Torino, via Madama Cristina: la strada delle botteghe con poltergeist annesso
Giandujotto scettico n°209 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
Oggi ci soffermiamo su due storie sorprendenti di poltergeist, e non tanto perché differiscano in modo speciale da altri episodi della stessa categoria, ma perché hanno molte cose in comune: tanto per cominciare, ebbero per teatro due punti di Torino molto vicini l’uno all’altro, due edifici di via Madama Cristina, non lontano dal Parco del Valentino, in quella che allora era la parte orientale della città. Si verificarono nel 1897 e nel 1914.
L’edificio dei fenomeni del 1914 è tuttora al suo posto, al civico 64. La sera del 4 novembre di quell’anno la redazione de La Stampa – che ne parlò il giorno dopo – ricevette una chiamata telefonica da un abbonato. La cosa non era ovvia: in tutta Italia a quel tempo le utenze telefoniche erano alcune decine di migliaia. Si usava quello strumento solo per cose importanti e, dunque, la cosa doveva avere un certo rilievo, almeno per chi chiamò.
Da lunedì 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, al pian terreno e al primo piano del caseggiato c’erano gli spiriti: scomparivano a tratti per tornare più vivaci di prima. Precipitatosi sul posto, il cronista del quotidiano torinese trovò
“una costruzione modernissima. Una casa ad un solo piano, che si prolunga per diverse decine di metri, senza presentare speciali rilievi… Un seguirsi di botteghe, una teoria di finestre, interrotta a quando a quando da un balcone”.
Ancora oggi si vede l’ingresso della casa, uguale a centoventi anni fa, i balconcini e, subito prima del civico 64, vari locali ad uso negozio. Proprio alcuni di quegli spazi, per quel che possiamo capire, furono teatro del poltergeist torinese del 1914. I presunti “spiriti” si manifestavano infatti in una delle botteghe, quella dei signori Borelli e Schenone. Borelli, in particolare, raccontò al giornalista che gli spiriti disturbavano lui e la famiglia, ma non appariva così impressionato dai fenomeni come ci si sarebbe potuto aspettare.
In casa sua, i vetri tremavano e le porte si muovevano, mentre in negozio era come se una mano le muovesse; nulla di strano capitava invece nelle abitazioni confinanti o in altre botteghe vicine. Tutto si verificava fra le 8 e le 18. Se la cosa fosse dovuta al passaggio dei tram, perché lui subiva quegli effetti, si chiedeva l’uomo? E perché solo da alcuni giorni? Al mattino del 4 novembre il fenomeno era stato constatato da alcune guardie municipali chiamate in casa Borelli.
L’uomo aveva tredici figli. Durante l’intervista giunsero i due minori, anche loro per niente spaventati: “Abbiamo il teatro in casa” – dicevano. “È una cosa divertente veder ballare porte e finestre”.
Borelli non era preoccupato, d’accordo, ma fino a un certo punto: pensava comunque che si trattasse di “spiriti” – spiriti burloni, li definiva La Stampa nel suo titolo, secondo il nomignolo ottocentesco, ancora di moda al tempo. E, per quanto i figli di Borelli apparissero divertiti da quanto stava accadendo, lui sperava che gli “spiriti” di passaggio se ne andassero presto, e, non ultimo, che i ragazzi tornassero alla tranquillità.
Deluso dal fatto di non aver potuto osservare nulla di persona, la mattina del 5 novembre il cronista de La Stampa tornò in negozio. Dopo debita attesa, vide tremare i vetri della porta del negozio e della vetrina attigua, come se una mano invisibile agisse al centro di essa, mentre i telai rimanevano fermi o quasi. I movimenti si vedevano bene anche da fuori. Anzi, dall’esterno ci si accorse che a tremare erano tutti i vetri del pian terreno e del primo piano, in modo indipendente dal transito di tram, automobili e di altri veicoli. Al pomeriggio, invece, niente spettacolo: tutto tranquillo.
La storia era divertente, com’era divertente la serenità ostentata dalla famiglia e dagli onnipresenti – e innocenti? – bambini del signor Borelli. Difficile dire se i tredici figli c’entrassero qualcosa: capita spesso che i casi di poltergeist vengano inscenati da ragazzi o bambini, magari per noia o per sfogare situazioni di disagio. In questo caso, però, non disponiamo nulla che possa avvalorare questa spiegazione. Verrebbe da pensare che, in via Madama Cristina, a generare i fenomeni fosse qualche fattore ricorrente che, a noi, è ormai precluso conoscere.
Oltre a questa storia, c’è però un’altra vicenda, della quale sappiamo ancora meno di quella appena raccontata. Risale 1897 e riguarda il civico 84 della nostra strada, all’angolo con via Petrarca: trecentocinquanta metri di distanza dall’altro poltergeist, e, in questo caso, un edificio non più esistente.
Conosciamo la storia grazie a La Stampa del 6 novembre 1897: secondo il giornale, più o meno “dall’inizio del mese”, si erano dati convegno “gli spiriti burloni”. Anche stavolta, al centro dei fenomeni c’era un negozio, uno spaccio di generi alimentari (non sappiamo invece in che cosa commerciasse il signor Borelli, diciassette anni dopo).
Due punti vicinissimi, con la stessa categoria di fenomeni iniziati più o meno negli stessi giorni dell’anno (intorno alle date “magiche” di inizio novembre, con il culto dei morti e dei santi – di Halloween allora nessuno sapeva niente, in Italia). E due storie che coinvolsero in entrambi i casi esercizi commerciali, probabilmente suscitando pettegolezzi e discussioni di ogni genere.
Nel caso del 1897, patate e castagne volavano via dalle ceste, a volte colpendo in testa gli avventori, e non mancavano i particolari ridicoli: bistecche che si muovevano da sole sul bancone, e persino – non si capisce bene che cosa intendesse dire il quotidiano – salami che parlavano! Anche stavolta i curiosi si assembrarono davanti all’esercizio pubblico, mentre agenti di Pubblica sicurezza e guardie municipali giungevano sul posto per mantenere l’ordine e per provare ad accertarsi della realtà dei fenomeni. E anche in questo caso, al contrario di molte storie analoghe avvenute a Torino in quei decenni (per esempio, questa, questa, questa e questa), non siamo al corrente di una soluzione.
Che cosa scatenava quei fenomeni nei negozi di via Madama Cristina, a cavallo fra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo? Forse qualcuno a cui chiedere l’abbiamo trovato…
Poche centinaia di metri più a monte delle case interessate, risalendo verso il centro città, al civico 19, due strani guardiani vegliano dall’alto. Uno è posto lungo via Madama Cristina, l’altro all’angolo con via Silvio Pellico. Si sporgono al di sotto di due balconi di un edificio costruito negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo (la casa, a quanto pare, fu voluta da un commerciante, il carbonaio Pasquale Zanzi, alla fine degli Anni 70 dell’Ottocento). Sono due grandi pipistrelli, con le ali spiegate, che incombono sui passanti – nemmeno troppo visibili, se non si è nella posizione giusta e non si solleva la testa. È bello pensare che già all’epoca sorvegliassero le botteghe di via Madama Cristina – e, chissà, forse avranno anche visto all’opera gli spiriti burloni dei nostri due poltergeist, riuscendo a intuire la loro vera identità. Ma, dall’alto dei loro balconi, non danno risposte.
Foto di Elisa Marianini, da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0
