La scienza impossibile

La scienza impossibile. Percorsi dell’alchimia in Francia tra Ottocento e Novecento
di Leonardo Anatrini e Marco Ciardi
Carocci, 2020
pp. 212, € 20

Alcuni argomenti sono troppo vasti per essere trattati in un libro solo. L’alchimia è sicuramente tra questi, perciò non stupisce che gli autori di questo libro, Leonardo Anatrini (dottorando in Scienze umane con all’attivo numerose pubblicazioni sul tema)  e Marco Ciardi (docente di storia della scienza e delle tecniche dell’Università di Bologna) in La scienza impossibile. Percorsi dell’alchimia in Francia tra Ottocento e Novecento si concentrino su un luogo preciso (Francia) e un periodo circoscritto della sua esistenza (1800-1900). Quello che anzi dovrebbe essere, a rigore di logica, il momento del suo declino.

L’alchimia ci sorprende: l’avvento della chimica moderna mette in discussone la disciplina ma non riesce ad esaurire completamente le sue risorse. Ben lungi dal cedere, l’alchimia si pone spesso alla pari della chimica in una discussione accademica tutt’altro che scontata. Anzi la chimica è costretta, dopo la scoperta dell’atomo (e la sua definitiva accettazione nel mondo scientifico) a riconsiderare la possibilità della trasmutazione (la procedura per trasformare i metalli in oro).

L’alchimia è qualcosa che ormai troviamo nei libri fantasy, quello che però ci viene presentato è qualcosa di altamente assimilabile al metodo sperimentale: un alchimista ha un laboratorio, dove conduce degli esperimenti per giungere a conclusioni che siano ripetibili (l’oro finisce e bisognerà essere in grado di rifarlo). La trasmutazione è quindi un processo fisico-chimico scientificamente commentabile ma ci sono però alcuni punti che rendono l’alchimia qualcosa che può essere accostato alle scienze occulte: il segreto delle procedure e il piccolo particolare non trascurabile che la trasmutazione necessita della Pietra filosofale e questa non esiste.

In realtà possiamo dividere il lavoro dell’alchimista in due insiemi che portano a risultati (nei processi alchemici) solo se intersecati: non c’è Grande opera, senza un cammino spirituale. Così se la parte pratica è confluita nella chimica moderna venendo analizzata e discussa (anche se sempre con un certo ritegno), la parte spirituale è andata ad arricchire il carnet delle discipline occulte. Non basta, l’alchimia pratica ha permesso di arricchire il vocabolario degli operatori dell’occulto con parole che ricordano l’ambito scientifico.

L’aver acquisito credibilità, tramite un linguaggio capace di richiamare alla mente concetti scientifici, ha permesso alle scienze occulte di utilizzare molto spesso i canali di divulgazione utilizzati dalla scienza moderna e dalla nuova chimica. L’esempio dell’iperchimica, sintesi perfetta tra chimica e alchimia inventata da François Jollivet-Castelot (1874-1937), o dello stato ultragassoso della materia (dove le particelle non si scontrano così da lasciare spazio a spiriti ed energie varie) fanno parte di un processo di riunione tra spiritualità e scienza possibile solo tramite una lunga tradizione di pratiche occulte scientificamente presentate. Basti pensare al famoso magnetismo animale di Franz Anton Mesmer (1734-1815).

Una particolarità di questo libro apparentemente esile (poco più di 200 pagine) è che si divide in due parti distinte: la prima esplicativa, mentre al seconda riporta tradotti diversi testi di cui alcuni mai apparsi in italiano. Non fatevi però ingannare dall’aspetto snello della pubblicazione. Se siete abituati ai libri di Marco Ciardi, pieni di riferimenti culturali e pop, questo è un lavoro che se ne discosta in maniera palese. E’ infatti particolarmente indicato per coloro che vogliono approfondire le loro conoscenze di storia della scienza o, in particolare, sull’alchimia. Sono difatti assolutamente necessarie conoscenze pregresse e una certa dose di impegno. Assicuratevi di avere tempo a disposizione prima di iniziare la lettura di un periodo così affascinante della storia della scienza.

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