23 Giugno 2026
Misteri vintage

Giuseppe Gasco, un tranquillo occultista di provincia

di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La storia dell’occultismo italiano spesso non è stata fatta nei grandi centri. Al contrario di quanto si potrebbe supporre in prima battuta, la provincia italiana dell’Otto e del Novecento è stata segnata in lungo e in largo da gruppi, correnti di pensiero e individui slegati dal mainstream culturale italiano – dal cattolicesimo, dal marxismo, dall’ortodossia fascista, e, naturalmente, anche dalla cultura tecnico-scientifica.

Cose del genere valgono in particolare per province geograficamente decentrate rispetto alle grandi città, ma ricche di inquietudini e con molte possibilità di sottrarsi, in particolare, alle forme della spiritualità cattolica. Un esempio di questo genere ci arriva dalla vita di un uomo che visse e lavorò per la maggior parte del tempo in un angolo del Piemonte meridionale, a Mondovì

Le molte vite di Giuseppe Gasco

Giuseppe Gasco è un esempio magnifico di questa provincia italiana inquieta sotto il profilo spirituale. Nato nel 1875 a Mondovì, ne sappiamo molto grazie a questo studio dello storico piemontese Lorenzo Barberis, che ne ha recuperato in parte la produzione, documentandone l’originalità e – appunto – il percorso accidentato. Altre informazioni utili sul suo impegno in ambito teosofico sono reperibili nel volume Medium & Gerarchi. Metapsichica e spiritismo in Italia durante il Regime Fascista, di Paolo Cortesi.

Già a inizio Novecento, Gasco è attivo in ambito massonico e in quello del ritorno colto dell’esoterismo, attratto com’è dall’interpretazione del pitagorismo operata da uno dei protagonisti della scena del pensiero magico del primo quarto del Novecento, Arturo Reghini. Fa il veterinario, e, entrato nella Società Teosofica, vi diventa uno dei suoi membri più attivi, assumendo posizioni animaliste in cui giocano un ruolo centrale la reincarnazione, della quale è fervente sostenitore e, come per molti altri teosofi, il vegetarianesimo.

Nei loro saggi, Barberis e Cortesi sottolineano il costante fastidio che Gasco provò per il fascismo: quando nel 1939 il fascismo soppresse la Società Teosofica, fu proprio Gasco, in maniera semi-clandestina, a tenerne le fila e a cercare di farla sopravvivere. Fatto esemplare notato ancora da Barberis: quando, dopo la guerra, Gascò creerà Alba spirituale, il periodico di cui ci occuperemo fra poco, sulle sue pagine – a posteriori – rivendicherà di aver tenuto nel 1935 una seduta spiritica nella quale si presentava il fratello di Mussolini, Arnaldo, scomparso l’anno prima, che implorava i partecipanti di chiedere al fratello di non seguire il nazismo nella sua politica bellicista, altrimenti l’Italia sarebbe andata alla catastrofe. Non ci è dato sapere se Gasco e chi era con lui abbia seguito l’indicazione del defunto. 

Ma fu nell’Italia della ricostruzione e del boom economico che Gasco diede il meglio di sé.

“Alba spirituale”: una rivista dalla vita difficile

A fine guerra, Gasco si spostò per qualche anno da Mondovì a Savona. Confermato segretario della Società Teosofica, è lì che, nel 1948, inaugura la pubblicazione della rivista alla quale legherà le sue sorti di occultista – e, per qualche anno, anche la linea della Società. 

Alba spirituale iniziò a uscire nel 1948; due anni dopo Gasco rientrò a Mondovì: da lì, attraverso le pagine della rivista e una viva attività pubblicistica, lanciava i suoi proclami di rinnovamento spirituale, non senza intrattenere mille rapporti interessanti con personalità di ogni genere. 

Basti pensare a un’altra vicenda ricostruita con attenzione da Barberis: il contributo che, sotto forma di copertine a tema occultistico che da Milano, giungeva ad Alba spirituale da un pittore allora agli esordi, ma poi assurto a maggior notorietà come  Emilio Scanavino (1922-1986). Un artista difficile da collocare, ma che in quel periodo, grazie agli input culturali contraddittori ricevuti dai genitori (il padre Sebastiano era un fervido esponente della Teosofia a Genova; la madre era una cattolica altrettanto militante) esprimeva la sua inquietudine anche lavorando per abbellire Alba spirituale. Un fatto che suggerisce una considerazione più generale: personaggi inquieti come questi – e Gasco inquieto lo era a tutto tondo – non finiscono di sorprendere, a ogni istante.

Il nostro monregalese scrive infatti lunghe poesie a tema esoterico, in cui si ispira a testi come le Stanze di Dzyan, gli oscurissimi scritti ermetici e simbolici di Helena Blavatsky, la fondatrice della Teosofia, che sosteneva fossero il frutto della trasposizione di un antico manoscritto tibetano (il Libro di Dzyan, appunto) che, per lei, era alla base del trattato fondativo della Teosofia, La dottrina segreta. In quelle poesie, Gasco allude a maestri segreti, esseri di altre dimensioni, cosmogonie complicatissime che, in qualche misura, intuisce e forse conosce. Faticose a leggersi, ma essenziali per provare a capire che cosa pensava Gasco, dalla sua Mondovì.

Afferma di aver praticato l’ipnotismo, riuscendo a far comparire nei soggetti che ha impiegato le stimmate, proprio “come quelle di santa Teresa di Avila”. 

E ancora, nota Barberis: una parte della produzione poetico-ermetica di Gasco appare orientata a quanto ormai sta per accadere nella società italiana: insieme alla modernizzazione e alla secolarizzazione, l’irruzione di forme di occultismo moderno, che includono a pieno titolo la tecnica, lo spazio, l’atomo. I Maestri occulti hanno generato la Rivoluzione francese, segno di una nuova era di progresso; ora, allo stesso modo, stanno suscitando la nuova era dell’Atomo, segno del puro spirito che presto beneficerà tutto il mondo. In questo senso, scrive Barberis, Gasco pare respirare l’aria del tempo. Sembra anche rimanere molto colpito dal best seller pubblicato nel 1960 dai francesi Louis Pauwels e Jacques Bergier, Il mattino dei maghi, che promuove il desiderio di unire scienza ultramoderna e idee su una conoscenza occulta senza tempo.

Svastica sì, svastica no

C’è un aspetto, solo in apparenza secondario, indicativo del clima in cui Gasco era costretto a operare per la rinascita della Teosofia in Italia, e che nel suo bel lavoro Lorenzo Barberis ha messo in luce. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la svastica, simbolo esoterico amatissimo in tutto l’Occidente (nella Grande Guerra se ne facevano portafortuna per i soldati britannici, per esempio) era diventata impresentabile. 

Il tabù nei riguardi di questo segno solare oggi si è attenuato, ma quando Gasco si occupava di Alba spirituale la questione era assai diversa. Per questo, per diversi anni omise completamente il logo della Società Teosofica; soltanto quando Scanavino, dopo quattro anni, smise di fornire i suoi dipinti alla rivista, il simbolo fece la sua ricomparsa – ma, si badi bene, con i bracci della ruota solare ridotti al minimo indispensabile, in modo da richiamare soltanto alla lontana ciò che i nazisti avevano saccheggiato e indelebilmente legato alle loro oscenità. Tornerà evidente soltanto nel 1957, quando la redazione della rivista passerà a Roma, e, soprattutto, ne diverrà responsabile il successore di Gasco alla guida della Società Teosofica, Giuseppe Filipponio, con cui Gasco non era in buoni rapporti. 

Un uomo isolato?

La direzione della rivista da parte di Filipponio, nel corso della quale farà capire di essere in rapporto diretto con i Maestri nascosti della Teosofia, è anche quella in cui su Alba spirituale si fanno frequenti i contributi del teosofo fiorentino Roberto Hack (1899-1971), padre dell’astrofisica Margherita. Hack, svizzero di origine, è influenzato da una teologia protestante di area calvinista nel cui alveo, da fine Ottocento, più di uno incontra idee spiritualiste, vegetariane e animaliste. Si direbbe che anche Hack, che pure già molti anni prima aveva firmato diversi lavori teosofici insieme a Gasco, fosse prossimo alle posizioni di Filipponio: non è un caso che sarà proprio lui a succedergli alla guida della Società – posto che manterrà sino al giorno della sua morte.

Cessato l’incarico di segretario della Società Teosofica, i contrasti di Gasco con la linea prevalente nell’associazione si accentuano. Dal 1959 comincia a pubblicare a Mondovì Nuova era, una rivista che, in qualche misura, sarà alternativa ad Alba spirituale, lasciata quando il vertice della Società era passato ad altri. Con Nuova era può dare più libero corso alle sue idee occultistiche, soprattutto alla passione per la numerologia (vuole creare un sistema di comunicazione universale basato su simboli associati ai numeri da 1 a 999, anche se un sistema completo ne conterebbe duemila…) e alla convinzione che il mondo sia alla vigilia della Nuova Era, quella acquariana, che lui fa propria dalla lettura dei testi ermetici di Carl Gustav Jung (la cui psicologia, al contrario di quella freudiana, ammira).

Lo svolgimento delle Olimpiadi a Roma, il Centenario dell’unità italiana e l’apertura del Concilio Vaticano II gli sembrano confermare l’arrivo di un’era di pace e di apertura verso la spiritualità (pensava addirittura che il Concilio preludesse a un’apertura verso l’esoterismo da parte cattolica…). Come aveva fatto con le bellissime copertine di Scanavino, quelle dei primi Anni 50, Gasco si procura la collaborazione di un altro pittore dagli interessi esoterici, il ligure trapiantato a Torino Eupremio Lo Martire (1906-1999), che, peraltro, gli era stato accanto alle origini di Alba spirituale. Lo Martire orna le copertine di Nuova era di una svastica, ma levogira, per distinguerla in ogni modo da quella nazista. 

Gasco, intanto, critica le convinzioni di molti teosofi (e massoni) italiani sul mitologico legame fra templari e Graal, assume toni più fortemente anticlericali, s’innamora dei Rosacroce, promuove il ruolo centrale di uno dei misteriosi maestri teosofici che in occulto guiderebbero il mondo, e cioè il conte Saint Germain: un personaggio che, grazie alla teosofa britannica Annie Besant (una delle maggiori esponenti della seconda generazione dei leader del movimento teosofico), a partire dai primi decenni del Novecento era via via diventato popolarissimo tra occultisti, spiritisti e appassionati di fantascienza.

Ma elabora anche idee occultistiche largamente originali, staccandosi quasi del tutto dalla Teosofia mainstream. Dio, spiega, è una forma di energia elettromagnetica universale, che esiste in misura diversa in tutti i viventi: per questo, si deve essere vegetariani. Del resto, questa energia elettromagnetica divina è alle origini di fenomeni misteriosi di vario tipo, ed a questa conoscenza “tecnica” che ormai il teosofo della Nuova Era acquariana deve puntare. 

D’altro canto, nota in maniera acuta Barberis nel suo saggio, Gasco mantiene e in qualche misura sviluppa alcuni elementi fra i più ambigui a cui il pensiero teosofico poteva prestarsi. Associa le idee della dottrina della razza della Teosofia all’evoluzione dei gruppi etnici: in cima, ci sono i bianchi (bianchi, come lo spirito), in basso, i neri (neri, come la terra). 

Ma ormai, avanzato di età e scavalcato da teosofi di generazione successiva alla sua, in contrasto con molti fra loro e geograficamente in posizione eccentrica rispetto ai flussi della cultura occultistica italiana, è un isolato. Nel 1966, quando ha novant’anni, chiude Alba spirituale. Morirà nella sua tranquilla Mondovì il 10 dicembre del 1970. 

Una cosa, in chiusura, ci sentiamo di chiedere sommessamente al lettore: di non pensare più che, anche nel secolo scorso, la provincia italiana fosse spiritualmente monotona, grigia e dedita al massimo alla frequenza più o meno annoiata della messa domenicale. Molti Giuseppe Gasco testimoniano cose diverse.

Foto: Veduta di Mondovì, da Wikimedia Commons, pubblico dominio