25 Giugno 2026
ApprofondimentiIl terzo occhio

La cavia che tornò indietro nel tempo – Cronaca di un surreale incontro su Majorana al Senato

di Gianni Comoretto

Si è tenuta oggi alla sala intitolata ai caduti di Nassirya del Senato la conferenza sulla “macchina di Majorana” di cui avevamo parlato qui. Nel corso dell’incontro, è stato presentato il libro che racconta la storia di Rolando Pelizza: Majorana-Pelizza. Il segreto svelato. Rolando Pelizza ci parla degli ultimi suoi trent’anni (1992-2022) di collaborazione con Ettore Majorana, di Alfredo Ravelli, autopubblicato. A lui, l’imprenditore Pelizza raccontò di aver incontrato Majorana nel 1958, nel convento in cui si era rifugiato dopo la sua scomparsa, e di aver imparato da lui una nuova fisica e come costruire una macchina miracolosa, in grado di creare antimateria, annichilire selettivamente materiali, creare energia dal nulla, trasmutare gli elementi e persino ringiovanire le persone. 

Dopo un’introduzione sulla geniale figura di Ettore Majorana, il fisico mons. Gianfranco Basti ha illustrato gli attuali sviluppi e le applicazioni dei “fermioni di Majorana”, il contributo maggiore dato alla fisica dallo scienziato prima della sua misteriosa scomparsa nel 1938. Su questa sono state avanzate molte ipotesi: suicidio, rapimento da parte di potenze straniere, fuga in sudamerica o, come ipotizza Leonardo Sciascia, il ritiro in un convento. 

La conferenza si è quindi sviluppata in un dialogo tra la moderatrice Sabrina Pieragostini e Alfredo Ravelli, autore del libro e collaboratore di Pelizza, che ne hanno raccontato vita ed esperimenti. Ravelli cita come prove dell’autenticità del racconto di Pelizza tredici lettere di Majorana, fotografie e un filmato in cui si vede lo stesso Pelizza in compagnia di Majorana. Prove che sono state sottoposte a perizie da parte della grafologa Chantal Sala e dall’ingegnere Michele Vitiello, perito di tribunale, per confermarne l’autenticità.

Non sono state citate, però, le perizie presentate dalla grafologa Monica Manzini del Tribunale di Roma, che giudicò la scrittura delle lettere una “imitazione maldestra” di quella del fisico. Le foto, poi, mostrano un Majorana che non invecchia, a 60, 70 e 80 anni è ancora identico al quarantenne scomparso nel 1938. In quelle lettere, inoltre, Majorana usa un linguaggio che non è in linea con la sua persona e le sue competenze. Oltre ad errori di ortografia, impensabili per un fisico (“scenza” senza la “i” è il più grave ma non l’unico), parla di “frenaggio”, confonde calore e temperatura, usa in modo improprio il concetto di spin, parla di particelle che si strofinano. Sembra il testo scritto da una persona che conosce la fisica solo da qualche testo divulgativo e ne scimmiotta, in modo maldestro, lo stile. Soprattutto, non sono mai menzionati una formula o un concetto matematico. 

Ravelli cita anche i numerosi esperimenti svolti da Pelizza per verificare il funzionamento della macchina: la vaporizzazione di un blocco di ferro, una cavia da laboratorio riportata ai tempi della sua gioventù, la trasformazione del polistirolo in oro, un cane malandato guarito grazie a una “traslazione” temporale… Ma omette di precisare che praticamente tutti si sono svolti in un ambiente di cui Pelizza aveva il pieno controllo (e quindi possibilità di utilizzare trucchi), spesso con i testimoni che assistevano via ripresa televisiva. 

I documenti in effetti ci sono, ma spesso non dicono quello che racconta Ravelli. Pelizza prese contatti con il governo USA, ma dai documenti emerge un interesse sempre molto cauto. Venne dato un anticipo, ma si chiesero prove più solide di un video ripreso a distanza. Successivamente Pelizza tentò di vendere la macchina a diversi governi, ma all’ultimo si tirò sempre indietro. Vuoi scrupoli morali, perché il collaudo appariva troppo legato ad interessi militari, vuoi per malfunzionamenti della macchina, misteriosi furti di apparecchiature cruciali, minacce di morte a lui e ai suoi familiari (sempre solo riferite da Pelizza). Guardando i documenti, insomma, è sempre Pelizza che si ritira dall’accordo, quando gli interlocutori pretendono prove in condizioni verificabili.

Ravelli racconta del parere richiesto al fisico Ezio Clementel (1918-1979), che ritenne che le prestazioni della macchina, come descritte, andassero oltre le tecnologie attualmente conosciute. Anche qui omette di dire che la perizia assumeva che la macchina funzionasse come descritto, raccomandava test rigorosi per verificarlo ed escludeva anche che potesse funzionare grazie a fasci di antimateria, come invece sosteneva Pelizza. 

La conferenza stampa dipinge Pelizza come un perseguitato. Un uomo che ha prodotto con la sua macchina decine di cubi d’oro di oltre 60 kg ciascuno, che gli sono stati sottratti senza che ne abbia ricavato nulla. Persino il frate del convento dei cappuccini gli commissionò 148 mila medagliette in oro delle Madonna, senza pagarlo. I vari presidenti USA susseguitesi negli anni gli hanno fatto generare quintali di materiali rari, la sua macchina è stata utilizzata in una operazione antiterrorismo sotto il presidente Obama, ma l’unica trasmutazione di cui lui ha direttamente usufruito è stata quella di un po’ di sabbia trasformata in grano, da cui ha ricavato ottimi panini.

Alla fine della conferenza, arriva la richiesta. Ravelli e i suoi colleghi intendono creare una fondazione che porti avanti il lavoro di Pelizza e Majorana – che, ci rivelano, una volta ringiovanito dalla macchina è emigrato negli Stati Uniti e ora lavora lì. Ovviamente solo per progetti rigorosamente di pace. Vorrebbero che il libro di Ravelli venisse distribuito in tutte le scuole e le biblioteche nazionali, presumibilmente a spese dello Stato (per la cronaca: costa 390 euro a copia, e no, non è un refuso). Chiedono che le università italiane collaborino con loro, alla costruzione della macchina, di cui esistono progetti pubblici, e alla ricerca sulla fisica e sui principi secondo cui funziona. 

Peccato che questi principi non esistano, e che in tutte le lettere di Majorana si parli di tutto fuorché di fisica: di come la macchina risolverà i problemi dell’umanità, di come la fisica moderna abbia preso una strada sbagliata, di una nuova fisica più dolce e più legata ai principi di armonia, fino a sfociare in una specie di religiosità panteistica. Ma mai un concetto che abbia un minimo di senso per un fisico. Una domanda di brevetto per la macchina è stata rifiutata proprio per questa totale assenza di spiegazioni sui principi sottostanti: si parla di dischi rotanti che neutralizzano la gravità e separano le coppie virtuali di particella-antiparticella, ma è una descrizione che potrebbe funzionare per un marchingegno di Star Trek, non per un brevetto. 

Ed infine il grande classico, togliere il segreto di Stato. Perché i servizi segreti sanno tutto ma non ce lo dicono. La nuova fisica è in qualche archivio del SISMI o della CIA, o in un sotterraneo del Vaticano o custodito dai frati nel convento segreto che ospitava il fisico, e quello che ci separa da un mondo senza guerre, povertà e fame (di sabbia da trasformare in grano ce n’è a volontà) è solo un faldone chiuso.

Immagine di argilu da Pixabay