Bugonia – Una recensione “scettica” del film di Yorgos Lanthimos
di Ennio Legrottaglie
Da pochi giorni è approdato nelle sale cinematografiche italiane un film che potrebbe interessare chi segue più o meno da vicino il mondo delle false credenze, cospirazioni e tutto quel variegato mondo spesso molto “folcloristico” e chiassoso. Si tratta di “Bugonia“, ultima fatica del regista Yorgos Lanthimos, riscrittura di “Jigureul jikyeora!”, del sudcoreano Jang Joon-hwan, girato nel 2003.
Questo film è una prova ulteriore del suo stile e della sua visione del mondo: le sue opere, infatti, sono popolate da esseri che fanno cose assurde, in una società di per sé con profondi tratti di follia e alienazione: si veda come esempio “The Lobster”, ambientato in un mondo nel quale ai singoli viene concesso poco tempo per trovare un partner ed evitare di essere trasformati in animali.
Questa volta l’artista greco decide di mettere in scena la vita e i pensieri di Teddy Gatz, un cittadino americano ossessionato da due pensieri: in primis il fatto che sulla Terra siano presenti da tempo immemore esseri alieni, camuffati da umani, che si sono segretamente mescolati a noi per soggiogarci e guidare il nostro pianeta da dietro le quinte, e anche ottenere giustizia per un torto che la sua famiglia ha subito da una grande multinazionale farmaceutica.
Azienda che, neanche a dirlo, è guidata da una “Andromediana”, una affascinante Emma Stone, glaciale e determinata imprenditrice che non si fa troppi scrupoli pur di raggiungere i propri risultati.
Il film è interessante perché offre un vasto campionario di quelle che sono le ossessioni della parte più complottista della società: controllo mentale, invasione aliena camuffata, storia del pianeta interamente da riscrivere, piani di dominazione, controinformazioni ed “echo chamber”. È una discesa negli inferi del pensiero complottista, dove tutte le teorie, anche le più assurde, trovano la loro ragion d’essere e una propria coerenza. Il protagonista spiegherà più volte il suo punto di vista, e lo farà con una sua fredda lucidità e distacco, presentandolo come ovvia conseguenza del seguire gli indizi sparsi nel nostro mondo: anche questa è una costante dei film di Lanthimos, e Bugonia non fa eccezione.
Emma Stone/Michelle Fuller è una degna avversaria del protagonista e prova a cercare di adattare le proprie reazioni al folle piano di Gatz, passando dalla totale incredulità e rifiuto di quanto sta accadendo, al tentativo di applicare la razionalità e tecniche di mediazione. In questo, è un’ottima metafora di quanto gli “scettici” fanno quando si approcciano al pensiero complottista e visionario.
La pellicola offre diversi piani di lettura, da quello drammatico, al comico/grottesco, passando per la denuncia sociale e offrendo anche alcuni momenti di grande impatto artistico, quando si materializzano alcune visioni allegoriche, caratterizzate da una bellissima fotografia in bianco e nero.
Le variazioni della trama e i colpi di scena, inoltre, fanno riflettere molto su cosa sia il “reale” e cosa invece sia la “maschera”, a livello di singolo e di società. In un mondo dove tutto è manipolabile e contestabile, decidere da che parte stare, cosa considerare “vero” e cosa “artefatto”, è impresa ardua e a volte al di sopra delle forze dei singoli.
Per i nostalgici anni ‘80, all’inizio del film, quando viene mostrato un parallelo tra le vite dei due protagonisti, c’è quello che potrebbe essere un omaggio a un classico della filmografia americana, Rocky IV, in particolar modo le scene di allenamento di Rocky e Ivan Drago, quasi a sottolineare l’autenticità del protagonista – per quanto fortemente disturbato – e la freddezza e mancanza di umanità della vittima del complotto.
Mi sento di consigliarne la visione, perché oltre a essere un buon film è anche un viaggio nella mente umana e nella contemporaneità, in un periodo storico in cui sembra che l’irrazionalità e il ritorno al pensiero magico stiano prendendo sempre più piede.
Immagine di apertura di Gerd Altmann da Pixabay
