grado, delle lunghe prove e delle crudeli delusioni che ha subìto sulla Terra».

Anche Napoleone diventerà donna: 

«L’imperatore Napoleone, l’ultimo sotto-dio promosso, passò direttamente dopo la sua morte dal primo livello al settimo grado, ma dal 1821 dovrà trascorrervi 86 anni, come donna, prima di potere esercitare la sua dignità».

Hennequin, ispirato dallo spirito divino, conosce il suo futuro personale: 

«Fra un secolo, entrerò in qualità di sotto-dio d’anime in una Anima d’astro di nuova formazione. Conosco l’astro e lo indicherò da qualche altra parte. Per essere degno di questo destino, abiterò per 86 anni la settima regione dei nostri aromi, come anima titolata al femminile. Non mi restano che 16 anni da vivere sulla terra, al fine di completare tutta la mia missione. Morirò a 53 anni, di morte istantanea, il 12 giugno 1869».

In quel 1869, cui non sarebbe mai arrivato perché morì quindici anni prima, Hennequin avrebbe iniziato la sua quarta reincarnazione. Nella sua prima esistenza, Victor fu una duchessa, che il marito geloso fece sbranare dai cani nel 1426; lei aveva 29 anni. Nel 1512 rinacque come uomo di fatica, vessato da un signore, ma morto alla bella età di 86 anni, nel 1598. Nel 1684, tornò sulla terra come donna, generosa ma poverissima, orfana di madre, che venne gettata in prigione, in cui era frustata ogni giorno, per volere del padre turpe alle cui voglie lei si era opposta. Morì nel 1770, dopo una vita terribile di «miseria e disperazione, ma con la fede che Dio le avrebbe reso il suo destino perduto».

Il caso di Victor Hennequin fece scalpore, soprattutto perché avvenne in un momento in cui l’interesse per il recentissimo fenomeno dello spiritismo scatenava forti opinioni opposte. I critici videro in questa storia la prova che lo spiritismo era una debolezza mentale che poteva portare alla demenza. Se si cominciava col credere che un tavolino poteva essere mosso dagli spiriti per rispondere alle domande, si finiva col dialogare con l’Anima della Terra sugli amori del Sole e di Sirio.

Ma gli spiritisti ribatterono che quello di Hennequin era un doloroso episodio isolato, di un uomo che aveva già manifestato instabilità mentale; insomma, Hennequin sarebbe impazzito anche se non avesse incontrato i tavolini rotanti. Scrisse Allan Kardec

«Si fa un gran rumore dell’esempio di Victor Hennequin, ma si dimentica che prima di occuparsi degli Spiriti, aveva già dato prove di eccentricità nelle idee: se le tavole giranti non fossero venute che, secondo un gioco di parole assai spirituale dei nostri avversari, gli hanno fatto girare la testa, la sua follia avrebbe preso un altro corso».

Addirittura, Kardec afferma che lo spiritismo è utilissimo a prevenire suicidi e pazzia, causati spesso da delusioni, infelicità, sfiducia. «Il vero spiritista» scrive Kardec 

«vede le cose del mondo da un punto di vista così elevato che le tribolazioni per lui non sono che gli incidenti sgradevoli di un viaggio».

Eliphas Lévi (Alphonse Louis Constant, 1810-1875), celeberrimo mago ed esoterista che rifiutava lo spiritismo moderno, nella sua Storia della magia così racconta Hennequin: 

«Un giovane avvocato, pieno di futuro e di ingegno, si era fatto portavoce di queste rivelazioni dall’oltretomba. Si chiamava Victor Hennequin. Era uno degli adepti più distinti della scuola di Fourier. Egli credeva, come il suo maestro, che la Terra fosse un animale immenso, e pretendeva che questo grande corpo avesse un’anima con la quale si poteva entrare in comunicazione per mezzo delle tavole rotanti. Pubblicò un libro intitolato Religion, ed era il verbale delle sue comunicazioni intime con l’anima della Terra. Questo libro, in cui le dottrine più generose si mescolano alle più deplorevoli stravaganze, comincia con calma, prosegue con esaltazione e finisce con i ruggiti e i rantoli della follia. Le ultime pagine di questo testo fanno un effetto terribile; lo stile si spezza, le frasi si scontrano; è il grido di un cervello che si dilania. Hennequin fu condotto, ancora sanguinante e vivo, nella tomba dei pazzi, nella clinica del dottor Blanche. È lì che è morto, dopo aver attraversato tutte le fasi della demenza furiosa».

Per il cattolico Joseph Bizouard (1797-1870), Victor Hennequin e la moglie non erano mistificatori o pazzi, ma posseduti dal demonio: «L’agente occulto che ha fatto tante altre vittime» leggiamo nel sesto volume della sua monumentale opera Des rapports de l’homme avec le demon, del 1863 «si è impadronito non solo dei loro tavoli, delle loro matite, della mano che tiene la penna; ha finito con l’impadronirsi del loro cervello».

Immagine: dipinto di Richard Bergh (1858–1919), da Wikimedia Commons, pubblico dominio