3 Giugno 2026
recensioni

Vertigine: un libro sulla malattia, la speranza, e il ragionevole affidamento alla scienza

di Rossana Garavaglia

Dopo anni di impegno nella divulgazione scientifica, con Vertigine (Mondadori, 2025) la biotecnologa torinese Beatrice Mautino sceglie di portare il lettore su di un sentiero sdrucciolevole, sul quale è più difficile mantenere la razionalità: dentro la malattia, dentro la paura, dentro la speranza. È un libro che parla di scienza, certo, ma soprattutto parla di fiducia, di fragilità e di umanità.

Il libro nasce da una vicenda familiare che costringe l’autrice a confrontarsi con la malattia non più come persona che osserva, ma come persona coinvolta. Da qui nasce un saggio ibrido che, per l’uso di un linguaggio quotidiano, potrebbe definirsi un romanzo in bilico tra memoir e inchiesta, che esplora cosa accade quando il sapere scientifico si scontra con l’esperienza emotiva. Il risultato è un libro che riesce a tenere insieme l’introspezione ed il metodo, senza mai scivolare né nel sentimentalismo né nella freddezza accademica.

La fiducia nella scienza è indagata da Mautino nella sua complessità, fragilità e costruzione continua. Ecco, quindi, che ogni capitolo è una tappa di un cammino che intreccia esperienze personali, casi di cronaca scientifica e riflessioni sul rapporto tra società e scienza. Mautino ci racconta delle malattie rare che, quando prese nel loro insieme, rare non sono; intervista la prima persona nata grazie alla fecondazione in vitro, oggi donna adulta, testimone vivente di quanto la ricerca possa cambiare il destino umano; visita un centro di terapia genica (lo SR-Tiget, presso  l’Ospedale San Raffaele di Milano,) tra i più avanzati al mondo; esplora il funzionamento, il fenomeno e l’impatto sociale e clinico dei nuovi farmaci per l’obesità e racconta della potenza e della necessità del supporto offerto dalle associazioni di pazienti. 

Ma le pagine si addentrano anche nelle derive di quello che può essere definito il mercato della speranza: si va dal caso Di Bella a quello Stamina, fino alle pratiche alternative con il loro carico di promesse infondate che ancora oggi trovano terreno fertile nella disperazione e nel passaparola favorito da un contesto sociale che normalizza ciò che non è plausibile.

Visto che nel libro i sentieri narrativi sono molteplici e si intersecano, ecco anche passaggi su come il cattivo modo di fare scienza possa spingere verso il baratro delle credenze infondate:

“una letteratura scientifica sempre più inquinata dalle derive sciatte non è solo inutile. È dannosa. E offre terreno fertile per chi, in malafede, vuole attaccare la scienza tutta” (pag. 111).

Il sottotitolo Storie di chi si affida alla scienza e di chi impara a farlo è il nucleo concettuale del libro. Affidarsi non significa credere ciecamente, ma comprendere, distinguere e, quindi, scegliere. È un esercizio di responsabilità, che richiede conoscenza e spirito critico. Mautino ci ricorda che la scienza è un processo, non una fede; che i suoi “metodi spietati”, come li definisce l’autrice, sono l’unico strumento affidabile a nostra disposizione per ottenere risultati, metodi che possono apparire crudeli perché negano la speranza del miracolo in nome della prova.

Lungo tutta la narrazione, infine, emerge una riflessione sulla condizione umana in un’epoca in cui la conoscenza scientifica rappresenta la possibile salvezza, ma che pure, all’opposto, è fonte di smarrimento. Ed è proprio di fronte allo smarrimento che il libro intende funzionare come un antidoto e come un promemoria: la fiducia nella scienza non nasce dalla certezza, ma dalla consapevolezza dei suoi limiti e dalla trasparenza dei suoi errori.

La vertigine del titolo diventa così una metafora perfetta dell’instabilità che proviamo quando ci affacciamo sull’orlo delle non risposte e dell’incertezza e dobbiamo decidere se fidarci del metodo o delle illusioni. L’autrice non offre consolazioni o risposte facili, ma strumenti, e un percorso tracciato che incrocia la paura. La scrittura è limpida, precisa, capace di rendere accessibili concetti complessi e da questo linguaggio scorrevole traspare una dimensione inedita per un testo sulla scienza: l’empatia.

Vertigine è un libro necessario, perché è un manuale di sopravvivenza intellettuale in un mondo che tende a confondere la scienza con la magia e la speranza con la verità, un mondo in cui la medicina è andata avanti, ma nel quale le nostre paure sono rimaste le medesime. Per questo le vecchie parole della cura rimangono valide: “la prendo in cura io” (pag. 181) – così Mautino si prende cura del lettore.

Foto di apertura di Alexa da Pixabay