25 Giugno 2026
Giandujotto scettico

Quel gran burlone di Tullio Regge

Giandujotto scettico n° 215 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Tullio Regge è stato molte cose: uno scienziato di prima grandezza, un divulgatore, uno scettico che ha aderito al CICAP fin dai suoi primi anni. Ma, anche, un discreto burlone. 

Ne ricorda bene questo lato Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, che nella sua commemorazione dell’amico e collega ha raccontato episodi degni di una commedia: Regge che, in visita all’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica, definisce “cinese” una città di confine contesa tra Mosca e Pechino ai tempi di Mao, provocando un silenzio di ghiaccio nella sala, rotto solo dalla risata di circostanza del presidente dell’Accademia; Regge che ringrazia il sindaco di Torino per un premio recitando un discorso in piemontese strettissimo, del tutto incomprensibile per il primo cittadino che non era originario della regione; Regge che nel 1954 accoglie alla stazione una collega fisica delle particelle fingendo di non capire l’italiano – uno scherzo che divertì Rosanna Cester tanto da far nascere un’amicizia che li avrebbe portati, due anni dopo, a sposarsi.

Tutto questo per dire che quando Regge aveva a disposizione una tribuna giornalistica di grande rilievo, il Primo aprile per lui era un’occasione da non sprecare. Regge scrisse di scienza per un pubblico vasto: prima sul quotidiano torinese Gazzetta del Popolo e Le Scienze, e poi su Tuttoscienze, il supplemento de La Stampa fondato nel 1981 da Piero Bianucci. Ed è proprio su La Stampa che tra il 1988 e il 1992 Regge produsse una serie di pesci d’aprile a tema scientifico: articoli in apparenza “veri”, costruiti in un gergo tecnico che a un primo sguardo poteva sembrare inappuntabile, ma in realtà disseminati di indizi per chi sapeva cercarli. Una tradizione che portò avanti con coerenza e che, come vedremo, aveva uno scopo che andava oltre lo scherzo fine a se stesso.

1988: il superforno a risonanza magnetica

Il Primo aprile del 1988 i lettori di La Stampa trovarono a pagina 12 un articolo intitolato Ed è subito pranzo col superforno Usa. La notizia era clamorosa: un’azienda americana, la General Magnetics, aveva messo a punto un rivoluzionario sistema di cottura basato sulla risonanza nucleare magnetica, la stessa tecnologia usata in diagnostica medica – allora essa stessa una novità. Il nuovo dispositivo, denominato in codice “Ryba”, era opera degli scienziati R. Fisher e F. Prank e combinava la RNM con l'”effetto Peltier inverso”. Risultato: la possibilità di cuocere e congelare contemporaneamente parti contigue dello stesso alimento. Come dimostrazione, lo chef italoamericano Charles Racca aveva preparato per il presidente Reagan una riproduzione del Vesuvio in gelato di nocciola con colata lavica in double-crème framboise: uno scenario, scriveva Regge, “degno di Guerre Stellari”.

L’articolo usava un linguaggio fintamente serio, tanto che, nonostante la precisazione pubblicata il 3 aprile, la redazione del quotidiano ricevette numerose telefonate (anche, a quanto pare, l’amministratore delegato di una grande azienda di elettrodomestici, che chiedeva chiarimenti e si era offerto di acquistare il brevetto). Eppure gli indizi erano tutti lì, per chi li sapeva leggere: ryba in russo vuol dire “pesce”; Dag Richon, il misterioso scienziato israeliano che rivendicava la paternità del brevetto, significa “primo pesce” in ebraico; Fisher è “pescatore” in inglese; e Prank, il collega di Fisher, significa “scherzo” nella stessa lingua.

1989: i neutrini fossili a forma di alveare

L’anno successivo Regge alzò l’asticella. Il Primo aprile del 1989, sempre su La Stampa, annunciò che tre astrofisici dello SLAC – l’acceleratore lineare di Stanford – avevano rilevato per la prima volta il “mare di neutrini cosmologici” previsto dalla teoria del Big Bang. Non era già da sola una novità da poco. ma la vera sorpresa era che i neutrini non erano distribuiti uniformemente nell’universo: formavano figure geometriche composte da pixel esagonali, ribattezzati “hexel”, come in un gigantesco alveare. Uno dei tre ricercatori, tale Sturgeon, aveva già avanzato l’ipotesi che si trattasse di messaggi lasciati ai posteri da civiltà intelligenti esistite “nell’era relativistica”, cioè nei brevissimi istanti successivi al Big Bang. Il guru californiano Ferdie Cabrini si era prontamente impossessato della scoperta, vedendovi un invito divino all’astinenza sessuale.

La smentita del giorno dopo, scritta da Regge stesso, è forse la più interessante della serie: il fisico spiegava ai lettori quali elementi dello scherzo fossero nel complesso scientificamente plausibili (l’esistenza di un fondo di neutrini cosmologici è reale; l’idea di usare un fascio di particelle accelerate per rilevarli non è del tutto campata in aria) e quali fossero pura fantasia. I nomi dei ricercatori, anche in quel caso, erano rivelatori: Bass, Mackerel e Sturgeon sono rispettivamente spigola, sgombro e storione. Regge chiudeva con una confessione di metodo: 

La mia esperienza in fatto di frottole è che esse riescono meglio se contengono un briciolo di verità e se hanno un fine educativo che insegni ai lettori a girare al largo da bugiardi molto più pericolosi del sottoscritto.

1990: il computer che svela la personalità

Il pesce del 1990 fu forse il più tagliente. Una società americana, la Nanosoft, aveva sviluppato un sistema di intelligenza artificiale denominato “Interfaccia Psicologica Computerizzata“, in sigla CPI. Era un sistema capace di valutare con infallibile precisione la personalità di chiunque a partire da espressioni del viso digitalizzate, da testi scritti e risposte a quiz. Multinazionali, università, il Pentagono e persino le dogane americane si erano già messe in fila per adottarla. Regge chiudeva con una stoccata non priva di autoironia: 

Ma sono soprattutto i politici ad essere terrorizzati dalla novità, già si parla di sottoporre tutti i candidati per qualsiasi incarico al test della CPI. Bene sarebbe se venisse applicato, escluso il sottoscritto, anche in Italia.

Questa volta la chiave era nel nome del direttore della Nanosoft: Swimeasy (“Nuotafacile”). Cosa che però non fu sufficiente a fermare almeno un lettore, che da Roma scrisse alla redazione dichiarando di seguire professionalmente gli sviluppi dell’intelligenza artificiale e di poter assicurare che né la Nanosoft né il suo direttore risultavano noti agli addetti ai lavori. La risposta del giornale fu gentile ma puntuale: la data dell’articolo, il primo di aprile, avrebbe dovuto metterlo sul chi va là. E in ogni caso, aggiungeva la redazione, lo scherzo di Regge era anche 

una garbata satira di tanta letteratura scientifica che si ammanta di acronimi specialistici, spesso per mascherare la debolezza dei contenuti.

1992: i coralli all’uranio

Il ciclo su La Stampa, per quanto ne sappiamo, si chiuse nel 1992 con l’articolo forse più elaborato: la scoperta di una specie rarissima di coralli appartenente della famiglia Actroydes, capaci di concentrare uranio e attinidi estratti dall’acqua marina fino a raggiungere, in teoria, la massa critica – quella necessaria a innescare reazioni nucleari. Scoperta fatta dal dottor Herbert Fischer (pescatore, stavolta  in tedesco), che aveva individuato le prime colonie nei pressi di Capo Verde. Le autorità americane avevano già imposto il segreto. Un noto ecologo italiano, Virginio Bettini, aveva proposto di distruggerle con la dinamite. Si prospettava l’arrivo degli Actroydes nel Mar Rosso entro quattro o cinque anni, mentre si paventava una possibile caccia agli organismi marini da parte di aspiranti potenze nucleari.

Anche la smentita del giorno dopo presentava, come di consueto, un nucleo di scienza vera: l’oceano contiene davvero enormi quantità di uranio disciolto, e il reattore naturale del Gabon, che nella storia di Regge faceva da antefatto, è reale (ed è sul serio uno dei fenomeni naturali più straordinari mai documentati!). Ma soprattutto, Regge approfittava dello spazio per una riflessione più seria: la sua “vera preoccupazione” non erano i coralli radioattivi, ma le armi nucleari in cerca di acquirenti nell’ex Unione Sovietica allora in condizione di caos.

2001: la telepatia su La Repubblica

L’ultimo pesce di cui abbiamo trovato traccia comparve il primo aprile 2001, questa volta su La Repubblica. Un gruppo russo-finnico di ricercatori del Politecnico di Helsinki – tra cui i già noti finti Ryba e Bass, nomi che i lettori più fedeli avrebbero dovuto riconoscere – aveva scoperto che una goccia di elio liquido raffreddata a un miliardesimo di grado sopra lo zero assoluto reagiva a stimoli di natura telepatica. Emozioni umane, e in misura minore quelle animali, producevano vortici quantistici misurabili nel condensato di Bose-Einstein. Uno dei ricercatori aveva già lasciato Helsinki per fondare un laboratorio a Stanford, dove avrebbe sviluppato un microchip capace di tradurre il pensiero direttamente in suoni.

Lo scherzo come pedagogia

Questi sono gli articoli-burla di Regge che, fino ad oggi, siamo riusciti a identificare. È possibile che ce ne siano altri: se i nostri lettori ne conoscono, li preghiamo di segnalarceli.

Anche da una rassegna così rapida, comunque, s’intravede uno stile comune. Regge non si limitava a inventare fatti assurdi: costruiva strutture narrative verosimili, mescolando gergo scientifico e idee fantasiose. Era lo stesso trucco che aveva usato quando aveva inventato gli UWO – Oggetti Camminanti non Identificati, una parodia degli UFO presentata sempre sulle pagine de La Stampa, e che avevamo raccontato qui. Non lo faceva per prendere in giro i lettori, o per mero divertimento ma – come lui stesso aveva spiegato nel 1989 – per dar loro strumenti per difendersi dai “bugiardi molto più pericolosi” in azione. Lo stesso obiettivo che perseguiva con i suoi articoli di divulgazione, con la sua firma sul Manifesto contro le pseudoscienze del maggio 1978, e con il suo successivo impegno nel CICAP.

Il primo aprile, insomma, era per Regge un’occasione di pensiero critico sotto mentite spoglie. Il senso era sempre quello: se ci avete creduto, chiedetevi il perché. E la prossima volta, leggete con maggiore attenzione le parole altisonanti e pseudoprofonde – e occhio ai nomi degli esimi scienziati in ballo!

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