Ovviamente Nostradamus aveva previsto il Coronavirus… (Non è vero ma ci credo)

Articolo di Paolo Cortesi, autore di L’officina di Nostradamus 

La grande peste de cite maritime
Ne cessera que mort ne soit vengée
Du iuste sang, par pris damne sans crime
De la grand dame par feincte n’outraigée.

La grande peste di città marittima
Non cesserà fino a che morte non sia vendicata
Di giusto sangue, da prigioniero (condannato?) senza crimine
Della grande dama per dissimulazione non oltraggiata.

Poche quartine di Nostradamus come questa (II.53) sono rappresentative del suo tempo, del suo pensiero. In questi quattro versi abbiamo, come in una nitida miniatura, una visione del mondo del XVI secolo, di cui una protagonista era la peste, ovvero la morte collettiva e misteriosa che portava alla tomba intere popolazioni, e contro la quale non esistevano rimedi efficaci. Nostradamus, che fu erborista e medico prima di dedicarsi a tempo pieno alle profezie che lo arricchirono, aveva una ricetta infallibile contro la peste:

«Prendete un’oncia della segatura o trucioli del legno di cipresso il più verde che potete trovare, iris di Firenze sei once, garofani sei once, calami odorati tre dramme, legno di aloe sei dramme. Polverizzate il tutto e fate che non prenda aria. E poi prendete tre o quattrocento rose incarnate, che siano ben pulite freschissime e raccolte prima della rugiada: fatele pestare a lungo e metterle nella polvere. Quando il tutto sarà ben mescolato, formatene delle piccole pastiglie piatte in forma di trocisco (compressa) e fatele seccare all’ombra». (Da E. Bareste,  Nostradamus, Maillet, Paris, 1840, pagg. 26-27 così tradotte in: Paolo Cortesi,  L’officina di Nostradamus. Il futuro inventato delle Profezie, Carocci, Roma, 2018, pag.146.)

Era tanto sicuro della potenza profilattica del suo medicamento, che Nostradamus scrisse:

«Non trovai alcun medicamento che fosse più preservativo della peste di questa composizione: tutti coloro che ne tennero in bocca furono immuni. (…) Per coloro che non ne prendevano, la morte era immediata». (Ibid)

Ed è interessante notare che l’uomo che avrebbe conosciuto il futuro con la chiarezza con cui si conosce la strada di casa non aveva previsto affatto gli antibiotici e tutta la farmacologia del XX e XXI secolo, ma restava orgogliosamente fedele ai medicamenti più arcaici e inutili.

La peste interessava molto Nostradamus per almeno due motivi: come medico e come profeta. Le epidemie, genericamente chiamate peste, erano frequenti nel passato; Nostradamus, nel 1525, era a Narbonne quando la città fu devastata dalla peste; nel 1544 fu tra i medici che nulla poterono contro l’epidemia in Marsiglia; nel 1546 e 1547, Michel de Nostredame incontrò ancora la peste ad Aix-en-Provence e Lione.

Non stupisce, dunque, che il contagio sia uno dei protagonisti delle Profezie: la parola peste, con le varianti derivate pestes, pestifere, pestilence, pestilent e pestilente, appare 36 volte. (Santé, salute, appare una sola volta in tutte le Profezie: X.89).

Nella quartina II.53 vediamo anche apparire, come in una visione abbacinata, prigionieri innocenti condannati, sangue, vendetta, l’aristocrazia – nella persona di una gran dama – sola vera attrice della storia, presente e futura, di Nostradamus.

Eppure, qualcuno ha voluto trovare in queste parole del 1555 la profezia della epidemia di coronavirus che è, fra i nostri attuali incubi, forse quello più incalzante.

Questa ennesima dichiarazione che “Nostradamus l’aveva predetto” non ci stupisce affatto. Era solo questione di tempo, ma di certo qualcuno – com’è accaduto – avrebbe sfogliato una qualsiasi edizione delle Prophéties alla ricerca di qualche parola suggestiva. Qui, il nostro brillante esegeta non ha sprecato troppo tempo: alla seconda Centuria ha trovato le parole «la grande peste» e la sua “ricerca” (!) si è felicemente conclusa.

Ad ulteriore prova (se mai ce ne fosse bisogno) che Nostradamus scrive del futuro pensando al suo presente, si osservi che nelle Centurie il termine peste è diverse volte associato a faim e famine (fame, carestia), perché nel passato i due flagelli accadevano spesso insieme; ciò che non accade più nell’Occidente industrializzato da più di un secolo.

Il futuro che Nostradamus è in grado di “vedere” è la proiezione del suo presente, fatto di carestie ed epidemie che appaiono sull’orizzonte umano ad intervalli irregolari, ma inevitabili. È accaduto sempre, accadrà ancora. Nostradamus non può concepire un tempo in cui non vi siano malattia e carestia.

Ma per i fanatici di Nostradamus, il contesto storico e culturale delle Profezie non ha alcuna importanza; essi sono sicuri che quell’antico libro non abbia alcun legame con il tempo in cui fu composto. È una certezza che stravolge, senza un dubbio, razionalità e semplice buon senso.

Ma il buon senso non ha alcun valore per chi pretende di “saper leggere” ciò che non è scritto. Come spiegare il fatto che la quartina parla di grande peste in una città di mare? Wuhan, l’epicentro dell’epidemia, è nel cuore della Cina, distante all’incirca 600 chilometri dalla costa: si può definire città marittima? No, ma questo è un dettagliuccio di nessuna importanza per i nostradamiani che si producono nella loro specialità: piroette illogiche, così “la città marittima” significherebbe invece che il virus è/sarebbe partito dal mercato del pesce di quella città. Ogni commento è superfluo.

La grande dama sarebbe la signora Wu Yi, che sedici anni prima dell’attuale epidemia era ministro della Sanità della Repubblica Popolare Cinese. Che c’entra con il Coronavirus? Assolutamente nulla, ma per i devoti del veggente questo caos mentale è soddisfacente. È appena il caso di notare, infine, che quanto nella quartina è riferito alla grande dama non si può in alcun modo applicare al caso dell’attuale epidemia, e non per nulla la sedicente interpretazione non si esprime, ma si limita a citare la sola donna “importante” che si è trovata in ambiente cinese vagamente legata al tema.

Da una rapida scorsa in Internet, vedo che la cosiddetta interpretazione della quartina proverrebbe da un sito russo, e da ciò qualcuno ha tratto sospetti di disinformazione. Non mi interessa molto sapere se ciò sia vero o no, se lo fosse dimostrerebbe almeno che Nostradamus è ancora oggi ritenuto utile a diffondere una sottile, inconfessata, tenace inquietudine.

E tuttavia questa ennesima sceneggiata nostradamica mi lascia sperare che la fede nel mago provenzale abbia ormai raggiunto tali limiti di grossolanità, assurdità e travisamento da mostrare la sua nullità. È talmente inflazionato il giochetto Nostradamus l’aveva previsto che non potrà durare all’infinito e forse – lasciatemi prevedere – presto ci sarà un giorno in cui l’ultima “interpretazione” verrà travolta da una risata.

4 pensieri riguardo “Ovviamente Nostradamus aveva previsto il Coronavirus… (Non è vero ma ci credo)

  • 19 Febbraio 2020 in 15:57
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    Caro Paolo, è strano che i tifosi di un Michele de Notre Dame gran Claire Voyant non vedano in questa quartina una credibile previsione della terribile Peste di Marsiglia del 1720. Forse una delle ultime Pesti classiche in Europa. Molto più probabile, anche perché la maggior parte delle previsioni in cui si sarebbe cimentato, sia che fosse un grandissimo pigliingiro, sia che fosse ispirato realmente da Esseri che il Futuro conoscono, sarebbero comunque riferite alla sua Patria. In questo caso la quartina si leggerebbe così: “La grande peste che viene dalla Città di Mare non cesserà finché non sia vendicato il sangue degli innocenti, versato per il maledetto prezzo (500.000 scudi d’ oro) richiesto per riparare una inesistente offesa alla regina.” (Maria Teresa d’ Austria). A causa di questa dote promessa e mai pagata, infatti, Luigi XIV scatenò prima la Guerra di Devoluzione poi la Guerra di Successione Spagnuola. Quanto poi alla Tua profezia sulla fine di Nostradamus e dell’ interesse per lui, è più facile cessi quello su Leonardo Da Vinci. Entrambi rendono troppo, per rimanere su un piano Materiale e non Paranormale.

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    • 19 Febbraio 2020 in 23:25
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      Edgar Leoni (“Nostradamus and his Prophecies”, New York, Bell Publishing Company, 1982, pagg. 592-593) suggerisce per questa quartina una “spiegazione” d’ambiente inglese: si parlerebbe della Grande Peste dell’aprile 1665. La vendetta auspicata sarebbe relativa a Carlo I, venduto dagli Scozzesi al Parlamento per 400.000 sterline, il 30 gennaio 1647 e condannato il 27 gennaio 1649. Anche questa interpretazione, come quella francese da Te (ricambio il “tu” pur non conoscendoTi) proposta, non è niente più che la ricerca di qualche coincidenza tra le parole che si leggono nella quartina ed eventi storici che sembrano, più o meno, riecheggiare nei versi. Ciò è possibile per l’ambiguità estrema delle profezie, e per la inesauribile ricchezza dei fatti storici. Noto poi che entrambe le interpretazioni suggerite (la Tua e quella di Leoni) si applicano genericamente e confusamente solo a qualche dettaglio del vaticinio, non a tutti i suoi elementi. Mi pare ancora una volta evidente che in Nostradamus si trova sempre – e solo! – ciò che si vuole trovare. E, ciò che è ancora più innegabile, si è sempre trovata una pretesa conferma ad evento accaduto, mai prima.

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  • 24 Febbraio 2020 in 10:16
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    Spinto dalla curiosità leggendo la quartina scritta da Nostradamus e vedendo che per ogni avvenimento funesto, a posteriori, coinvolgano sempre il veggente, ho voluto verificare se la quartina potesse essere aderente ad altri eventi della storia..
    Ebbene, mi sembra che quanto predetto, possa essere molto più confacente a quanto accaduto durante la prima guerra mondiale quando si diffuse la pandemia della “Spagnola” la quale risulta, finora, la più virulenta della storia umana. Decine di milioni di persone morirono per i suoi effetti, ed alcune centinaia di milioni ne risultarono infette.
    Oltre alla larga diffusione mondiale dell’epidemia, ciò che farebbe ricondurre gli eventi a questa profezia, è il fatto che, tra le ipotesi più plausibili, il virus abbia avuto origine in un campo militare situato ad Etaples, città di mare che si trova nel nord della Francia..

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    • 24 Febbraio 2020 in 16:08
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      La curiosità è bella e nobile, non sprechiamola cercando grottesche “conferme”.

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