14 Giugno 2026
Il terzo occhio

Guarire dal tumore con l’esercizio fisico? Quando il titolo di un articolo è fuorviante

di Serena Pescuma

Il 1° giugno 2025 il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo titolato  Tumore del colon: l’attività fisica può fermarlo senza chemioterapia; troppo bello per essere vero? Esatto. Il pezzo fa riferimento allo studio “Structured Exercise after Adjuvant Chemotherapy for Colon Cancer” (Esercizio strutturato dopo chemioterapia adiuvante per il cancro del colon), pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine.

Già dal titolo si può capire che l’attività fisica non sostituisce, bensì segue la chemioterapia. Ma cosa dice davvero questo paper? Si tratta di un trial randomizzato, ovvero uno studio clinico in cui i partecipanti vengono assegnati in modo casuale a diversi gruppi, per ricevere un particolare trattamento o intervento.

L’assegnazione casuale dei partecipanti (“randomizzazione”) ha lo scopo di creare gruppi omogenei all’inizio dello studio, riducendo così il rischio di bias e aumentando l’affidabilità dei risultati. Lo studio ha preso in esame 889 pazienti con cancro del colon (tutti allo stadio III o stadio II ad alto rischio). Queste persone erano state sottoposte a intervento chirurgico per rimuovere la neoplasia e avevano completato la successiva chemioterapia (“adiuvante”), da 2-6 mesi, prima di partecipare al trial

Lo scopo dello studio era, in realtà, valutare gli effetti dell’esercizio fisico sulla sopravvivenza al cancro in questi pazienti; a tal fine sono stati suddivisi in due gruppi: 444 persone hanno formato il cosiddetto gruppo di controllo, mentre 445 costituivano il gruppo soggetto a intervento. A entrambi i gruppi sono stati forniti materiali educativi sulla salute (alimentazione e attività fisica), ma solo al secondo è stato fornito un supporto continuativo per tre anni, suddiviso in tre fasi: 

  1. intervento intensivo per 6 mesi;
  2. intervento ridotto dal 6° al 12° mese;
  3. minimo intervento fino ai 36 mesi. 

Il supporto consisteva in sessioni di sostegno comportamentale e sessioni di attività fisica supervisionate con il Consulente di Attività Fisica.

Gli autori dello studio hanno osservato che la sopravvivenza libera da malattia (cioè quanto a lungo le persone vivevano senza avere nuove presentazioni tumorali) e la sopravvivenza (con o senza malattia) sono state maggiori nel gruppo con esercizio fisico strutturato, rispetto a quello con il solo materiale educativo.

A prescindere dalla rilevanza scientifica dello studio (la numerosità del campione è limitata e il tempo di osservazione dopo l’intervento non è particolarmente lungo), tenuto conto del mantra “Uno studio non fa primavera” (da Query n.27), sarebbe stato più auspicabile, per i quotidiani che hanno ripreso lo studio, usare titoli più aderenti conclusioni raggiunte dal paper, ad esempio “Un programma di esercizio fisico strutturato potrebbe aumentare la sopravvivenza al cancro del colon”. 

A onor del vero, dopo la pubblicazione, all’articolo de La Repubblica è stata aggiunta un’introduzione che contestualizza meglio l’articolo:

Abbiamo pubblicato l’articolo che segue ormai qualche settimana fa, come corrispondenza dal Congresso dell’American Society of Clinical Oncology di Chicago. E molti lo hanno letto, molti lo hanno commentato, alcuni lo hanno criticato perché, ci hanno fatto notare, sembra che noi sosteniamo che l’attività fisica sostituisca la chemioterapia tout court.

[…] Noi, però, dobbiamo tenere conto del fatto che, se non si capisce, il sommario deve essere migliorato. Come potete constatare, l’ho fatto; ho specificato che la cura del tumore del colon prevede chemioterapia adiuvante dopo la chirurgia, e che lo studio si riferisce all’eventualità che il tumore ritorni dopo la terapia, che recidivi insomma. Spero ora tutto chiaro. E spero che sia chiaro soprattutto quanto è importante uno studio che spariglia le carte e sprona alla prevenzione anche terziaria. Non è solo una nuova strada scientifica aperta per chi vive con una diagnosi di tumore, è anche un messaggio di vita.

Non sono però, al momento, apportate modifiche al titolo. Sarebbe, pertanto, auspicabile che giornali importanti e con diffusione nazionale, come La Repubblica, operino con maggior chiarezza senza lasciare spazio a pericolosi equivoci che possono infondere una falsa speranza e confondere i lettori, specialmente in relazione a temi particolarmente delicati come le terapie per il cancro. 

Foto di FitnessStore112 da Pixabay