La capitale dei terrapiattisti

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

C’è stata un tempo una chiesa protestante, molto popolare negli Stati Uniti ma anche in alcuni altri Paesi, che metteva al centro della sua teologia la credenza nella Terra piatta: era dovere di ogni buon cristiano rifiutare l’idea che il nostro pianeta fosse un globo, che girasse intorno al Sole o che fosse soggetto alla legge di gravitazione universale. Non è accaduto in epoche lontane, magari nel Cinquecento o nel Seicento, ma nel Ventesimo secolo ormai inoltrato, in una fra le più prospere e potenti zone dell’intero mondo. 

Grazie all’impareggiabile volume di Christine Garwood Flat Earth: The History of an Infamous Idea (MacMillan, 2007) abbiamo ricostruito la biografia e le bizzarre imprese del pastore Wilbur Glenn Voliva, nato in una ricca azienda agricola dell’Indiana nel marzo del 1870 e della città da lui fondata: una vera e propria utopia terrapiattista.

Un tranquillo pastore protestante?

Glenn Voliva sembrava avere una carriera professionale tracciata. Era nato da una coppia di persone molto religiose e attive nelle rispettive chiese, una metodista e l’altra presbiteriana (quindi provenienti da aree simili del Protestantesimo). Già nell’adolescenza era predicatore e, a soli diciannove anni, venne consacrato pastore. 

Eppure era inquieto e insoddisfatto della teologia che aveva conosciuto in quei primi anni.  

Il pastore WIlbur Glenn Voliva (1870-1942). Da “The Teocrat”, 18 luglio 1914.

Si trasferì a Chicago e diventò un avido lettore della rivista di un evangelista scozzese, Leaves of Healing (“Le foglie della guarigione”). Cambiò appartenenza ecclesiale aderendo alla Christian Catholic Apostolic Church, di cui diventò pastore e nella quale si affermò rapidamente.

Da letteralista biblico, la rapida modernizzazione di Chicago lo preoccupava. Il mercato dei prodotti medici moderni, che all’inizio del XX secolo cominciava a diventare importante, avrebbe potuto distogliere i fedeli dalla sola, vera fonte di guarigione nella quale si dovesse confidare: Dio. 

Per capire meglio, occorre entrare in un dibattito molto acceso nel Protestantesimo alla fine del Diciannovesimo secolo. In quegli anni, si manifestò sempre più forte una corrente che insisteva sul fatto che il Dio biblico desiderasse per gli uomini una completa “pienezza di vita”, come si dice parafrasando il Nuovo Testamento. Questa comprendeva anche il benessere fisico e la salute, naturalmente. Un esempio di questa tendenza è rappresentato dalla Chiesa scientista, sorta nel 1879: uno dei suoi testi base – ovviamente insieme alla Bibbia – è il volume della sua fondatrice Mary Baker Eddy, Scienza e salute con la chiave delle Scritture (1875). Anche la maggior area del Protestantesimo contemporaneo, il Pentecostalismo, attribuisce grande importanza alle preghiere di guarigione (fatte da tutta la comunità durante il servizio), e a quelle dispensate da Dio al singolo sofferente che le aveva invocate; e questo sin dalla sua nascita, nel 1906. 

Voliva non apparteneva a queste correnti, ma anche la sua, come quelle sopra menzionate, è la reazione di un credente che non intende aderire alle moderne letture storico-critiche del testo biblico a fronte dell’esplosione delle conoscenze mediche (e, per questo, si chiude a riccio). 

Questa reazione fu talmente forte da fargli concepire come sola possibile alternativa una nuova Utopia cristiana, una città nella quale i veri credenti in Dio potessero vivere in pace mettendo in pratica punto per punto quelli che riteneva precetti indefettibili della Scrittura. Nei suoi cinquecento anni di storia, il Protestantesimo è stato attraversato molte volte da idee simili: ma è solo nel clima di libertà e negli spazi senza limiti degli Stati Uniti che esse hanno potuto manifestarsi a pieno, conducendo sovente alla creazione di vere e proprie enclaves cristiane.

Fu così che, raccolti fondi copiosi dai membri della sua chiesa, nel 1900 Voliva fu tra coloro che fondarono Zion City in Illinois, una cittadina posta sulla linea ferroviaria fra Milwaukee e Chicago. Per farlo, si mise a lavorare con John Alexander Dowie (1847-1907), un pastore e guaritore scozzese-australiano emigrato negli Stati Uniti, che diventò ben presto uno dei personaggi più autorevoli della nuova Utopia. Per trent’anni Zion City fu – fra le altre cose – il regno del terrapiattismo. 

Voliva e i suoi erano in primo luogo interessati alla costruzione di un insediamento “sano”: libero dalla povertà, dai vizi, dal peccato e, non ultimo, dalle malattie che devastavano le grandi metropoli. La caratterizzavano la presenza di cooperative, salari sostanzialmente eguali per tutti, imprese gestite direttamente dagli anziani delle chiese locali (anziano in molte chiese protestanti è il termine di derivazione neotestamentaria con cui si designano i membri degli organi dirigenti delle comunità). 

Il successo iniziale fu enorme: in meno di dieci anni furono battezzate nella nuova chiesa di Voliva circa 23.000 persone (sul battesimo, Voliva pensava quello che crede parte del Protestantesimo, cioè che valga soltanto quello fatto da adulti e che questo battesimo abbia un valore trasformativo della persona).

Poi, però, cominciarono i guai: il sistema economico su cui era basata Zion City mostrò dei difetti; le attività avevano difficoltà estreme ad accedere al credito bancario. In più, il primo evangelista cui Voliva si era affidato con fiducia, il già citato John Alexander Dowie, si proclamò “Elia il Restauratore”. Nell’aprile del 1906 Voliva lo destituì, e da quel momento iniziò il suo controllo diretto sull’intera comunità. 

Fu da qui in poi che Zion City si trasformò davvero nella capitale mondiale della Terra Piatta. 

Un leader autoritario che impone la sua visione

Per quanto fosse spinto da convinzioni radicali, l’evangelista Dowie era un personaggio bonario e che cercava di non applicare in modo rigido i precetti morali e salutistici che avevano ispirato la nascita della comunità. Voliva non era così. Sotto la sua direzione, Zion City assunse rapidamente i tratti di una città volta interamente alla santità e alla repulsione verso qualsiasi cosa potesse anche lontanamente infrangerne i precetti. Questi, ovviamente, erano interamente derivati dall’interpretazione della Bibbia data da Voliva. Anche abiti, foggia dei capelli e le (scarse) occasioni di divertimento erano regolate in gran dettaglio. Le strade erano pattugliate da una forza di polizia disarmata – ma che impugnava copie della Bibbia, pronta a mostrare con zelo come ci si doveva comportare.

La deriva di Zion City si manifestò proprio con la teoria della Terra Piatta. Col passare del tempo, Voliva prese a desiderare non solo un riordino del mondo sull’esempio di Zion City, ma una rimessa in sesto dell’intero universo. Concepì dunque l’idea di una “trinità del male”, rappresentata dall’evoluzionismo, dall’astronomia moderna e dalle letture storico-critiche della Bibbia. Ora, l’anti-Darwinismo e il letteralismo scritturale sono tendenze ben note nel Protestantesimo sin dalla seconda metà dell’Ottocento; ma la sfida che Voliva pose all’intera cosmologia ne fa un caso con pochi paralleli. 

Il 26 dicembre 1915 Voliva pronunciò davanti alla sua chiesa riunita un sermone intitolato “Astronomia moderna”. Proclamava cose come questa:

Credo che la Terra sia un pianeta immobile; credo che sia poggiato sull’acqua, e che non esistano cose quali il moto terrestre, l’asse terrestre e l’orbita terrestre… Si tratta di un cumulo di stupide idiozie nate nel cervello egotistico di alcuni infedeli… E nemmeno credo siano vere cose come la legge di gravitazione universale. Anche queste sono un cumulo di stupidaggini. Non esiste niente del genere! Io traggo la mia astronomia dalla Bibbia! 

Chi è avvezzo al linguaggio del Cristianesimo si renderà conto facilmente fino a dove si era spinto Voliva. Quel “credo” ripetuto più volte era un calco dei simboli (cioè le dichiarazioni fondamentali comuni a tutti i cristiani di ogni confessione, come il Credo niceno-costantinopolitano, il Credo apostolico, e così via…)

Voliva impose le sue convinzioni all’intera chiesa. Giunse a far sostituire negli inni cantati durante i servizi la parola globe (nel senso di “Terra”) con altre, per eliminare qualsiasi riferimento alla Bad Astronomy. La portata di questa decisione va spiegata un po’ meglio, dato che la gran parte dei lettori italiani non è avvezza alle pratiche del Protestantesimo. Le chiese protestanti hanno eliminato quasi del tutto le preghiere fatte all’unisono, cioè ripetendo in coro lo stesso testo (fondamentali nella messa cattolica e nella liturgia ortodossa). Le hanno sostituite con gli inni, cioè con lo sviluppo di un’intera tradizione musicale – che, anzi, è forse il tratto prevalente dei servizi religiosi protestanti. Cambiare i testi degli inni ritenendoli orrendamente sbagliati voleva dire stravolgere un’intera tradizione di fede, non solo cambiare le parole di alcune canzoni.  

Insomma, Voliva non intendeva soltanto “aggiustare” alcune nozioni sbagliate: voleva rifare tutto l’Universo, da cima a fondo, religione compresa.

Gli anni del successo

Finita la Prima Guerra Mondiale, la guida spirituale di Zion City si diede a un vasto tentativo di penetrazione dell’opinione pubblica attraverso i giornali e i periodici, e con la produzione di una vasta e aggressiva pamphlettistica. Si rese conto che alla sua interpretazione della Bibbia poteva affiancare in maniera fruttuosa la letteratura e gli opuscoli del movimento Zetetico, come allora era noto il manipolo dei terrapiattisti. Nei suoi scritti, spiegava che la terra era “un piattino, oppure una focaccia o un coperchio da pentola”, con il Polo Nord al centro e quello Sud distribuito lungo la circonferenza, come una barriera folle di ghiaccio che impediva alla navi di andare oltre. Giunse a pianificare una spedizione navale “cristiana” oltre il sessantacinquesimo parallelo sud per provare de visu come Dio aveva voluto il cosmo e l’umanità. Visto che si trattava di compiere una circonferenza dell’intera terra piatta, spiegò ai giornali, il viaggio sarebbe durato almeno sei mesi.  

Il disastro della spedizione verso il Polo nord del dirigibile “Italia” di Umberto Nobile, che nel 1928 colpì i lettori di tutto il globo (absit iniuria verbis…) lo riempì di gioia: quel disastro era il frutto di quanto fosse errata e superba la credenza nella terra tonda

Nel frattempo, dal pulpito della chiesa centrale di Zion City (la “Shiloh Tabernacle”), compiva davanti alla congregazione semplici esperimenti con i quali intendeva dimostrare che la gravitazione universale era una fesseria. Nell’insieme, tutte queste cose mostrano che Voliva, più che ritenere che il “vero” mondo da lui proclamato dovesse andare contro la scienza, intendeva sostituire alla “falsa scienza” quella “autentica”, ispirata da Dio e dalla Scrittura. Dal pulpito usava sovente una retorica di tipo scientifico e si appellava all’idea di esperimento – naturalmente, considerando solo quelli che davano i risultati “esatti”, cioè i suoi. 

Facendo leva su questo tipo di argomentazioni, in un periodo in cui l’esplorazione delle due regioni polari cominciava a diventare tecnicamente possibile e appassionava il pubblico di tutto il mondo, Voliva costruì un piccolo impero. Nel 1923 iniziò le sue trasmissioni radiofoniche la stazione WCBD, la “God’s Station”. Beh, a quel tempo questa emittente, che dedicava diverse ore al giorno a presentare la “vera astronomia” agli americani e al resto del mondo, era la quinta per potenza di tutti gli Stati Uniti, con il suo trasmettitore da 150 kW. In questo modo, grazie alle trasmissioni sulle onde corte, Voliva ebbe, sia pur per pochi anni, ammiratori e seguaci in tutto il mondo. Si ritiene che nel 1927 avesse accumulato una fortuna personale di 5,2 milioni di dollari: una cifra enorme, a quel tempo. 

La caduta

Il crollo di Voliva fu abbastanza lento, ma inarrestabile. Aveva messo in primo piano la sua astronomia come articolo di fede fondamentale per i “veri cristiani”: con l’assunzione di questa bizzarria unica, si isolò rispetto al grosso del campo del fondamentalismo protestante americano, che invece proprio in quel decennio stava cominciando ad organizzarsi e a crescere (in quegli anni iniziò a sviluppare sue facoltà di teologia, mezzi di comunicazione, e a far nascere una chiesa dopo l’altra). Voliva, ad esempio, credeva che il mondo fosse stato creato davvero in sei giorni, intesi nel senso più piano del termine, proprio mentre il grosso del fondamentalismo prendeva a leggere il primo capitolo della Genesi come la narrazione di un atto compiuto da Dio in più eoni (i “giorni” nel senso ebraico antico del termine) e il Protestantesimo progressista passava a interpretarlo come un racconto teologico, del quale non aveva senso cercare riscontri geologici o paleontologici. 

E poi, c’era un altro problema teologico. Come abbiamo detto, Voliva era un letteralista biblico nel senso più stretto del termine. Così come leggeva in maniera dettagliatamente realistica il primo capitolo della Genesi, così faceva per l’Apocalisse, il libro che chiude la Bibbia. Come tutti i fondamentalisti, credeva rappresentasse fatti futuri, ancora da verificarsi; ma non è tutto: nell’ambito del fondamentalismo protestante, era anche fra i più radicali, quelli detti dispensazionalisti pre-millenaristi. Per farla breve, significa leggere la storia dell’umanità come segnata da sette “dispensazioni” dello Spirito santo (diciamo, da sette ere diverse della storia del cosmo distinte ognuna da manifestazioni e doni diversi dello Spirito di Dio). L’ultima dispensazione dello Spirito, la settima, avrebbe dovuto essere contrassegnata dalla Tribolazione, ossia dallo scontro finale con le potenze sataniche. Dopo la sofferenza e le persecuzioni di cui saranno vittime i cristiani, tutto si sarebbe concluso con un enorme combattimento ad Armageddon, località di Israele presso la quale si sarebbe manifestata la Seconda venuta nella gloria del Cristo (già asceso in cielo a Pentecoste, dopo la Resurrezione). 

Ebbene, nel settembre del 1927 Voliva – all’apice del successo – si convinse che la settima e ultima dispensazione fosse imminente e che dunque i giorni di questo mondo fossero contati. Per questo, si imbarcò in un tour di mezzo mondo volto a convertire più persone possibile, in modo che fossero fra i salvati nello scontro finale. Nulla accadde e, quando tornò a Zion City (peraltro più convinto che mai che la Terra fosse piatta), scoprì che su diversi periodici erano apparsi lunghi articoli che lo sbeffeggiavano. I cronisti mettevano in evidenza sia il mancato realizzarsi della profezia, sia il fatto che aveva compiuto… il giro del mondo, usando mezzi, conoscenze, tecnologie e metodi di navigazione basati sui presupposti dell’astronomia “sbagliata”.  

Forse la crisi di consenso che ne seguì anche all’interno di Zion City sarebbe stata tamponata se, nel frattempo, ben altri eventi non si fossero messi di mezzo. La Grande Depressione economica iniziata nell’ottobre 1929 frantumò nel giro di un anno e mezzo i precari equilibri economici di una micro-società volutamente chiusa e, sotto diversi profili, gravemente disfunzionale. Le elezioni locali erano sempre state vinte dal Partito Teocratico, espressione di Voliva; ma, a fronte della miseria crescente, prevalsero rapidamente gli Indipendenti. 

29 aprile 1930: in occasione di un’eclisse solare, la United Press irride le credenze astronomiche di Voliva e dei suoi (“The Indianapolis Times”).

Con queste prospettive sempre più incerte, Voliva fece l’ultimo passo falso: mentre le piccole attività chiudevano una dopo l’altra e la gente cominciava ad abbandonare la cittadina in cerca di un reddito certo, sia pur “peccaminoso”, si lanciò in un’altra predizione circa l’arrivo della Tribolazione per il settembre del 1934. Quando nulla si mosse, fu fischiato per la prima volta. Persino a quel punto, comunque, non si scosse troppo: annunciò che dalla sua lettura dell’Apocalisse aveva desunto con certezza che nel 1942 l’Italia fascista, la Francia e la Gran Bretagna si sarebbero alleate per rifondare l’Impero romano – araldo dell’Anticristo. Poi, i Paesi dell’Europa centrale e dell’Europa nord-orientale si sarebbero uniti in una confederazione comunista che avrebbe organizzato l’invasione della Terrasanta… 

A fronte di queste farneticazioni, la situazione economica di Zion City continuò a peggiorare. Buona parte dei suoi abitanti era ormai andata via. Nell’aprile del 1937 la chiesa principale, lo Shiloh Tabernacle, e la sede della WCBD furono attaccate e date alle fiamme da gruppi di giovani inferociti. Alla fine dell’anno Voliva fu dichiarato fallito dalle autorità fiscali. Si ritirò in Florida, dove, diabetico e mezzo cieco, cardiopatico e nefropatico, morì a settantadue anni, nell’ottobre del 1942. 

Oggi Zion è una cittadina normalissima dell’Illinois, in cui vivono circa 24.000 abitanti; ogni ricordo del “governo divino” del pastore terrapiattista è stato cancellato. 

Al culmine del successo e dell’attenzione dei media, nel 1930, sulla rivista di Voliva Leaves of Healing, si poteva leggere questa dichiarazione di fede:

Nella Christian Catholic Apostolic Church di Zion accettiamo la Bibbia come Parola ispirata di Dio. Crediamo che la Bibbia, nelle lingue originali in cui è stata scritta, è stata verbalmente ispirata – cioè, che non sono stati ispirati soltanto i pensieri, ma anche le singole parole. Accettiamo tutto quello che la Bibbia ha da dire riguardo la Terra, il Sole, la Luna e le stelle, e non accettiamo di cedere la Parola di Dio agli astronomi infedeli. 

Non sappiamo se gli astronomi fossero e siano “infedeli”. A noi, più modestamente, la storia di Zion City e dell’utopia terrapiattista sembra una parabola sul fanatismo religioso, il disprezzo della scienza e la strumentalizzazione della fede a vantaggio delle proprie credenze. Soprattutto se, come quelle di Voliva, si trattava di tragiche assurdità. 

Immagine in evidenza: mappa della Terra Piatta disegnata nel 1893 da Orlando Ferguson, di Hot Springs, South Dakota

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.