“Lascia stare i santi”: scienza e reliquie tra Oriente e Occidente

Barbujani-Lascia stare i santi

Guido Barbujani
Lascia Stare i Santi
Einaudi, 2014
pp. 184
€ 16.50

 recensione di Andrea Albini

«Quando torno da un viaggio – scrive Guido Barbujani – per mesi o anni continuo a pensare alle persone che ho incontrato». Il viaggio di questo libro inizia nel 1998 quando l’autore, a quel tempo giovane professore di genetica, entra a far parte di un gruppo di studiosi chiamati dal vescovo di Padova per un compito molto speciale. Bisogna far luce sulla reale identità e provenienza di uno scheletro acefalo (esclusi due denti superstiti), conservato in una cassa di piombo nella basilica padovana di Santa Giustina e attributo dalla tradizione a un santo della prima ora: l’evangelista Luca.

Le fonti, come spesso capita in questi casi, sono tutt’altro che concordi e il compito di Barbujani – che è esperto di genetica delle popolazioni – consiste nel cercare di capire, attraverso l’analisi e il confronto del DNA antico contenuto nei denti recuperati dalla sepoltura, se questi reperti provengano dalla Siria, la regione in cui il santo era vissuto. Altri studi dovranno datare con il carbonio 14 il periodo della morte oppure determinare se il “corpo santo” sia passato da Costantinopoli come sostengono certi autori.

A questo punto, nel libro, alla narrazione storica e scientifica si sovrappone il racconto di viaggio e d’avventura: Barbujani deve recarsi personalmente in Siria insieme ad un amico per recuperare preziosi campioni di sangue – presi in zone dove le popolazioni non si sono troppo mescolate – da confrontare con quello proveniente da altre regioni.

Non serve una grande esperienza per sapere che imprese scientifiche come questa sono tanto stimolanti sul piano intellettuale quanto interlocutorie dal punto di vista delle conclusioni. Terminata l’indagine, apprenderemo che la provenienza e la datazione dello scheletro di Santa Giustina sembrano coincidere con certe narrazioni; ma nessuno saprà mai quale cadavere sia stato veramente messo nel sepolcro, se non appellandosi alla propria fede. La scienza potrà solo escludere che si tratti di un falso clamoroso: risultato comunque non trascurabile, anche se non risolutivo, pensando al fiorente commercio delle reliquie che ha percorso la storia.

Spinto dalla curiosità, Barbujani si lancia, dunque, in questa avventura (che forse alcuni suoi colleghi avrebbero evitato) decidendo di ignorare i bonari incitamenti del suo direttore di dipartimento a dedicarsi a ricerche genetiche più convenzionali, espresse in vernacolo veneto per meglio ribadire. Il risultato è un libro molto godibile, scritto da un autore che si trova estremamente a suo agio sia con la scienza che con la letteratura. Infatti, Lascia stare i santi è molto più di ciò che Barbujani definisce scherzosamente “un esercizio di agiografia molecolare”. È un’escursione geografica tra Occidente e Oriente che contiene una riflessione sull’intolleranza e i suoi effetti ai tempi di San Luca così come ai nostri. Ed è anche un’analisi su che cosa sia la scienza vista dall’interno; con le sue lotte intestine, le vanità, le competizioni, le durezze e le sconfitte umane. Da ultimo è un viaggio nella memoria, in cui l’autore ripercorre con malcelata nostalgia i luoghi e gli incontri fatti nel competitivo mondo accademico americano, esperienze che gli hanno consentito di ampliare i propri orizzonti. Non possiamo che ringraziare l’autore per aver voluto mettercene a parte, con onestà e senza cadere nella retorica che sminuisce molta, altrimenti buona, divulgazione.

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