Il ritorno della fusione fredda?

La fusione fredda, cioè la produzione di energia per fusione nucleare in cui le reazioni avvengono a temperature vicine a quella ambiente, è uno di quegli argomenti in cui la miscela di pseudoscienza, di genuina scienza di frontiera e di interessi economici rende molto difficile orientarsi. Il problema è tornato alla ribalta quando il 14 gennaio, in un capannone alla periferia di Bologna, alcuni fisici dell’Università e dell’Istituto Nazionale di Fisica nucleare hanno potuto assistere alla dimostrazione di un dispositivo che, nelle parole del suo inventore, produrrebbe energia attraverso la fusione di nuclei di idrogeno con nuclei di nichel. Il professor Paolo Capiluppi, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, che era presente alla dimostrazione, ha chiarito il ruolo delle istituzioni di ricerca nell’evento:

«Abbiamo accettato volentieri di assistere alla dimostrazione e il dott. Giuseppe Levi ha dato una mano per le misure, in particolare dei raggi gamma. Il Dipartimento di Fisica e la Sezione INFN non sono stati però coinvolti direttamente nello sviluppo del dispositivo, il cui funzionamento è segreto, né nella dimostrazione del 14 gennaio. Non abbiamo potuto effettuare nessuna misura o verifica nei nostri laboratori, per le quali siamo ancora disponibili e, come scienziati, soprattutto molto curiosi».

Alla dimostrazione sembra fossero presenti anche rappresentanti della Defkalion Energy, una ditta di Atene che sarebbe interessata al procedimento.

Su YouTube si trovano anche la seconda e terza parte del video.

L’inventore è Andrea Rossi, un ingegnere milanese con una storia imprenditoriale piuttosto avventurosa (raccontata qui dal suo punto di vista) che si è avvalso della collaborazione di Sergio Focardi, Professore Emerito di Fisica dell’Università di Bologna. L’idea della fusione fredda con nichel e idrogeno, alternativa a quella originale di Fleischmann e Pons che usava deuterio e palladio, era già stata investigata da Focardi negli anni Novanta, senza però che i suoi risultati potessero essere replicati. Adesso Rossi torna alla carica con un reattore che parrebbe funzionare, ma i dettagli della realizzazione sono tenuti segreti. In particolare, la polvere di nichel usata conterrebbe alcune altre sostanze che funzionerebbero come “catalizzatore” della reazione. Giuseppe Levi, dell’Università di Bologna e dell’INFN, ha misurato la potenza sviluppata in circa 12kW, ed esclude che l’energia venga dalla combustione convenzionale dell’idrogeno perché l’idrogeno consumato è troppo poco. La stima è fatta pesando la bombola prima e dopo la dimostrazione, misura che potrebbe essere un po’ approssimativa, ma dobbiamo aspettare il report che Levi dovrebbe rendere pubblico per poter commentare. L’articolo che descrive la scoperta di Rossi e Focardi, evidentemente rifiutato dalle riviste scientifiche, è stato pubblicato su un sito web gestito dagli stessi autori, furbescamente chiamato Journal of Nuclear Physics (il titolo di una rivista accademica russa, che non esiste più da tempo); come sottolinea PhysOrg.com, questo ha generato non poco scetticismo tra gli addetti ai lavori. Sempre secondo Rossi, un esemplare del reattore sarebbe in funzione da tempo per riscaldare un capannone di una ditta di Bondeno, in provincia di Ferrara.

Ci sono alcune stranezze nel dispositivo di Rossi e Focardi. Il chimico Camillo Franchini osserva che, anche se la reazione è effettivamente esoenergetica (cioè produce energia), è impraticabile usarla effettivamente per due ragioni. La prima è che secondo tutti i manuali di chimica nucleare la reazione non può avvenire a temperatura ambiente perchè in quelle condizioni i protoni non hanno abbastanza energia per raggiungere il nucleo; in secondo luogo, la sezione d’urto (una misura usata in fisica che indica la probabilità che la reazione avvenga effettivamente) è comunque molto bassa. Ci scrive Franchini:

Richiesto di un parere sulla rivendicazione di Focardi e Rossi, il prof. Jonghwa Chang, Chief Research Advisor del Korea Atomic Energy Research Institute mi ha gentilmente risposto (18 gennaio 2011), riferendosi alla reazione 58Ni +p → 59Cu

«Per rendere la reazione possible, l’energia del protone deve oltrepassare la barriera coulombiana. Una simile energia è impossibile da ottenere senza un acceleratore. In più, dovrebbero misurare [un’emissione di] raggi gamma, molto penetranti e facilmente misurabili con un opportuno rivelatore.»

D’altronde, fa notare sempre Franchini, la domanda di brevetto di Rossi parrebbe essere stata rifiutata con la motivazione che

dato che l’invenzione sembra, per lo meno a un primo esame, essere in contrasto con le leggi della fisica generalmente accettate, la descrizione dovrebbe essere abbastanza dettagliata da poter dimostrare a una persona competente, familiare con la scienza e la tecnologia mainstream, che l’invenzione è effettivamente realizzabile.

Ossia, secondo la fisica quella reazione non dovrebbe poter produrre energia; e in ogni caso dovrebbero essere emesse dal reattore radiazioni facilmente osservabili.

E qui viene un’altra stranezza, perché è vero che nella domanda di brevetto si afferma che tutta la radiazione prodotta è assorbita dalla schermatura di boro, piombo e acciaio, ma almeno dai filmati il dispositivo di Rossi sembra troppo piccolo per contenere schermature di spessore sufficiente. Da quello che si può capire, né raggi gamma né neutroni sono emessi dall’apparecchiatura (con evidente sollievo dei presenti alla dimostrazione), nonostante due piccoli fori fossero stati prodotti nella schermatura proprio allo scopo di permettere ai raggi gamma di uscire per essere misurati.

Insomma, se è vero che il reattore di Rossi produce energia, come sembra, difficilmente il suo principio di funzionamento è quello che l’autore sostiene essere, lasciando il campo aperto a qualunque ipotesi e forse anche a qualche sospetto. È anche curioso che nella domanda di brevetto, come a mettere le mani avanti, si dichiari che

L’approccio al problema della reazione esotermica adottato dall’inventore differisce da quelli adottati dai ricercatori che lo ho hanno preceduto in questa materia per il fatto che qui non si è cercato di dimostrare emissione di particelle elementari che testimoniassero la validità di una teoria, ma si è cercato esclusivamente di produrre più energia di quella consumata […]

Cioè a dire: lo sappiamo che non si capisce come possa funzionare, ma d’altronde non ci interessa. Viene da chiedersi come abbiano fatto a sviluppare il processo, senza una teoria di qualche genere a guidarli.

Approfondimento: qui il rapporto completo (in pdf) contenente l’analisi del chimico Camillo Franchini.

Continua…

412 pensieri riguardo “Il ritorno della fusione fredda?

  • 7 Febbraio 2011 in 14:46
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    Daniele, il dottor Franchini è una personalità autorevole nel suo settore e ha collaborato spesso con il CICAP (anche per l’articolo sulla dimostrazione di Bologna) ma non rappresenta ufficialmente la posizione del Comitato. Come già scritto nell’altra discussione. Quindi, chiudiamola qui con le provocazioni. Grazie.

  • 7 Febbraio 2011 in 13:14
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    @Franchini
    Lei è veramente simpatico Franchini, invidio la sua verve e mi auguro di averne altrettanta quando avrò la sua età. Però è stato troppo parco di informazioni: “da anni si interessa di ricerca esoterica e discipline orientali” immagino potrebbe dirsi di tantissimi associati al CICAP: come è possibile formarsi un’idea di qualcosa se non interessandosene e approfondendola? Lei forse esprime giudizi senza conoscere a fondo l’argomento di cui parla? Mi auguro di no. Poteva anche aggiungere che quella frase (chissà poi perché proprio quella e non altre) l’ha estrapolata dalla quarta di copertina di una mia raccolta di poesie (non che mi serva pubblicità, ché ha avuto già un discreto successo di vendite). Le sembra strano che possa interessarmi sia di poesia che di scienze?
    Lei scrive Non sono un agente dell’ENI.” E ci mancherebbe!! Occhio che potrebbe suonare come una excusatio non petita… e davvero Dio non voglia!
    Lei scrive questo è un blog che vorrebbe essere scientifico”, io credevo invece fosse un blog dove si facesse essenzialmente divulgazione scientifica, non un blog strettamente scientifico per addetti ai lavori… l’accesso a questo post è limitato solo a fisici e chimici nucleari? Se la redazione mi farà presente che devo esibire dei titoli minimi per intervenire qui dentro, smetterò di farlo.
    Ma chiusi questi discorsi che francamente non credo interessino molto agli altri, torniamo alla ff.
    Lei scrive: Mallove non era affatto un ricercatore, era un ingegnere (o qualcosa del genere) del MIT”
    Vedo che per lei Mallove e Rossi condividono la “colpa” di essere ingegneri, dunque non all’altezza di un esperto quale lei è. Spero non pensi pure che i due possano meritare lo stesso destino… sa, coi sillogismi tocca stare attenti.
    Comunque senza tediarla ulteriormente, siccome qua dentro è ormai evidente a tutti che lei si muove con l’atteggiamento di un padrone di casa, domando: lei rappresenta la posizione ufficiale di Query/CICAP su quanto stanno studiando Focardi, Villa, Levi ecc.? O se rappresenta solo se stesso e la propria opinione? A questo punto un chiarimento si impone.

  • 7 Febbraio 2011 in 12:04
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    @Sylvie
    Ho appena scritto che i fusori freddi non riescono a pubblicare su riviste recensite.
    Per averne conferma, basta leggere gli indirizzi dei siti che pubblicano conferme del lavoro di Arata, sul quale ho scritto nel 2009 una nota su Scienza e Paranormale:
    http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273923
    Gli articoli sono tutti presenti nel sito lenr-canr.org, una specie di organo interno di autosupporto, che non offre alcuna garanzia scientifica, dal momento che è assente la revisione da parte di un referee. Fanno tutto da soli, si sono resi autonomi per stare tranquilli.
    Però è come seguire un bollettino parrocchiale in materia di religione.

    http://lenr-canr.org/acrobat/KitamuraAanomalouse.pdf
    http://lenr-canr.org/acrobat/KidwellDdoesgasloa.pdf
    http://lenr-canr.org/News.htm#Arata

  • 7 Febbraio 2011 in 11:49
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    @Daniele
    “A new energy source from nuclear fusion ” di S. Focardi, A. Rossi, articolo pubblicato il 28/02/10 su Journal of Nuclear Phisics:
    Lo sapevo che avrebbe ceduto alla tentazione di considerare il Journal of Nuclear Physics una rivisto e non un modestissimo sito messo in piedi da Rossi per presentare la sua invenzione.
    Puntuale e inevitabile. Sarebbe bastato aggiungere un .com, ma è rimasto nella tastiera.
    Cordiali saluti

  • 7 Febbraio 2011 in 11:22
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    @Italo Bianchi
    Un amico un po’ buontempone, ma acuto, scrive, nello stile rilassato e approssimato delle mail:

    Caro franchini, senza fare nessun riferimento specifico al reattore rossi, o amplificatore d’energia,
    con le modalità di misura presentate nelle varie demo,
    tranquillamente affermo che posso costruire  con poche migliaia di euri,
    con l’aiuto di remond, un amplificatore d’energia  che per un 1500 secondi,
    amplifica apparentemente  di 200 volte  l’energia in entrata
    Non occorre scomodare  nessun CICAP.
    È relativamente facile, e certamente non c’è nessun bisogno di
    Scomodare ff e reazioni nucleari..

    Anche se appare brutale, purtroppo le cose stanno come scrive Gazzoni. Finché non possiamo guardare all’interno della scatola nera di Rossi non ha senso fare bilanci di energia. E’ prematuro e soprattutto non è ragionevole affidarsi a corpo morto al fair play degli sperimentatori. A questo punto spiace dover fare riferimento alla personalità complessa di Rossi, ma è inevitabile. Per togliere la gente dall’imbarazzo (v. intervista a Villa, che sembra l’intervista a un doroteo), bisogna aspettare il brevetto. Se non arriva, è come se non fosse accaduto niente.
    Credo che molti la pensino come Gazzoni. Io sì.

  • 7 Febbraio 2011 in 10:55
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    @Camillo Franchini
    Caro Professore, mi consenta di offrirle una sponda per allontanare la discussione dall’ambito complottistico e ritornare sul terreno tecnico scientifico più consono al blog che ci ospita.

    Quasi tutti gli interventi seri sull’esito della prova del 14 gennaio sono animati dal desiderio di veder  soddisfatto il caro 1° principio della termodinamica, ovvero il principio di conservazione dell’energia. Stranamente viene sempre tirato in ballo quello di conservazione della potenza, cosa secondo me sbagliata in quanto per la brevità della prova giocano un ruolo importante anche le inerzie termiche del sistema.
     
    Comunque sia, accettando il secondo approccio i corni del dilemma sono:  Levi dichiara che la potenza assorbita è di 1 kW e che quella prodotta è di 12 kW, come fare a far tornare i conti? Ci sono due modi: o si uguaglia verso l’alto e quindi, o si danno per vere le più strane reazioni nucleari o si cercano trucchi e sotterfugi e fonti di energia esotiche nascoste nel l’involucro del reattore, oppure si uguaglia verso il basso e si valuta, con spirito scientifico e senza pregiudizi, se il calore prodotto possa essere uguale all’energia elettrica consumata.
     
    Questo secondo modo non è così impraticabile. D’altronde la potenza termica prodotta è data dalla portata dell’acqua per il salto entalpico. E su entrambi questi parametri ci sono alcuni dubbi che ho cercato di descrivere nel precedente mio intervento, che può leggere poco sopra. Se poi i margini di errore nelle misure di questi due parametri fossero un po’ maggiori di quelli che ho indicato si potrebbe raggiungere l’agognato pareggio e si potrebbe spiegare tutta la vicenda della prova del 14 gennaio con un problema di eccesso di approssimazione, senza tirare in ballo complotti, trucchi e polemiche del genere.
     
    Lei cosa ne pensa?

  • 7 Febbraio 2011 in 10:23
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    @Daniele
    Da anni si interessa di ricerca esoterica e discipline orientali.
    Come si dice l’uomo giusto al posto giusto. Lei è perfetto come fan della ff, assai meno come esperto.
    Non sono un agente dell’ENI. Ho solo lavorato a due progetti AGIP Nucleare/Euratom, negli anni ante referendum, quando l’impiego pacifico dell’energia nucleare era di moda e gli enti collaboravano attivamente. Ora l’AGIP nucleare e il CAMEN non esistono più e tutto il personale competentissimo è stato riconvertito… quando è andata bene. Io ho la patente si supervisore di reattore nucleare; tutta la fatica fatta per acquisirla è andata di colpo in cavalleria. Ce la siamo passata male per diversi anni.
    Mi occupo di ff  per pura passione, si potrebbe dire per deformazione professionale, perché notai che praticamente nessuno dei fusori aveva competenze nucleari specifiche a cominciare da F&P. La descrizione della fusione “aneutronica e agamma” di Preparata mi lasciò di stucco. Le relazioni di Celani altrettanto per cui, come dice Papi, vent’anni fa scesi in campo. Mi riprometto esclusivamente di mettere in evidenza le incoerenze tra realizzazioni di laboratorio e teoria, quando ci sono. Poi ognuno si regola come crede. Non è detto che tutti debbano conoscere le sezioni d’urto della reazione 58Ni (p,gamma) 59Cu. Io mi premuro di diffonderle perché chi è in grado di farlo rifletta. Se questo Le sembra fanatismo preconcetto…
    Inoltre ho trovato persone della mia età; Arata è ultranovantenne, Takahashi sarà sugli ottanta; lo stesso per Piantelli e Focardi; mi trovato tra colleghi che hanno conosciuto la guerra e la fame. Praticamente con tutti ho tenuto una corrispondenza. Molti li conosco di persona. Insomma, mi trovo a mio agio.
    Come scrive il mio amico GG, tenga presente che costruire un accrocco come quello di F&R e farlo funzionare come scatola nera costa solo qualche migliaio di euro.

  • 7 Febbraio 2011 in 09:46
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    @Daniele
    ricerche di Mallove e sui risultati che aveva ottenuto, le circostanze in cui è stato ucciso (da ignoti) e cosa si accingeva a fare.
    Ruhe!
    L’avrei giurato che finiva nel complottismo. Mallove non era affatto un ricercatore, era un ingegnere (o qualcosa del genere) del MIT incaricato delle pubbliche relazioni, allontanato all’epoca dello scoppio della ff e diventato editor di Infinite Energy. E’ celebre per avere affermato nel 1995 “Cold fusion goes commercial”! Ricordo a memoria; immagino che su Internet si trovi qualcosa sulla sua vita sfortunata.
    Come Le è venuto in mente di trasformarlo in un promettente uomo di scienza? Guardi che siamo in molti a leggere i suoi messaggi.
    Cordiali saluti

  • 7 Febbraio 2011 in 09:21
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    @Franchini
    Carissimo, come sta? È una fortuna avere preso oggi un giorno di ferie e poterle scrivere di mattina. Lei cita l’assassinio di E. Mallove. Fa bene perché è una storia che tutti dovrebbero conoscere: invito perciò chi vuole farsi un’idea a 360° della fusione fredda e degli interessi spaventosi che ruotano attorno ad essa (al punto di fare di tutto per screditarla) a cercarne su internet informazioni sulle ricerche di Mallove e sui risultati che aveva ottenuto, le circostanze in cui è stato ucciso (da ignoti) e cosa si accingeva a fare. Naturalmente non si può provare nulla (si rassicuri, non sono un complottista integralista) ma uno potrebbe dire che tanti indizi sono quasi una prova. Invito inoltre nuovamente chi non lo avesse già fatto a vedersi il documentario della Tv americana contenuto in due video a questo link: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3579.
    Sempre su internet, se è proprio così curioso, cerchi notizie su me, come ho fatto io con lei. Vede, non appartengo alla generazione del “lei non sa chi sono io”, credo che oltre a ciò che abbiamo e possediamo, sia in termini di averi sia di saperi, conti ancora di più chi siamo e come ci poniamo nei confronti della vita. Sono Daniele Passerini, sono “nel mezzo del cammin”, sono lieto di esser qui a parlare con lei. Buona giornata
    P.S. lo sa Franchini che lei e Levi avete molto in comune? Lui è membro da una vita della Skeptics Society… anche lei immagino, giusto?
     
     
    @redazione
    Avete ragione, le provocazioni sono davvero tante, ma come vedete da parte mia non do più corda e invito tutti a farlo. Ben fanno i ricercatori di Bologna a non partecipare a questa discussione: sono gente seria e preparata risponderanno alle critiche rivolte loro con dati e fatti e comunque in altre sedi.

  • 7 Febbraio 2011 in 06:38
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    @Daniele
    Focardi scrive:

    Siamo stati costretti a dar vita a una rivista per poter pubblicare i nostri risultati scientifici perché un’altra rivista (non dico quale, perché non gradirei finire in un contenzioso legale!) non ha accettato l’articolo da noi scritto.

    La storia si ripete e si conferma. Gli articoli di fusione fedda non raggiungono mai gli standard di qualità scientifica richiesti per la pubblicazione su riviste recensite.
    In particolare, nell’articolo citato si fa riferimento a reazioni che comportano emissioni gamma e contestualmente si informa che non sono state rilevate emissioni gamma.
    Fin dall’inizio i fusori freddi si sono creati le riviste dove pubblicare i loro risultati; la prima è stata Infinite Energy, diretta dal povero E. Mallove (“povero” perché è stato assassinato nel 2004); poco più tardi è comparsa New Energy Technologies; attualmente la più nota è New Energy Times.
    A queste Rossi ha aggiunto il sito mascherato con un titolo da rivista Journal of Nuclear Physics.
    Altro materiale viene pubblicato nei rendiconti dei vari ICCF e ICCMNS, ISCMNS. Insomma, si complimentano tra loro. Lo scollamento tra scienza accademica e ff deve essere considerata con serietà, non trattata come scontro tra vecchia e nuova scienza.
    In pratica si tratta di attività catacombali, con operatori, riviste, fans, completamente separati dal mondo scientifico ordinario. La situazione è eccezionale perché dura senza sosta da 22 anni, con speranze ed entusiasmi immutati. Se si considera l’età mia, di Rossi, Focardi, Levi, Piantelli, bisogna pensare ad allevare le “trote” che ci sostituiranno. La gerontocrazia esiste anche nella scienza. Lei, Daniele, è giovane o vecchio? Ci dice una buona volta che cosa fa nella vita, quando non si occupa con passione di ff?

  • 6 Febbraio 2011 in 23:51
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    Levi: scrive:

    Riguardo al modello teorico fusione Ni+p è stato per ora confutato. Non abbiamo osservato gamma da annichilazione di positrone (58Ni + p  59Cu che decade Beta+) (e meno male perchè il flusso sarebbe stato tale da uccidermi). Leggete i report di Bianchini e Villa.

    Gli inventori attribuiscono l’energia netta prodotta alla fusione fredda tra due isotopi stabili del nickel, 58Ni e 62Ni, e protoni (non si capisce perché abbiano escluso dalla fusione 60Ni, presente nel nickel naturale con una percentuale isotopica di 26%, ben superiore al 3,6 % di 62Ni). I due inventori mettono in evidenza il consumo insignificante di idrogeno ( < 0,5 g), per escludere il contributo di reazioni chimiche.
    Levi invece esclude la fusione fredda nickel/idrogeno, facendo ricorso alla felice constatazione di essere rimasto in vita e in grado di descrivere l’esperimento. Scrive addirittura “è stato confutato”.
    Le due versioni sono in opposizione. Per fortuna Levi è ancora tra noi, per cui le fusioni fredde devono essere escluse. D’altra parte la produzione netta di energia e il consumo di idrogeno non sono compatibili con una reazione chimica. Evidentemente Levi ha parlato troppo presto o avrebbe dovuto morire per la scienza.
    Queste incongruenze mettono in evidenza l’inconsistenza della demo. Gli operatori non sono d’accordo.

  • 6 Febbraio 2011 in 23:26
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    Ricordiamo che i commenti non sono moderati e che la redazione si riserva di intervenire in caso di interventi offensivi. Contiamo sul buon senso dei lettori, perché si automoderino discutendo nel merito ed evitando gli insulti e le provocazioni gratuite. Cercate di non deluderci.

  • 6 Febbraio 2011 in 23:12
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    @Oca Sapiens
    LOL! Se non sbaglio avevi scritto: “…il brevetto che non c’è, la Defkalion nemmeno e la Grecia senza un euro di venture capital”. Potrei conoscere quali erano le tue fonti? Perché le mie mi dicevano il contrario e – guarda un po’ che strano – ieri ha detto il contrario pure la Tv di Stato greca: http://22passi.blogspot.com/2011/02/energy-catalyzer-la-faccenda-si-fa.html
    Mo’ vi toccherà attivare pure il CICAP greco! Comunque, scherzi a parte, quale era la fonte delle tue affermazioni così apodittiche? Sono molto curioso.
     
    Segnalo a tutti anche questo link in quanto decisamente pertinente a commentare l’atteggiamento di chiusura (per non dire boicottaggio) sulla fusione fredda di cui Franchini è veramente emblematico: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?story
     
    P.S. Questo commento andrebbe sul post “il ritorno della fusione fredda: ci risponde Levi”, ma la redazione di Query, invece che moderarlo come sarebbe stato suo dovere, ha preferito chiuderlo con poco savoir faire.

  • 4 Febbraio 2011 in 23:18
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    @Alberto
    Qui invece vengo a sapere che LENR è stato coniato dai fusionisti, quindi cade la parziale giustificazione di Rossi. Mi ricorda molto la “memoria dell’acqua” degli omeopati
    Ma non è tutto: Rossi considera che la catalisi, concetto fondamentale in chimica e in biochimica, possa essere esteso alla chimica nucleare. Ciò è del tutto falso.
    Rossi propone ai suoi ammiratori una sua personalissima idea di di chimica nucleare che non assomiglia a quella applicata a Sellafield. La chimica nucleare è una disciplina estremamente avanzata, purtroppo per scopi anche militari. Quella chimica nucleare non conosce catalisi.

  • 4 Febbraio 2011 in 19:50
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    @Camillo Franchini: Devo fare un mea culpa, nel senso che in effetti nei corsi di fisica nucleare fatti finora non avevo mai sentito l’acronimo LENR, ma pensavo che fosse un modo gergale di definire un tipo particolare di rara reazione nucleare, magari con energie di soglia particolarmente basse (e tuttavia ammesse in base alle conoscenze note). Qui invece vengo a sapere che LENR è stato coniato dai fusionisti, quindi cade la parziale giustificazione di Rossi. Mi ricorda molto la “memoria dell’acqua” degli omeopati: un meccanismo riconosciuto come corbelleria dal 99,9% degli scienziati, ma perfettamente compreso dagli “addetti ai lavori”. Le premesse non sono per niente buone, speriamo di sbagliarci.

  • 4 Febbraio 2011 in 09:15
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    @Daniele
    Low-Energy Nuclear Reaction (lo sottolineo per chi come Alberto faceva il furbetto e fa finta di non sapere che qui si parla di LERN e non di altro).
    Se in qualche modo segui la ff, dovresti sapere che l’acronimo LENR appartiene solo ai fusionisti freddi, il termine è stato inventato da loro e solo loro lo usano. C’è una netta separazione tra chimica nucleare e fusione fredda. LENR non fa parte delle conoscenze di chimica nucleare, chiaro? Pertanto Alberto non fa il furbetto; si regola in base alle conoscenze di chimica nucleare che si applicano nei laboratori di tutto il mondo. Sdoganare le reazioni LENR, facendole passare per una realtà riconosciuta in chimica nucleare è una forzatura da furbetti.
    Sarebbe importante sapere che competenze hai in materia, altrimenti rischi di essere messo tra i fans e i contras generici, quelli che nei blog fanno rumore di fondo, come fa B. che si occupa di lobbiese e di trame occulte che solo lui conosce. Mancano solo l’Unione Sovietica e il KGB.
    Esistono persone che, pur di entrare in un blog farebbero carte false. Cerchiamo di autoregolamentarci da soli, in base alle competenze effettive che possediamo. Nella sua modestia, questo è un blog che vorrebbe essere scientifico.

  • 3 Febbraio 2011 in 17:53
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    Buonasera a tutti, consentitemi di partecipare a questo interessante dibattito di natura tecnico-scientifica e perdonatemi la lunghezza.
    Noi italiani siamo un popolo di dietrologi e cerchiamo di spiegare anche le cose più semplici con arcani complotti e trucchi occulti, e invece, secondo me, per capire cosa è avvenuto a Bologna nel pomeriggio del 14 febbraio 2011 basta semplicemente leggere, osservare ed ascoltare attentamente  la documentazione disponibile: il report preliminare del Dott. Levi, i 3 filmati su YuoTube e la preziosa documentazione fotografica di Daniele Passerini su “22passi …”. Occorre poi soffermarsi sulla domanda fondamentale: quale è stato il vero guadagno di energia dell’energy catalyzer, cioè il rapporto tra l’energia termica prodotta e quella immessa?
    L’energia elettrica assorbita è facilmente ricavabile dal report del Dott. Levi: 1022 W di potenza media per una durata (vedi figura 5) di circa 55’ (3300 s), cioè E_in=3400 kJ.
    L’energia  termica uscente E_out comprende tre parti: il calore sensibile per riscaldare l’acqua, il calore latente di evaporazione e infine le perdite di calore, che assumiamo trascurabili.
    Il valore del calore sensibile si ottiene integrando la curva di riscaldamento dell’acqua lungo tutto il transitorio. Purtroppo i dati della temperatura sono andati persi, ma fortunatamente i filmati e le foto forniscono molte immagini della curva prese in diversi momenti e consentono di ricostruirla con buona approssimazione, anche temporale. L’area compresa tra le curve C2 (T di ingresso) e C3 (T di uscita) equivale all’incirca a quella di un rettangolo di altezza 87°C e base non superiore a 1 ora (3600 s). Moltiplicando questi 2 fattori per il calore specifico dell’acqua (4,2 J/(g K)), il calore sensibile in kJ risulta pari a 1300·Qw, dove con Qw viene indicata, qui e nel seguito, la portata dell’acqua espressa in g/s.
    Il calcolo del calore latente di evaporazione è un po’ più complesso. Le curve di riscaldamento mostrano che l’acqua è rimasta alla temperatura di ebollizione durante due periodi di circa 10’ ciascuno, intervallati da un breve periodo a temperatura inferiore, per un totale di circa 20’ (1200 s). In questo tipo di calcolo è importante conoscere il titolo del vapore uscente, il quale avrà avuto un andamento variabile nel tempo influenzato dall’inerzia termica dell’energy catalyzer e dalla portata di acqua. Indicando con Xm il valore del titolo medio del vapore e noto il calore di vaporizzazione (2300 J/g), l’energia rilasciata sottoforma di calore latente in kJ risulta pari a  2800·Xm·Qw.
    Quindi in totale il calore asportato dal fluido refrigerante nel corso dell’esperimento è pari a:
    E_out=(1300+2800·Xm)Qw        (in kJ), con Qw espresso in g/s e Xm compreso tra 0 e 1
    A questo punto basta solo quantificare i parametri Qw e Xm.
    Per quanto riguarda il valore medio del titolo del vapore Xm l’incertezza è molto alta. Non è facile stabilire il titolo di un flusso di vapore umido, e questo è anche il motivo per cui nei calorimetri è sconsigliato raggiungere la temperatura di ebollizione, tuttavia un buon termotecnico con i dati a disposizione sarebbe probabilmente in grado di stimare un valore ragionevole per questo parametro. Per ora prendiamo il valore, del tutto arbitrario e preliminare, di Xm=0,1, che è basso solo in apparenza. Infatti la trasformazione in fase gassosa del 10% (in massa) di un flusso d’acqua, sviluppa un flusso di vapore umido avente un volume 170 volte maggiore, di cui la fase liquida, suddivisa in goccioline, occuperebbe meno dell’1% ( sempre in volume).  Questa enorme espansione induce alte velocità del fluido vaporizzato in grado di trascinare via dette goccioline e determina dei tempi di permanenza, in un piccolo volume come quello dell’energy catalyzer (circa 1 litro), troppo brevi per assicurare la loro completa evaporazione. Quindi assumendo questo valore di Xm si ottiene E_out=1600·Qw.
    Anche sul valore Qw della portata d’acqua sussiste qualche incertezza. Infatti, nel suo rapporto il Dott. Levi riporta, con precisione certosina, un valore equivalente a 293 g/min (=4,9 g/s), cioè quasi 18 litri/ora, ma durante la sua introduzione alla prova dice, rispondendo ad una domanda, dice che la pompa eroga 12 litri/ora (=3,3 g/s), il che è molto strano perché egli stesso, in un’intervista rilasciata proprio il giorno della prova, dichiara di aver dedicato un paio di settimane ad una attenta calibrazione della portata della pompa. Comunque sia, facendo i calcoli con entrambi i valori di portata otterremmo E_out= 7800 oppure 5300 kJ e conseguentemente un guadagno energetico di 2,3 oppure di 1,6.
    Dal punto di vista scientifico la cosa fa poca differenza. Anche il valore minore sarebbe un risultato incredibile, da premio Nobel(*) per la fisica per intenderci. Viceversa dal punto di vista tecnologico e per le eventuali applicazioni dell’energy catalyzer questa differenza è rilevante e quindi varrebbe la pena affinare questa stima un po’ grossolana per verificare se siamo più vicini all’uno o all’altro valore del guadagno energetico e capire meglio che cosa è avvenuto in quel pomeriggio sotto gli occhi dei maggior esperti di fisica nucleare, della più antica Università d’Europa.
     
    (*) Sappiamo che gli accademici di Stoccolma, non si degneranno di considerare un settore controverso come la fusione fredda. Ma se ciò avvenisse, non facciamoci illusioni: il Nobel va in conto agli USA e non all’Italia. Infatti l’unico vero inventore dell’energy catalyzer,  il Dott. Rossi  (il Prof. Focardi si è limitato a calcolare gli schermi esterni), è un cittadino americano, che da decenni abita quasi stabilmente negli USA e americana è pure la sua laura in ingegneria. L’esemplare di energy catalyzer mostrato a Bologna è stato concepito e sviluppato negli USA e sempre negli USA si sta realizzando l’impianto da 1 MW.  Dobbiamo quindi riconoscere che l’unico elemento italiano nell’energy catalyzer è il nome dell’inventore, il resto è 100% made in USA.

     

     

     

  • 3 Febbraio 2011 in 13:19
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    Lo so, avevo anche inviato un post di precisazione, ma probabilmente è finito da altre parti

  • 3 Febbraio 2011 in 12:41
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    Anzichè entrare nel merito, esprimerò una serie di riflessioni sul metodo.
    Sulla fusione a freddo si stanno facendo serie ricerche, finanziate da un “consorzio” molto vasto di nazioni, cioè il progetto (o programma) ITER in Francia. Mi pare che allo stato attuale delle cose, dal punto di vista teorico si sia messo a punto il progetto: quello che è difficile è la parte pratica (confinamento, temperatura, pressione), e si sta lavorando su questo con fasci laser concentrici e campi magnetici (se sbaglio, correggetemi). Si pensa ci vorranno ancora parecchi anni.
    E allora, la domanda che mi pongo è: c’è ancora la possibilità che lo scienziato “pazzo” di turno (è benevolo), nell’antro del suo oscuro laboratorio, sia riuscito a fare la scoperta del millennio, quella che ITER non riesce a fare? Dubito fortemente. Anche pensando che la strada che ITER sta percorrendo non porti a nulla (ma teoricamente non è vero), non esiste nessun scienziato di ITER che non si sia fatto qualche domanda, ed abbia spaziato verso altre prospettive, e non abbia formulato altre ipotesi, anziché rimanere nel solco già trattato? Per dirla con Freeman Dyson, lo scienziato è un ribelle!
    Poi, l’affermazione che non si sappia su quale principio funzioni, mi lascia ancor più perplesso. Se è stato messa a punto questa apparecchiatura, su quale base è stata costruita? Si sono prese un po’ di cose e si sono assemblate a caso. shakerandole in un super mixer, et voila, ecco la fusione fredda? Mi sembra il caso del milione di scimmie che in un milione di anni, battendo a caso su una tastiera, compongano la Divina Commedia. Le probabilità sono talmente infinitesime, che non vale nemmeno la pena di prenderle in considerazione. Allora, vuol dire che in qualche misura si sapeva cosa si stava facendo, cioè alla base c’è un’idea, anche se confusa, ma c’è. Se non viene esplicitata, mi vien da pensare che non lo si voglia fare per ragioni forse poi non così tanto oscure.
    Terzo punto, ho detto scoperta del millennio: avrebbe probabilmente risolto ogni problema energetico per i prossimi milioni di anni (e questioni di CO2, di inquinamento, ecc. ecc.), e rivoluzionato l’economia di tutto il mondo. Nessun governo di nessuna nazione avrebbe lasciato le cose così come stanno, ma dalle grandi potenze alle piccole, ciascuna avrebbe cercato di impadonirsi delle persone e della scoperta: non mi risulta che gli “inventori” vivano segregati in un bunker segreto a prova di di tutto e di tutti. Non si tratta di complottismo, ma una scoperta di questo tipo con questi contesti, e con questa facilità di successo, cosa non avrebbe scatenato?

  • 2 Febbraio 2011 in 22:12
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    Sarebbe fuori della norma che per fare il reattore si fosse usata polvere di nichel in una matrice di ceramica porosa permeabile all’idrogeno. La ceramica potrebbe essere vista come un supporto catalizzatore. Che per opera di una spallazione nucleare, invece di usare l’energia di protoni accellerati ,usa energia derivata da risonanza per fare la trasmutazione Ni/Cu. Risonanza dovuta al plasma H che si crea dentro l’idruro di nichel ,e che percio gli permette di saltare la barriera di coulomb. Effetto isolante della ceramica crea un enorme differenziale nella periferia dei granuli di nichel . Comunque questa è solo speculazione, sta ai veri scienziati stabillire la congruità. Io intanto torno a fare il florovivaista.

  • 2 Febbraio 2011 in 14:54
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    Giuseppe Levi scrive:
    Ho detto nella mia relazione che la sorgente di energia mi e’ ignota, per ora non ho affermato che sia nucleare o che non lo sia.
    Poche ore prima aveva scritto:
    Facendo funzionare il reattore in Dipartimento per abbastanza tempo (>10-15h) potremo escludere (sono già estremamente improbabili ) qualunque fonte chimica.
    Le due affermazioni sono in aperta contraddizione. Levi deve scegliere che posizione assumere.
    Il testo del brevetto citato e’ probabilmente datato. Quello da considerare e’ il brevetto americano pubblitato pochi giorni fa. Quello europeo e’ in fase di approvazione.
    Un testo scientifico non è mai datato, se è scritto da persona competente. Il PA di Rossi non sarebbe stato definito datato se non avesse ricevuto contestazioni. Tocca a voi farci conoscere il brevetto americano di riferimento, quello su cui ragionare. Il PA in rete contiene una quantità inverosimile di errori. Se Rossi ha scritto un testo migliore, diffondetelo.


  • Pingback:Il ritorno della fusione fredda: ci risponde Levi

  • 2 Febbraio 2011 in 13:27
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    La discussione è interessante e ringraziamo il dottor Levi per aver deciso di partecipare. Cerchiamo tutti di mantenere il livello alto ed evitiamo di perderci nei dettagli. (Sappiamo che le unità di misura non sono “dettagli”, ma il punto della vicenda qui è un altro)

  • 2 Febbraio 2011 in 13:14
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    “Mi scuso per il refuso. Potenza nell’ordine di 10Kw ( l’ho scritto stanotte )”
    Ehm, veramente si scrive kW

  • 2 Febbraio 2011 in 13:11
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    Per Christian, che scrive:
    L’unica cosa che taglia la testa al toro è aprire quel benedetto tubo, dire che catalizzatori usa
    Tipicamente le reazioni nucleari non conoscono catalizzatori. Se all’assenza di radiazioni gamma si aggiunge la catalisi, siamo sempre più nel mirabolante.

  • 2 Febbraio 2011 in 13:06
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    Mi scuso per il refuso. Potenza nell’ordine di 10Kw ( l’ho scritto stanotte )
     
    La bilancia aveva una portata di 15 Kg. Gli strumenti (termometri e bilancia stessa) erano stati tarati.
    Ho i certificati di taratura.
    Non  mi ritengo un credulone…. ma semplicemente uno, come tanti nel nostro Dipartimento, che vuole verificare facendo delle misure. Ho detto nella mia relazione che la sorgente di energia mi e’ ignota, per ora non ho affermato che sia nucleare o che non lo sia.
    Il testo del brevetto citato e’ probabilmente datato. Quello da considerare e’ il brevetto americano pubblitato pochi giorni fa. Quello europeo e’ in fase di approvazione.
     

  • 2 Febbraio 2011 in 12:49
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    Mi riferisco al commento di Giuseppe Levi, che cito in corsivo.
    Sono sistemi molto diversi da quelli noti come “Fusione Fredda”. Nei sistemi Ni-H non vi è produzione di He tramite fusione di due nuclei di deuterio.
    A pag. 12 del PA Rossi scrive: the reaction actually provides a true nuclear cold fusion.
    Infatti per fusione fredda si intende un’interazione nucleare spontanea realizzata  in condizioni sperimentali richiedenti un’energia di attivazione inferiore a quella nota. Questo è appunto il caso. Infatti si tratta di LENR , Low Energy Nuclear Reactions, un acronimo sprecato, perché il fenomeno è inesistente. Non esiste letteratura recensita che riporti il fenomeno.
    Il peso perso è stato valutato <1g. Avevamo una bilancia molto sensibile
    Non esiste una bilancia che abbia una portata di 100 chili e una sensibilità inferiore al grammo.
    Non abbiamo osservato gamma da annichilazione di positrone (Ni58+P=CU59 che decade Beta+) (e meno male perchè il flusso sarebbe stato tale da uccidermi).
    La reazione si scrive in questo modo convenzionale: 58Ni (p,gamma) 59Cu; dove è finito il gamma? L’assenza di gamma dimostra che non avete provocato una fusione nucleare. Per scaldare tanta acqua, i gamma associati avrebbero dovuto uccidervi.
    …se mi trovo difronte a dati sperimentali correttamente acquisiti e mi manca una spiegazione teorica…
    Peggio: se mancasse solo una spiegazione teorica sapremmo aspettare; il vostro esperimento viola leggi positive e conoscenze acquisite di chimica nucleare.
    lo scettiscismo merita, in questo caso, lo stesso disprezzo dell’ingenua credulità.
    Scetticismo? Sono state messe in evidenza violazioni di leggi. Da disprezzare resta l’ingenua credulità.

  • 2 Febbraio 2011 in 11:07
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    Giuseppe Levi ha scritto:
    “1) La quantità di energia prodotta: Nell’ordine di 10 kW”
    quello di confondere le unità di misura tra potenza ed energia è un errore che di solito viene commesso dai giornalisti e dagli studenti poco preparati. Sarà anche un refuso, ma è almeno la terza, quarta volta che leggendo di questa vicenda trovo questo tipo di errore. Mi viene il dubbio allora che in tutta questa storia ci sia un errore di base su ciò che si afferma di aver misurato.

  • 1 Febbraio 2011 in 23:46
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    Salve,
    Dato che sono stato direttamente chiamato in causa e che ho svolto, insieme al Dr. Bianchini e al Prof. Villa, quella prova (anzi 2 come riporto nel mio brevissimo e preliminare report), mi sento in dovere di intervenire.
    Sono un ricercatore confermato dell’Università di Bologna. Da anni conosco il prof. Focardi, che è professore emerito, e con lui ho collaborato in una misura accurata della costante G. Da molti anni il prof. Focardi lavorava sui sistemi Ni-H. Sono sistemi molto diversi da quelli noti come “Fusione Fredda”. Nei sistemi Ni-H non vi è produzione di He tramite fusione di due nuclei di deuterio. 
    Da poco più di due anni il prof. Focardi mi ha iniziato a collaborare con Rossi e da quel momento mi ha mostrato numerosissime evidenze coordinate che dimostravano che il reattore di Rossi stava in effetti funzionando.
    Dato che si trattava di esperimenti per sviluppo industriale non ebbi modo di parteciparvi.
    Solo da due mesi ho potuto esaminare il reattore e, da subito alcune cose mi hanno colpito:
    1) La quantità di energia prodotta: Nell’ordine do 10 kW
    2) Il fatto che nella prima prova il reattore sia stato in grado di sostenere la reazione senza potenza esterna.
    3) La sostanziale ripetibilità dell’esperimento.
    E’ chiaro, come del resto dico nelle conclusioni del report, che le prime due prove fatte sono da considerarsi estremamente preliminari perché troppo brevi. Stiamo organizzando una prova più lunga, da tenersi in Dipartimento in condizioni più strettamente controllate delle altre coinvolgendo anche colleghi in modo da avere un controllo reciproco. 
    Riguardo alla bombola di idrogeno. Il peso perso è stato valutato <1g. Avevamo una bilancia molto sensibile e un pezzo di scotch usato per fissare la bombola vi era rimasto attaccato. il quantitativo di idrogeno che avremmo dovuto consumare per produrre quell’energia sarebbe stato due ordini di grandezza maggiore.
    Riguardo al modello teorico fusione Ni+P è stato per ora confutato. Non abbiamo osservato gamma da annichilazione di positrone (Ni58+P=CU59 che decade Beta+) (e meno male perchè il flusso sarebbe stato tale da uccidermi). ( leggete i report di Bianchini e Villa )
    Facendo funzionare il reattore in Dipartimento per abbastanza tempo (>10-15h) potremo escludere (sono già estremamente improbabili ) qualunque fonte chimica. Vi è un limite alla densità di energia chimica immagazzinabile. 
    Per il resto…. se mi trovo difronte a dati sperimentali correttamente acquisiti e mi manca una spiegazione teorica….. beh vorrà dire che avremo molto lavoro da fare.
    Osservo infine che l’atteggiamento dell’ Ing. Rossi è completamente diverso da quello di un qualsiasi “claimant”.
    Potremo fare misure sull’apparato in modo indipendente e con nostre apparecchiature. Ed è quello che faremo.

    Citando Charcot:
    “L’esattezza scientifica non ha niente a che fare col pregiudizio che porta alcuni tipi di menti a guardare con sfavore qualunque osservazione che abbia dei caratteri inusuali; lo scettiscismo merita, in questo caso, lo stesso disprezzo dell’ingenua credulità.”
    Grazie, Giuseppe Levi

  • Pingback:s06xe184 – Il peer-review che mancava « Il Blog di Caccia Al Fotone

  • 31 Gennaio 2011 in 22:55
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    vedere voce petroldragon su wikipedia per farsi un po un idea su chi e’ rossi

  • 31 Gennaio 2011 in 22:38
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    Purtroppo un annuncio un po’ troppo entusiastico in RAI l’ ho sentito. Lo Scetticismo è doveroso. I miei pregiudizi non sono razionali, sed timeo Italicos et inventiones ferentes. Temo anche che, se veramente un gruppetto di straccioni in qualche parte del Mondo scoprisse la fusione fredda in modo artigianale, un bel servizio segreto lo manderebbe subito a rapire.

  • 31 Gennaio 2011 in 21:26
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    Be’ speriamo che l’analisi del congegno giunga alla svelta,. non vorrei mai dovessimo aspettare un migliaio di anni tipo “cosa ci sara’ dentro l’ampolla del sangue di S. Gennaro?”anche li’ dentro c’e’ una liquefazione?

  • 31 Gennaio 2011 in 20:47
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    scusate ma perchè tutta questa cattiveria .io non posso dire se l esperimento sia reale o una bufala ,ma,sinceramente se fosse fattibile vi immaginate le conseguenze!per me è un sogno e starò in attesa per vedere.di certo non cercherò di ostacolarlo o deriderlo prima di esserne certo.se date un occhiata ai siti inglesi e americani potrete accorgervi che se la prova fosse falsa converrebbe ai due esperimentatori andare a vivere sulla luna….è inutile che il chimico di fiducia garantisca che tramite le attuali conoscenze il fatto è impossibile.lo si sa perfettamente .chissà forse bisognerà inventarsi qualcosa come a suo tempo si è fatto per l effetto tunnel,l entanglement etc.non è mia intenzione convincervi della bontà del prodotto (non lo so anch io !)ma,di tenere un atteggiamento meno Santa Inquisizione .

  • 31 Gennaio 2011 in 18:21
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    solo per segnalare una ulteriore piccola furberia del sito già furbescamente chiamato “Journal of Nuclear Physics”.
    Il sito dichiara di essere un blog, ma nella colonna a destra affermano che “alll the articles published on the Journal Of Nuclear Physics are Peer Reviewed. The Peer Review of every paper is made by at least one University Physics Professor.”
    Quindi due persone mettono su un blog, trovano un nome prestigioso e “serioso”, io verufico i tuoi articoli, tu i miei, et voilà abbiamo anche  superato anche la scocciatura di convincere un esperto indipendente di quelle solite riviste che boicottano il progresso.

  • 31 Gennaio 2011 in 16:00
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    Ciao Cristian,

    certamente, il punto è naturalmente che questa è una dimostrazione, non un vero esperimento ripriducibile e in condizioni controllate; bisognerebbe verificare molto meglio per capirci qualcosa. Infatti, se noti, non diciamo da nessuna parte che il risultato è “inaccettabile”, ma lasciamo sospeso il giudizio.

    Non avendo dati a disposizione sul funzionamento dell’apparecchio non possiamo concludere assolutamente nulla; però in questo caso sono veramente perplesso sull’assenza, dichiarata dagli stessi inventori, di anche solo un’ipotesi sul principio di funzionamento. Non mi darebbe nessun fastidio se si trattasse di un fenomeno nuovo osservato per la prima volta in natura, ma qui si tratta di uno sviluppo tecnologico. Senza una qualche teoria al riguardo, come hanno fatto per esempio a scegliere le misteriose sostanze “catalizzatrici” che starebbero nel tubo? Cominciando all’inizio della tavola periodica e andando avanti?

    Insomma, certamente non una prova ma, in questo particolare caso, un elemento bizzarro che mi pareva importante far notare.

    S.

     

     

  • 31 Gennaio 2011 in 15:46
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    Ciao ragazzi, mi fa piacere che abbiate trattato anche qui l’argomento, ritengo però che l’articolo manchi il centro non per criticare la vostra capacità investigativa eh.. anzi, ci mancherebbe… dico solo che avete puntato il dito sul particolare sbagliato. Il fatto che il principio fisico sia sconosciuto non può rendere inaccettabile un risultato se esso è stato verificato correttamente… Le barche si costruivano prima della formulazione del principio di Archimede.
    Il punto dunque è proprio questo: verificare correttamente!
    …e ritengo che in questa storia la verifica non ci sia stata proprio.
    Tenere il core del reattore segreto, non dire quali catalizzatori sono stati usati, permettere di usare solo gli strumenti decisi dall’inventore impedendo l’uso di uno spettrometro, ecc… è decisamente poco scientifico e lascia spazio a parecchi giustificati dubbi sul’esistenza stessa della “scoperta”.
    Insomma, potrebbe essere che Rossi non abbia scoperto proprio un bel niente ed abbia nascosto un “trucco” dentro quei tubi, un trucco ben fatto e difficile da scoprire, un trucco con cui si sta prendendo gioco dei fisici che accettano di assistere ai suoi show usando solo i strumenti precedentemente accordati con Rossi, senza porre come condizione alla propria partecipazione l’uso dello spettrometro o l’apertura del tubo stesso come sarebbe doveroso richiedere.
    “Puoi venire a controllare ma senza aprire…” è la tipica “verifica” offerta al pubblico dagli illusionisti durante i loro spettacoli. Il fatto che non si riesca a scoprire dov’è il trucco non vuol dire che sia buona la spiegazione fantasiosa offerta dall’illusionista.
    Per questo ritengo dovreste porre i prossimi articoli più sulla questione della riproducibilità dell’esperimento da parte di terzi, piuttosto che dire che siccome per la fisica, qualora fossero veri, sarebbero fenomeni sconosciuti allora non potrebbero essere veri. È proprio sbagliato come concetto.
    L’unica cosa che taglia la testa al toro è aprire quel benedetto tubo, dire che catalizzatori usa e vedere se un laboratorio indipendente riesce ad ottenere lo stesso risultato, gli studi sul “perché fisico” arriverebbero di conseguenza.
    Per me questa storia è una bufala.
    Purtroppo.
     

  • 31 Gennaio 2011 in 15:26
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    “ha misurato la produzione di energia in circa 12kW” la potenza si misura in kW e l’energia in kWh.

  • 31 Gennaio 2011 in 14:00
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    Giovanni,

    per il momento le evidenze non ci sono, quindi lo scetticismo è decisamente giustificato. Quando ci saranno ne riparleremo.

     

     

  • 31 Gennaio 2011 in 13:50
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    non c’è una teoria precisa quindi la rifiutiamo?allora abbiamo sbagliato per migliaia di anni ad usare il fuoco! comunque entro l’anno entrerà in funzione il primo reattore commerciale e se funziona correttamente rifiutare una evidenza rivelerà non scetticismo ma malafede…

  • 31 Gennaio 2011 in 13:22
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    Update: abbiamo riformulato una frase che non era perfettamente rigorosa. Grazie a Camillo Franchini per il suggerimento.

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  • 31 Gennaio 2011 in 11:56
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    Mi ha colpito, leggendo il pdf, il fatto che il sig. Rossi abbia chiesto di non misurare lo spettro di energia della reazione: unito al fatto che nel tubo è presente un “catalizzatore” non meglio identificato e alla quasi totale assenza dei gamma tipici dell’annichilazione, direi che la cosa mi puzza di bufala (per non dire truffa) lontano un chilometro. In ogni caso, spero che ci si accordi per un’altra dimostrazione in condizioni un po’ più controllate.
     
     
     
     
     

  • 31 Gennaio 2011 in 10:57
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    Mentre questo post era in lavorazione, Levi e collaboratori hanno reso disponibile il report sulle misure (qui, per esempio). A una prima scorsa si nota che anche loro sembrano ritenere poco affidabile la pesatura della bombola di idrogeno, ma rimandiamo ulteriori commenti a dopo una lettura accurata.

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