22 Giugno 2026
Giandujotto scettico

Quando un paesino del Piemonte scampò all’Apocalisse Maya

Giandujotto scettico n°202 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Pradeltorno è una frazioncina di Angrogna, comune dell’omonima, piccola vallata laterale della val Pellice, nel torinese: poche case con tetti in pietra, una decina di famiglie, qualche pascolo e un tempio della Chiesa valdese in stile neo-gotico appollaiato su uno spuntone di roccia. Questa tranquilla località balzò agli onori delle cronache nel 2012: Pradeltorno sarebbe stato uno dei pochi luoghi al mondo, insieme a Bugarach, nei Pirenei francesi, a scampare alla fine del mondo prevista per il 21 dicembre del 2012. Seguiteci, dunque, in questa storia di apocalissi mancate, bufale web e scherzi improbabili, perfetta per il periodo di Natale.

In principio fu Wikipedia

Di Bugarach come luogo destinato a salvarsi dalla fine del mondo si parlava già almeno dagli anni Duemila. Di Pradeltorno, invece, si cominciò a parlare nel 2011, per via di un edit su Wikipedia. A ricostruire la storia fu l’Eco del Chisone, settimanale di Pinerolo, in un articolo del 12 dicembre 2012. 

Il 4 giugno 2011, alle ore 19.44, qualcuno si era divertito a modificare la voce di Wikipedia dedicata ad Angrogna. Con pochi clic da una connessione Vodafone di Pinerolo, un utente anonimo aveva aggiunto un’informazione: secondo alcune profezie, la piccola frazione di Pradeltorno sarebbe stata risparmiata dall’apocalisse profetizzata dai Maya. La ragione? Un delizioso miscuglio di esoterismo alla Dan Brown

Ciò sarebbe dovuto ai rituali che un tempo erano compiuti dai valdesi e alla presenza del Sacro Graal, che per un breve periodo sembra sia stato custodito in questi luoghi. 

Due minuti dopo, lo stesso utente modificò su Wikipedia la voce di Bugarach, il paesino sui Pirenei francesi già famoso come rifugio anti-apocalisse, specificando che oltre ad esso si sarebbe salvato anche “un Comune situato sulle Alpi italiane”. Alle 19.49, ripensandoci, precisò: quel comune era proprio Angrogna. Analoghe modifiche vennero fatte sulla Wikipedia in lingua inglese.

Il 23 giugno 2011 qualcuno su Wikipedia ci provò anche, ad aggiungere il tag “senza fonte” al paragrafo; ma il giorno dopo un altro IP – sempre Vodafone, sempre da Pinerolo – rimosse prontamente l’etichetta. Perché rovinare una bella storia con i fatti?

La buffa teoria del complotto cataro-valdese-templare

Ma che cosa c’entravano i valdesi con il Sacro Graal? Nulla, nella realtà. Se la connessione catari-valdesi era frutto di fraintendimenti storici, suonava ancora più bizzarra alle orecchie di un valdese. Entrambi, nel Medioevo, erano movimenti considerati eretici dalla Chiesa cattolica e per questo spesso indebitamente appaiati, ma le somiglianze finivano lì. Diversa – se non opposta – la teologia, diversa la struttura organizzativa, diversa la storia e le sorti. 

Eppure, secondo la leggenda che circolava online, il Graal sarebbe stato portato in Val Pellice dopo la dispersione violenta dei catari e custodito a Pradeltorno, una delle roccaforti naturali dei valdesi – ma questo in specie durante le guerre di religione del ‘5-600, cioè dopo che, nel 1532, i valdesi avevano aderito alla Riforma protestante. Altri tiravano in ballo i consueti templari, sostenendo che “Graal” fosse in realtà sang réal, il sangue reale dei Merovingi discendenti da Gesù (sì, quella teoria).

Altri ancora si rifacevano al fanta-archeologo inglese Graham Hancock e ai miti sull’Arca dell’Alleanza, che secondo lo scrittore sarebbe finita in Etiopia. Che cosa c’entrasse la più che tranquilla Pradeltorno, era un mistero nel mistero. 

C’è chi dice no

Il primo giornale a parlare di quella vicenda era stato sempre LEco del Chisone, in un articolo del 21 dicembre 2011. Da lì, la storia prese il volo. Finì su forum esoterici, fu ripresa da La Stampa e da altri quotidiani nazionali. Il giornale pinerolese ricevette addirittura una telefonata di una tv olandese interessata alla vicenda. Intanto, qualcuno aveva cominciato a commercializzare borse e magliette serigrafate con la ruota Maya e il nome di Pradeltorno, quasi una risposta a chilometri zero al mito di Bugarach.

Il sindaco di Angrogna, Mario Malan, però manteneva i piedi per terra: 

Di turisti per ora non ne abbiamo visti. Se arriveranno dovranno arrangiarsi perché a Pradeltorno non ci sono alberghi. (La Stampa, 12 giugno 2012

Qualche forestiero andò a curiosare, ma nulla di paragonabile all’isteria che aveva investito Bugarach, dove le case andavano a ruba e perfino le stalle erano già prenotate per la notte dell’apocalisse. Anche la gente del posto reagiva con un’alzata di spalle.

I fanatici di Dan Brown resterebbero delusi, infatti del fantomatico passaggio del Sacro Graal non ci sono tracce. «Tutte storie», commenta lapidario Giorgio Tourn, pastore e memoria storica del mondo valdese. «Nella nostra tradizione questo genere di discorso misterico-esoterico non ha mai avuto alcuna rilevanza». E la fine del mondo? «Non è un fatto cronologico, piuttosto una categoria spirituale», concede. «I fedeli commentano questa storia con ironia», conferma la pastora Daniela Di Carlo, che a Pradeltorno tiene il culto la quarta domenica del mese. (La Stampa, 12 giugno 2012

Un sito di valdesi conservatori sembrava tra i più indispettiti da quelle teorie. Pradeltorno, ricordavano, era il luogo dove si custodiva davvero qualcosa di prezioso per la storia più antica della chiesa protestante italiana: il “Coulege dei Barba“, ossia la scuola dove, prima dell’inizio della Riforma protestante, venivano formati i predicatori valdesi, chiamati appunto barba (“zio”, in lingua romanza, e, oggi, in piemontese). Non il Graal, dunque, ma la Parola di Dio. Meno cinematografica, ma assai più importante per chi aveva difeso con successo quella valle dai tentativi di annullare con la violenza un’espressione di fede diversa da quella cattolica.

La carica dei ventimila e uno

Mentre Pradeltorno viveva la sua tranquilla esistenza tra mucche al pascolo e qualche curioso, qualcuno decise che la storia meritava un’ulteriore svolta surreale. Quel qualcuno era Jacopo Morini, ex-inviato del programma tv Le Iene, che nell’estate del 2012 stava preparando il suo nuovo programma 2012 prima di morire per La3, insieme al comico Frank Matano.

Morini si era imbattuto nella storia di Pradeltorno sul web e aveva deciso che era troppo bella per non ideare uno scherzo. Dal luglio 2012, il conduttore cominciò ad andare ripetutamente ad Angrogna nei panni del reporter “Karl Heinz Fuster”, con una parrucca e un improbabile accento tedesco, per intervistare sindaco e abitanti sulla loro disponibilità a ospitare eventuali “turisti della salvezza”.

Poi Morini confezionò alcuni falsi spezzoni di telegiornale (due di tv italiane, uno di una tv tedesca): speaker serio, grafica professionale, servizi dal Passo del Gottardo. Si annunciava l’imminente arrivo di ventimila tedeschi intenzionati a trasferirsi a Pradeltorno per scampare all’apocalisse Maya. Le immagini mostravano file chilometriche di automezzi al valico alpino e famiglie cariche di bagagli. A ottobre, Morini tornò ad Angrogna e mostrò gli spezzoni agli abitanti.

Il sindaco di Angrogna, che fino a quel momento aveva liquidato la faccenda con un certo distacco, cominciò davvero a preoccuparsi. “Ma qui possiamo ospitare forse un centinaio di persone, non di più”, disse a Morini. “Dovrò chiedere soccorso all’intera Val Pellice”.

La matematica era spietata: ventimila tedeschi contro poco più di 800 abitanti in tutto il comune di Angrogna. E Pradeltorno contava forse una decina di famiglie. Dove metterli? Come sfamarli? E soprattutto: come gestire l’emergenza che ne sarebbe derivata?

Mentre il sindaco calcolava scenari da protezione civile, Morini – ancora in versione “Karl Heinz Fuster” – girava per il paese chiedendo un tetto e un letto per i profughi dell’apocalisse.

 “Pur essendo molto ospitali – sono una bella comunità valdese – non è che fossero proprio entusiasti”, ridacchia. “Dopo alcune ore ho svelato che era uno scherzo. Hanno tirato un bel sospiro di sollievo”. (La Stampa, 12 ottobre 2012) 

Il mondo non finisce a Pradeltorno

Il 21 dicembre 2012 il mondo non finì. Né a Pradeltorno, né a Bugarach, né altrove. Ma vogliamo ancora raccontarvi di un delizioso servizio da quelle zone. A confezionarlo fu, per La Stampa, lo scrittore Giuseppe Culicchia, che il 20 dicembre del 2012, cioè alla vigilia dell’apocalisse, si era messo in viaggio da Torino per raggiungere la val Pellice. Era partito 

con largo anticipo, aspettandomi carovane di apocalittici, armate Brancaleone ansiose di scampare al nuovo Diluvio Universale. 

Non trovò nulla. “Non un’anima viva”, scrisse. “Tutt’al più un paio di maiali che grufolano liberi e beati nei dintorni di una baita, e un gatto che mi scruta perplesso dal ciglio della strada appena imbiancata di neve”. Ad Angrogna, nella piazza deserta, l’oste della locanda Il Pomo d’Oro scuoteva la testa divertito: 

“Il tutto esaurito per la fine del mondo? No, mi spiace. Le uniche camere che ho affittato sono per i giornalisti, stamattina è arrivata una troupe di Italia Uno”. 

E poi, con una battuta perfetta: “Ma cos’è, vi mandano quassù per punizione?”. Il sindaco Mario Malan confermava che l’invasione non era avvenuta: 

“No guardi, qui è tutto come sempre. Anzi no, perché scendo adesso da Pradeltorno, dove ho accompagnato la troupe di Italia Uno. Su però ci sono giusto un paio di anziani, e due famiglie più giovani, che domani mattina porteranno i figli a scuola qui ad Angrogna”.

Culicchia proseguì verso Pradeltorno attraverso altri tornanti. Lassù trovò la Casa Famiglia Residenza per Anziani, il tempio valdese, una decina di case. Tutte sprangate, ovviamente. Infine, all’improvviso, quattro o cinque persone. “Evvai”, pensò fermandosi, speranzoso: 

 “Apocalittici?”
“No, siamo la troupe di Italia Uno”.

La videocamera era puntata sul nulla.

Immagine in evidenza: il tempio valdese di Pradeltorno di Angrogna (Torino) verso la fine del XIX secolo, in una foto di David Jean Pierre Bert – immagine in pubblico dominio, da Wikimedia Commons