Il medico tedesco Natalie Grams: dall’omeopatia allo scetticismo

Questa intervista al medico tedesco, ex-omeopata e oggi attivista scettica Natalie Grams, apparsa in versione inglese il 22 gennaio scorso sul sito del Commitee for Skeptical Inquiry (CSI) americano, l’equivalente del CICAP, è opera di Annika Merkelbach, membro di Guerilla Skepticism on Wikipedia (GSoW) e dell’associazione scettica tedesca GWUP  (Gesellschaft für wissenschaftliche Untersuchung von Parawissenschaften). Annika intervista sovente scettici europei, scrive e migliora pagine di Wikipedia.

Annika Merkelbach: Ciao, Natalie! Puoi presentarti in due parole? Chi sei, che cosa fai e qualcosa sulla tua carriera…

Natalie Grams: In breve: sono un medico. Per lungo tempo sono stata omeopata professionista, ed ero convintissima dell’omeopatia. Poi decisi di scrivere un libro pro-omeopatia… ed è così che è cominciato tutto. Non ci sono riuscita, perché più andavo avanti nella ricerca, più mi accorgevo che sull’omeopatia mi ero sbagliata. Di conseguenza il libro non risultò una difesa, ma piuttosto un’analisi critica: un tentativo di spiegare perché in tanti pensano che l’omeopatia possa aiutarli.

Questa cosa ha cambiato totalmente i miei piani di vita. Non mi era semplicemente più possibile curare pazienti con l’omeopatia, dopo aver acquisito quelle conoscenze. L’uscita del libro coincise con l’abbandono della mia pratica di medico omeopata privato, pratica che esercitavo con successo. Fu una scelta molto, molto difficile sotto molti punti di vista. A quel tempo non sapevo neppure che cosa avrei fatto in seguito. Ai miei occhi, però, quella decisione non aveva alternative, era una scelta contro un’ideologia che avevo scoperto essere falsa, ma anche contro la possibilità di guadagnare parecchio.

Da allora sono diventata ancora più scettica sull’omeopatia, ampliando le ricerche, dibattendo e conversando con scettici e scienziati, rafforzando la mia convinzione e le mie conoscenze.

Dopo tutto questo, sono anche diventata una “scettica professionista”. Adesso collaboro con gli scettici tedeschi del GWUP, per cui sono responsabile dell comunicazione e cerco di informare la gente sull’omeopatia. Sono davvero felice che il mio libro si stia ora diffondendo nei Paesi anglofoni!

Merkelbach: Hai menzionato il libro. Com’è stato accolto in Germania e fra i tuoi ex-colleghi? C’è qualcosa che ti ha sorpresa?

Grams: Due cose mi hanno colpita. La prima è che l’avevo scritto senza aspettarmi granché. Era uscito per un’editrice scientifica che ha una piccola sezione saggistica, senza marketing. Non mi aspettavo e non era mia intenzione che questo libretto e la storia che c’è dietro provocasse una tale reazione pubblica, arrivando all’intera stampa tedesca. Seconda cosa, mi sarei aspettata che i miei ex-colleghi omeopati fossero interessati al perché mi ero allontanata dall’omeopatia; se avevo un obiettivo, era proprio questo. Ma a quanto pare ero stata un po’ ingenua. Avevo pensato: “Se io stessa, come omeopata professionista, non mi ero resa conto di come stavano le cose, nemmeno loro lo saranno”. Pensavo: beh, se se ne accorgeranno grazie al libro, potremmo discuterne… Ma ciò che accadde davvero è che fin dall’inizio ricevetti solo odio, calunnie e insulti. Nessun tipo di dialogo. Fui trattata come una traditrice. E questa cosa mi colpì tantissimo, perché in fondo erano anche loro dei medici. Si poteva pensare che ci sarebbe stato dell’interesse scientifico e una qualche attrattiva, nel mio ragionamento.

Merkelbach: Hai smesso di praticare l’omeopatia più di tre anni fa. Che cosa è cambiato da allora, in te e nell’omeopatia?

Grams: Che cosa fare dopo che non ero riuscita a suscitare un dibattito fra i miei ex-colleghi omeopati? Mi unii ad altri critici dell’omeopatia e nel gennaio 2016 fondammo la Informationsnetzwerk Homöopathie (INH, Rete d’informazione sull’omeopatia). Il lavoro educativo che svolgiamo in quell’ambito ha scopi sociali, ma anche politici. In altri termini, speravo che l’opinione della gente sull’omeopatia iniziasse a cambiare. Certo, non è che ora nessuno creda più all’omeopatia – tutt’altro. Ma almeno sui media c’è una presenza continua dei suoi critici. La gente, inoltre, si rende conto che la presa dell’omeopatia sta cominciando a declinare un po’, o almeno che ristagna, ed è quello che è cambiato nel resto del mondo.

Ovviamente, in me è cambiato molto, perché ho imparato ad ed essere molto scettica, a pensare in maniera scettica, e a divertirmi un sacco con questa cosa. In passato, pensavo che gli scettici fossero per lo più persone sgradevoli, ma ora so che si trattava di un pregiudizio sciocco. Adesso so per esperienza quanto sia divertente essere davvero scettici e sostenere in pubblico queste opinioni. Non ci avrei mai creduto!

Merkelbach: Presto il tuo libro uscirà in inglese. Ti aspetti reazioni simili anche sul piano internazionale?

Grams: Beh, conosco bene la vicenda del medico tedesco Edzard Ernst, e quella di Simon Singh, e vedo dei paralleli con la mia. In questo campo probabilmente tutti facciamo esperienze simili. Lo scettico, soprattutto nel campo della pseudo-medicina, è sempre esposto a controversie: attacchi personali, calunnie, bullismo o anche querele sembrano essere “la norma”. Dunque per me non mi aspetto niente di diverso. In Germania, ormai la gente si è un po’ abituata a me; ora sono curiosa di vedere come le mie posizioni saranno accolte a livello internazionale. Comunque, le critiche all’omeopatia non sono certo una novità in molti Paesi; sono solo una voce in più. Un aspetto particolare, però, è che l’omeopatia è stata inventata in Germania, quindi le critiche provenienti dal mio Paese forse daranno una nuova spinta a tutta la questione.

Merkelbach: Dal 2015 in poi non hai certo vissuto soltanto esperienze positive. Che cos’è che riesce a motivarti?

Grams: Due cose in particolare. Da una parte, mi spinge il fatto che avevo commesso un errore e, sebbene sia un medico, non l’avevo capito per parecchio tempo. Il mio scopo è evitare che altri facciano lo stesso errore e magari che credano all’omeopatia fino al punto da evitare o ritardare cure appropriate, con esiti disastrosi per la salute. Soprattutto quando si tratta di bambini che non possono decidere da soli. Al cuore di tutto c’è senz’altro questa spinta altruistica, da medico. Ma, dall’altra parte, devo dire che la malafede che ho incontrato ha generato in me qualcosa del tipo “adesso più che mai”, così che non la metto più nelle forme che usavo prima. Avevo messo sul tappeto degli argomenti ragionevoli e che cosa è successo? Proprio quei discorsi sono stati distorti e rivoltati portando tutto sul piano personale! Sono stufa di queste cose. Questo mi spinge a presentarmi e a dire: “No, mi spiace. Questi sono gli argomenti e – adesso più che mai – dove sono le vostre risposte ragionevoli?”

Merkelbach: Sei anche una cofondatrice e capo dell’INH. Dicci qualcosa di più di questa organizzazione. Operate sul piano internazionale?

Grams: L’idea dell’iniziativa si deve al dottor Norbert Aust . La cosa è stata innescata da un post su un blog che asseriva che “l’omeopatia ha vinto, la ‘guerra’ è perduta, possiamo anche smetterla di criticare l’omeopatia”. Il post concludeva che “l’irrazionalismo ha prevalso”. Norbert Aust l’ha presa come una sfida. “Ehi, un momento! Ci sono così tante persone isolate, che sedute nella propria stanza o dove volete criticano l’omeopatia per conto loro, usando buoni argomenti. Dovremmo incontrarli e vedere che cosa possiamo cambiare e migliorare insieme”. Non fu una riunione relax: cominciammo subito a produrre moltissimo. In un colpo solo decidemmo il nome, creammo rapidamente un sito e trovammo gente per scrivere la nostra “Dichiarazione di Friburgo”. La dichiarazione riassume i nostri punti di vista sulla (o contro) l’omeopatia. [Su Query Online ne abbiamo parlato qui, NdR]

Merkelbach: Oltre a dirigere l’INH, scrivi libri, articoli e editoriali. Sei membro del Münsteraner Kreis (un comitato di esperti contro la pseudo-medicina nella sanità pubblica) e membro attivo, nel GWUP, per conto dell’INH. Fai parte del comitato di gestione della Fondazione Giordano Bruno, vice-presidente dell’HPD,  il maggior portale tedesco sulla laicità, communication manager del GWUP, lavori come divulgatrice scientifica sui social media e sei sovente ospite di trasmissioni e sui podcast – e hai anche una famiglia. Dunque, che cosa fai per rilassarti? Oppure il tuo attivismo è esso stesso una forma di relax per te?

Grams: Ottima domanda. Mentirei se dicessi di sì: è chiaro che tutto questo è maledettamente eccitante. Per esempio, l’altro giorno, a Magonza, ho tenuto una lezione sotto protezione della polizia. La cosa non lascia indifferenti, è chiaro. Bisogna trovare un equilibrio. Ho la grande fortuna che la mia famiglia è fonte di forza ed energia per me. Faccio molto sport e sono anche una persona che s’incontra con gli amici per il caffè e non parla assolutamente di omeopatia, ma del nuovo taglio di capelli (ride). Oltre alla vita pubblica vivo una vita del tutto normale, una vita autentica, direi.

Merkelbach: Su di te ci sono pagine di Wikipedia in inglese, in francese e tedesco. Quanto contano Wikipedia e iniziative come GSoW, ma anche la Rete d’informazione sull’omeopatia e il suo sito web, per la partecipazione e l’educazione scientifica?

Grams: Le considero d’importanza enorme. Ricordo il modo in cui finalmente mi resi conto dello status scientifico dell’omeopatia – fu anche perché feci ricerche su Internet. Se ci ripenso, capii che c’erano pochissime pagine informative basate su dati attendibili. E invece ci sono un sacco di blog del tipo: “Chiunque creda all’omeopatia è un cretino! Ai no vax dovrebbero essere tolti i figli!” Cose che non servono molto se stai cercando qualcosa di fattuale – anzi, è tempo perso. Quasi nessuno è così matto al punto da giustificare posizioni di quel genere.

Apprezzo molto Wikipedia perché è una piattaforma del tutto neutrale, che offre informazioni fattuali basate sulle fonti. E’ quindi importante che siamo presenti anche noi con le nostre questioni scettiche, perché tutti consultano per prima Wikipedia. Ho anche fiducia nelle capacità regolative della comunità degli autori di Wikipedia. E’ vero che sovente ci sono delle vere e proprie “guerre fra redattori”, magari proprio sul tema della pseudo-medicina. Ma la mia esperienza, sin da quando il mio sito ha fatto la sua comparsa, è che la verità e l’onestà prevalgono. GSoW (Guerrilla Skeptics on Wikipedia) dà un contributo importantissimo – grazie davvero!

Noi non abbiamo chiamato la nostra rete informativa “Rete anti-omeopatia”, perché vogliamo offrire informazioni sulla base delle quali, poi, ognuno possa decidere da sé. Il motto del nostro nuovo sito è: “Noi facciamo chiarezza – a voi la scelta”. Non vogliamo “vietare” l’omeopatia o toglierla a qualcuno, anche se questo è uno degli “argomenti” più utilizzati contro il nostro lavoro. Il nostro approccio è del tutto diverso: vogliamo che tutti possano informarsi tramite fonti fattuali e indipendenti. Per questo pensiamo che Guerrilla Skeptics on Wikipedia e le pagine neutrali sino così importanti! La gente non deve percepirci come quelli che vogliono indottrinare o influenzare l’informazione con cose del tipo: “Fate esattamente come vi diciamo!” No, il nostro approccio è: “Qui ci sono delle informazioni, guardale e decidi”. Sostenere una vera possibilità di decidere e l’autonomia del paziente; quest’aspetto è anche il cuore di una relazione illuminata fra paziente e dottore.

E’ proprio questo ciò che serve per discutere di omeopatia. Molti rimangono assolutamente sconvolti quando scoprono che l’omeopatia è, letteralmente, “il puro niente”, perché non l’hanno mai sentito dire prima. In troppi pensano: “Ah, l’omeopatia, quella cosa con le piante!” Che errore!

E le mie pagine Wiki sono molto consultate. Se grazie a loro le persone trovano una strada per imparare qualcosa di più sull’omeopatia, sarebbe grandioso!

Merkelbach: Se questo articolo fosse letto da un omeopata, come gli spiegheresti, con educazione e in poche frasi, perché l’omeopatia non funziona?

Grams: Dicendo due cose. La prima, che quando ero un omeopata, di solito dicevo; “Non c’è bisogno di provarlo. Il paziente e io vediamo che funziona”. Qui c’è la prima, grande barriera. Capire e accettare, come omeopata, che le esperienze visibilmente positive che hai con l’omeopatia non sono causate da un ingrediente (o da energia, o da informazioni) nei globuli, ma da effetti psicologici, è molto importante – e molto difficile. Il tempo e l’attenzione che il terapeuta dà al paziente, la fede, le aspettative che entrambi hanno interiorizzato – è quello che aiuta, e che causa gli effetti visibili. E’ una cosa ben indagata e ben spiegata. Sono tutti aspetti molto importanti da valorizzare, non c’è dubbio. Ma tutto ciò non ha niente a che vedere con qualche specifico “effetto medicina” trasportato dai globuli omeopatici.

E qui arriva il secondo punto: tutti sappiamo, oggi, che queste cose sono certe. Come omeopata ho sempre pensato: “La scienza non è ancora pronta per spiegare l’omeopatia”. Ma non è così: la scienza è pronta. Tanto per cominciare, prova che l’omeopatia non funziona. Inoltre, la scienza è in grado di spiegare perché l’omeopatia non funziona. Se così non fosse, dovremmo rigettare gran parte della conoscenza scientifica che ogni giorno viene impiegata. Si tratta di una cosa che non ha niente a che fare con la malafede degli scienziati, in nessun caso si tratta di una cospirazione. Semplicemente, è che quello che sappiamo oggi dell’omeopatia, cose che il suo fondatore, Hanhemann, non sapeva (e non poteva sapere) duecento anni fa. I fatti sono ovvi e accessibili a chiunque. La decisione sull’omeopatia non può avvenire per chiusura mentale, ma per conoscenze fattuali basate sulle regole scientifiche. In sintesi si potrebbe dire: da una parte, dall’esperienza individuale non emerge nessuna evidenza attendibile, dall’altra, non c’è nessuna evidenza scientifica che l’omeopatia funzioni.

Merkelbach: Hai avuto molte reazioni negative, comprese minacce di morte. La polizia ha preso sul serio queste minacce? (Domanda da Susan Gerbic)

Grams: Sì, la Polizia le ha prese sul serio. Già alcune volte ho avuto bisogno del loro aiuto. I poliziotti mi sostengono quando succede qualcosa e non mi è mai stato detto “non ci riguarda”. Al contrario, ho ricevuto un sacco di reazioni positive e comprensive da parte loro. Sono molto grata per questo. Perché quando ricevi minacce, è naturale che non ci si senta a proprio agio, sapendo di muoversi in un ambito potenzialmente pericoloso. Vivo anche “in incognito”, per me è molto importante che il mio recapito non possa essere trovato su Google.

Merkelbach: Che cosa dovrebbe accadere perché si giunga a proteggere la gente dagli omeopati che promettono di guarire malattie incurabili? La legge dovrebbe avere qualche ruolo oppure l’educazione è sufficiente? (Domanda di Robin Cantin)

Grams: Ovviamente, tutti vorremmo che l’educazione fosse sufficiente, ma al contempo non credo che la legge possa intervenire o che la cosa risulterebbe particolarmente utile. Non puoi costringere nessuno a sottoporsi a terapie oncologiche. Vietare una certa terapia sarebbe male quanto costringere qualcuno a sottoporsi ad un’altra terapia, dal punto di vista dell’etica medica. Non possiamo farlo neppure nella medicina convenzionale. Sotto questo profilo, probabilmente l’educazione rimarrà essenziale, ma credo che altri fattori possano aiutare. Se la gente capisce, ad esempio, che l’omeopatia non è né fitoterapia né medicina. Se comprende che qualsiasi medicina priva di effetti collaterali inevitabilmente non ha effetti del tutto. Se si rende conto del fatto che le assicurazioni pagano per l’omeopatia per ragioni economiche e di marketing, ma che questo non ha niente a che fare con la sua efficacia. Solo perché i medici la offrono o perché viene insegnata in qualche università, non vuol dire in modo automatico che una medicina funzioni. Questi sono tutti “falsi indicatori”. Se riuscissimo a creare un consenso più ampio su questi punti, allora avremmo messo in discussione lo status dell’omeopatia al punto che tanti non vi si rivolgerebbero più per le malattie serie – per loro decisione. Dobbiamo rimuovere questo “alone luminoso” che avvolge l’omeopatia, toglierle la sua immeritata “reputazione sociale”. Come educatori, è questo che noi scettici dobbiamo fare; è nostra responsabilità.

Melkelbach: Ci sono delle lezioni che gli altri Paesi possono imparare dal modo in cui in Germania si affronta la questione dell’omeopatia nel sistema sanitario, o viceversa? (Domanda di Robin Cantin)

Grams: Beh, pensiamo che il fatto che in molti Paesi europei l’omeopatia sia al di fuori del sistema sanitario sia un progresso notevole. La Spagna ne sta discutendo, in Francia se ne dibatte intensamente, l’Inghilterra l’ha fatto – e non solo per motivi finanziari, come si dice spesso falsamente; i vertici del National Health Service britannico hanno definito l’omeopatia “nel migliore dei casi, un placebo”. Vediamo che gli omeopati tedeschi e le loro lobbies sono arrabbiatissimi. Eppure, in Germania non abbiamo dichiarazioni sull’omeopatia da parte dei grandi attori della sanità pubblica, del governo, delle associazioni dei medici, e così via. Occorre tener presente che la Germania è la nazione d’origine dell’omeopatia e con la più lunga tradizione. Ecco perché parecchie persone e parecchi attori pubblici si sentono quasi obbligati a difenderla. Vediamo pure che le ditte di prodotti omeopatici stanno cercando di espandersi in Paesi nei quali l’omeopatia non gioca ancora un ruolo di rilievo, per esempio in Svezia, in Finlandia o in Norvegia, oppure in Bulgaria o in Romania. Fanno sforzi pubblicitari e ci sono corsi per ostetriche, per farmacisti e medici volti a familiarizzare i professionisti della salute con l’omeopatia. Cercano di guadagnare un punto d’appoggio in quei Paesi. Naturalmente, consigliamo con forza di non ascoltare questo tipo di pubblicità e di non fornire all’omeopatia un appoggio nella sanità pubblica.

Merkelbach: Oggi sei più ottimista o più pessimista sul futuro della medicina, del movimento scettico, e sul mondo?

Grams: Vado a giornate (ride). Okay, forse risento del fenomeno noto come “bias della scialuppa di salvataggio”, perché penso sempre “io ce l’ho fatta”. In altre parole, per me è stato possibile trovare una via ragionevole, scoprire i fatti e raggiungere le rive della razionalità, quindi dev’essere possibile anche per altri. Ovviamente, gran parte di questo è wishful thinking. Più realisticamente, penso che se noi scettici non esistessimo e se non ci battessimo per la “verità” ogni giorno, nessun altro lo farebbe. Quindi, dobbiamo farlo! Tanto per cominciare, non importa se funzionerà o meno. Va fatto, perché non lo fa nessun altro! E, nel migliore dei casi, funziona.

Merkelbach: Nel suo piccolo, che cosa può fare ogni singolo scettico per migliorare le cose?

Grams: Credo sia molto importante non essere condiscendenti. Molti scettici usano toni duri e insultano le persone chiamandole “quelli che credono a stronzate”. Dicono: “Sei stupido, sei pericoloso per il pubblico”. Ma per la maggior parte delle persone semplicemente le cose non sono così chiare. Se le insulti, di certo non vorranno cercare di saperle. Questo stile di discussione è percepito come un rifiuto e porta a blocchi cognitivi e alla mancanza di disponibilità. Dobbiamo riflettere più e più volte su noi stessi, e tenere sotto controllo le nostre parole. Aver ragione non è un motivo per essere paternalisti: dobbiamo mantenerci gentili e pazienti.  

Dobbiamo fare offerte in positivo, non dare l’impressione di voler privare le persone di qualcosa, e certo non dare una sensazione di indottrinamento. Trovo sovente i toni degli scettici sono troppo duri, troppo portati a condannare. Questo non è essere illuminati. Sì, magari può essere soltanto una sfumatura, in una conversazione o in un commento su Facebook, in cui semplicemente risultiamo sgradevoli; però si tratta di un motivo importante che ci porta a non raggiungere un maggior numero di persone. Ognuno di noi può migliorarsi. Sì, può succedere: fai il sarcastico, fai il cinico, hai sentito quello stesso argomento già un migliaio di volte. Prestateci attenzione. Forse a volte è meglio chiedere a un amico di commentare, piuttosto che farlo di persona.

Merkelbach: Dov’è che i lettori possono acquistare il tuo libro?

Grams: Potete ordinarlo via Amazon o via Springer Nature.

 

L’intervistatrice ringrazia Natalie Grams per l’intervista e il dott. Scott Harrison e Udo Endruscheit per la gentile collaborazione.  La foto di Natalie Grams è di Dorothée Piroelle.

Traduzione di Giuseppe Stilo

Un pensiero riguardo “Il medico tedesco Natalie Grams: dall’omeopatia allo scetticismo

  • 2 Agosto 2019 in 22:18
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    Natalie Grams, una persona intelligente e coraggiosa. Partire da una convinzione che oltretutto porta importanti risvolti economici, per poi scoprire esattamente il contrario e andare avanti, studiare, non è cosa comune. Complimenti. Auguro che il libro sia tradotto in italiano.

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