3 Luglio 2026
Approfondimenti

Nostradamus è servito al pranzo di Capodanno: le (false) profezie per il 2026

di Paolo Cortesi

L’unico motivo che può ancora spingere ad occuparsi di Nostradamus a inizio d’anno è una specie di stanca fedeltà alle vecchie abitudini, un po’ come partecipare alla tombola di capodanno con i nonni nella speranza che si divertano almeno loro.

Ma, in effetti, ad ogni anno nuovo, noi non leggiamo le profezie di Nostradamus, bensì quel guazzabuglio di parole che anonimi “studiosi” gli attribuiscono. E così, anche in questo gennaio 2026, c’è il solito ritornello: le previsioni di Nostradamus per l’anno che ci aspetta.

Come non si conosce di solito il nome dell’interprete, così non si ha alcuna notizia sulla fonte dei pretesi oracoli nostradamici; ma da tempo sappiamo come si confezionano questi pessimi esempi di giornalismo di intrattenimento: si sfoglia una qualsiasi versione delle Prophéties e appena si trova una parola di grande attualità, vi si costruisce attorno una storia che abbia una minima apparenza di senso.

Ovvio, dunque, che il Nostradamus del 2026 ci parli soprattutto di guerra, perché di questa sciagura è piena la cronaca del nostro presente.

Quest’anno, tuttavia, pare che finalmente l’attenzione per Nostradamus sia in declino, infatti in rete – rimbalzati in varie lingue – girano gli stessi pochi versi, caratterizzati da un accenno a “sette mesi di grande guerra” che gli studiosi (?) pensano potrebbero avere a che fare col nostro imminente futuro:

«Sette mesi di grande guerra, persone morte a causa del male
Rouen, Evreux il Re non verrà meno».

Questi versi sono metà della quartina IV.100:

Du feu céleste au Royal édifice,
Quand la lumière de Mars défaillira,
Sept mois grande guerre, mort gent de maléfice
Roüan, Eureux au Roy ne faillira.

[Dal fuoco celeste al regale edificio,
Quando la luce di Marte verrà meno,
Sette mesi grande guerra, morte gente per maleficio
Rouen, Evreux il Re non fallirà.]

Rouen ed Evreux sono due città della Normandia, che distano fra di loro circa sessanta chilometri. Evreux è oggi una piccola città non particolarmente notevole, ma nel 1557, anno a cui risale la pubblicazione della quartina, era capitale di un’antica e importante contea. Rouen oggi è celebre soprattutto per la serie di cinquanta dipinti ad olio nei quali Claude Monet raffigurò il portale della sua cattedrale in diverse condizioni di luce e di atmosfera.

Il toponimo Rouen (Roüan) appare otto volte nelle Prophéties; Evreux solo due; entrambi ricorrono anche nella V.84.

Seguendo il “metodo” di Mario Reading (che nel 2022 sembrò avere previsto la morte di Elisabetta II), si è fatta attenzione alle quartine collocate nella ventiseiesima posizione all’interno della Centuria, e che perciò (?) riguarderebbero il 2026.

Si cita la I.26:

«Il grande sciame d’api sorgerà […] di notte l’agguato».

Ma la citazione è sbagliata perché la quartina delle api è la IV.26, quasi interamente scritta in lingua provenzale; in essa si parla di uno sciame di api che arriverà nessuno sa da dove; vi è un agguato notturno ad una sentinella sotto le viti e chiude con una città consegnata/tradita da cinque pettegoli (o balbuzienti) non nudi (cieutad trahido per cinq lengos non nudos): insomma, pare davvero improbabile che, come suggeriscono gli “studiosi”, questa quartina possa riferirsi a «personaggi politici di alto profilo (e molto controversi) come Donald Trump e Vladimir Putin», i quali sarebbero indicati sotto il simbolismo dell’ape, emblema imperiale di Napoleone.

Della II.26, gli “analisti” (?) hanno enucleato l’immagine del Ticino sommerso di sangue, il che potrebbe alludere a «nuovi disordini in Europa», ma di quella stessa quartina, caratterizzata da aposiopesi, si è preferito ignorare altri personaggi ed eventi che vi sono descritti: un grande che perderà il campo di battaglia, il fiume Po, fuochi, morti annegati.

Un verso profetico sembrerebbe dare un’immagine tanto sintetica quanto potente degli attuali sconvolgimenti negli equilibri di potere globali:

«Tre fuochi sorgono dai lati orientali, mentre l’Occidente perde la sua luce in silenzio».    

Nelle Prophéties, il termine Occidente (in francese, Occident) appare sei volte, in III.27, III.35, V.34, VIII.59, IX.55 e IX.100. In nessuna di tali quartina appare, neppure vagamente, il verso citato. Nessuna sorpresa, dunque, in questo inizio d’anno: a Nostradamus viene attribuito quanto lui neppure si sognò di scrivere; la buona notizia è che evidentemente sempre meno persone sembrano credere alla misteriosa dote del medico francese, e gli “esperti” si fanno sempre più pigri e prudenti. Parlare di un destino di guerra, oggi, è non solo di cattivo gusto, ma sconsiderato.

Immagine da Wikimedia Commons, pubblico dominio