4 Giugno 2026
I segreti dei Serial Killer

I dinamitardi e il dimenticato “Mad Bomber”

di Marianna Cuccuru

Nel panorama del delitto in serie, i dinamitardi, similmente ai piromani seriali, hanno un modo peculiare di colpire e uccidere. In alcuni casi, le esplosioni sono dovute a ordigni messi in punti affollati come stazioni o piazze, in modo tale da ferire più persone possibili, in modo simile ai gruppi terroristici a sfondo politico o religioso. I luoghi degli attentati possono avere un valore simbolico oppure essere scelti per mera opportunità. 

Altre volte, gli esplosivi sono più piccoli, destinati a una persona nello specifico o a ferire e mutilare solo chi li trova casualmente. In questi casi ci si trova a che fare con pacchi bomba, buste esplosive, piccoli oggetti abbandonati.

Se non si tratta di un gruppo organizzato, di solito il responsabile è uno solo, maschio, che ha una forma estrema di risentimento verso una parte della società che reputa colpevole di qualche torto. Spesso ha un livello di istruzione medio-alto e ha a disposizione un luogo segreto per assemblare le bombe. [1] Ancora più rari dei piromani, i dinamitardi sono piuttosto organizzati, capaci di sparire tra la folla senza farsi notare e non lasciare tracce evidenti.

Molti assassini di massa che hanno usato le armi da fuoco per le loro stragi hanno anche impiegato l’uso di esplosivi per rendere il giorno della strage ancora più terribile, come ad esempio Anders Breivik nella strage di Oslo-Utoya del 2011. Un altro esempio è quello di Harris e Klebold, autori della strage di Columbine del 1999: due ordigni piazzati nella mensa del loro liceo non esplosero per cause fortuite, altrimenti il bilancio delle vittime sarebbe stato ancora più alto.

Il responsabile della strage di Graz del 10 giugno 2025, chiamato dalla stampa Artur A, ha causato dieci morti nella sua ex scuola superiore per poi togliersi la vita. Nella casa del giovane, a quanto pare, sono stati ritrovati dei piccoli ordigni esplosivi, che per motivi ancora ignoti ha scelto di non utilizzare, preferendo le armi da fuoco. [2]

Uno dei più anziani condannati a morte degli Stati Uniti è stato proprio un dinamitardo seriale, Walter Moody, che ha causato tre vittime con una serie di pacchi bomba, negli anni ’70. Moody è stato giustiziato con iniezione letale nel 2018, ultraottantenne.

In alcuni casi rari, le esplosioni e gli incendi che ne derivano danno soddisfazione a un bisogno parafiliaco sessuale del dinamitardo, che gode nel vedere la distruzione di un edificio con qualche significato simbolico e le persone scappare terrorizzate o perdere la vita.

I dinamitardi più celebri: Unabomber e gli altri

Il più noto tra questi tipi di assassini è senza dubbio il machiavellico Unabomber, ovvero l’americano di origine polacca Theodore John Kaczynski, detto Ted.

Theodore nasce nel 1942 ed è un giovane dall’intelligenza eccezionale. Pur avendo già dato segni di squilibrio mentale durante gli studi, avrebbe avuto dinanzi a sé una promettente carriera come docente all’università di Berkeley (California), ma decide improvvisamente di cambiare vita, ritirandosi in una catapecchia nei boschi del Montana, come un eremita.

Tra gli anni ’80 e ’90 invia tramite posta almeno sedici pacchi bomba destinati a precise persone con qualche ruolo nello sviluppo tecnologico e nell’informatica, oltre a un ordigno con timer a bordo di un aereo, che però non deflagra come previsto. Spedisce inoltre alla stampa un vero e proprio “manifesto” dove descrive con minuzia di particolari la sua teoria folle, intitolato La società industriale e il suo futuro, testo in cui esprime il suo luddismo estremo e un impraticabile ritorno alla natura selvaggia, deprecando qualsiasi forma di progresso tecnologico. [3]

Alcune delle sue vittime sono ricercatori universitari e dirigenti di compagnie aeree, ed è per questo che viene soprannominato dall’FBI UNAbomber, ovvero il “bombarolo” delle università e delle compagnie aeree (University and Airlines Bomber) I suoi ordigni causano tre vittime, gravi ferite e mutilazioni. Dopo una massiccia caccia all’uomo, viene identificato nel 1996, poiché alcuni suoi familiari riconoscono con certezza il suo stile di scrittura dal manifesto e dalle lettere inviate ai media. Condannato al carcere a vita, muore in cella nel 2023, probabilmente suicida. [4]

L’Unabomber italiano: un caso ancora aperto

Ted Kaczynski ha avuto un’eco mondiale così vasta da far diventare proverbiale il suo soprannome: diversi dinamitardi dopo di lui sono stati chiamati Unabomber, anche senza avere alcun legame con le università o le compagnie aeree. Un ottimo esempio è il cosiddetto Unabomber italiano, un dinamitardo ancora sconosciuto che non ha mai ucciso, ma ha ferito gravemente e mutilato diverse persone. 

Questo misterioso e pericolosissimo “bombarolo” ha colpito prevalentemente in Friuli e in Veneto, usando ordigni artigianali ben congegnati. Le armi più usate dall’uomo sono le cosiddette bombe a tubo, pipe bomb, o Ied (Improvised Explosive Device), piccoli tubi riempiti di polvere esplosiva, con meccanismo solitamente a strappo. In seguito, sperimenterà con ordigni più complessi, ma sempre di fattura artigianale, alcuni con un timer. [5]

L’aspetto più inquietante è il fatto che questo Unabomber nasconda gli esplosivi in piccoli oggetti di uso comune, come evidenziatori, ceri da chiesa, ombrelloni da spiaggia, barattoli di Nutella, tubetti di maionese, uova, confezioni di bolle di sapone.

La frequenza degli attentati è molto elevata e piuttosto continuativa tra il 1994 e il 1996, per poi riprendere in una seconda fase tra il 2000 e il 2006, lasciando in totale una trentina di esplosivi. Alcune vittime hanno riferito di aver notato un uomo che le osservava mentre stavano raccogliendo l’oggetto esplosivo. Se la loro impressione fosse corretta, significherebbe che l’Unabomber italiano prova un piacere immenso e sadico nell’assistere direttamente alla possibile mutilazione delle sue vittime, non si accontenta quindi di sapere delle esplosioni dalla stampa, come Kaczynski. 

Non sembra che cerchi di uccidere le persone, per cui non è un canonico serial killer, è più probabile che voglia condannare alla sofferenza delle ferite le vittime casuali. Se avesse voluto creare ordigni mirati ad uccidere, avrebbe avuto senza dubbio la capacità di assemblarli: come il collega americano, Unabomber deve essere un uomo intelligente e preciso. Ha tuttavia provocato lesioni e mutilazioni gravissime, che avrebbero potuto facilmente provocare la morte per dissanguamento.

I posti da lui colpiti sono decisamente simbolici: luoghi dove si svolge la vita quotidiana, la normalità, come supermercati, chiese, un cimitero durante il giorno dei morti, molte zone frequentate da famiglie con bambini, parate di carnevale, strade affollate, la spiaggia di Lignano in piena estate, il tribunale di Pordenone.

I suoi attentati sono una manifestazione di odio e vendetta verso la società intera, senza pietà per alcuna categoria sociale. Mai una lettera né una rivendicazione: Unabomber lascia dietro di sé semplicemente vite distrutte da gravi e invalidanti ferite, sia fisiche che psicologiche, ai danni di bambini, adulti e anziani.

Dal 2006 non ci sono stati più attentati riconducibili a Unabomber, ma non è escludibile che torni a colpire da un momento all’altro, nel caso non fosse morto o in carcere per altri reati. Alcune ipotesi propongono la presenza di due dinamitardi, uno autore della prima serie di attentati fino al 1996 e un secondo, più sofisticato, responsabile della seconda serie di attacchi. Si ipotizza anche la responsabilità di più persone, ma non ci sono prove certe in tal senso e di solito questo tipo di criminali agisce da solo, se non si tratta di un’organizzazione terroristica. [6]

Decine sono i sospetti in questo caso. Il principale indiziato fu un ingegnere, Elvo Zornitta, pratico di esplosivi e con un laboratorio a disposizione. Tuttavia, per il caso dell’Unabomber del Nordest non è mai stato trovato un colpevole. [7] Nel 2025 si è tornato a parlare del caso, sia per alcuni nuovi rilievi di DNA sulle bombe, sia per via della inesorabile prescrizione della maggior parte degli attentati, quelli commessi entro il 2005. Decine di persone che hanno avuto la vita stravolta non avranno mai giustizia. [8]

Mad Bomber: il dinamitardo “gentiluomo”

Uno dei primi casi noti di dinamitardo seriale risale agli anni ’40. Noto come “Mad Bomber”, inizia a far parlare di sé il 16 novembre 1940, a New York. Allo stabilimento della Consolidated Edison, una grossa società di fornitura elettrica, viene ritrovata sul davanzale di una finestra una piccola pipe bomb inesplosa. L’ordigno ha accanto un biglietto di rivendicazione, firmato FP, che accusa la compagnia di essere piena di ladri. Non ci sono indizi per risalire all’autore e dato che la bomba non ha commesso danni, il fatto viene ignorato. Un anno dopo però la cosa si ripete: un secondo ordigno artigianale, posizionato in una strada accanto alla Consolidated Edison, rimane inesploso. Entrambi gli episodi non hanno grande rilievo sui giornali, visto il terribile periodo che il mondo sta affrontando.

Pochi mesi dopo, gli Stati Uniti entrano nel secondo conflitto mondiale. È in questo momento che il dinamitardo, forse in cerca di attenzione da parte delle autorità, forse per amor di patria, invia una lettera alla polizia di New York, affermando di voler sospendere l’invio di nuove bombe per tutta la durata della guerra. La missiva recita:

“Non confezionerò altre bombe finché durerà la guerra. I miei sentimenti patriottici mi hanno spinto a prendere questa decisione. Dopo farò giustizia della Con Edison. Pagheranno per le loro vili azioni. FP”. [9]

Il Mad Bomber, come viene soprannominato, torna effettivamente a colpire ben dopo la guerra, nel 1950. Da questo momento, però, gli ordigni esplodono, a decine, e quello che sembrava un innocuo pazzoide inizia davvero a fare paura.

Ad essere oggetto degli attacchi non è solo lo stabilimento Consolidated Edison, ma sono anche cabine telefoniche, cinema, stazioni della metropolitana. Più di cinquanta esplosioni feriscono molte persone pur senza provocarne la morte. Le lettere del dinamitardo continuano a chiedere “giustizia” per via di una grave colpa della Consolidated Edison.

Nel 1956 la testata Journal American pubblica un disperato appello al Mad Bomber: gli chiedono di interrompere gli attentati e di costituirsi. Lui rifiuta sdegnato, ma propone nuovamente una tregua, fino all’inizio del 1957. Aiuta anche i detective a scoprire diversi ordigni inesplosi nascosti per le strade di New York, per dimostrare la serietà della sua parola.

Data la natura insolita e drammatica di questo caso, viene chiesta dalla polizia la consulenza del direttore di un ospedale psichiatrico newyorkese, il dottor James Brussel, che vanta una lunga esperienza, soprattutto nel campo dei traumi post bellici. Il dottor Brussel analizza le lettere mandate dal misterioso FP, in particolare una colpisce la sua attenzione, un testo in cui il dinamitardo racconta di sé e rivela alcuni dettagli sul movente che lo spinge ad agire:

“Ho avuto un incidente sul lavoro in uno stabilimento della Consolidated Edison. In conseguenza di ciò sono stato dichiarato totalmente e permanentemente invalido. Non ho ricevuto nessun aiuto dall’azienda che non abbia pagato io stesso a caro prezzo. Mentre lottavo per la mia vita, è saltato fuori l’articolo 28.”

Queste preziose informazioni restringono il campo sulla possibile identità di FP: l’articolo 28 a cui fa riferimento è una legge dello stato di New York che limita a due anni il tempo per presentare domanda di risarcimento a seguito di un incidente sul lavoro. La Consolidated Edison collabora con le autorità, ma non trova domande di risarcimento che possano essere compatibili con FP.

Brussel produsse, in base alle informazioni date dalle lettere e dagli ordigni, uno dei profili criminali più celebri della storia, per via della sua straordinaria precisione. Lo psichiatra descrive così FP:

un uomo di mezza età, tormentato dalla paranoia e convinto di agire nel giusto. Forse, suggerisce Brussel, alla base del suo rancore vi sono problemi di natura sessuale e di conflitto con la figura paterna. 

Questo elemento, poco certo, lo psichiatra lo deduce dalla forma simile ai seni femminili delle “w” scritte da FP nelle lettere di rivendicazione e dalla forma fallica delle bombe a tubo.

Il lessico usato da FP nelle lettere fa pensare che sia un immigrato dell’Europa dell’Est, che avesse imparato l’inglese su testi piuttosto antiquati, dato l’utilizzo ricorrente di termini desueti. Probabilmente FP è cattolico e non è sposato; Brussel suggerisce che conviva con qualche parente anziana. Addirittura, il dottore identifica le possibili cause di invalidità che tormentano il dinamitardo, ovvero il cancro, una malattia cardiaca o la tubercolosi. Esclude la prima e l’ultima, però: dopo quasi vent’anni dal primo attentato, FP non avrebbe potuto sopravvivere al cancro, mentre la tubercolosi non è una malattia che lasci invalidità se curata a dovere. Brussel propende quindi per un disturbo cardiaco.

Finalmente, La Consolidated Edison propone un possibile nome per FP, consegnando la sua pratica alle autorità: George Metesky. L’uomo di origine polacca, nato in Connecticut nel 1903, cattolico, non sposato, ma convivente con le anziane sorelle, ha usato il medesimo stile di FP in alcune lettere di protesta contro la compagnia, usando l’espressione in disuso dastardly deeds, ovvero “azioni vili”. Come sarà per Kaczynski, uno degli elementi di colpevolezza è proprio lo stile delle lettere inviate. Metesky, identificato, confessa la sua responsabilità. Nel suo garage vengono trovate diverse componenti di esplosivi. L’uomo spiega perché si è firmato FP: sta per Fair Play, gioco equo e leale, proprio per rimarcare la slealtà della Consolidated Edison nei suoi confronti, così come della società in generale. [10] 

Un solo dettaglio non collima del tutto col profilo di Brussel: Metesky è effettivamente tubercolotico e non cardiopatico. Attribuisce la sua malattia alle conseguenze di un incidente occorso nel 1931, quando lavorava alla Consolidated Edison. Brussel comprende che la paranoia ha spinto il dinamitardo a non ricorrere mai a cure mediche adeguate. Inoltre, come aveva previsto Brussel, l’uomo porta giacche a doppio petto, allacciate. 

George Metesky viene dichiarato completamente infermo di mente e condannato al manicomio criminale fino alla sua morte, nel 1994. [11] Brussel avrà in seguito modo di seguirlo come psichiatra anche durante la detenzione. Come per l’Unabomber italiano, Metesky non ha ucciso nessuno, ma la scia di sangue, sofferenza e mutilazioni che ha lasciato dietro di sé ha comunque causato grande dolore a decine di persone.

Note