4 Giugno 2026
recensioni

“Rimasti a terra – Eroi ed eroine dimenticati dell’avventura spaziale”, il nuovo libro di Andrea Ferrero

Se chiediamo a qualcuno di nominare una persona che rappresenti la conquista dello spazio, probabilmente citerà Neil Armstrong, Juri Gagarin, o Wernher von Braun. Ma l’avventura spaziale è il risultato dei sogni, delle vite, delle speranze di migliaia di persone. Andrea Ferrero, ingegnere spaziale e vicepresidente del Cicap, racconta alcune di queste storie nel suo nuovo libro: Rimasti a terra – Eroi ed eroine dimenticati dell’avventura spaziale, edito da Il Mulino. Si tratta chiaramente di un’impresa titanica: l’autore ha dovuto operare una scelta difficile, equilibrando un’esigenza di giustizia verso i tanti contributi, tutti importanti, e la necessità di dare uno spazio adeguato a ciascuna delle moltissime persone raccontate. 

Si parte dai padri fondatori dell’astronautica, quei sognatori che all’inizio del ventesimo secolo immaginarono un sistema di propulsione che funzionasse nel vuoto: il russo Konstantin Ciolkovskij, l’americano Robert Goddard, il tedesco Hermann Oberth che, indipendentemente, gettarono le basi teoriche e ingegneristiche di un razzo spaziale. Questi si resero conto delle enormi difficoltà che occorre superare, a partire dalla necessità di usare quantità enormi di carburante, decine di volte il suo peso finale, per poter mettere in orbita qualsiasi cosa con un razzo. Escogitarono l’idea di utilizzare un razzo a più stadi, stazioni spaziali orbitanti, tute spaziali per gli astronauti. Affrontarono i problemi di come pilotare e dirigere un razzo nel vuoto, di come smaltire l’enorme calore dell’attrito con l’aria, e di come mantenere in vita gli astronauti. Attorno alle loro vite viene descritto il clima di entusiasmo per l’esplorazione spaziale, che negli anni ‘20 portò alla nascita di diverse associazioni di appassionati, mescolando fantascienza, ricerca tecnologica (soprattutto militare) e studi teorici. 

Il libro racconta quindi la storia del programma missilistico sovietico, guidato dall’ingegnere ucraino Sergej Korolëv, a partire dalle sue vicissitudini personali. Caduto in disgrazia trascor

rerà un anno in un gulag, per poi finire a lavorare come prigioniero insieme al geniale ingegnere Andrej Tupolev. Il programma riprenderà vigore con la necessità di utilizzare missili potentissimi per lanciare le nuove pesanti bombe termonucleari. Korolëv capisce che un razzo di quelle dimensioni può anche portare in orbita una persona, e riesce ad ottenere dai vertici militari l’autorizzazione a fare ricerche in questo senso. La rivalità con gli USA farà da molla per innescare la corsa allo spazio, con il lancio dello Sputnik, il volo di Gagarin, la prima donna nello spazio e la prima passeggiata spaziale, tutti successi russi dovuti alla genialità di Korolëv. 

Nel raccontare il programma spaziale italiano è più difficile focalizzarsi su una singola persona. Sono narrati gli incerti e frammentari tentativi del primo periodo postbellico, gli sforzi di Amaldi di rilanciare la ricerca italiana in un orizzonte comune europeo, quelli di Luigi Broglio di fondare la ricerca aerospaziale in modo autonomo rispetto alle ingerenze militari. Qui il racconto si complica: mentre nei capitoli precedenti le poche figure chiave individuate riuscivano ad orientare il lettore, ora i nomi inevitabilmente si moltiplicano. Le figure chiave sono tante, i progetti e gli enti coinvolti pure, e dare un quadro d’insieme talvolta diventa oggettivamente difficile. Ma è un problema generale della ricerca italiana, che in questo, forse più che in altri campi, ha dovuto sopperire ad una cronica mancanza di fondi e di mezzi, con la capacità di inserire idee ed intuizioni brillanti in progetti più vasti, con il saper cogliere opportunità e sviluppare competenze di nicchia. 

C’è poi spazio per raccontare le tante storie di progetti che non sono riusciti a mantenere le promesse iniziali. Ne vengono riportati una mezza dozzina, interessanti per capire come comunque anche i fallimenti servano per sviluppare idee che verranno utilizzate in seguito. E in fondo la scienza è anche questo, esplorare strade che non è detto portino a qualcosa. 

Un capitolo è dedicato alla storia delle donne astronaute. Fin dall’inizio del programma spaziale statunitense alcune donne vennero selezionate come potenziali astronaute. Il progetto di selezione venne però pesantemente osteggiato, e alla fine bloccato, dai vertici NASA, che ritenevano la necessità di avere solo astronauti uomini «un fatto del nostro ordine sociale». Solo nel 1983 una astronauta statunitense, Sally Ride, volerà sullo Shuttle. La storia delle “Mercury 13”, le 13 donne spesso anche più qualificate dei loro colleghi maschi, è uno squarcio molto interessante sui pregiudizi da cui non ci siamo ancora del tutto liberati. 

Un’altra sezione è dedicata ai per fortuna pochi astronauti morti sul lavoro. Affronta lo spinoso problema della sicurezza nello spazio, e racconta in modo molto toccante la vita, le speranze e i sogni tragicamente interrotti di alcune di queste persone. Un intero capitolo è infine dedicato allo studio degli impatti cosmici ed alla nascita della geologia dei corpi celesti, attraverso la vita di Gene Shoemaker, l’unico uomo di cui una manciata di ceneri riposa sulla Luna. 

Il volume di Ferrero trasmette al lettore una sorta di senso di meraviglia, e comunica nello stesso tempo la passione, lo sforzo, la dedizione di quegli studiosi che ci hanno permesso oggi di dare quasi per scontata la possibilità di esplorare lo spazio. Ci riesce tramite persone reali, di cui sono evidenziati gli aspetti umani e psicologici nel dover affrontare problemi mai incontrati prima, ed i pregiudizi sia personali che scientifici contro cui hanno dovuto lottare. Con una documentazione sempre rigorosa, corredata da una ricca bibliografia, ci offre uno spaccato di quella società in cui queste persone hanno operato. Entrando per lo stretto indispensabile nell’aspetto tecnico, ci fa intravedere un quadro complesso, in cui si intersecano matematica, fisica, geologia, ingegneria, ma anche sociologia, politica e la problematica interazione tra scienza e mondo militare. Non mancano gli aspetti legati al mondo dei sogni, alle aspirazioni, all’immaginario che da sempre sono legati all’esplorazione dello spazio. Un quadro a volte difficile da seguire nella sua coralità, sicuramente (e necessariamente) incompleto, ma che riesce a rendere il lettore partecipe di quello stesso fascino che ha guidato le persone qui raccontate.

Immagine di apertura di Yol Gezer da Pixabay