Vecchie abitazioni infestate?

Quando parlo di certe attività del Gruppo Indagini del CICAP, dico spesso – per fare una battuta – che “è più facile diventare un fantasma che vederne uno!”. Col passare degli anni, però, mi sono accorto che tale affermazione risulterebbe decisamente più realistica se modificata in questo modo: “è più facile fotografare un fantasma che vederne uno!”. Di fatto, è proprio così: la stragrande maggioranza delle segnalazioni che ci arrivano riguardano fantasmi immortalati su fotografie o video.

Ne avevamo già parlato in un altro articolo di questa rubrica intitolato Quattro fantasmi fotogenici. Raramente si sente di persone che vedono un fantasma direttamente con i propri occhi, ma – siccome al CICAP non ci facciamo mancare mai nulla – in questo articolo riporterò anche una testimonianza oculare diretta.

Il primo episodio ci è stato segnalato dal signor Armando, il quale si è ritrovato tra le mani una foto dove è possibile vedere una “presenza disincarnata” dallo sguardo minaccioso. Come succede spesso, il mittente – che stava scattando una foto alla casa abbandonata – non si è accorto di nulla se non dopo aver riguardato lo scatto.

Non “era una notte buia e tempestosa”, come recita il noto incipit di tutti i racconti battuti a macchina da Snoopy nella celebre striscia di Schulz, anzi: era una bella giornata di sole quella che si vede in foto, ma per molte persone basterebbe la presenza di una abitazione un po’ fatiscente ed evidentemente abbandonata ad alimentare l’idea che in tale luogo possa risiedere qualche anima inquieta.

Per fortuna il nostro amico Armando è molto più scettico e ha deciso di chiedere il nostro parere per cercare una soluzione plausibile del fenomeno.

Il fantasma sembra proprio uno di quegli artefatti da post-produzione utilizzati nei film, immortalato mentre fuoriesce dalla malconcia soffitta. Eppure, la foto, scattata con un cellulare iPhone 12, non risulta modificata con programmi di fotoritocco.

C’è una spiegazione più semplice rispetto a quella che ci porterebbe a dire che quello fotografato è davvero un fantasma? Cercando di restare il più aderenti possibile al Principio di parsimonia e osservando la scena con occhio scettico, la soluzione è piuttosto evidente: il signor Armando, come lui stesso conferma, è… un fumatore! Già, perché il fantasma non è nient’altro che uno sbuffo di fumo (si noti il tipico colore azzurrognolo) passato davanti all’obiettivo al momento del click. Sul perché lo spettro abbia una sorta di faccia spaventosa basta continuare a leggere il resto dell’articolo.

Il secondo caso ci è stato segnalato dalla signora Monia e riguarda un “bambino fantasma” che la donna si è ritrovata in casa. Come dicevo all’inizio, qui siamo in presenza di una osservazione diretta da parte della donna. La location non potrebbe essere migliore: una stanza inutilizzata da anni, in una antica abitazione (risalente al ‘600) di proprietà della mittente.

Ecco cosa ci ha raccontato. La donna si trovava in quella camera per svolgere alcune faccende quando, osservando nel riflesso di uno specchio che aveva davanti a sé, vedeva chiaramente quello che poteva sembrare il volto di un bambino alle sue spalle. La signora si era subito voltata per osservare la scena, ed effettivamente il volto era ancora lì, una situazione che farebbe rizzare i capelli a molti, soprattutto se siete consapevoli di non avere bambini (vivi) per casa. Mantenendo calma e sangue freddo, la nostra amica ha scattato una foto al volto appena in tempo, perché – come lei stessa ci dice – “di lì a poco è scomparso”.

Inizialmente aveva pensato che si trattasse di un bambolotto finito per caso in quell’angolo, ma – avvicinandosi – ha potuto constatare che non vi era nulla del genere in quella zona della stanza: soltanto un vecchio pouf con dei vestiti appoggiati sopra. Intanto il fantasma sembrava svanito nel nulla. La donna ci ha gentilmente inviato la foto; presentiamo in testa all’articolo il dettaglio in cui è visibile il volto misterioso.

Ci siamo fatti dare qualche informazione aggiuntiva sulla location e sulle condizioni di luce presenti in quel frangente; la soluzione più probabile, a nostro avviso, è la seguente: il volto misterioso è dovuto alla pareidolia (si veda l’articolo Gli scherzi della pareidolia, sempre in questa rubrica), con ogni probabilità causata proprio dalla presenza dei vestiti colpiti dalla lama di luce che penetrava dalla finestra. Il mobile lucido rifletteva proprio le aree più luminose degli abiti, creando così – nella nostra mente – l’effetto di un volto. Il fatto che Monia avesse visto svanire poco a poco il “fantasma” poteva essere dovuto ad un graduale cambiamento di luminosità nella stanza, ad esempio per il passaggio di una nuvola in cielo; venendo a scemare la quantità di luce che colpiva gli abiti, è facile ipotizzare che sia venuto meno anche l’effetto dovuto alla pareidolia.

Ringrazio di cuore i nostri mittenti per aver condiviso con il CICAP le loro vicende, e non mi resta di augurare a tutti i lettori un buon anno nuovo, ricco di mysteri (da risolvere).

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