Fantasmi nelle macchine: Nicolas Nova e il ritorno del meraviglioso nell’era digitale
di Giovanni Gugg
Il 19 giugno 2026 add editore (Torino) ha pubblicato in italiano La persistenza del meraviglioso. Il piccolo popolo delle nostre macchine, traduzione di Persistance du merveilleux. Le petit peuple de nos machines (Premier Parallèle, Parigi, 2024), l’ultimo libro dell’antropologo franco-svizzero Nicolas Nova. L’edizione italiana arriva a quasi un anno e mezzo dalla scomparsa improvvisa dell’autore, avvenuta il 31 dicembre 2024 durante un trekking in Oman, e assume inevitabilmente il valore di un testamento intellettuale.
Nova era una figura atipica nel panorama degli studi sulle tecnologie digitali. Antropologo, docente presso la HEAD di Ginevra e cofondatore del Near Future Laboratory, ha dedicato gran parte della propria attività a esplorare le relazioni tra innovazione tecnologica, cultura materiale e immaginario. In un contesto dominato da narrazioni che descrivono il progresso tecnico come un processo di crescente razionalizzazione e disincanto, Nova propone una tesi sorprendente: la tecnologia non ha affatto eliminato il meraviglioso. Lo ha semplicemente trasformato.
Il punto di partenza del libro è apparentemente semplice. Molti dei termini che utilizziamo quotidianamente per descrivere il mondo digitale provengono infatti da tradizioni mitologiche, religiose e fantastiche. Parliamo di “demoni” informatici (daemon), di “virus”, di “troll”, di “fantasmi” digitali, di “zombie” che continuano a circolare in rete dopo la morte dei loro creatori. Perfino gli assistenti virtuali e i chatbot più avanzati evocano spesso la sensazione di interagire con entità dotate di una qualche forma di intenzionalità.
Nova osserva che queste immagini non sono semplici metafore decorative. Esse rivelano qualcosa di profondo sul nostro rapporto con le tecnologie contemporanee. Così come le società medievali popolavano il mondo di creature meravigliose per dare senso a fenomeni difficili da comprendere, anche noi continuiamo a interpretare molte dimensioni dell’universo digitale attraverso categorie simboliche che appartengono alla lunga storia dell’immaginazione umana.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio il rifiuto di una contrapposizione rigida tra razionalità e immaginazione. Da una prospettiva scettica potrebbe sembrare paradossale dedicare tanta attenzione a troll, fantasmi e mostri in un’epoca dominata da algoritmi e intelligenza artificiale. Eppure Nova non sostiene affatto che queste entità esistano realmente. Al contrario, mostra come gli esseri umani abbiano costantemente bisogno di costruire narrazioni e figure simboliche per orientarsi in ambienti complessi e opachi.
Il risultato è una sorta di “bestiario digitale” popolato da creature ibride, nate dall’incontro tra antichi archetipi e nuove infrastrutture tecnologiche. In questo senso, il libro si colloca a metà strada tra antropologia, storia culturale e studi sulla tecnologia, offrendo una prospettiva originale sul modo in cui immaginiamo le macchine e, attraverso di esse, immaginiamo noi stessi.
In anni in cui l’intelligenza artificiale viene descritta alternativamente come una minaccia esistenziale o come una soluzione universale a ogni problema, il contributo di Nova appare particolarmente prezioso. Il suo invito non è né all’entusiasmo né al rifiuto della tecnologia, ma a una maggiore consapevolezza dei racconti che costruiamo attorno ad essa. Perché il vero oggetto di studio non sono i fantasmi delle macchine, ma il persistente bisogno umano di continuare a crearli.
Da questo punto di vista, La persistenza del meraviglioso è particolarmene interessare non perché dimostri l’esistenza di fenomeni misteriosi o di entità nascoste dentro computer e smartphone, ma perché aiuta a comprendere un meccanismo ben noto alla psicologia cognitiva: la nostra tendenza ad attribuire intenzioni, personalità e agentività a ciò che ci circonda. Dagli spiriti dei boschi agli algoritmi dei social network, gli esseri umani cercano costantemente interlocutori invisibili con cui spiegare il mondo. Oggi quei processi non sono scomparsi; si sono trasferiti nelle infrastrutture digitali che abitano la nostra vita quotidiana.
Comprendere queste dinamiche non significa rinunciare al pensiero critico, ma esercitarlo meglio. È forse questo il merito maggiore del libro di Nova: ricordarci che, anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il problema non è soltanto come funzionano le macchine, ma anche come funziona l’immaginazione umana quando prova a interpretarle.
Riferimenti bibliografici
- Nova, Nicolas (2026), La persistenza del meraviglioso. Il piccolo popolo delle nostre macchine, Torino, add editore.
- Nova, Nicolas (2024), Persistance du merveilleux. Le petit peuple de nos machines, Paris, Premier Parallèle.
Foto di apertura di Alexander Fox | PlaNet Fox da Pixabay
