Marcel Petiot: un serial killer nella Francia occupata dai nazisti
di Marianna Cuccuru
Questo articolo è dedicato alla memoria di Jean Moulin e a tutte le persone che hanno rischiato o perso la vita per aiutare i perseguitati dal nazifascismo.
Il periodo nazista ha visto perpetrati tra i peggiori crimini della storia umana, non solo in ambito militare. Tra le file di ogni esercito troviamo esempi di autentici sadici, così come tra i civili che approfittano del caos del periodo bellico per dar sfogo ad atti di crudeltà. [1]
Una figura inquietante ha tradito profondamente chi chiedeva aiuto e pietà negli atroci anni delle persecuzioni e delle deportazioni, approfittando della sua posizione di medico e della disperazione altrui, insinuando la sua malvagità piccola e meschina tra le pieghe della follia nazista che ha sconvolto il mondo.
Quest’uomo è Marcel Petiot.
Uno strano dottore
Marcel Petiot nasce il 17 gennaio 1897 ad Auxerre. Suo padre è un tranquillo impiegato delle poste. Non sono noti episodi particolarmente traumatici nei suoi primi anni di vita, ma nonostante ciò mostra fin da piccolo una spiccata tendenza al crimine: piccoli furti ai danni dei compagni di scuola, violenza sugli animali e atti vandalici sono parte integrante della sua infanzia e adolescenza, come molti altri seriali prima e dopo di lui. Fa la pipì a letto ben oltre l’età normale. La triade di Macdonald (ovvero piromania, zoosadismo, enuresi notturna, comportamenti riscontrati negli anni infantili in diversi serial killer e considerati spia di una personalità antisociale) emerge in Marcel in modo preoccupante e precocissimo.
Ha un’intelligenza brillante, prende ottimi voti, ma la sua istruzione subisce diverse battute d’arresto, per via delle frequenti espulsioni e sospensioni da scuola per furti e infrazioni disciplinari gravi. Non ruba mai oggetti di valore ma, come molti futuri serial killer, commette furti per il puro gusto di farlo.
Viene sottoposto a perizia psichiatrica, che lo descrive come intelligente, ma decisamente non in grado di comprendere a pieno la gravità delle sue azioni. Nonostante ciò, si diploma nel 1915.
L’anno dopo viene chiamato alle armi: la Grande Guerra sta devastando l’Europa e servono giovani uomini. In trincea però non si distingue per atti eroici o di abnegazione. Al contrario, sembra aver mantenuto le abitudini adolescenziali, poiché viene sorpreso a sottrarre farmaci per rivenderli, in un momento storico in cui ogni boccetta di morfina o di disinfettante è estremamente preziosa.
Riporta danni fisici a seguito dell’inalazione di gas tossico, che gli lascia una lieve invalidità permanente.
È ipotizzabile che, essendosi trovato in questi anni a dover uccidere innocenti in quanto suoi nemici sul campo di battaglia, abbia cominciato ad apprezzare la sensazione di potere di vita e di morte sugli altri esseri umani.
Un caso analogo è quello dell’inglese Julian Grenfell (1888-1915), rampollo di ottima famiglia e studente di Eton, che nelle sue lettere dal fronte rivela una vena sadica estremamente pericolosa quando parla dei nemici tedeschi, paragonandoli ai maiali che uccideva con piacere quando era in India.
Marcel viene “graziato” dall’accusa di furto in guerra per via delle sue condizioni mentali considerate poco stabili e subisce diversi ricoveri in manicomio. La sua diagnosi è di nevrastenia. Riprende tuttavia gli studi e si laurea in medicina nel 1921 a Parigi, per poi iniziare la carriera da medico, ottenendo la fiducia di molti pazienti a Villeneuve-sur-Yonne, una città della Borgogna. È un ottimo affabulatore, racconta delle sue grandi abilità come medico nella cura delle più svariate malattie, anche in casi difficili. Diventa sindaco di Villeneuve fino al 1930, anno in cui viene condannato per l’ennesimo furto. Si sposa nel 1927 e la coppia ha un figlio, Gerhardt.
In paese iniziano ad accadere fatti molto inquietanti: una donna, paziente del dottor Petiot, viene trovata uccisa in casa sua a seguito di una rapina. Alcune voci insinuano che sia proprio il medico responsabile del delitto, ma non c’è niente di certo. Due cittadini che avevano formulato pesanti accuse nei suoi confronti, ad esempio di aver plagiato una giovane donna ed averla trascinata nella dipendenza da sostanze, spariscono nel nulla. Una ragazza muore dopo una maldestra operazione del dottore per curare un banale ascesso. Altre scomparse e morti misteriose riguardano due donne sospettate di essere amanti del medico. Una di queste, Henriette, viene trovata morta, uccisa a colpi di martello, nella sua casa data alle fiamme.
Petiot capisce che è il momento di cambiare aria e si trasferisce a Parigi: l’ambiente cosmopolita è molto più adatto per nascondersi ed agire senza dare troppo nell’occhio. Conduce un alto tenore di vita grazie alla sua apparente affabilità, che gli garantisce sempre un gran numero di pazienti e quindi ottimi guadagni. Anche il traffico di droga, attività da lui mai abbandonata, è una buona fonte di guadagno.
Nonostante ciò, i ricoveri in psichiatria, le condanne per furto e per spaccio continuano, ma la sua posizione professionale e la parziale invalidità contribuiscono a proteggerlo da condanne pesanti. [2]
Lo sciacallo
La Francia in questi anni sprofonda negli orrori del nazismo, Parigi viene violentata dalle bandiere con la svastica e i carri armati entrano in città. Per milioni di persone sono anni di paura, morte e sofferenza, ma non per Petiot. L’uomo trova il modo di sfruttare a suo vantaggio il caos e la violenza della guerra, per sfogare in modo ancora più sfacciato la sua natura criminale.
La figura di questo serial killer è piuttosto anomala: non è un “angelo della morte” vero e proprio, in quanto non agisce uccidendo sistematicamente i pazienti facendo passare l’omicidio per morte naturale, ma nemmeno entra nelle file delle SS per trovare vittime senza rischiare la prigione. Il suo modo di uccidere è, per certi versi, ancora più subdolo.
Petiot resta affascinato dalle teorie naziste, non per un’autentica adesione ideologica, ma perché ne comprende il potenziale tornaconto personale. Nel 1941 ristruttura una delle sue case parigine, al quarto piano di un palazzo in rue Le Sueur 22, apportando modifiche molto particolari: il muro di cinta è alto, isola completamente l’abitazione, proteggendola dallo sguardo esterno. Viene costruita una stanza segreta di forma triangolare. All’interno ci sono alcuni anelli fissati a un muro spoglio. L’unica porta è apribile solo dall’esterno ed ha uno spioncino. Questo appartamento non è abitato dal medico, il quale usa abitualmente solo una stanza come studio.
Petiot mette in giro la voce che quella casa sia un porto sicuro per persone di origine ebraica che rischiano la deportazione o per i perseguitati politici. Dice di essere segretamente un membro della Resistenza, si mostra disponibile ad accogliere delle famiglie in difficoltà per poi aiutarle a fuggire in Sud America. Questa bugia è talmente credibile che viene fermato dalla Gestapo, interrogato e torturato come sospetto partigiano, ma Petiot probabilmente paga i suoi carcerieri e viene liberato. La stanza triangolare è in realtà il personale campo di sterminio di Marcel Petiot. [3]
È complesso ricostruire il preciso numero di vittime che l’uomo ha attirato col peggiore degli inganni dentro quel posto infernale, ma probabilmente sono oltre cento persone.
Uno dei metodi usati per uccidere i suoi inermi prigionieri è quello di iniettare loro ciò che spaccia per vaccino o per un farmaco, mentre in realtà si tratta di un veleno. L’agonia delle persone rinchiuse nella camera triangolare viene osservata ossessivamente dall’uomo grazie allo spioncino sulla porta. È possibile che alcune persone siano state lasciate morire di stenti, legate a quegli anelli metallici nella piccola camera della morte, o che siano state uccise in altri modi. I metodi di “sperimentazione” dei medici nazisti nei campi di sterminio non erano ancora noti, altrimenti è possibile che l’uomo avrebbe provato a metterli in pratica. [4]
Petiot disseziona i corpi delle sue vittime con abilità chirurgica, per poi seppellirli nella calce viva o bruciarli in una stufa, una sorta di forno crematorio in miniatura. Nell’appartamento si trovano ossa, parti di cadavere ancora integre, tracce di sangue. Oltre a questo spettacolo orribile, vi sono anche oggetti personali di decine di persone, alcuni di valore come orologi, abiti o gioielli: sono oggetti che avevano con sé gli uomini e le donne che speravano in una vita migliore e libera grazie a Petiot.
I poveri resti di coloro che hanno cercato aiuto presso il medico vengono trovati dalla polizia a seguito di segnalazioni dei vicini di casa, insospettiti dal fumo nero e puzzolente che si alza ogni giorno dal comignolo della casa di Petiot. [5]
Negli anni tra il 1941 e il 1943, la Senna restituisce quasi novanta corpi smembrati. Non è possibile attribuire queste morti con certezza a Petiot, ma le modalità di smembramento potrebbero indicare il suo coinvolgimento. Le vittime, quindi, potrebbero anche essere molte di più.
La belva in fuga
Il medico, una volta intuito che stava per essere scoperto, fugge. Viene diramato un mandato di cattura e sia i tedeschi che la polizia francese lo cercano ovunque. In realtà, per i nazisti la sua cattura non è certamente una priorità: in un certo senso, Petiot ha fatto del “lavoro sporco” per conto loro, uccidendo proprio quelle persone che avrebbero voluto eliminare, gli untermensch, la “razza inferiore”. In alcune lettere inviate dopo la fuga, l’uomo ha affermato di essere stato incastrato dalla Gestapo, che avrebbe nascosto i corpi a casa sua, in quanto membro della Resistenza.
Solo dopo la liberazione di Parigi, Petiot viene arrestato. La cattura avviene quando le autorità francesi comprendono che il capitano Henry-Jean Valery, presunto ex membro della Resistenza che indaga sul caso Petiot, è in realtà Petiot stesso. L’ennesimo inganno dell’uomo che ha agito come un piccolo gerarca nazista è quello di interpretare un eroe che dà la caccia a un criminale.
Il castello di bugie stavolta crolla del tutto e l’uomo fornisce a volte parziali confessioni, altre volte ritrattazioni. Usa un gergo simile a quello dei nazisti parlando di “liquidazioni” e ammettendo tra i sessanta e i cento omicidi. Gli vengono imputate ventisette vittime accertate.
Solo alcune di queste persone vengono identificate grazie agli oggetti personali presenti nell’appartamento dell’uomo al momento della perquisizione: un pellicciaio di nome Guschinow aveva pagato con delle giacche di zibellino la presunta fuga verso il Sud America. Un’intera famiglia, i Kneller, compreso il loro bambino di sette anni, era stata sterminata dal medico. Del bambino viene ritrovato un pigiama.
Petiot cerca di difendersi con una teoria piuttosto delirante: in alcuni momenti del processo accusa le sue vittime di essere in realtà dei collaborazionisti, altre volte ripete di essere stato incastrato dai tedeschi, altre ancora afferma di aver “salvato” le sue vittime da un’umiliante sottomissione al regime di Vichy.
Petiot viene condannato alla ghigliottina e giustiziato il 16 maggio del 1946. I testimoni dell’esecuzione affermano di essere rimasti sconvolti dalla disinvoltura innaturale con cui il medico assassino ha camminato verso la forca, senza esitazioni, come se fosse una giornata come un’altra. Marcel Petiot, chiamato dalla stampa “Dottor Satana”, è stato uno dei più prolifici serial killer francesi. [6] Il figlio di Petiot ha cambiato cognome ed è andato a vivere in Sud America insieme alla madre. È morto nel 2011.
Un criminale enigmatico
È complesso ricostruire nei dettagli la vicenda Petiot. Non ci sono molte notizie certe sulla sua infanzia; informazioni e aneddoti si perdono nelle nebbie degli anni della guerra. Anche i dettagli sulla morte delle sue vittime sono estremamente scarsi. La sua abilità principale è stata l’essere così camaleontico da costruirsi un’immagine di persona affabile e generosa, anche come medico. Ha presumibilmente fatto sparire molti cadaveri delle sue vittime, ha manipolato decine di persone e ha saputo reinventarsi più volte, cambiando radicalmente vita e identità.
Marcel Petiot ha ispirato il personaggio di un film di Charlie Chaplin del 1947, Monsieur Verdoux. Il film ha come principale riferimento il personaggio del Barbablù francese Henry Landru, a cui il nome del protagonista somiglia molto (Henri Verdoux), ma ha anche alcuni rimandi a Petiot, giustiziato appena un anno prima dell’uscita della pellicola.
La seriale italiana Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice che ha agito a Correggio tra il 1939 e il 1940, venne chiamata dalla stampa dell’epoca “Petiot in gonnella”, per descrivere la sua spietatezza e la sua rara capacità di mostrarsi degna di fiducia, dato che ben tre donne si erano fidate di lei nella speranza di cambiare vita, dando a Leonarda una procura per la vendita di tutti i loro beni. Questa modalità di sedurre le vittime con la fiducia, chiamata a volte modalità ragno, [7] ha ricordato al giornalismo italiano il barbaro modus operandi di Petiot: avvicinare persone disperate ingannandole con la promessa di una nuova vita e poi tradirle, proprio come farebbe Satana.
Note
- [1] Per un approfondimento sul tema del nazismo e serial killer, si veda: https://www.queryonline.it/2024/10/23/serial-killer-e-nazismo-legami-e-differenze-tra-criminali-di-guerra-e-assassini-seriali/
- [2] B. Innes, Serial killer, White Star, Novara 2015, pp. 94-101.
- [3]. M. Newton, Dizionario dei serial killer, Newton Compton, Roma 2005.
- [4] R. J. Lifton, I medici nazisti, Rizzoli, Milano 1988.
- [5] M. Newton, Dizionario dei serial killer, Newton Compton, Roma 2005
- [6] B. Innes, Serial killer, White Star, Novara 2015, pp. 94-101.
- [7] R. De Luca, Serial killer, Newton Compton, Roma 2021.
