Senza vaccino. Disastrosa epidemia di morbillo a Samoa

Articolo di Giuseppe Stilo

Nello stato di Samoa, monarchia parlamentare del Pacifico centro-meridionale, dalla prima metà di ottobre è in corso una grave epidemia di morbillo. L’ultimo bilancio noto parla di 4357 contagiati e 63 morti, la stragrande maggioranza dei quali bambini al di sotto dei quattro anni di età.

Nessuna delle vittime era stata vaccinata.

I numeri relativamente contenuti non ingannino: si tratta di un’epidemia di grandi  proporzioni, se paragonati al numero di abitanti delle Samoa. In due mesi è stato colpito il 2% della popolazione. È come se in Italia, su 60,5 milioni di persone, ci fossero 1,25 milioni di casi in sessanta giorni, con almeno 25.000 morti!

Questo disastro è probabilmente destinato a diventare un terribile caso da manuale di ciò che comportano il calo delle vaccinazioni per le malattie infantili, la propaganda antivaccinista e le difficoltà a far passare messaggi scientificamente corretti nel pubblico. 

Da un punto di vista immunologico, il motivo più immediato dell’epidemia in corso a Samoa è la mancata vaccinazione, nel corso del 2018, di un gran numero di bambini sotto i cinque anni: durante l’anno il vaccino era stato somministrato al 31% appena degli appartenenti a quella fascia d’età. Questo tasso, che peraltro era al 90% nel 2013, già fra il 2014 e il 2017 era sceso a percentuali fra il 60 e il 70%. 

Nel 2018, tuttavia c’è stato un vero e proprio tracollo delle immunizzazioni. Le cause principali sembrano essere state due: la morte, nel corso del 2018, di due bambini dopo le iniezioni – cosa che ha fatto crollare la fiducia di molti genitori nella sicurezza della procedura, mentre in realtà i decessi erano dovuti alla somministrazione errata di un farmaco – e le campagne aggressive condotte nello stesso periodo e in precedenza da parte di attivisti no vax.

Per una tragica circostanza, i due bambini sono morti entrambi nel luglio del 2018 all’ospedale di Apia, capitale di Samoa, poco dopo aver ricevuto il vaccino. In realtà, le autopsie successive hanno stabilito che i decessi erano dovuti alla gravissima negligenza di un’infermiera, che aveva mescolato ai vaccini una dose letale di miorilassanti. Per questo fatto, nell’agosto del 2019, l’infermiera e una sua complice che aveva cercato di coprirla sono state condannate a cinque anni di carcere.

Per ragioni di sicurezza, i due decessi hanno comportato una brevissima sospensione delle vaccinazioni, disposta per alcuni giorni in attesa che le indagini facessero luce sulla situazione. Su questo evento ha capitalizzato uno dei principali gruppi no vax statunitensi, il cosiddetto “Children’s Health Defense”, che peraltro è guidato da un nipote del presidente John F. Kennedy, Robert F. Kennedy Jr

Nel giugno scorso Kennedy ha visitato Samoa, tenendo conferenze stampa affollatissime e ricevendo, anche a causa del suo cognome, una vasta copertura mediatica., La campagna non si è fermata neanche con i primi focolai di morbillo: ad epidemia già esplosa, Kennedy ha ancora scritto una lettera aperta al primo ministro samoano, chiedendogli di rimettere in discussione le campagne vaccinali. 

La professoressa Katherine O’Brien, immunologa e direttrice del Dipartimento immunizzazione dell’OMS, ha dichiarato che la combinazione di questi due fattori (l’errore dell’infermiera sui due piccoli e la propaganda no vax) ha prodotto un esito chiarissimo: la morte evitabile di molte decine di bambini. 

Secondo Ian Norton, dell’Unità per l’emergenze mediche dell’OMS, ai primi di dicembre l’ospedale principale di Apia, che di norma ospita quattro ricoverati in unità intensiva con impiego della ventilazione assistita, aveva quattordici pazienti in età pediatrica colpiti da morbillo che potevano respirare soltanto grazie alle macchine. Un onere insostenibile per le modeste capacità delle strutture sanitarie di Samoa. 

L’Unicef sta cercando di porre rimedio alla situazione con l’invio urgente di 200.000 dosi di vaccino, in modo da immunizzare rapidamente tutta la popolazione, che conta 201.000 abitanti. Le scuole dell’intero regno sono chiuse.

Dopo che domenica 1° dicembre erano stati registrati 198 nuovi casi, quasi tutti in individui di età infantile, per accelerare le somministrazioni il governo ha ordinato la chiusura di tutti gli uffici pubblici e di tutte le attività private il 5 e il 6 dicembre. Sulle case in cui abitano persone ancora da vaccinare, le autorità hanno disposto l’apposizione di bandierine di colore rosso, in attesa che personale sanitario proceda alle inoculazioni. Il 4 dicembre la rappresentante UNICEF per la regione del Pacifico ha dichiarato che si tratta di un problema “enorme” e che la malattia continua a diffondersi a ritmo elevato. 

Le tensioni sono talmente elevate che una nota attivista no vax e influencer australiana, Taylor Winterstein, sul suo profilo Instagram è giunta a definire Samoa uno stato “nazista”, proprio in virtù delle decisioni di questi ultimi giorni. Il 5 dicembre, un no vax che aveva di nuovo incitato via social la popolazione a disobbedire alle disposizioni governative per la vaccinazione totale degli abitanti di Samoa è stato arrestato dalla Polizia. 

Lo stesso giorno, il rappresentante regionale per le isole del Pacifico dell’UNICEF, Yett Sheldon, ha definito “incredibilmente irresponsabili” i no vax che, da Paesi come Australia e Stati Uniti, stanno continuando a diffondere informazioni errate (che, purtroppo, hanno incontrato la sensibilità di alcuni gruppi fra i samoani).  

Sebbene secondo l’ultimo rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti, appena pubblicato, il numero di morti per morbillo sia in diminuzione, nel 2018 nel mondo possono ancora attribuirsi alla malattia 142.300 decessi, la gran parte dei quali in bambini di età non superiore a cinque anni. 

In realtà il tasso mondiale delle vaccinazioni stagna da un decennio circa, sia per la risorgente sfiducia nella pratica vaccinale sostenuta dai no vax, sia per le eccessive resistenze di alcuni governi a procedere in maniera decisa con campagne a tappeto di immunizzazione. In pratica, tutti i 18 milioni di casi registrati nel 2018 sarebbero stati evitabili, ha dichiarato il 5 dicembre il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreysus. Fatto ancora più significativo, nel 2018, a causa della comparsa di nuovi clusters di casi, quattro stati europei hanno perso il loro status di paesi “liberi dal morbillo”: Albania, Grecia, Repubblica Ceca e Gran Bretagna.

La miglior risposta alla tragedia in corso a Samoa, alle paure dilagate nel 2018 e alle idee antiscientifiche come quelle di Kennedy è giunta domenica 1° dicembre dallo stesso primo ministro di Samoa, Tuilaepa Sailele Malielegaoi, che con queste parole ha invitato tutti i cittadini a combattere la disinformazione sui vaccini e le campagne di denigrazione del lavoro dei medici samoani e di altri Paesi e di organizzazioni sanitarie, che i no vax stanno intensificando mentre la crisi sanitaria peggiora:

Lavoriamo insieme per incoraggiare e per convincere tutti coloro che non credono che le vaccinazioni siano la sola risposta all’epidemia in corso. 

Immagine in evidenza: personale sanitario di Samoa somministra il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia (MMR). Fonte: governo samoano. 

4 pensieri riguardo “Senza vaccino. Disastrosa epidemia di morbillo a Samoa

  • 19 Dicembre 2019 in 15:35
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    Articolo interessante ma semplicistico. Pro-vax contro no-vax. Impostazione sbagliatissima: Paesi morbillo free, paesi non morbillo free.
    Il morbillo c’è sempre stato, a percentuali elevatissime, i decessi (non elevati) sono calati vistosamente per motivi di situazioni igieniche generali e PRIMA degli interventi di vaccinazione. Il caso Samoa va esaminato in quest’ottica. Allarmismi del genere non sono all’altezza del tradizionale livello del CICAP. Scientifico ed umano: la Convenzione di Oviedo è un fondamento inalienabile di civiltà.

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  • 20 Dicembre 2019 in 15:28
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    Quello che dice non è corretto: dove la pratica vaccinale è corretta e aggiornata (due dosi di vaccino) e le coperture adeguate (sopra il 95%) la malattia scompare.
    Il morbillo è una malattia eradicabile e l’OMS ha uno specifico piano per raggiungere questo importante obiettivo.

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    • 20 Dicembre 2019 in 17:05
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      Non mi pare ora il caso di intavolare una discussione specie in ordine a quali siano le pratiche vaccinali corrette, essendo evidente che quelle che potrebbero esserlo a Samoa potrebbero non esserlo altrove. Ugualmente la misura della copertura per il cosiddetto e discusso effetto gregge, non ha una sua sicura determinazione, come anche la bontà della possibile eradicazione a mezzo vaccino, anziché per vie naturali più durature ed affidabili. Molti scienziati e ricercatori lo sostengono.
      Ribadisco perciò la correttezza delle mie osservazioni, aggiungendo comunque che la medicina non è una scienza esatta ed assoluta, che la Convenzione di Oviedo stabilisce la prevalenza di diritti individuali che devono essere rispettati, e soprattutto che interventi sanitari non possono e non devono prioritariamente attivarsi per rimediare ad una condizione igienica e ad una situazione nutrizionale gravemente deficitarie, e tali appunto da rendere più pericolosa anche una malattia che non lo è mai stata, quali che siano le opinioni e le direttive dell’OMS, magari più o meno pretestuose.
      In estrema e chiara sintesi affermo: più acqua, sapone e bistecche, che non vaccini. E non solo per il morbillo.

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      • 20 Dicembre 2019 in 17:53
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        Ci duole confermale che nulla di quello che afferma è corretto ed è visibilmente intriso di retorica antiscientifica.
        Ha invece senz’altro ragione sul fatto che non è la sede adatta per questa conversazione. Se volesse approfondire i temi che ha sollevato siamo a sua disposizione con vari canali:

        https://iovaccino.wordpress.com/segui-iovaccino/

        Per un contatto diretto può scriverci all’indirizzo [email protected] o accedere alla chat dalla nostra pagina Facebook:

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        Siamo una community di promozione sociale delle vaccinazioni e l’affidabilità dei nostri contenuti è certificata dall’OMS attraverso il progetto Vaccine Safety Net di cui facciamo parte.

        Cordialità.

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