Il materialismo dialettico nel mondo degli spiriti
di Paolo Cortesi
Dialettica della natura (Dialektik der Natur) è un’opera della maturità di Friedrich Engels (1820-1895), che rimase incompiuta e venne pubblicata per la prima volta solo nel 1925. Quando Engels morì, una parte dei suoi manoscritti venne consegnata ad Eduard Bernstein (1850-1932), suo esecutore testamentario. Fra questi documenti, erano anche quattro grossi quaderni che contenevano il materiale in prima stesura e molti appunti di un’opera che si sarebbe dovuta intitolare Dialettica della natura, a cui Engels aveva iniziato a lavorare fin dal 1871. Incredibilmente, Bernstein tenne questi quaderni ben chiusi in un armadio per quasi trent’anni, e solo nel 1924 li fece leggere ad Albert Einstein (1879-1955) per avere un parere sul loro valore scientifico.
Naturalmente, Einstein si espresse in favore della pubblicazione: certo, la Dialettica della natura di Engels non era aggiornata sotto il profilo specificamente scientifico, ma rappresentava un documento di straordinaria importanza per la conoscenza del materialismo dialettico.
Secondo Marx ed Engels, la dialettica – che essi traggono da Hegel – è la modalità che struttura l’esistente, tanto nel mondo fisico quanto in quello umano (sociale). All’idea di una «natura pietrificata» nella sua immutabilità, tipica del passato, nel XVIII secolo seguì il concetto di una realtà in eterna mutazione, una natura che – come scrisse Engels –
«non è, ma diviene e trapassa […] in un incessante flusso, in un moto e in un cangiamento senza tregua».
Le leggi fondamentali della dialettica regolano sia la natura, sia i fenomeni umani che chiamiamo storia. A noi, ora, non interessa esaminare queste tre leggi; basterà dire che sono: la negazione della negazione (lo sviluppo circolare senza fine: tesi-antitesi-sintesi); legge di compenetrazione degli opposti (fenomeni o concetti che all’apparenza sono opposti, in realtà sono correlati e interagiscono fra loro); legge della conversione della quantità in qualità (variando la quantità di un valore, si ha di conseguenza una trasformazione della qualità del fenomeno o dell’oggetto in esame).
Il materialismo dialettico riconosce che la realtà è materiale e ciò che chiamiamo spirito o coscienza o pensiero è prodotto perfezionato di una materia altamente organizzata, il cervello. Lo spirito non è un quid autonomo, ma il risultato di realtà che preesistono ad esso e senza le quali esso non sarebbe possibile: quando cessa l’attività del cervello, si annulla il pensiero. Con questo presupposto, è evidente che il materialismo dialettico non trovava alcun posto nel suo sistema filosofico per lo spiritismo.
O piuttosto, questo era considerato implicitamente come la religione: creazione delle classi dominanti, strumento di sottomissione delle classi subalterne e unica forma di speranza di riscatto (ultraterreno) concessa ad esse dalle classi al potere.
Nella Dialettica della natura, Engels si occupò soprattutto di chimica, di elettricità, di fisica e biologia. A proposito di quest’ultima, osserviamo che Engels dette un suo contributo in materia di evoluzionismo, indicando nel lavoro (inteso come attività organizzata per trasformare la natura a raggiungere un fine pratico) un fattore decisivo per l’evoluzione «dalla scimmia all’uomo».
E c’è un capitolo (intitolato «La ricerca scientifica nel mondo degli spiriti»), scritto dopo il 1875, in cui Engels esamina
«lo spiritismo di importazione americana con il suo batter di colpi e le sue visioni».
Engels commenta il pensiero di uno scienziato inglese il quale si era completamente convertito allo spiritismo: Alfred Russel Wallace (1823-1913), che presenta così:
«zoologo e botanico molto distinto; si tratta proprio di quello scienziato che elaborò contemporaneamente a Darwin la teoria della modificazione delle specie per selezione naturale».
Wallace, nel 1844, assistette alle dimostrazioni di mesmerismo, oggi lo chiamiamo ipnotismo, di Spencer Hall, che era – scrive Engels –
«un ciarlatano della specie più ordinaria che andava in giro per il paese sotto la protezione di alcuni preti».
Spencer Timothy Hall (1812-1885), dopo essere stato tessitore di calze, tipografo, libraio, giornalista, poeta, scrittore, direttore d’un ufficio postale e di una casa di cura (iniziò a lavorare a sette anni, per questo ebbe modo di fare una bella collezione di mestieri), prima di arrivare all’omeopatia si dedicò alla frenologia.
Questa pseudoscienza, inventata dal medico tedesco Franz Joseph Gall (1758-1828), ebbe una certa popolarità nell’Ottocento, ed affermava che specifiche funzioni psichiche hanno sede in circoscritte zone del cervello, le quali determinano caratteristiche morfologiche riconoscibili nel cranio. Un esempio: secondo la frenologia, la propensione al bere ha sede nel cervello nella parte corrispondente un poco sopra la tempia destra e verso l’occhio. In quel punto, un rigonfiamento del cranio (la cosiddetta bozza cranica) sarebbe rivelatore di questa caratteristica. Più sarà sviluppata questa bozza, maggiore sarà la relativa tendenza psicologica; secondo Gall, tutti gli alcolizzati presentano un rilievo in quella parte del cranio.
Spencer Hall fu il primo segretario onorario della Sheffield Phrenological Society, e in seguito divenne membro onorario della Phrenological Society di Glasgow. Continuò a praticare il magnetismo animale (o mesmerismo, o ipnotismo) a scopo terapeutico; pubblicò il risultato del suo lavoro nel libro Mesmeric Experiences (1845), in cui racconta di avere operato molte guarigioni; la sua più celebre paziente fu la scrittrice Harriet Martineau (1802-1876), che egli – come si dice quasi sempre in questi casi – salvò da morte certa.
Wallace assistette con grande coinvolgimento alle prove di ipnotismo di Hall:
«Ero estremamente interessato dall’argomento e mi dedicavo ad esso con passione».
Curiosamente, fra il pubblico che a Manchester, nell’inverno del 1843-1844, assisteva a pagamento alle dimostrazioni pubbliche di Spencer Hall c’era anche Friedrich Engels, che scrisse:
«Organizzava rappresentazioni magnetico-frenologiche, servendosi di una giovinetta, per dimostrare con essa l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e la nullità del materialismo predicato allora dagli owenisti in tutte le grandi città».
Gli owenisti erano i sostenitori delle dottrine di Robert Owen (1771-1858), uno dei primi teorici del socialismo, a quel tempo ancora utopico.
Racconta Engels che nelle sue dimostrazioni Hall toccava una parte del cranio della ragazzina, attivando così la funzione psicologica che aveva sede in quella zona della testa. Hall
«aveva scoperto sul vertice del capo un organo dell’adorazione, toccando il quale la sua ipnotica damigella cadeva in ginocchio, congiungeva le mani e presentava alla stupefatta accolta di filistei l’immagine dell’angelo estasiato nell’adorazione. Questa era la conclusione e il momento culminante della rappresentazione. L’esistenza di Dio era dimostrata».
Anche Engels si interessò al fenomeno, ma a differenza di Wallace volle esaminarlo con metodo razionale, e quindi replicò l’esperimento.
Insieme con un suo conoscente (che non nomina), Engels trovò «un vispo ragazzo di dodici anni» che si rivelò un ottimo soggetto suggestionabile:
«Guardandolo fisso negli occhi, o toccandolo con dolcezza, lo si faceva cadere senza difficoltà in stato ipnotico. Ma essendoci noi messi al lavoro con un po’ meno di credulità e un po’ meno di fuoco del signor Wallace, arrivammo anche a tutt’altri risultati».
Engels ottenne facilmente la rigidità muscolare e l’insensibilità del ragazzo sotto ipnosi; ma mise alla prova anche la pretesa mappa frenologica di Gall:
«Far agire gli organi cranici di Gall fu per noi il meno; andammo ancora assai più in là: riuscimmo non solo a scambiarli di posto e a spostarli per tutto il corpo, ma anche a fabbricare, a nostro piacere, tutta una serie di altri organi: gli organi del canto, del fischio, del rivolgere la parola con il tu, della danza e della boxe, del cucire e del far il calzolaio, del fumare, ecc.».
Mentre Engels arrivava alla conclusione che il cosiddetto magnetismo animale aveva effetti solo da una iniziale sottomissione della volontà del soggetto a quella del magnetizzatore («Il più potente e meraviglioso magnetizzatore del mondo è alla fine del suo latino quando il paziente gli scoppia a ridere in faccia»), Wallace si convinceva che esistesse un mondo di forze ancora sconosciute e, come osservava Engels, da indagatore divenne un adepto.
Il successivo passo fu, quasi necessariamente, l’approdo allo spiritismo. Una fonte fa risalire al 1862 la prima partecipazione dello studioso gallese ad una seduta spiritica; un’altra la colloca nel 1865; la data che sicuramente attesta l’adesione di Wallace allo spiritismo è il 1866, quando pubblicò un volumetto intitolato The scientific aspect of the supernatural (London, Farrah, 1866).
Col tempo, il suo interesse verso le credenze spiritiche divenne sempre più prevalente; non solo ci si dedicò con grande impegno, ma cercò pure di spingere i suoi colleghi scienziati ad indagare il mondo degli spiriti. Il biologo Thomas Henry Huxley (1825-1895) gli scrisse una lettera di risposta che è un monumento alla serena ragionevolezza:
«Non sono né scioccato né disposto a lanciare un’accusa di follia contro di te. Può essere tutto vero, per quanto ne so, ma in realtà non riesco a provare alcun interesse per l’argomento. Non mi sono mai interessato ai pettegolezzi in vita mia, e i pettegolezzi disincarnati, come quelli che questi degni fantasmi forniscono ai loro amici, non mi interessano più di qualsiasi altro. Quanto all’indagine sulla questione, ho una mezza dozzina di ricerche di interesse infinitamente maggiore per me, a cui dedicherò ogni momento del mio tempo libero. Rinuncio a queste indagini per lo stesso motivo per cui mi astengo dagli scacchi: è troppo divertente per essere un impegno serio, e un lavoro troppo duro per essere divertente».
Per Wallace era importantissimo riuscire a raccogliere testimonianze di studiosi favorevoli allo spiritismo, perché credeva (cosa piuttosto bizzarra per uno scienziato della fine del XIX secolo e non aristotelico) che il consenso di uomini onesti fosse indizio di verità dell’oggetto della ricerca. Ma avrebbe dovuto chiedersi chi poteva essere considerato esperto affidabile in un’indagine di cui non si sapeva nulla, neppure l’esatto oggetto della ricerca, la sua possibile fenomenologia, le sue eventuali caratteristiche.
Nel libretto citato, The scientific aspect of the supernatural, Wallace presentò una lista di ventidue persone «convinte della verità e realtà di molti di questi fenomeni»: ci sono astronomi, chimici e matematici, e anche scrittori (sono la maggioranza: 5 su 22), uomini di chiesa, militari di professione ed un economista politico.
L’onorabilità dei testimoni era per Wallace la condizione necessaria sufficiente per ritenere veri ed esatti i resoconti di sedute spiritiche. Parlando di una medium, la signora Guppy, e suo marito, che dicevano di avere realizzato fotografie di spiriti, Wallace affermava:
«Io conosco molto bene il signore e la signora Guppy e ho l’assoluta convinzione che essi sono incapaci di una truffa».
E questa, per Wallace, incredibile ma vero, era una prova scientifica. Engels commentava col suo stile sarcastico:
«E se qualcuno dopo di ciò non crede all’autenticità delle fotografie di spiriti, vuol dire che il suo è un caso disperato».
«Sostengo» scrive Wallace
«che i fatti sono stati dimostrati nell’unico modo in cui essi possono essere dimostrati, vale a dire, dalla testimonianza concomitante di osservatori onesti, imparziali e attenti. La maggior parte dei fatti può essere verificata da qualsiasi serio ricercatore. Hanno resistito alla prova del ridicolo e del rigoroso esame per ventisette anni, durante i quali i loro seguaci sono aumentati anno dopo anno costantemente, includendo uomini di ogni rango e posizione, di ogni classe di cultura e di ogni grado di talento, mentre non un singolo individuo che si è ancora dedicato a un esame dettagliato di questi fatti, ha negato la loro realtà. Queste sono le caratteristiche di una nuova verità, non di un’illusione o di un’impostura. I fatti, quindi, sono dimostrati».
Con questo preconcetto emotivo, non stupisce che Wallace abbracciò decisamente lo spiritismo kardechiano, in tutti i suoi articoli di fede: l’uomo è spirito rivestito di carne, la morte è inizio di una diversa forma di esistenza, ogni reincarnazione è determinata dalla evoluzione morale raggiunta nella vita precedente.
Wallace era promotore del più ortodosso pensiero spiritistico:
«L’insegnamento universale dello spiritualismo moderno è che il mondo e l’intero universo materiale esistono allo scopo di sviluppare esseri spirituali, che la morte è semplicemente una transizione dall’esistenza materiale al primo grado della vita spirituale, e che la nostra felicità e il grado del nostro progresso dipenderanno interamente dall’uso che abbiamo fatto delle nostre facoltà e opportunità qui (sulla terra, n.d.r.)».
E ancora Wallace, ormai divenuto missionario spiritista, ritenne che la religione del prossimo futuro sarebbe stata quella rivelata dagli spiriti, la quale avrebbe sostituito le religioni storiche grazie alla straordinaria evidenza dei fatti che pullulano nei gabinetti medianici:
«Quando da una parte hai fatti e fenomeni che accadono oggi e dall’altra hai qualcosa che si suppone sia accaduto duemila o tremila anni fa, e il primo può essere testato e l’altro no, è assurdo aspettarsi che le persone accettino quello che arriva loro attraverso antichi manoscritti e traduzioni errate e rifiutino le prove che sono ora davanti ai loro occhi, specialmente quando i fenomeni antichi e moderni sono più o meno dello stesso tipo».
Wallace pubblicò, tra l’altro, un libro che fu a lungo una sorta di testo fondamentale dello spiritismo: Miracles and modern spiritualism (London, James Burn, 1875. Prima edizione italiana: I miracoli ed il moderno spiritualismo. Tradotto da Federico Verdinois, pubblicato dalla Società editrice partenopea nel 1899).
Il «secondo adepto di grido dello spiritismo tra gli scienziati inglesi è il signor William Crookes» (1832-1919), chimico e fisico, scopritore dell’elemento chimico tallio e inventore di un radiometro che porta il suo nome. Presidente della Society for Psychical Research (1896/1897), Crookes fu molto famoso nel mondo dello spiritismo per le sue esperienze con il preteso fantasma materializzato di una giovane donna che disse di chiamarsi Katy King, “esteriorizzata” dalla giovanissima medium Florence Cook, in un capitolo fondamentale della storia dello spiritismo ottocentesco. Ma questa è davvero un’altra storia.
Engels ricordava che
«un uomo di chiesa membro del comitato della Associazione nazionale britannica degli spiritualisti ha pure assistito a una seduta della signorina Cook; e ha assodato senza difficoltà che la stanza, attraverso la cui porta lo spirito veniva e scompariva, comunicava con l’esterno attraverso una seconda porta».
Crookes ascoltò il battito del cuore di Katy King, rispettosamente le chiese – da perfetto gentleman vittoriano – il permesso di abbracciarla e di darle il braccio in una passeggiatina nella stanza, addirittura verificò che il fantasma emetteva anidride carbonica espirando, come noi miseri mortali. Ma allora, come distinguere un fantasma da una persona vivente?
Scrive Engels degli spiriti materializzati:
«Respirano, hanno un polso che batte; quindi polmoni, cuore e apparato circolatorio e sono di conseguenza certamente non meno ben forniti di noi stessi per quel che concerne gli altri organi del corpo. Giacché per respirare occorrono idrocarburi, che vengono bruciati nel polmone, e gli idrocarburi possono essere introdotti solo dall’esterno: ci vuole dunque stomaco, intestino e accessori e quando siamo arrivati a questo punto, tutto il resto viene di conseguenza senza difficoltà».
E sviluppando fino alle necessarie ultime conseguenze questo assurdo ragionamento, Engels conclude che
«l’esistenza di tali organi comporta la possibilità che essi si ammalino».
Non solo: «poiché la maggior parte di questi spiriti sono giovani donne meravigliosamente belle, che non si distinguono in nulla, assolutamente in nulla, dalle donne terrene, salvo che per la loro bellezza più che terrena», come escludere che una di loro si innamori di un uomo ancora in vita, o che questi perda la testa per una donna fantasma?
Engels a questo punto scrive:
«Basta. Appare in questo campo in modo tangibile qual è la via più sicura per passare dalla scienza al misticismo».
Non si può disprezzare la teoria per affidarsi ciecamente all’apparenza sensoriale; non si può ignorare l’intero impianto teoretico per consegnarsi a visioni, parvenze, fattoidi, manifestazioni che non hanno alcuna forza se non la loro apparente stranezza. Se si nega ogni valore ai fondamenti teorici, non esiste più alcun efficace criterio per cercare di distinguere il vero dal falso.
Engels lo scrive con elegante, sintetica chiarezza:
«Quale che sia la poca considerazione che si manifesti per ogni sorta di pensiero teorico, resta pur sempre il fatto che non si può porre in rapporto due fenomeni naturali o cogliere il rapporto che sussiste tra di essi senza pensiero teorico. Il problema è solo di vedere se, nella questione data, si pensa in modo giusto o no: la sottovalutazione della teoria è ovviamente la via più sicura per pensare in modo naturalistico, e quindi falso».
Qui, naturalistico appare nel senso di “osservazione naturalistica”, osservazione cioè di un oggetto di cui non so nulla se non riconoscerlo come non-io, esterno a me. Continua Engels:
«E così il disprezzo della dialettica (della filosofia teoretica, n.d.r.) proprio dell’empirismo (percezione sensoriale, n.d.r.) si condanna da sé, portando alcuni tra i più sprovveduti empiristi alla più squallida di tutte le superstizioni, al moderno spiritismo».
Più o meno nello stesso tempo in cui Engels rimarcava le miserie dello spiritismo, un italiano, non filosofo ma letterato, storico e geologo, Gaetano Negri (1838-1902) pubblicava sul giornale La Perseveranza del 9 ottobre 1892, dopo aver assistito ad un seduta con la famigerata medium Eusapia Paladino, una fra le più lucide, incalzanti, pacate, potenti critiche allo spiritismo che si veniva imponendo, non solo fra il grosso pubblico:
«Questo spirito a cui si parla con tutta confidenza come ad un amico sollazzevole, che si irrita se si accende un lume, che aborre il silenzio e pretende che si ciarli continuamente e forte, e che infine non fa che scherzi e sciocchezze, ci fa perdere ogni rispetto per la vita di oltre tomba. In nome del Cielo, è possibile che il gran mistero, il supremo mistero della morte si riduca a questa farsa? È possibile che lo spirito di un morto venga dall’altro mondo per mettermi un campanello sulla testa?
Davanti a queste scene, avviene dentro di me un’irresistibile rivolta. No, il segreto della morte non è questo. Io che contemplo questo immenso universo con uno spavento religioso, io che sento la grandezza dei misteri di cui la vita futura dovrebb’essere la rivelazione, io che al pensiero di questa vita e dei rapporti fra il mondo visibile e l’invisibile mi sento sprofondato e perduto in un mare di aspirazioni, di speranze, di sogni, d’impressioni che non saprei descrivere a me stesso; io, infine, che provo nel sentimento dell’ignoto e nel pensiero della morte i brividi dell’infinito, dovrò vedere tutto questo svanire, lasciando come ultimo residuo solo le burle di John? Ma come! Quando io sarò morto dovrò mettermi al servizio di qualche Eusapia dell’avvenire, o fors’anche dell’Eusapia presente, visto che io sono molto e molto più vecchio di lei, e correre il mondo a suonare il tamburello sulla testa della gente, a levar scranna di sotto ai seduti, a dar pugni ai tavolini, ad agitare i campanelli?
Ah no! È impossibile! Lasciamo pure lo spiritismo a chi vuole, e parliamo d’altro! Il nucleo speciale, proprio dello spiritismo, è la credenza nell’azione dell’anima di un morto. Ebbene: dopo di aver assistito ad un’esperienza, la mia ragione grida come prima: non credo quia absurdum (non credo perché è assurdo, n.d.r.) ; e la mia coscienza aggiunge: non credo quia impium (non credo perché è empio, n.d.r.)».
Immagine da Wikimedia Commons, di Colin Smith su geo.hlipp.de, licenza CC BY-SA 2.0
