Deadly Double – Lo strano annuncio che precedette Pearl Harbor

La storia di Pearl Harbor è nota: il 7 dicembre 1941, la flotta americana di stanza alle Hawaii subì un massiccio attacco aereo giapponese, che causò perdite gravissime e catapultò gli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale; un giorno segnato dall’infamia, nelle parole celeberrime del presidente Roosevelt.

Ma è possibile che il disastro fosse già stato annunciato? E che chiunque avrebbe potuto accorgersene, se solo avesse fatto attenzione a una strana pubblicità apparsa appena un paio di settimane prima sul New Yorker? Questa è la storia del Deadly Double, una vicenda che torna spesso su siti e forum legati alle cospirazioni. A rilanciarla fu, nel 2016, un libro del giornalista americano Craig Nelson, Pearl Harbor: From Infamy to Greatness

Il 22 novembre [1941], uno strano annuncio apparve sul New Yorker. Raffigurava un gruppo di persone in un rifugio durante un raid aereo, mentre giocavano a dadi. Sotto il titolo “Achtung, Warning, Alerte!” si leggeva: “Speriamo che non abbiate mai occasione di passare una lunga notte invernale in un rifugio antiaereo, ma riflettevamo… Tenersi pronti è questione di buon senso. Se da qui a Natale non avete troppo da fare, perché non vi mettete comodi e fate una lista delle cose che vi serve avere sottomano… e sebbene davvero non siano tempi in cui pensare a che cosa va di moda, scommettiamo che la maggior parte dei vostri amici si ricorderà di includere nella lista quei dadi e quelle carte che compongono il gioco preferito a Chicago: The Deadly Double”. 

Sparsi nelle pagine del numero della rivista, sei tasselli più piccoli rimandavano a quello principale, con l’immagine dei dadi numerati 7 e 12, cifre che non compaiono in nessun dado conosciuto… Più tardi, durante la guerra, un pilota di un aereo da trasporto della Marina, Joseph Bell, portava lungo la rotta del Pacifico meridionale uno dei suoi passeggeri, un ufficiale dei servizi di intelligence. Questi gli disse che molti, nei servizi segreti, consideravano quella pubblicità un segreto avvertimento. A lui era stato ordinato di indagare sulla questione, ma tutte le strade si erano rivelate dei vicoli ciechi – la pubblicità era stata portata di persona alla redazione della rivista ed era stata pagata in contanti. Né il gioco offerto nell’annuncio, né la compagnia che lo avrebbe prodotto, sono mai esistite. 

La strana pubblicità del New Yorker

Dunque, due settimane prima dell’attacco a Pearl Harbor, uno strano annuncio pubblicato in uno dei più diffusi periodici statunitensi sembrava avvisare il mondo (o, più probabilmente, gli agenti giapponesi in America) delle intenzioni di Tokyo – con tanto di data esatta, 7-12. Quello che accadde il 7 dicembre è storia. 

A seguito dell’aggressione, gli Stati Uniti entravano nella Seconda Guerra Mondiale contro l’Impero giapponese, alleato dell’Asse. Il conflitto si sarebbe concluso soltanto nell’agosto 1945, sotto la luce senza pari di Hiroshima e Nagasaki, e con la storia dell’umanità mutata per sempre dalla bomba atomica. 

Sin dal primo momento, il catastrofico scacco subito dagli americani a Pearl Harbor è stato oggetto di recriminazioni e di crescenti attenzioni da parte dei cospirazionisti. La vicenda del Deadly Double ne è solo un esempio: è una storia raccontata spesso, a volte con toni enfatici, ma omettendo sempre quei piccoli particolari che nuocerebbero alla sua tenuta. Tanto per cominciare, come si può vedere dall’immagine, sui dadi non comparivano solo i numeri 7 e 12, ma anche il 5, lo 0, il 24 e il difficilmente interpretabile XX. E forse bisognerebbe anche chiedersi quale spia userebbe mai un codice così esplicito, che menziona apertamente rifugi e raid aerei, e non parole più difficile da individuare. Ma, – ancora più importante – il racconto di Nelson omette un piccolo, fondamentale, particolare: il mistero dello strano annuncio era già stato risolto anni prima, a guerra ancora in corso. 

Illuminante è, a questo proposito, il breve articolo pubblicato dal Los Angeles Times nel maggio 1942 (appena cinque mesi dopo l’attacco) e riportato da Snopes

La propaganda […] è una spada a doppio taglio che può rivoltarcisi contro all’improvviso. Un esempio interessante è la storia di quanto accadde ai promotori di un nuovo gioco lanciato sul mercato l’autunno scorso, con la grancassa della pubblicità a livello nazionale. Uno di questi annunci è apparso sul numero del New Yorker del 22 novembre. Vi venivano usate le parole warning e alerte per suggerire la spiacevole possibilità di “una lunga notte invernale da trascorrere in un rifugio antiaereo”. Due settimane dopo arrivò Pearl Harbor e, per qualche motivo non ben chiaro, un sacco di gente riprese in mano il vecchio numero della rivista, ossessionata dall’idea che la pubblicità contenesse una profezia della tragedia avvenuta nel Pacifico. Alla redazione e all’editore della rivista cominciò ad arrivare una pioggia di lettere, telefonate e telegrammi da sedicenti Edgar Hoover [lo storico direttore dell’FBI, N. d. A.] e da agenti segreti dilettanti che chiedevano spiegazioni per quello che definivano un avviso lanciato a tutti i giapponesi leali a Tokyo che si trovavano negli Stati Uniti e nei suoi territori d’oltremare, perché si preparassero ad un attacco a sorpresa. 

“Se la cosa vi sembra pazzesca”, ci ha detto il funzionario della casa produttrice Roger Paul Craig, “allora dovreste vedere le prove arzigogolate che sono state inventate per far vedere che i numeri sui dadi del gioco (il Deadly Double) annunciavano chiaramente la data dell’attacco imminente, cioè il  7 – 12. Inventandosi degli acrostici sulle cifre visibili e grazie a calcoli improbabili basati sul numero di avvisi pubblicitari e delle pagine del numero della rivista, riuscirono a leggere un ulteriore messaggio in codice diretto a presunti agenti dell’Asse”.  

Uno dei sei talloncini che richiamavano la pubblicità

Eh, sì. Il gioco esisteva davvero. Esiste tuttora, ma è materia per collezionisti. Potete vederne alcune foto sul sito di Boardgame Geek, un portale specializzato in giochi da tavolo, che ne ha pubblicato anche le istruzioni. Si giocava con due dadi e un certo numero di fiches: il dado nero portava impressi i numeri dispari (più lo 0), il dado bianco i multipli di 12 (più il XX). Sostanzialmente, la posta in gioco veniva vinta da chi otteneva le combinazioni 1-12, 3-24, 5-36… (lo 0 e il XX davano luogo a casi particolari, in cui il giocatore poteva rilanciare o vincere/perdere parte della fiches). A inventare il meccanismo era stato proprio quel Roger Paul Craig che aveva risposto al Los Angeles Times

Nonostante il clamore, però, l’invenzione non vendette bene. Lo sappiamo dalla moglie di Craig, che contattò il New York Times il 13 marzo 1967. Il giorno prima, il quotidiano aveva riproposto per l’ennesima volta il mistero del Deadly Double. A parlarne in quell’occasione era stato lo storico militare Ladislas Farago, che aveva appena fatto uscire il suo ultimo libro. The Broken Seal: “Operation Magic” and the Secret Road to Pearl Harbor. Va detto, comunque, che il racconto sullo strano annuncio del New Yorker compare solo nell’intervista a Farago, e non nel libro: la storia era stata omessa, secondo uno dei redattori del volume, perché inconclusiva e non abbastanza solida (not hard information). 

L’articolo ebbe però il merito di far venire allo scoperto la vedova di Craig, E. Shaw Cole. Secondo la donna, davvero l’annuncio non aveva alcun significato recondito; e lei doveva ben saperlo: aveva aiutato il marito a scriverli! 

In seguito alla pubblicazione dell’annuncio – raccontò – Craig venne interrogato da agenti dell’FBI, ma fin dall’inizio gli stessi uomini dell’intelligence capirono che l’intera storia era dovuta solo a una “gigantesca coincidenza”. Altre persone furono meno comprensive: l’uomo cominciò a essere guardato con sospetto da amici e conoscenti. 

La cosa non deve stupire: inevitabilmente gli anni della Prima e della Seconda Guerra Mondiale furono, un po’ ovunque, anni di ossessione per gli agenti nemici. Gli articoli sui giornali venivano scandagliati alla ricerca di codici segreti, e ancor di più lo erano gli annunci personali. Basil Thomson, acchiappaspie inglese durante la Grande Guerra, racconta un divertente episodio nel suo libro del 1922 Queer People:

Una nuova fase della malattia [Thomson sta descrivendo la psicosi da agenti nemici] fu provocata dall’ipotesi che gli annunci personali fossero usati da spie per comunicare informazioni ai tedeschi. Non si sa chi per primo richiamò la pubblica attenzione su questo pericolo, ma dal momento che i rifugiati usavano la sezione annunci per comunicare con i loro amici all’estero, nella cosa non c’era nulla di per sé improbabile. Per placare l’allarme del pubblico fu necessario controllare le inserzioni in apparenza più criptiche. Più tardi, nel corso della guerra, un gentiluomo che aveva una buona reputazione come esperto di codici […] cominciò a leggere in queste pubblicità messaggi dei sottomarini tedeschi alla loro base, e viceversa. Ci era riuscito con l’aiuto di un dizionario anglo – olandese, e questo sulla base di principi tutti suoi. Individuati gli autori della pubblicità, guardammo con più leggerezza alle sue segnalazioni. Nella gran parte dei casi i movimenti che prediceva non avevano luogo ma purtroppo, una volta, per caso, accadde che vi fosse un raid aereo proprio nella notte che lui aveva previsto . Allora pubblicammo un annuncio creato da noi. Una cosa di questo tipo: “La signora con la pelliccia di boa che è salita ieri sul bus n. 14 ad  Hyde Park Corner comunichi con il box n. 29”. Al che, il nostro esperto scalpitante si precipitò a informarci che sei sottomarini avevano ricevuto l’ordine di attaccare le difese di Dover quella stessa notte. Quando gli spiegammo che gli autori dell’annuncio eravamo noi, tutto ciò che disse fu che, per una straordinaria coincidenza, avevamo azzeccato il codice tedesco e che inserendo quell’avviso avevamo violato un segreto militare. Ci volle un intero comitato per far cessare questa follia. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il panico riprese. Episodio famosissimo è quello dei cruciverba pubblicati dal quotidiano inglese Daily Telegraph, le cui definizioni furono sospettate dai servizi segreti britannici, nella primavera del 1944, di nascondere informazioni segretissime sull’imminente invasione dell’Europa da parte delle forze alleate – insomma, sul D-Day. Alcune soluzioni come “gold”, “sword” e “juno” corrispondevano infatti alle parole in codice assegnate ad alcune delle spiagge dove era previsto lo sbarco. L’autore, Leonard Dawe, venne arrestato e interrogato dal MI5, e rischiò di perdere il lavoro (qualcosa del genere, peraltro, era già accaduto due anni prima, quando in un altro schema di parole crociate del Daily Telegraph apparve la parola “Dieppe”, poco prima di un disastroso sbarco alleato sulle spiagge dell’omonima cittadina francese). 

Di questo panico bellico generalizzato fu vittima anche Roger Craig con la sua pubblicità del Deadly Double (che non fu l’unica “profezia a posteriori”, nelle settimane seguenti a Pearl Harbor). Come ebbe a dire lui stesso nell’articolo del 1942:

Nulla viaggia più lontano di una diceria grossolanamente inaccurata e malevola. 

A testimonianza che la vita può riservare svolte inaspettate, Craig – secondo la vedova – durante la Seconda Guerra Mondiale finì a lavorare per l’Office of Strategic Services, che nell’estate 1947 si sarebbe trasformato nella CIA. Evidentemente la vicenda del Deadly Double non venne considerata motivo di sospetto. Era stata solo una coincidenza, una delle tante che avvengono ogni giorno. Una grandiosa coincidenza, buona per una bella storia; ancora più bella, se nel raccontarla si tralascia qualche particolare.

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