Il primo conflitto mondiale e le profezie sulla guerra

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La Prima Guerra Mondiale fu come una valanga inarrestabile. Nel cuore dell’estate del 1914, nel giro di alcune settimane, la gran parte dell’Europa corse a suicidarsi in un delirio nazionalista senza precedenti. Non avvenne tutto in un giorno: il grosso delle dichiarazioni di guerra si dipanò fra il 28 luglio e il 4 agosto, ma al termine di quei sette giorni i destini del Vecchio Continente erano decisi.

I documenti mostrano che avevano compreso in pochi ciò che si era messo in moto. Certo esagerando, potremmo però dire che, forse, ad aver intuito di più la portata epocale degli eventi furono coloro che fin da subito prestarono orecchio e diffusero un’enorme quantità di profezie, di predizioni e di supposte rivelazioni paranormali sulle sorti della guerra, sulle sue cause occulte, sulla sua durata.

In prossimità del centenario della sua conclusione (le ostilità cessarono sui vari fronti fra il 4 e l’8 novembre 1918) vi possiamo raccontare solo per sommi capi alcuni filoni “profetici” che circolarono in Italia durante la Prima Guerra Mondiale e che, manco a dirlo, vedevano la sconfitta degli Imperi centrali (Germania e Austria-Ungheria) a vantaggio dell’alleanza che comprendeva anche il nostro Paese.

La “Dama Bianca”

Il primo filone è in realtà soltanto un frammento reimpiegato ad hoc di uno dei grandi motivi folklorici classici diffusi in Europa centrale e settentrionale.

Per quanto ne sappiamo, in Italia questo mito potentissimo, adattato al contesto della guerra appena iniziata, fu usato per la prima volta Il 7 agosto 1914 dal quotidiano bolognese Il Resto del Carlino. Vediamo in quali termini:

Verona, 6 sera. – Un amico, reduce dalla Germania, mi ha raccontato che mentre domenica nella sala bianca del castello imperiale si celebrava il matrimonio del principe Oscar colla contessa Baseviz e il fidanzamento del principe Adalberto con la principessa Ada di Sassonia, la Corte fu spettatrice di un impressionante spettacolo. Infatti, mentre precisamente si celebrava il matrimonio del principe Oscar, una signora sconosciuta, vestita di bianco fu vista traversare lentamente la sala e scomparire. Ricerche accurate furono fatte per ritrovare la sconosciuta dama. Ma essa, uscita dalla sala, non fu più vista. Questa apparizione, che tradizionalmente è annunziatrice di sventura, impressionò profondamente tutti quanti la videro. La notizia della visione della Dama Bianca è stata tenuta segreta per non diffondere scoraggianti prognostici sull’impressionabile popolo germanico, ma il segreto ha finito per essere propalato anche se i giornali si sono astenuti dal pubblicarla. Alla terrificante notizia, l’Imperatore che ha altra volta veduta l’apparizione sempre seguita dalla morte di qualche membro della famiglia imperiale, non sarebbe riuscito a dissimulare il suo profondo turbamento. 

Chissà chi era che scriveva al Carlino da Verona. Costui approfittava di un fatto di cronaca mondana, il matrimonio di Oscar di Prussia celebrato il 31 luglio nel palazzo Bellevue di Berlino, per profetizzare sventure per la famiglia regnante tedesca, da pochissimo in guerra.

Per farlo (e la storia dell’apparizione berlinese fu ripresa il 21 del mese dal Corriere delle Puglie, oggi La Gazzetta del Mezzogiorno) costui usava il mito della Dama Bianca, uno dei modelli di fantasma più tipici del folklore, e non solo di quello nord-europeo, che a quei tempi era assai popolare anche in Italia. Questa leggenda tornerà parecchie volte nella nostra questione.

La letteratura sulla Dama Bianca è databile almeno al XV secolo e di norma le sue apparizioni preannunciano un lutto familiare, in particolare la perdita di mariti e figlie. In Germania i racconti di queste apparizioni sono da secoli connessi alla malasorte della famiglia reale prussiana degli Hohenzollern, che nel 1870 aveva unificato il Reich. Una forma moderna di utilizzo di queste apparizioni funeste le lega alle guerre europee a cavallo fra XIX e XX secolo. La Dama sarebbe stata avvistata prima della guerra franco-prussiana del 1870-71 e poi, appunto, della Grande Guerra.

In Italia si trovano parecchie tracce di questa persistente credenza. Il 4 maggio del 1888, per esempio, La Gazzetta di Mondovì scriveva a lungo della Dama Bianca del castello reale di Berlino, asserendo che le apparizioni risalivano a una maledizione lanciata da una vecchietta al Principe elettore di Brandeburgo Gioacchino I, morto nel 1535 e che, da quello sfrattata, gli aveva predetto che l’avrebbe rivista nell’ultimo giorno della sua vita. Da quel giorno in poi tutti i re di Prussia l’avrebbero rivista ad annunciare la loro dipartita, in particolare Federico Guglielmo I e suo figlio, Federico il Grande (e qui siamo nel Settecento). Il 7 ottobre del 1897 La Sentinella delle Alpi di Cuneo riferiva una gragnuola di apparizioni tedesche, sostenendo che la Dama era appena apparsa al castello di Spandau, ma che c’erano state visioni anche nelle corti di Monaco, di Vienna, di Assia, a Darmstadt, facendole rimontare sino a Corrado III di Norimberga, morto nel 1261, sempre lugubri e foriere di morte per i regnanti di area germanica, nei secoli più recenti, cattolici o protestanti che fossero…  

Il 25 agosto 1914 La Sentinella delle Alpi tornerà sull’intera storia della Dama Bianca a firma di Placido Baglio nella versione che ne collegava l’origine a una figura storica del XV secolo, Berta von Rosenberg di Boemia, ma solo per dire che era quella lì ad essere apparsa come Dama Bianca al matrimonio di Oscar di Prussia.

Ancora il Corriere delle Puglie del 21 agosto, La Gazzetta di Fossano del 22 La Gazzetta di Mondovì del 26, poi, riprendevano uno dei primi periodici occultistici di massa del tempo, L’Echo du Merveilleux di Parigi, asserendo che un beato polacco era apparso nel 1819 a un domenicano di quel Paese preconizzandogli una grande guerra europea al termine della quale la Polonia (a suo tempo sotto dominio russo) sarebbe stata ristabilita come Paese indipendente. Una delle cose più originali però riguardava la linea delle maledizioni sulle dinastie di area tedesca (si cita dalla versione dei due periodici piemontesi):

Poi c’è anche una profezia che si riferisce all’Austria. Si rammenta che durante i primi anni di regno di Francesco Giuseppe un frate si presentò alla reggia per domandare ragione di un’ingiustizia fattagli, ma venne in malo modo cacciato, sì che il monaco, giunto sulla soglia, voltosi indietro gridava, rivolgendosi evidentemente al giovane imperatore: “tu vedrai i tuoi cari morire di morte violenta, e sopravviverai a tutti loro, ma solo per vedere la fine del tuo impero, ché la giustizia di Dio ti punirà.” 

Quasi un equivalente maschile e “sacrale”, il monaco che chiede giustizia, rispetto all’ambigua Dama Bianca e alla vecchietta viste prima. Comunque, per esser chiari: il monaco aveva torto. Francesco Giuseppe morirà il 21 novembre 1916, a poco meno di due anni dal crollo dell’impero austro-ungarico, e non sarà lui a dover constatare la finis Austriae, ma suo pronipote Carlo I…

Il mito della Dama Bianca ebbe una durata assai superiore rispetto a quella mostrata da altre “profezie”. Sopravvisse alla fine del conflitto, ma continuò ad esservi associata.

Dopo che la ormai ex-famiglia imperiale tedesca si trovava in parte in sostanziale reclusione presso il Palazzo di Potsdam, il fantasma tragico, così annunciava La Sentinella delle Alpi del 2 febbraio 1919, era stato visto “da famigliari e da principi”. Il giornale cuneese in realtà riprendeva un pezzo di Mario Valma comparso su L’Epoca. Citando la stampa tedesca, Valma spiegava – come aveva fatto La Sentinella delle Alpi nel 1914 – che l’origine della storia doveva ricondursi alla già menzionata quattrocentesca Berta von Rosenberg, i cui ritratti conservati, non certo a caso, la mostravano vestita di bianco, pallida e triste, proprio come apparirà poi ai reali per i suoi annunci mortiferi.

Si narrano molti aneddoti sulla improvvisa, tragica apparizione, tra cui uno dei più paurosi è il seguente. Vi doveva essere a corte un gran ballo, una giovane principessa di Casa Hohenzollern, benché non del tutto ristabilita da una grave malattia, si preparava nella sua camera alla lieta festa, indossando un abito nuovo aiutato dalla sua cameriera. Tutta assorta nelle prove, davanti allo specchio, temendo di far tardi domandò alla sua aiutante, che era momentaneamente uscita: “che ora è?” – Ma qual fu il suo terrore quando guardando nello specchio, vide avanzare un fantasma femminile vestito di bianco, che le rispondeva: “sono le dieci, carina”… La povera principessa cadde svenuta per lo spavento, e pochi giorni dopo moriva. 

Concludeva inesorabile l’articolista, quasi a disegnare il quadro geopolitico che sarebbe uscito dalle trattative di pace con il trattato di Versailles, il 28 giugno di quello stesso 1919:

Ora, se la dama bianca è apparsa al Palazzo di Potsdam, vuol dire che il Kaiser è bello e spacciato senza tanti regali complimenti. 

Abbiamo appena detto delle voci sulla ricomparsa della Dama Bianca a Potsdam, ai primi del 1919, lì dove erano stati raccolti i membri della ex-famiglia imperiale. In quel luogo, il 18 luglio 1920 si suicidò a ventinove anni, con un colpo di pistola, il principe Gioacchino di Prussia.

Uno dei più importanti quotidiani del tempo, il francese Le Figaro, due giorni dopo la tragedia scrisse in prima pagina che quel gesto aveva dato ulteriore attualità all’“oscura leggenda” della Dama Bianca, che – spiegava l’Autore, Jean Variot – si raccontava in Alsazia collegandola alle nefandezze del primo degli Hohenzollern. Costui, raccontava la leggenda, aveva rapito una donna portandola via con sé a cavallo e legandola al suo corpo con delle funi che non era stato più in grado di sciogliere finché, folle di terrore, si era gettato in un lago insieme a lei. La fanciulla ne era riemersa in forma di fantasma bianco dalle vesti luminose, e aveva presieduto poi alla morte dei due figli del suicida, uno bambino, l’altro avvelenato al pranzo di nozze dal fantasma in persona! Si era poi manifestata di nuovo, dopo secoli di oblio e per più volte, alla vigilia della guerra europea, per segnalare l’imminente fine dell’Impero germanico…

Insomma, il mito della Dama Bianca, che pure era ancora assai vivo per conto suo, fu utilizzato in funzione anti-tedesca prima, durante e subito dopo la Prima Guerra Mondiale, ma da quel conflitto fu rimesso in circolazione in maniera massiccia e direttamente politica.

La “profezia di Tolstoj”

Il secondo filone di predizioni sulla Grande Guerra basate su documenti falsi riguarda una storia poco nota in Italia: quella delle “profezie di Tolstoj”, ossia le affermazioni di carattere rivoluzionario sul futuro immediato del mondo che Lev Tolstoj, allora celebrato come uno dei massimi scrittori viventi, avrebbe pronunciato quasi in punto di morte.

Noi di Misteri Vintage non sappiamo con precisione quando questa storia comparve e soprattutto se, come fu asserito, sia stata davvero resa pubblica nella sua forma più netta prima dell’inizio della guerra oppure se sia stata creata subito dopo.

Comunque sia, quasi di certo a partire dal mondo anglosassone, ci vollero pochi giorni dall’inizio del conflitto perché se ne cominciasse parlare in maniera diffusa. Il 12 agosto 1914, quando si combatteva da appena una decina di giorni, la troviamo ad esempio su uno dei maggiori quotidiani americani del tempo, il New York Sun.

Probabilmente questo documento improbabile fece capolino quasi subito anche in Italia. Noi l’abbiamo trovato per la prima volta sul quotidiano cuneese La Sentinella delle Alpi del 30 settembre 1914. Il giornale non spiegava nulla della fonte da cui arrivava quella tiritera di assurdità. Semplicemente, titolando La profezia di Tolstoj, la riportava fra virgolette.

Ecco cosa sosteneva la “profezia”.

Una “grande conflagrazione” sarebbe iniziata “verso il 1912”, accesa nell’Europa sud-orientale. Avrebbe dilagato nel 1913 in tutta Europa, ma verso il 1915 “la strana figura del Nord, un nuovo Napoleone” sarebbe entrata in scena. Però non sarebbe stato un militare, ma “uno scrittore o un giornalista”, e l’Europa sarebbe rimasta in larga parte in mano sua sino al 1925. Alla fine, nessuno dei vecchi imperi sarebbe sopravvissuto e avrebbero dominato “solo quattro giganti: gli Anglosassoni, i Latini, gli Slavi e i Mongoli”.

Anche la religione avrebbe subito mutamenti rivoluzionari:

Ma allora un grande riformatore sorgerà. Egli ripulirà il mondo da ogni traccia di monoteismo e porrà le fondamenta del tempio panteista. Dio, anima, spirito e immortalità saranno cose fuse in un nuovo crogiuolo ed io vedo il principio di una nuova era morale. L’uomo destinato a questa missione è un mongolo slavo. 

E non è finita:

A metà del XX secolo, poi, una donna “un’eroina della letteratura e dell’arte, sorgerà dalla schiera dei latini e dei Persiani” (sic: come vedremo quest’ultima pare essere una bislacca aggiunta italiana). Sarà la luce del simbolismo che coprirà la luce del commercialismo… Egli per ora non comprende la missione assegnatagli da una potenza superiore… Al posto della poligamia e della monogamia di oggi verrà messa la poetogonia, ossia una relazione fra i sessi fondata sulla poetica concezione della vita. 

Ora, che Tolstoj possedesse un coté mistico e che agli occhi del pubblico, in specie verso la fine della vita (era morto il 28 novembre 1910), fosse circonfuso da un alone di quel genere è cosa ben nota. Era stato scomunicato dalla Chiesa ortodossa russa per le sue idee anarchiche e pacifiste. Corrispondeva con Gandhi sull’induismo e viveva in semi-isolamento, ma fin da subito il contenuto estremo di queste previsioni da fine dei tempi avrebbe dovuto mettere sul chi vive chiunque le pubblicasse.

Basti aggiungere che, stando a questi vaticini, proprio come conseguenza delle mostruosità della guerra (e si era appena all’inizio di essa!) la pace avrebbe prevalso portando con sé un rinnovamento generale e una sopravvivenza di alcuni grandi nuclei culturali legati a quelle che allora nessuno esitava a definire “razze”.

La “profezia di Tolstoj” era destinata ad avere meno successo di altre, in specie in Italia, perché non prevedeva la vittoria dell’uno o dell’altro fronte ma una tragica trasformazione delle cose. Soprattutto, non era interessata a una punizione dei “tedeschi”, cosa che, invece, solleticava al massimo l’immaginario collettivo del Paese alla vigilia del nostro ingresso nella mischia.

Fuori d’Italia, invece, in quei giorni dell’estate-autunno 1914 molti scrivevano al riguardo ai giornali anglofoni.

In realtà la cosiddetta “profezia di Tolstoj” è un falso la cui prima fonte resta incerta.

Lo studioso John Adcok, per esempio, ha chiarito che fu pubblicata il 23 febbraio 1913 su diverse edizioni domenicali dei giornali USA quale servizio dell’agenzia Associated Press, che forniva articoli per i grossi fascicoli che uscivano nel giorno festivo e che ogni sette giorni ne rimpolpavano le pagine, come era di moda allora. Anche se lui nel pezzo che abbiamo linkato sopra usa la versione di una fonte giornalistica di un paio d’anni dopo, in effetti il 23 febbraio del 1913 la “profezia” figura da varie parti, e con molta evidenza (persino in copertina) nell’inserto quindicinale del Washington Post (che era parte del quotidiano) a firma di una “contessa Nastasia Tolstoy”, sedicente pronipote del letterato.

Per certo, come visto, la “profezia” ebbe il suo periodo d’oro nell’estate del 1914. L’eco fu tale che il curatore e riordinatore dell’eredità letteraria di Tolstoj, Vladimir G. Chertkov (1854-1936), il 15 dicembre 1914 si fece pubblicare dal New York Times una lettera in cui negava assolutamente l’autenticità del testo. Mai e poi mai, lui che aveva in mano tutte le cose scritte dal grande letterato e miriadi di suoi appunti, aveva sentito parlare di una cosa del genere. Chertkov precisò che fonte prima di quell’invenzione era stato un non meglio precisato giornale svedese.

D’altro canto, le stesse asserzioni che sui giornali volevano spiegare le circostanze in cui la profezia sarebbe stata formulata danno la misura della sua natura leggendaria. Si asseriva che il Kaiser e il re d’Inghilterra si erano rivolti congiuntamente allo Zar, in segreto, per ottenere da Tolstoj un “messaggio diretto” e che poche settimane prima della sua morte, nel 1910, il russo aveva dettato quasi in trance le sue predizioni alla “contessa Nastasia Tolstoj”. Nastasia aveva poi portato la profezia allo zar Nicola II e c questi l’aveva trasmessa come da accordi a re Giorgio V e al Kaiser Guglielmo II. Una volta saputo che uno di questi intendeva inserirla nelle sue memorie, Nastasia l’avrebbe allora fatta pervenire alla stampa… 

Malgrado le lacune su come la storia sia iniziata, tutto sembra indicare una costruzione a posteriori, ossia uno pseudo-documento comparso su qualche pubblicazione ben dopo la morte dello scrittore (che non poteva più smentirlo), non è chiaro se – almeno in una forma iniziale – prima dello scoppio della guerra, oppure, più grossolanamente, subito dopo.

Il “Vaticinium Lehninense”

Ecco la terza e ultima “profezia” bellica che abbiamo selezionato per voi.

Il 15 agosto del 1914 sul Corriere delle Puglie e il 29 dello stesso mese sul Messaggero di Novi (Novi Ligure, nell’Alessandrino) comparvero in Italia riferimenti a un altro documento apocrifo ma antico, il cosiddetto Vaticinium Lehninense tedesco, che adesso, come succederà in altre occasioni, diventava parte dell’armamentario occultistico per fare predizioni sull’andamento del conflitto. Si diceva che l’Impero tedesco sarebbe crollato nel 1913-14, che la profezia sarebbe stata formulata da uno sconosciuto “Monaco Hermann” e che l’imperatore Guglielmo II, allora sul trono, ne aveva trovato una copia e l’aveva gettata nel fuoco, ordinando la distruzione di altri eventuali esemplari…

Agli inizi della guerra il “Vaticinium Lehninense”, o “Profezia del monaco Hermann”, fu ristampata un po’ dappertutto, in Europa. Non si trattava di un’opera di quel periodo, però. Doveva essere in giro da almeno tre secoli. Nella Germania del Secondo Reich (1871) era tornata in auge fra il pubblico, dal momento che descriveva un regno germanico unito e in ascesa, venendo incontro alle pulsioni nazionalistiche in voga. Il guaio è che nella seconda parte il manoscritto descriveva la futura rovina del regno, pur in termini piuttosto vaghi. La sostanza è che chi scrisse quel documento, senza nominarli in modo esplicito, ce l’aveva a morte con gli Hohenzollern.

Quanto all’origine del testo, il “Vaticinium Lehninense” pretendeva di essere stato scritto alla fine del XIII secolo da un monaco cistercense del Brandeburgo, Hermann, ma in realtà gli studiosi lo assegnano alla fine del ‘600. Sono stati proposti diversi personaggi come possibili suoi autori, ci sono buone indicazioni sulle fonti che usò chi lo scrisse e sulle idee che il documento veicola.

In sostanza si tratta però di un esempio di polemica religiosa, scaturito dalla fine delle guerre di religione fra cattolici e protestanti. L’autore era presumibilmente di parte cattolica e detestava il fatto che nel principato del Brandeburgo avessero prevalso i protestanti. Faceva previsioni tragiche sulla fine dei regnanti, gli Hohenzollern (di fede luterana), e annunciava un ritorno apocalittico della chiesa di Roma in quelle terre. Insomma, era un prodotto a tavolino dell’odio fra cristiani che aveva devastato il Vecchio Continente e non c’entrava nulla coi monaci medievali. Nell’estate 1914 risultò però ben adattabile allo scontro con gli imperi centro-europei appena iniziato. Da questo deriva il notevole successo che ebbe per tutta la durata della conflagrazione, in Italia e nei Paesi alleati.

Per chiudere, una storia anche meno nota. I due giornali (il primo dei quali indicando come fonte la Gazzetta del Popolo) insieme al “Vaticinium” menzionavano anche una profezia che stavolta vedeva per protagonisti Guglielmo I, re di Prussia e primo imperatore di Germania (1797-1888), in viaggio in Norvegia, e un vecchio pescatore di quel Paese che aveva fama di non sbagliare un vaticinio, in un classico esempio letterario di confronto-scontro tra il monarca e l’umile dotato di saggezza e sapienza superiori.

Guglielmo andò a trovare il veggente e costui gli annunciò che sarebbe diventato imperatore tedesco nel 1871 ma che lo stesso impero si sarebbe disfatto 25 anni dopo la sua morte (cioè nel 1913 – un altro svarione…).

Resta comunque interessante il fatto che in qualche modo, nella “pancia” dell’opinione pubblica europea, mentre le tensioni degli anni precedenti l’estate 1914 si susseguivano, leggende e dicerie “profetiche” erano ricorrenti, e sempre a contenuto terrifico. Chiudiamo questo intervento con una di queste voci, quella che si diffuse in Russia nell’estate del 1913.

Dando per fonte un quotidiano austriaco importante, il Neues Wiener Journal, il 22 luglio 1913 il Corriere della Sera spiegava che in qualche località nei pressi di Mosca era corso il panico a causa di una diceria a contenuto bellico.

La popolazione nei dintorni di Mosca da qualche tempo è in grande fermento. Una notte della settimana scorsa apparve al firmamento una grande croce rossa. L’apparizione rimase visibile ad occhio nudo per quasi una mezz’ora. Nonostante l’ora tarda la gente si precipitò dalla case in preda a un’ansia indicibile fermandosi a contemplare il segno misterioso. Alcuni dissero senz’altro che era prossima la fine del mondo. Finalmente si decise di chiamare una vecchia, che è tenuta dal popolo in conto di strega e la quale dopo aver contemplato quella croce esclamò: “avremo presto la guerra!”

La profezia della vecchietta si divulgò in un attimo e i giovani persuasi di dover essere tra breve arruolati, abbandonarono le loro occupazioni e si diedero alla pazza gioia. Le autorità impressionate stimarono opportuno inviare sul posto degli impiegati, i quali invano tentarono di convincere la popolazione che la Russia non pensava affatto di muover guerra. Alla fine il governatore si trovò indotto a recarsi in persona sul posto per calmare quei contadini, i quali ascoltarono attentamente il suo discorso, e quindi il più anziano fra loro, fattosi innanzi col cappello in mano rispose a nome degli altri: “noi sappiamo quello che abbiamo visto e che è il segnale della guerra. Se Vostra Eccellenza sostiene il contrario, vuol dire che Vostra Eccellenza, con rispetto parlando, non capisce niente. La vecchia strega ha detto che ci sarà la guerra ed essa ha avuto sempre ragione”. 

Le profezie fatte da un’anziana – figura ricorrente nelle nostre profezie, durante la Grande Guerra, nel Secondo conflitto mondiale ed in seguito – e la sua interpretazione di un segno celeste si propagarono a macchia d’olio fra i contadini russi generando il caos sociale e gettando nella costernazione le autorità.

Quelle voci annunciavano il disastro, lo accompagnarono e, in un certo senso, non se ne sarebbero mai più andate dai pensieri collettivi sui destini dell’Europa e del mondo.

Immagine in copertina:La Dama Bianca degli Hohenzollern”, come fu rappresentata dal quotidiano americano Tacoma Times del 4 febbraio 1904, da Wikimedia Commons.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una