L’orrore sotto il tumulo. Un revenant norreno e un curioso episodio di storia longobarda
di Paola Frongia e Giuseppe Spanu
Il draugr è un essere leggendario del folklore islandese e norreno, presente sia nelle saghe islandesi che nei racconti popolari scandinavi. Il draug (nella grafia più recente) può essere definito come un revenant, un morto irrequieto, un cadavere semovente, che non ha nulla di etereo ma possiede una fisicità che lo distingue dai fantasmi impalpabili della narrativa pop.
Comunemente si pensa che i fantasmi siano evanescenti ma è un errore; nel folklore e in certa memorialistica sulle apparizioni lo spettro è a volte molto tangibile. In un racconto raccolto nella Val d’Ossola dalla pittrice Estella Canziani (1887-1964) durante un suo viaggio in Piemonte nel 1912, si narra di un contadino che non credeva nel ritorno delle anime la notte prima di Ognissanti. Questi si nascose in casa dopo aver apparecchiato per i morti e quando a mezzanotte vide entrare delle persone e cibarsi delle pietanze, conficcò un coltello sulla schiena di uno degli intrusi. Questi però era uno spettro, sorrise e l’obbligò a levare il pugnale dal dorso al suo ritorno l’anno dopo.[1]
La principessa Eugenie von der Leyen (1867-1929), prozia della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nel diario dove annotava le sue favolose esperienze con le anime del Purgatorio, scriveva che il 16 giugno 1923 un’anima prese a scuoterla e lei allora le diede un bello spintone e percepì la sensazione di toccare un panno caldo e umido.[2]
Il draugr è uno spettro corporeo e molesto, simile al brucolaco greco e al vetāla indiano (dei quali ce ne occuperemo prossimamente) con i quali condivide la fisicità, la mancata decomposizione del corpo e la sgradevole abitudine di girovagare tra i vivi per tormentarli persino di giorno. A seconda delle sue attitudini post mortem, il draugr viene definito come haugbùi (abitante del tumulo) o aptrganga (colui che cammina di nuovo).[3] Nel primo caso il draugr è legato alla sua tomba e ha il brutto vizio di aggredire chiunque si avvicini o si introduca nella camera funeraria sotto il tumulo. Nel secondo caso, il draugr non si sente legato al suo sepolcro ma prende la spiacevole consuetudine di infastidire i vivi, uccidere il bestiame, rompere le porte e i mobili e altro ancora.
Non si può escludere che le credenze intorno al draugr possano essere legate alla disdicevole pratica dell’haugbrott (distruzione dei tumuli), ossia allo scavo e alla profanazione della sepoltura di qualche defunto per impadronirsi dei corredi funerari in oro o delle armi lasciate nella camera funeraria, usanza presente in epoca vichinga e oltre.[4] Il ritrovamento di un cadavere incorrotto a seguito di uno scavo era un fattore perturbante per la comunità (soprattutto se il defunto non era stato in vita un esempio di santità), che doveva trovare una spiegazione a un evento così inquietante, la quale era spesso di origine soprannaturale. Probabilmente ha una origine simile anche il mito del brucolaco in Grecia, dove si effettua l’esumazione del defunto a distanza di alcuni anni dall’inumazione.
Le saghe o romanzi medioevali islandesi sono una delle fonti più interessanti per la conoscenza di questo tipo di spettro. Nella saga di Grettir il forte, di autore anonimo e risalente al XIV secolo, sono presenti entrambe le tipologie sopra descritte di draugr. Grettir fu un uomo realmente esistito in Islanda nei primi decenni dell’XI secolo, famoso come poeta, guerriero e fuorilegge. Nella saga che narra in maniera molto romanzata la sua vita, Grettir sconfigge due draugar (plurale di draugr). Partito dall’Islanda per la Norvegia in cerca di avventure Grettir, dopo il naufragio della nave mercantile su cui viaggiava, si ferma sull’isola di Háramarsey, il cui signore è Þorfinn, figlio di Kárr inn gamli (Kárr il Vecchio). In casa di Þorfinn Grettir riceve mera ospitalità ossia solo vitto e alloggio, per cui comincia a girovagare per l’isola e fa amicizia con il fattore Auðunn. Una sera mentre si trova in sua compagnia, vede uno strano fuoco brillare nel promontorio vicino alla fattoria. Auðunn gli racconta che è il tumulo di Kárr, e che il vegliardo dopo la morte è diventato un draugr e ha cominciato a terrorizzare tutti i coloni dell’isola.[5]
Stuzzicato dall’idea di un’avventura, il giorno dopo Grettir si fa accompagnare dal fattore presso il sepolcro; con una pala apre il tumulo e si cala con una corda nella camera sotterranea. Laggiù, tra il buio e il lezzo di morte, vede le ossa di un cavallo e Karr, assiso su una sedia, circondato da oro e armi ai suoi piedi. Grettir arraffa l’oro ma viene subito afferrato da Karr e i due iniziano così una lotta furibonda, che si conclude quando Grettir fa cadere Karr e gli taglia la testa, che mette subito fra le natiche del draugr.[6] Allora Grettir esce dal tumulo e rapidamente si reca al banchetto di Þorfinn e getta sul tavolo i tesori di Karr e la sua spada, cosa che fa molto piacere al signore dell’isola, per niente dispiaciuto per la profanazione della tomba paterna.[7] Nel testo l’autore si riferisce a Karr come “abitante del tumulo” (haugbùi), mentre Grettir lo definisce più semplicemente draugr.
Il secondo scontro/incontro tra Grettir e un draugr avviene al suo ritorno dalla Norvegia e segnerà il protagonista per sempre. Un proprietario terriero di nome Þórhallr, che viveva nel Vatnsdalr (oggi Vatnsdalur), nell’Islanda nordoccidentale, aveva una bella fattoria ma infestata da un mostro (non viene specificato quale, forse un troll), per cui i pastori dopo qualche tempo si licenziavano. Allora Þórhallr assume il pecoraio Glámr, uno svedese dagli occhi grigi senza paura ma molto strano. Costui si trova a suo agio nella fattoria ma il giorno di Natale, decide di portare le pecore al pascolo, infischiandosene della sacralità di quel giorno. Non farà più ritorno; la mattina seguente i servi di Þórhallr trovano il cadavere di Glámr e accanto a lui i segni di una lotta contro il mostro.
I domestici cercano di trasportare il corpo di Glámr in chiesa per il servizio funebre, ma è diventato così pesante che decidono di costruirci sopra un tumulo di pietre. Il mostro non appare più, ma è Glámr a ritornare come draugr: terrorizza gli abitanti della fattoria, sale sui tetti, li fa scricchiolare e comincia persino a farsi vedere di giorno.[8]
Nonostante l’infestazione, lo straniero Þorgautr decide di lavorare per Þórhallr e all’inizio si fa beffe di Glámr e delle sue passeggiate sui tetti, ma poi viene trovato con il collo spezzato presso il tumulo di Glámr. A quel punto quasi tutta la servitù abbandona la fattoria di Þórhallr e il fattore si trova da solo contro il revenant. Per sua fortuna Grettir si trovava in quei giorni a far visita ai parenti nel Vatnsdalr e viene a sapere dell’infestazione.
Dato che aveva già sconfitto un draugr, stimolato dalla sua inesauribile sete d’avventura, galoppa verso la fattoria di Þórhallr. Giunto lì, il fattore lo accoglie calorosamente ma lo avverte che il morto Glámr è davvero pericoloso; Grettir gli risponde di non aver nessuna paura. Passano due notti senza che Glámr appaia; infine la terza notte si manifesta: sale sul tetto e comincia a farlo stridere paurosamente, poi sfonda la porta e trova nel salone un uomo molto alto seduto su una panca.
Non appena Glámr si avvicina a Grettir e gli tira il mantello, questi si difende e cominciano a lottare selvaggiamente, tanto da provocare la caduta della trave di sostegno al tetto.[9] La luce della luna filtra dallo squarcio e illumina il volto del ritornante così che Grettir può vedere i suoi occhi scintillanti, e per la prima volta ha davvero paura di qualcosa. Glámr in quel momento maledice Grettir:
“Ti sei dato molto da fare per trovarmi, Grettir, ma non penso che sarai sorpreso se non ti porterò fortuna.[…] Io lancio su di te questa maledizione: i miei occhi ti appariranno sempre dinanzi, così come li vedi ora, e la solitudine ti sarà insopportabile. Questo ti porterà alla morte.”[10]
Ma appena finisce di parlare, Grettir afferra la sua spada, gli taglia la testa e la pone tra le gambe. Più tardi insieme a Þórhallr brucia il cadavere fino a ridurlo in cenere, per poi seppellire le spoglie in una sacca lontano da sentieri battuti. [11] Tuttavia Grettir, secondo l’autore, da allora ebbe sempre paura del buio e della solitudine e credeva di vedere mostri ovunque. La paura del buio sarà più tardi una delle cause della sua morte.[12]

Nella saga di Egill il Monco (XIV secolo) le attività del draugr assumono aspetti orrorifici e grandguignoleschi: Árán, amico dell’eroe Ásmundr, muore improvvisamente e viene sepolto su una sedia, con il suo cavallo, il cane, il falcone e l’armatura, esattamente come Kárr.
Ásmundr si fa calare con una corda nella camera funeraria.
“La prima notte Árán si alzò dalla sedia, uccise il falcone e il cane e li mangiò. La seconda notte Árán si alzò, uccise il cavallo, lo fece a pezzi e lo divorò a grandi morsi, mentre il sangue gli colava giù per la mascella. Offrì ad Ásmundr di mangiare insieme a lui, ma Ásmundr non rispose nulla. La terza notte Ásmundr venne preso dal sonno, e non si accorse di nulla finché Árán non lo afferrò per le orecchie e non gliele strappò entrambe. Ásmundr impugnò allora la spada e tagliò la testa di Árán. Fece quindi del fuoco e arse Árán riducendolo in cenere.”[13]
L’episodio in effetti sembrerebbe prefigurare la successiva casistica sui vampiri della metà del Settecento, con tanto di sangue che cola a rigagnoli (anche se, per le cronache dell’epoca, i vampiri non succhiavano mai sangue ma soffocavano o facevano ammalare le loro vittime), ma in realtà è una variante della leggenda del draugr, dato che Ásmundr si fa calare nel sepolcro per recuperare i tesori e le armi di Árán e non si fa scrupolo di eliminare il suo ex-amico perché questi è diventato un draugr, dunque un ritornante pericoloso per tutti.
Nella Laxdæla saga (1245 circa), una delle saghe islandesi più celebri, si narra che Hrapp l’Assassino era così affezionato alla sua fattoria che in punto di morte chiese di essere sepolto in piedi, in una fossa davanti alla porta di cucina della casa. Sfortunatamente riappare poco tempo dopo come draugr e i parenti decidono di dissotterrarlo e risepperlirlo lontano dalla fattoria. Ma Hrapp ritorna nuovamente a infestare la tenuta e il nuovo proprietario è costretto a riesumarlo un’altra volta e, dopo aver constatato l’integrità del cadavere, a bruciarne il corpo.[14]
Concludiamo la panoramica sul draugr con un episodio di storia longobarda che precede di almeno cinque secoli le storie di Grettir ed Egill il Monco. Com’è noto, i Longobardi provenivano dalla zona meridionale della Svezia, la Scania.[15] Nel II secolo d.C. i Longobardi iniziarono una lunga migrazione che nel 568 d.C. li portò in Italia. Il re Alboino (530-572) dilagò con i suoi guerrieri nella pianura padana e conquistò molto rapidamente il nord d’Italia.[16]
Dopo la sua morte in circostanze oscure nel 572 d.C., la sua figura sarà presto mitizzata dal suo popolo. Paolo Diacono, il grande storico longobardo, racconta che fu sepolto nel palazzo reale di Verona sotto una scala, ma la sua tomba fu profanata anni dopo da Giselperto (745-762), duca di Verona.
“Ai nostri giorni Giselperto, ex duca di Verona, aprì la tomba di Alboino e ne asportò la spada e tutti gli ornamenti che vi trovò; poi con la vanità tipica degli ignoranti, andava in giro vantandosi di aver visto Alboino in persona.”[17]
Anche se Paolo Diacono deride Giselperto perché dice di aver visto Alboino nelle fattezze di cadavere vivente nel suo sepolcro, non possiamo non notare una notevole somiglianza tra questa vicenda e le storie dei draugar e l’haugbrott. Tuttavia non ci sono altre testimonianze di draugar nelle storie dei longobardi, sebbene essi fossero un popolo germanico di origine scandinava.[18]
La figura del draugr è diventata popolare negli ultimi anni, soprattutto grazie ai videogiochi e al fumetto, ed erroneamente assimilato ai vampiri o agli zombie.[19] In ogni caso, che ci crediate o meno, se farete un viaggio in Islanda, evitate di avvicinarvi a un tumulo: il suo draugr potrebbe non avere buone intenzioni.
Note
- [1] Estella Canziani, Viaggio in Piemonte e Valle d’Aosta, Storie Editore, Pordenone, 2023, p.260
- [2] Eugenie von der Leyen, Conversazioni con gli spiriti, Edizioni Segno, Tavagnacco (UD), 2021, p.26
- [3] https://www.scandinavianarcheology.com/the-draugr/ Oggigiorno in Norvegia il draugr è uno spettro del mare, quando appare ai marinai è imminente un naufragio.
- [4] https://www.scandinavianarcheology.com/the-draugr/
- [5] Anonimo, Saga di Grettir il forte, Iperborea, Milano, 2026, p.99 Nel folklore scandinavo la presenza di un fuoco fatuo sopra un tumulo viene associato alla presenza di draugr e di tesori.
- [6] Grettir il forte, op. cit. p.101
- [7] Grettir il forte, op. cit. p.102
- [8] Grettir il forte, op. cit., p.180
- [9] Grettir il forte, op. cit., pp. 192-193
- [10] Grettir il forte, op. cit., pp. 193-194 In un racconto di fantasmi di Edith Wharton, Gli occhi (1910), il signor Culwin viene terrorizzato dall’apparizione di due occhi tristi nel buio che lo fissano. Solo alla fine della storia Culwin scoprirà che quegli occhi erano i suoi riflessi in uno specchio.
- [11] La pratica della decapitazione del cadavere e la sua cremazione forzosa può ricordare il procedimento per eliminare i vampiri, ma è in realtà un metodo comune nel folklore per liberarsi di un morto irrequieto e malevolo.
- [12] Grettir il forte, op. cit., pp. 195
- [13] Anonimo, Saga di Egill il Monco, Iperborea, Milano, 2015, p.30
- [14] Anonimo, Laxdæla saga, Iperborea, Milano, 2015, p.89
- [15] Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Rusconi, Milano, 1974, p.2
- [16] Paolo Diacono, op. cit., p.51
- [17] Paolo Diacono, op. cit., p.72
- [18] Dopo la morte di re Rotari, un ladro ne profanò la tomba per impadronirsi dei suoi ornamenti, ma gli apparve… San Giovanni Battista(!), molto indispettito che andasse a rubare nella chiesa a lui intitolata. Da allora il ladro sarà sempre respinto da una forza invisibile ogni volta che tenterà di entrare in chiesa. Paolo Diacono, op. cit., p.147 Si badi che le apparizioni dei santi rientrano nella casistica dei fantasmi, perché i santi, pur avendo uno status particolare, sono pur sempre dei ritornanti.
- [19] Si veda per es. Color Zagor n°2 dell’agosto 2014, nel quale Zagor affronta dei draugar a guardia di un tesoro.
Foto di Bernd Hildebrandt da Pixabay
