Destinazione spazio profondo: il libro di Albino Carbognani sulla fattibilità dei viaggi interstellari
di Gianni Comoretto
I viaggi interstellari sono da almeno un secolo un sogno dell’umanità. Colonizzare altri mondi, al di fuori del nostro sistema solare, o semplicemente esplorare pianeti lontani è un tema fisso dei romanzi di fantascienza, in cui è presentato come una necessità o un destino ineluttabile dell’umanità. Con Destinazione spazio profondo (Dedalo, 2025), l’astrofisico Albino Carbognani, non nuovo alla divulgazione, prova ad affrontare il tema cercando di presentare al lettore sia le speranze che le enormi difficoltà poste dai viaggi interstellari, con una buona dose di realismo ed aderenza a quello che oggi conosciamo sulla fisica e sul cosmo.
Il libro si apre con la descrizione del palcoscenico in cui ci si muoverà, un corso condensato di astrofisica che occupa tutta la prima metà del libro. Parte da una descrizione generale della nostra galassia, quindi dei vari tipi di stelle, di come funzionano, nascono, evolvono ed infine muoiono. Poi racconta le possibili destinazioni, gli oltre 7000 pianeti extrasolari conosciuti, come cercarli e quello che oggi sappiamo su di loro. Ma l’Universo è enorme, molto di più di quanto chiunque, anche un astronomo, possa davvero comprendere al di là di numeri a cui difficilmente riusciamo ad associare un significato, e se vogliamo anche solo prendere in considerazione la possibilità di superare queste distanze siamo costretti a concentrare l’attenzione solo alle poche stelle, una decina in tutto, entro 10 anni luce dal Sole.
Infine, un capitolo sulla teoria della relatività ristretta introduce a concetti che torneranno utili se vogliamo pensare di affrontare queste distanze in tempi compatibili con la vita umana, perciò viaggiando con velocità confrontabili con quella della luce. 
Una volta che si è familiarizzati con stelle e pianeti, e delimitati gli obiettivi ai sistemi stellari vicini che presentino pianeti potenzialmente interessanti, Carbognani passa a discutere di come arrivarci. Il libro considera soltanto tecnologie che, per quanto molto al di là delle attuali possibilità tecnologiche, sono compatibili con la fisica conosciuta, in pratica, quindi, basate sulla propulsione a razzo. Spiega i limiti dei razzi chimici, quelli che abbiamo usato finora, e li confronta con razzi basati sull’energia nucleare. Alcuni di questi sistemi, che impiegano reattori nucleari a fissione, sono stati presi seriamente in considerazione dalle agenzie spaziali, anche se non sono mai stati realizzati. Altri, molto più efficienti ma decisamente più futuribili, sono basati sulla fusione nucleare o sulla fantascientifica antimateria. Al riguardo, il capitolo finale del libro ricorda quale sia lo stato della ricerca sulla fusione che, nonostante i progressi ottenuti, è ancora molto lontana dall’essere fattibile. E, comunque, ricordiamo che, se e quando diventerà una realtà, verrebbe impiegata prima per la produzione di energia a terra che per la propulsione spaziale.
Il testo vuole mantenere il contatto con la realtà, e, per questo, mette in evidenza le tante difficoltà del volo interstellare. Difficoltà che, peraltro, costringono a limitare lo scopo delle missioni prese in esame: la maggior parte dei progetti descritti riguarda l’invio di sonde automatiche, alcune delle quali effettuerebbero soltanto un veloce passaggio nel sistema stellare di destinazione, in modo da non dover trasportare anche il propellente necessario alla frenata una volta giunti a destinazione. Infatti, i due problemi fondamentali in questo tipo di viaggi, ampiamente illustrati da Carbognani, sono le velocità elevatissime richieste per compiere il viaggio in tempi dell’ordine di un secolo, e l’equazione dei razzi, che impone di usare quantità enormi di propellente rispetto al carico utile. Ad oggi, l’ ipotesi più percorribile tra quelle esposte resta dunque l’invio di una piccolissima sonda munita di vele solari che verrebbero spinte da potenti laser posti a terra.
Sono affrontati anche i problemi legati ad un eventuale viaggio umano, e qui il libro corre lungo la sottile linea che separa progetti estremamente ambiziosi dalla fantascienza. In particolare, è descritto il progetto di una possibile “astronave generazionale”, cioè, un vettore che ospiti un migliaio di persone in un modulo abitativo lungo qualche chilometro, sospinto da un razzo a fusione lungo 50 km.
Questa comunità dovrebbero vivere nello spazio per alcune generazioni, portando a destinazione i discendenti dei viaggiatori originali. Tuttavia, anche questa strategia sarebbe insufficiente, e Carbognani sottolinea come le stime delle dimensioni minime per una popolazione stabile su più generazioni siano di circa 14 mila individui: servirebbe una flotta di una dozzina di queste astronavi. Al riguardo, sono descritte anche altre opzioni, come l’ibernazione, il letargo indotto, oppure i sistemi di propulsione ad antimateria in grado di raggiungere velocità vicine a quella della luce, con una conseguente contrazione del tempo di viaggio per effetto della relatività.
Il libro spazia su argomenti diversissimi, dalla scienza consolidata sugli oggetti astronomici alle ipotesi più ardite su possibili tecnologie ancora lontane, ma sempre con un ricco rimando alle fonti. Tuttavia, per quanto i numeri che il testo fornisce siano sempre basati su dati scientifici che il lettore più intraprendente può verificare con le formule che inframezzano il discorso, a tratti non è facile distinguere quelle che sono tecnologie magari futuribili ma realizzabili con quanto conosciamo oggi, da quelle che richiederebbero salti di conoscenze difficili da immaginare, oppure, risorse superiori a quelle che l’umanità potrà ragionevolmente mettere in campo. Anche se i richiami alla cautela ci sono, spesso restano un po’ tra le righe, e l’idea complessiva che può trarne il lettore è forse eccessivamente ottimistica. Altri problemi non sono affrontati, per esempio: come si potrebbe sopravvivere in un pianeta abitabile, sia portando lì il nostro ecosistema, sia convivendo con uno differente dal nostro.
L’autore usa molto di frequente formule matematiche per cercare di dare al lettore gli strumenti per approfondire i concetti trattati. A tratti, possono appesantire il discorso, in particolare possono spaventare chi non abbia familiarità con numeri e formule. Anche così, tuttavia, il lettore può tranquillamente evitare di soffermarvisi: non sono quasi mai essenziali per la trattazione dei temi, e in ogni caso viene sempre fornito il risultato del calcolo.
Insomma, Carbognani racconta un sogno che ci ha già spinti a conoscere e a studiare strani, nuovi mondi, e trasmette la passione di questa ricerca di conoscenza. Non sappiamo dove questo sogno ci porterà, quali dei tanti progetti descritti potrà mai essere realizzato, e quali invece resteranno sogni. Ma comunque, anche mantenendo i piedi per terra, è importante continuare a sognare.
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