11 aprile, Giornata nazionale del mare… di superstizioni!

Articolo a cura del Gruppo CICAP Lazio

La Giornata Nazionale del Mare è stata istituita nel 2018, con l’entrata in vigore del nuovo Decreto sul Codice della Nautica (D. Lgs. 3 novembre 2017, n. 229 – art. 52). Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), in collaborazione con il Comando generale della Guardia Costiera, invita gli istituti scolastici di ogni ordine e grado a promuovere nella settimana che inizia domani iniziative sul tema, al fine di sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di alto valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. La giornata ha lo scopo di sensibilizzare i giovani attraverso attività e momenti di confronto organizzati per sviluppare il concetto di “cittadinanza del mare” e rendere gli studenti cittadini attivi del mare, tutori per la conservazione del bene e suoi diffusori per la cultura che esso implica.

Naturalmente, il CICAP è lieto di questa meritevole iniziativa e desidera contribuirvi. La cultura marinaresca ha da sempre promosso  apertura, collaborazione, stoicismo e sacrificio, ma nel contempo ha anche continuato a proporre credenze che, per quanto interessanti, non hanno evidenza scientifica. Oggi potremmo dire che sono fake news… “navigate”! Molte risultano superate anche soltanto a curiosare sulla loro possibile origine. Per confermarvi che non siamo superstiziosi, ne elenchiamo diciassette fra le più curiose, stilando una classifica scherzosa di improbabilità. L’elenco indica le azioni che porterebbero sfortuna alle barche e alle navi. Ed è soltanto una selezione, ce ne sono molte altre!

La classifica

17° – Regalare dei fiori alla barca o all’equipaggio: è considerato  un presagio di funerale.

16° – Portare a bordo un ombrello – e non si capisce perché dovrebbe portare sfortuna: forse sarebbe un richiamo il cattivo tempo? D’altra parte ,un ombrello a bordo non serve, visto che i naviganti usano specifici abbigliamenti antipioggia. Certo, un ombrello a bordo è poco utile anche sulle grandi navi, dove i corridoi esterni per i passeggeri (per l’appunto, le “passeggiate”) sono coperti. Nemmeno potrebbe essere utile come un bastone dotato di gancio per prendere delle cime in acqua (così si chiamano le corde, a bordo) essendo questo compito delegato a uno specifico utensile, il “mezzo marinaio”, termine con cui in passato si indicavano i mozzi e che è ancora utilizzato nella Marina Inglese (il midshipman) per indicare il grado italiano di guardiamarina).

15° – Avere un gatto o un coniglio a bordo. Soprattutto sulle navi francesi era tipico portare come viveri animali vivi in gabbia; il problema dei conigli era che quando riuscivano a scappare dalla gabbia rodevano di tutto, anche legno e cime. Diverso e curioso il caso del gatto, visto che questi animali a bordo erano benvoluti per le loro doti di cacciatori dei ben più fastidiosi roditori. Persino sulle navi militari durante le due guerre mondiali il “gatto di bordo” aveva sempre un posto di grande rilevanza.

14° – Vedere una persona con i capelli rossi subito prima della partenza o averla a bordo: tipica credenza anglosassone legata alle tante analoghe che circondano queste persone. La cosa stupisce, vista la maggior frequenza di questo colore dei capelli in Gran Bretagna, specificamente in Scozia e in Irlanda.

13° . Ricevere gli auguri di buona navigazione da un “Capitan Tempesta” ( il Capitan Tempesta è la trasposizione in ambiente marinaresco del menagramo).

12° – Avere un Giona” (Jonah, per gli anglosassoni) a bordo – simile al precedente Capitan Tempesta ma con la differenza che il “Giona” è a bordo; discende dal racconto biblico in cui il profeta Giona viene gettato in mare dall’equipaggio della nave che lo trasportava (Antico testamento; Libro di Giona cap. 1, vv. 7-15).

11° – La bottiglia che non si rompe durante il varo: in tempi antichi si usava il sangue di un animale sacrificale per ottenere la benevolenza degli dei per l’imbarcazione; in seguito il sangue è diventato vino o champagne. Molti portavano come realtà della credenza il fatto che questo evento si fosse verificato anche per il Titanic, in realtà affondato per una concatenazione di fattori progettuali e di navigazione, e per la Costa Concordia, invece affondata per una errore di navigazione. In effetti non risultano esserci aumenti del premio assicurativo se la bottiglia al varo non si rompe!

10° Lasciare le scarpe con la suola verso l’alto: è considerato un presagio di capovolgimento dell’imbarcazione.

– Fischiare a bordo: secondo alcuni significherebbe sfidare il vento a fare di meglio, secondo altri si sarebbe trattato addirittura di una sfida lanciata a Eolo!

8° .  Salire a bordo prima con il piede sinistro  – forse perché l’uso mancino del piede evoca Satana.

7° – Avere una donna a bordo: probabilmente perché un elemento femminile avrebbe rotto il già difficile equilibrio nei rapporti fra l’equipaggio.

6°-  Utilizzare oggetti o abiti di colore verde: forse la credenza deriva dal fatto che il verde è il colore delle muffe e degli ossidi di rame, segni di cedimenti della struttura della nave. Una spiegazione più lugubre è quella che vuole il verde legato al colore che assumevano, per la muffa, i cadaveri degli ufficiali caduti in battaglia mentre venivano riportati nelle terre natie (il che farebbe presupporre che quelli dei marinai semplici fossero gettati in mare!).

– Uccidere gli uccelli marini (gabbiani, procellarie, albatros): si credeva che i marinai morti e gettati in acqua si reincarnassero negli uccelli marini, dunque l’uccisione avrebbe portato a grandi sventure. Esisteva uno specifico rituale in cui era compreso appendere il cadavere dell’uccello al collo del marinaio colpevole per evitare le maggiori sciagure. Nel 1789 il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge al riguardo scrisse la ballata The Rime of the Ancient Mariner.

4° – Porre una moneta sotto l’albero o nella chiesuola della bussola, o alla base della torre radar: anche questa credenza viene dal mondo antico; così come sui cadaveri destinati alla pira funebre si mettevano una o due monetine per pagare il traghettatore Caronte per il passaggio fino al regno dei morti, allo stesso modo la moneta sulle barche dovrebbe servire a pagare quel personaggio in caso di affondamento della nave.

– Portare banane a bordo: probabilmente questa tradizione, tipica del mondo anglosassone e della pesca professionale, deriva dal fatto che, prima dell’uso delle stive refrigerate, le navi trasportanti banane dovevano cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile per evitare che il carico non fosse più utilizzabile. La cosa costringeva il capitano a prendere maggiori rischi. Infatti, maturando, le banane (essendo frutti climaterici maturano anche dopo essere stati staccati dalla pianta) producono etilene, che sollecita anche la maturazione degli altri frutti a loro vicini.

2°-  Cambiare il nome della barca: le barche avrebbero un’anima e il suo nome sarebbe registrato negli abissi in un libro custodito dal dio Nettuno, il quale si adirerebbe se si dovesse cambiarlo senza avvisarlo con un complicato rituale. Esistono diverse varianti di un rito per effettuare l’operazione senza inconvenienti. Chi lo officia deve comunque brindare più volte ai quattro punti cardinali con un vino o un liquore, e ogni volta deve rivolgersi verso le quattro direzioni e bere un intero bicchiere. Alla fine il numero dei bicchieri bevuti è un multiplo di quattro, e sicuramente maggiore di otto. Chi l’avrà inventato certo non era astemio!

– Salpare di venerdì: in tanti affermano che ciò sia dovuto al fatto che i marinai ricevevano la paga settimanale di giovedì, e quindi il venerdì la spendevano tutta in piaceri di vario genere; saranno stati i marinai stessi a mettere in giro questa credenza per non perdere il giorno di bagordi? Oppure non era saggio partire di venerdì con gran parte dei marinai ubriachi? Molti raccontanto la storia della HMS Friday, nave della Royal Navy britannica, costruita iniziando un venerdì proprio per sfatare la credenza. Fu varata di venerdì, l’equipaggio fu scelto di venerdì e come comandante fu scelto un certo James Friday, La nave salpò per il viaggio inaugurale un venerdì 13, ma di essa . non c’era da dubitarne – non si ebbero più notizie. In effetti la nave non fu mai più trovata e… a dirla tutta sarebbe stato strano il contrario, visto che l’Ammiragliato britannico ha più volte confermato che non è mai esistita una sua nave chiamata HMS Friday!

Il folklore è sempre meraviglioso, anche se siamo dispensati dal crederci!

Immagine in evidenza: Storm’s Coming, By Beau Considine from Upperco, MD, USA, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

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